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Un affettuoso saluto ad Harry Mangurian, l'armeno che salvò il Trifoglio. Se n’è andato uno della famiglia. Non condivideva con noi né origini, né storia, né – ahinoi – portafoglio, ma il sangue nelle sue vene era verde come il nostro, ed anche lui poteva dichiarare “I Am A Celtic”.
Non è stato un personaggio da prima pagina, Harry T. Mangurian Jr., ed all’occhio di bue ha sempre preferito un posto in seconda fila. Da esperto uomo d'affari sapeva bene che è meglio lasciar lavorare chi ha più esperienza nel settore. Ma chi conosce la storia dei Celtics sa che è stato uno dei proprietari più illuminati, e che senza di lui forse la nostra Franchigia non sarebbe "the cream of the crop".
Tra i tanti record, trofei e “prime volte” nella storia dell’NBA, i Boston Celtics possono vantare anche il fatto di essere l’unica franchigia (assieme agli odierni Clippers) ad aver operato uno “scambio di proprietari”. Ok, detta così sembra quasi una barzelletta, però è più o meno quanto accadde nell’agosto del 1978. L’allora proprietario John Y. Brown, “mogul” del pollo fritto del Kentucky, stava mettendo il naso nelle decisioni di Auerbach in maniera sempre più insistente, e dopo aver fatto arrivare a Boston Bob McAdoo in cambio di tre prime scelte solo per far piacere alla sua signora si trovò di fronte l’aut aut del general manager: o tu o io. Nel frattempo a Buffalo il proprietario dei Braves Harry T. Mangurian Junior non era proprio contentissimo della sua franchigia. La soluzione? Brown e Mangurian si sarebbero scambiati le squadre ed il kentuckiano avrebbe portato i Braves a San Diego, in California, ribattezzandoli “Clippers”. Fu così che Harry Mangurian divenne prima l’azionista di maggioranza e poi il proprietario unico dei Celtics.
Nato nel 1926 a Rochester, New York, da una famiglia di emigranti armeni, durante il secondo conflitto mondiale aveva servito nella Marina degli Stati Uniti. Rampollo di una famiglia di mobilieri, aveva sviluppato una mente brillante che lo aveva portato ad espandere il giro d’affari fino a far diventare la “Mangurian’s Inc.” un’impresa quotata su scala nazionale. Da lì allargò ulteriormente i suoi interessi alle costruzioni, al mercato immobiliare, alla gestione di banche e persino ad una compagnia aerea. Un po’ perché ormai Auerbach era un’istituzione ma anche per il fatto che i due condividevano un passato nella Marina, Mangurian e Red andarono sempre d’amore e d’accordo, ed insieme costruirono i Celtics di Bird campioni 1981. Nel 1983 Harry Mangurian cedette la franchigia alla triade composta da Don Gaston, Alan Cohen e Paul Dupee per 18 milioni di dollari: diciannove anni dopo il figlio di Don Gaston, Paul, l’avrebbe venduta a Steve Pagliuca, Irving e Wycliffe Grousbeck per venti volte quella cifra: 360 milioni. Una volta lasciati i Celtics, Mangurian si dedicò a tempo pieno alla grande passione, l’ippica. La sua tenuta “Mockingbird Farm” di Ocala, in Florida, allevò i cavalli che dal 1998 al 2002 fruttarono il maggior numero di vittorie su scala nazionale. La grande passione per lo sport si espresse anche nell’organizzazione dei Goodwill Games di fine anni ’90 e con l'amore per il calcio e per il football, tanto che fu proprio Mangurian uno dei sostenitori del progetto NFL per portare una franchigia a Tampa Bay, i Buccaneers. Ma non si limitò ai propri interessi: dopo il disastro dell’11 settembre 2001 donò un milione di dollari al “New York Heroes Fund”, e la sua iniziativa mosse altri “colossi” del mondo delle corse di cavalli. Negli ultimi anni, malato di leucemia, è andato limitando sempre più le sue apparizioni, fino alla morte avvenuta ieri nell'ospedale Holy Cross di Fort Lauderdale.
Per ricordarlo niente di meglio delle parole di Red Auerbach, che ne delineano la natura senza orpelli: “Mi ricorda Walter Brown perché non ama i riflettori. Non ha un grande ego, e si comporta come fosse uno di noi. E’ un uomo d’affari, ma è anche un uomo di sport: ed è rara la combinazione perfetta tra questi due aspetti”.
Due occhi limpidi, un sorriso amichevole, ed il rispetto di Arnold “Red” Auerbach. Per entrare nel cuore dei tifosi Celtics sarebbe bastato anche meno.
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