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È la storia di un numero che è stato ritirato due volte: segno che
ha portato fortuna, quindi, accomunando il destino di due giocatori che
hanno caratterizzato due diverse ere dei Celtics, nel segno della
grinta, dello spirito di sacrificio, della voglia di emergere. Pride,
insomma. Ma andiamo per ordine. È il 1955, e James Loscutoff (per tutti
‘Jim’) è la quarta scelta assoluta del Draft Nba: a chiamarlo è Boston,
che ha patito l’ennesima delusione in post-season, essendo stata
eliminata alle finali dell’Est da Syracuse.
Il problema
principale della squadra diretta da Auerbach è la difesa: in regular
season, infatti, ha finito per incassare quattro canestri in più di
quanti sia riuscita a segnarne. 7309 contro 7305, per la precisione.
Loscutoff, esterno di ruolo, è uno che ha fama di essere un duro con gli avversari, sotto canestro e altrove: non si smentirà.
Un anno dopo, i Green aggiungeranno l’ultima tessera del mosaico,
portando Bill Russell in Massachusetts: nel giro di ventiquattro mesi,
la difesa dei Celtics diventa scomoda per chiunque e Loscutoff fornisce
un contributo fondamentale nel rafforzarla.
Jim disputerà nove stagioni in biancoverde, vincendo sette titoli Nba, dei quali sei consecutivamente dal 1959 al 1964.
‘Loscy’ mise il sigillo alla drammatica gara 7 delle Finali 1957 tra
Boston e St.Louis: a pochi secondi dalla fine, mise a segno i due tiri
liberi che avrebbero fissato il risultato finale sul 125-123 a favore
di Boston. L’ultimo assalto di Pettit e compagni fu vano.
A fine carriera, Loscutoff chiese espressamente che il suo numero 18
non venisse ritirato, senza sapere che, di lì a breve, sarebbe stato
Dave Cowens a condurlo a nuove glorie.
Cowens
fu la quarta scelta assoluta (altra coincidenza…) del Draft Nba del
1970: nato in Kentucky, era stato un giocatore di prima grandezza a
Florida State, con 19 punti e 17.2 rimbalzi a partita. Non era un
mistero per nessuno che i Celtics lo avessero voluto per colmare il
vuoto lasciato da Bill Russell, il quale lo aveva peraltro raccomandato
alla sua ex-franchigia. Nessuna eredità sarebbe potuta risultare così
pesante, ma il ‘nuovo’ numero 18 non si scompose e, nella sua prima
stagione da professionista, mise a referto 17 punti e 15 rimbalzi a
partita e conquistò il titolo di Rookie of The Year, a pari merito con
Geoff Petrie dei Portland Trail Blazers. I 350 falli commessi valsero a
Cowens il primo posto assoluto nella relativa classifica.
A
detta di molti osservatori, il ragazzo da Florida State era basso per
essere un center di valore assoluto: i metri di paragone erano del
resto Lew Alcindor, Wilt Chamberlain e Bob Lanier.
Ma Russell aveva visto giusto, comunque: già nel 1973, i Celtics
giunsero alle finali della Eastern Conference, uscendo sconfitti ad
opera dei New York Knicks.
L’appuntamento
con l’anello numero 12 era, per Boston, rimandato all’anno successivo,
quando i Green ebbero ragione, in sette partite, dei temibili Milwaukee
Bucks, che nello spot numero 5 schieravano Alcindor, il futuro
Abdul-Jabbar.
Cowens e compagni faranno il bis nel 1976, ma
nell’estate che seguì i trionfali esiti di quella stagione accadde un
fatto che avrebbe tolto a Dave ogni entusiasmo per la palla a spicchi:
la cessione a Denver del 33enne Paul Silas. Il disappunto fu tanto e
tale che il center da Florida State, a ventott’anni, decise di averne
abbastanza del basket e abbandonò la scena. Tornò a stagione 1976-77
iniziata, ma non era più il Cowens di una volta, e i Celtics,
soprattutto, scontavano ormai l’età avanzata di troppi loro eroi, a
cominciare da Havlicek.
Così,
i Green della seconda metà degli anni Settanta saranno protagonisti di
stagioni per lo più opache, fino al disastro del 29-53 registrato nel
1979: quella squadra – forse la peggiore dell’intera storia dei Celtics
– è allenata proprio da Cowens, nelle vesti di player-coach.
Ma
la riscossa è vicina: a Boston arrivano Larry Bird e Bill Fitch, e il
numero 18, nella sua ultima stagione ai Celtics, vede il giovanotto da
Indiana State vincere il titolo di Rookie of The Year. È più che un
ideale passaggio di consegne.
Dave dice ‘basta’ con il
basket giocato, ma tre anni dopo tornerà in campo: glielo ha chiesto
Don Nelson, che con lui ha vinto i titoli del ’74 e del ’76 e adesso fa
l’allenatore ai Bucks. Milwaukee si qualificherà per i play-off e a
Cowens toccherà di incrociare le armi con i Celtics: ne uscirà
vincente, con un sonante 4-0 nella serie che lo vede opposto alla sua
ex-squadra. È il suo ultimo acuto, stavolta per davvero. Anche il
numero 18 viene ritirato, stavolta senza che il suo proprietario si
opponga: al TD Banknorth Garden, c’è spazio per tutti e due. Il 18 di
Cowens e il LOSCY di Loscutoff. Non può essere altrimenti. Questione di
Pride.
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