Un diario ritrovato, poco altro di materiale se non niente, ma tanto di spirituale. Seriamente, spirituale. Perchè, in fondo, ciò che pensano le persone comuni non è più considerato non scontato. Diario di un anno, ridotto ad un secondo. Un secondo....
La notizia che il giornale di provincia ci ha dato è stata solamente un trafiletto poco importante per molti ma un insieme di sentimenti per pochi.
Si tratta di un diario le cui pagine scritte ci riportano ad un vissuto appena passato, carico di tanto se non troppo. Diario che, legandosi alla memoria Liverpooliana (ma anche mondiale) dell'anno 1965, si può considerare scritto da un Nowhere man, probabilmente proveniente da una nowhere land, ma che, proprio per questo, assume un fascino particolare per tutti noi raccolti in lettura.
Come scrivere sul diario segreto chiamato con un nome di un amico vero che ti ascolta sempre, ti ferisce mai se non di riflesso e ti fa rivivere ricordi che persi sarebbero ma persi non saranno.
Prima pagine, più di cento, che descrivono quasi giornalmente un percorso lungo e tortuoso, fatto di partite importanti e non ma tutte fondamentali per riscrivere il destino avverso da troppi anni.
Il ragazzo, l'uomo, la donna o la ragazza in questione scrivono dei Boston Celtics per questo è un trafiletto. Mica tutti li conoscono. Dal primo giorno di uno spostamento in Europa, paese così lontano dagli americani ma che si avvicina sempre di più, si evincono, dalle parole del Nowhere man (o woman) delle forti sensazioni che si fondono con la paura di rimanere fondamentalmente delusi dal futuro. La domanda ricorrente non si schioda dal "Sapranno giocare insieme?", non allontanandosi dal "La panchina come sarà?".
La lontananza si sente, i profumi del campo si vorrebbe riassaporare. Le notizie che giungono sono abbastaza confortanti, ma la passione non da concessioni ed il realismo misto ad uno spietato pessimismo, riempiono le pagine della carta casualmente ritrovata.
Iniziata la stagione sembra tutto molto bello, tra vittorie, salute, partecipazione di tutti, cuore, grinta. Si vince prima, si vince alla fine, si vince all'ultimo e si parla di record, lo sconosciuto è felice ma non completamente perchè qualcosa manca ancora ed è un anello.
I commenti sugli acquisti sono positivi, le preoccupazioni sulle discussioni dentro la squadra sono presenti ed efficaci. I tifosi che leggeranno, grazie ad una gentile concessione del giornale di provincia, potranno rivivere movimenti di stomaco non indifferenti, qualche sorriso ma sempre una tensione (se pur positiva) mai assente.
Cosa palpabile, però, è che mai la tranquillità l'ha fatta da padrona pechè tra dubbi primordiali e dubbi evolutivi, sono esistiti anche dubbi sula tenuta nel dopo campionato. La posta in gioco è sempre stata molto alta sia per ciò da vincere che per ciò da perdere.
Abbiamo parlato delle cento e più pagine che hanno accompagnato il campionato nella sua parte embrionale e fetale perchè, in fondo, niente c'è di più dei play-offs.
Quello che viene prima è un contorno.
Sofferenze anche più avanti, ma le pagine si fanno più bianche, si coglie un'apnea un po' disturbata dall'ansia che crea ancora più tremori. Passato un turno, passato un altro con difficoltà ma uscendo da squadra ancora più forte, non per questo circondata da meno dubbi. La spia si accende, la spia si spegne. Come dal benzinaio, ci si rifornisce di speranze per poi viaggiare e finire le scorte, a volte a terra con la ruota bucata dopo aver ottenuto la pole position, a volte con il carro attrezzi che appena tocca la macchina, ci si risveglia come si fosse alla guida di KIT.
È primavera da un po' e qasi ci si avvicina all'estate, i pensieri dello/a scrittire/scrittrice dovrebbero andare al cielo più azzurro che possa esserci od alle montagne innevate mentre, quasi come una malattia, il tutto si concentra su giocate che si esplicano in 48 minuti e che, dopo di esse, c'è il nulla condito da rimugginamenti belli o cattivi.
Intanto giugno arriva e si è sempre lì con la penna in mano a cercare di poter far vivere a se stessi, le vere emozioni. La positività incombe, le righe sono sempre dritte mentre la mano traballa un po'. Perchè quando si guarda si inchiostra la pagina, giusto poche parole ma, quasi sempre, buone.
Arriva il giorno tanto aspettato, con tensione si vive il tutto, con la preoccupazione di inciampare dove la strada è più liscia che mai e, dopo una partenza normale, si schiaccia il pulsante del non ritorno e non ci si gira più per il pericolo di ritornare a sprofondare nell'Ade.
In questo caso, durante il gioco, la penna è rimasta ferma nel cassetto o sopra la piccola scrivania. Finito tutto, è stata presa, agitata e da essa sono uscite frasi che immortalano la situazione meglio che mai.
Si è vinto, ma la vittoria dura un secondo. Un vero secondo di esplosione delle sensazioni più belle e gratificanti, ma, un secondo. Dopo questa frazione, si pensa già al futuro che incombe, al fatto che la festa potrebbe già quasi essere finita perchè il gioco è durato molto ma è già concluso.
È già diventato passato.
Come un cerchio: un puntino di gioia, il restante sofferenza.
La penna ha smesso di scrivere, il diario è andato perso, il nowhere esite, gli occhi sono aperti ed è già superato il secondo.
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