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Non è stato soltanto uno che nel basket ha vinto tutto: è stato uno
che ha sconfitto tutto, e ‘tutto’ non significa soltanto avversari e
circostanze sfavorevoli. Significa anche povertà, emarginazione,
razzismo.
Una
volta, ripensando al suo non sempre facile rapporto con i media e il
successo, ebbe a dire: “Ero innanzitutto un uomo: il giocatore di
basket veniva dopo. Non volevo che le persone mi qualificassero in base
a ciò che facevo per mestiere”.
William Felton “Bill”
Russell nasce a Monroe, in Louisiana, nel 1934. Monroe è il centro
principale della contea di Ouachita, in cui oggi una famiglia su
quattro vive al di sotto della soglia di povertà. Qui nacquero le Delta Airlines.
I genitori della futura star Nba furono oggetto di gravi episodi di
razzismo, a seguito dei quali, quando Bill aveva appena otto anni,
decisero di trasferirsi a Oakland, California, dove Bill frequentò il
McClymonds High School.
Terminato il liceo, Russell si
aggiudicò una borsa di studio per la University of San Francisco,
ateneo fondato quasi cento anni prima da un gesuita italiano, Anthony Maraschi. Era il 1954. Il center della Louisiana, coadiuvato da un certo K.C. Jones,
risultò determinante per la conquista di due titoli NCAA consecutivi
(1955 e 1956) da parte di USF. Russell, che si distingueva anche nel
salto in alto e nei 400 metri, era micidiale sia in difesa che in
attacco: nel tentativo di limitarne la squassante efficacia, la NCAA
decise che la linea del tiro libero venisse spostata dai 6 ai 12 piedi,
in modo da ‘allontanare’ il più possibile il fuoriclasse da Monroe dal
canestro avversario.
Nella primavera del 1956, il ventiduenne Russell si dichiarò eleggibile per il Draft Nba.
Era nel frattempo fallito il tentativo, da parte di Abe Saperstein,
di arruolarlo negli Harlem Globetrotters: impresa che al geniale
businessman di New York riuscirà, due anni più tardi, con Wilt Chamberlain.
Red Auerbach,
coach dei Boston Celtics, voleva a tutti i costi Russell, ma la
franchigia del Massachusetts non aveva a disposizione una scelta alta
al Draft: i primi a scegliere sarebbero stati i Rochester Royals, che
però non erano interessati alla star di USF per via dei 25.000 dollari
di compenso richiesti dal giocatore.
La parola passava quindi
ai St. Louis Hawks, in quegli anni protagonisti di duelli memorabili
con i Celtics: per cedere il diritto alla fatal chiamata, costoro si
sarebbero accontentati (si fa per dire) di Ed Macauley, un centro-ala che, tanto per gradire, era stato sei volte All-Star in sette stagioni da pro.
Detto,
fatto: non contento, Auerbach si assicurò anche i servigi di K.C.
Jones. Prima di iniziare la loro carriera da pro nei Celtics, Russell e
Jones condivisero un’altra esperienza vincente da universitari, andando
a vincere la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Melbourne con la
nazionale statunitense di pallacanestro: un Dream Team ante-litteram,
se si considera che i cestisti americani rifilarono, in media, 53.5
punti di distacco a partita.
Russell si aggregò alla squadra
solo a dicembre, ma risultò subito determinante per le sorti dei
Celtics, che andarono ai play-off grazie a un record di 44 vinte e 28
perse: dopo aver eliminato i Syracuse Nationals, Boston affrontò alle
Finali Nba proprio i St. Louis Hawks. Lo scontro fu durissimo, e si
risolse soltanto nel minuto finale di Gara 7, quando una prodezza
difensiva del numero 6 negò agli Hawks la possibilità di raggiungere i
Celtics. Per i C’s era il primo Anello. Fu solo l’inizio della
leggenda, per il center di Monroe: il 1957 fu l’anno della rivincita
per gli Hawks, ma tra il 1958 e il 1966 Russell e i Celtics vinsero
nove titoli consecutivi, per aggiungerne altri due nel 1968 e nel 1969.
Fu
la prima Dinastia dei Celtics, lunga tredici anni, undici titoli Nba e
momenti indimenticabili, come la prima sfida in post-season tra Russell
e Chamberlain; come la palla rubata da John Havlicek
che a cinque secondi dalla fine di Gara 7 delle East Division Finals
1965 con Boston avanti di un solo punto nei confronti dei 76ers; come i
30 punti e i 40 rimbalzi del numero 6 dei Celtics in Gara 7 delle
Finali 1963, contro i Los Angeles Lakers, drammatico doppio overtime ed
ennesima vittoria dei Green.
Russell ? Cinque volte MVP e
dodici volte All-Star, l’uomo da 22.5 rimbalzi in media su 963 partite
di regular season, e da 24.8 nelle 163 gare di play-off da lui
disputate.
Al pari di Larry Bird, colui il
quale ha saputo incarnare il Celtic Pride al di là di ogni ragionevole
dubbio: non ebbe infatti esitazioni a trasformarsi in player-manager,
quando Auerbach abbandonò la panchina prima che la stagione 1966-67
iniziasse.
Da giocatore-allenatore, Russell vinse i suoi due ultimi allori, prima
di lasciare definitivamente il proscenio e dedicarsi full-time
all’attività di head coach, esercitata a Seattle tra il 1973 e il 1977,
senza troppa fortuna (ma fu lui a volere Dennis Johnson ai Supersonics: e nel 1979 la franchigia dello stato di Washington conquistò il suo primo e unico Anello…).
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