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#15 - Tom Heinsohn PDF Stampa E-mail
Scritto da Giampaolo Scaglione   
venerdì 11 maggio 2007
Una vita per i Trifoglio. Giocatore, allenatore, commentatore televisivo: dieci volte campione del mondo con i Green, otto dentro il campo, due al comando delle operazioni, dalla panchina. Heinsohn è anche questo: un vincente. A differenza di giocatori che hanno stentato ad affermarsi al liceo e al college (gli esempi illustri non mancano), il ragazzo da Jersey City è subito una star allo high-school (All-American con 28 punti di media a partita nel suo ultimo anno al St.Michael’s di Union City, NJ): sono ben quaranta le università che offrono una borsa di studio a Tom, e la scelta ricade su Holy Cross, ateneo che sorge a quaranta miglia da Boston.

Al college, Heinsohn ebbe ottimi risultati sotto il profilo sportivo, senza trascurare l’aspetto puramente accademico di quell’esperienza: fu uno degli studenti più brillanti, ma soprattutto un prolifico marcatore sul parquet.

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Furono i Boston Celtics a sceglierlo al Draft 1956, in virtù di un ‘territorial pick’ che Auerbach deteneva avendo rinunciato alla prima scelta della Lottery: il colpo grosso sarebbe stato messo a segno poco dopo, con lo scambio Macauley-Russell, e il grande Red non sembrava riporre grande fiducia nell’ala da Holy Cross.

Alla prova dei fatti, il contributo di Heinsohn fu molto prezioso per la causa biancoverde: Russell non si aggregò alla squadra se non a dicembre, dopo le Olimpiadi di Melbourne, e il numero 15 riuscì a compensare con delle ottime prestazioni la sua assenza, almeno in parte.


Il 1957 è l’anno del primo titolo per i Celtics: in gara 7 delle Finali, i Green battono St.Louis dopo due tempi supplementari. Per Tom è la serata della consacrazione definitiva: 37 punti, in una partita del genere, non erano uno scherzo, tanto più per un rookie, sebbene incoronato a furor di popolo Rookie of the Year.

Fu solo l’inizio di una carriera memorabile, per uno dei migliori tiratori che la storia della Lega ricordi: Heinsohn era molto stimato dai suoi compagni di squadra e da Auerbach per il suo spirito di squadra, che faceva di lui un punto di riferimento per tutti in uno spogliatoio affollato di stelle.

Dal 1959 al 1965 i C’s vinsero sette titoli in fila e Tom fu determinante in più di un’occasione: in gara 6 delle finali 1960 della East Division contro i Philadelphia Warriors, che aveva un certo Chamberlain nello spot di center, l’ala da Holy Cross sospinse nel canestro il pallone che valeva la vittoria, proprio a fil di sirena. Sapeva essere un giocatore decisivo, ecco tutto.

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 Dopo aver conquistato il sesto anello della sua carriera, nel 1965, il numero 15 decide di smettere. Auerbach gli offre la sua panchina per la stagione 1966-67, ma Tom dice di no, credendo di non poter gestire l’enorme potenziale di Bill Russell ed essendo convinto che la squadra vada affidata proprio al center da USF, di gran lunga il giocatore più dotato di personalità nel team biancoverde: Red seguirà il suo consiglio, è sarà una scelta vincente.

Heinsohn prenderà le redini della squadra nel 1969: dopo un primo anno di transizione e un secondo di assestamento, nel 1971-72 i Celtics tornano ai play-off, mentre nel 1972-73 saranno i New York Knicks, futuri campioni, a interrompere la corsa di Boston verso il primo titolo dell’era post-Russell.

Titolo che arriverà l’anno dopo: i nuovi eroi sono Dave Cowens, Jo Jo White, Paul Silas, Don Nelson. C’è ancora ‘Hondo’ Havlicek a segnare la continuità tra la Prima Dinastia e il presente.

Heinsohn bisserà il titolo nel 1976, l’anno della leggendaria gara 5 contro Phoenix al Garden: ranghi immutati rispetto a due anni prima, se si esclude l’importante arrivo di Charlie Scott al posto di Paul Westphal, altro giocatore dal canestro facile che lo head-coach dei Celtics non aveva mai promosso nello starting-five.
Tom lascia la panchina nel 1977, dopo un brutto inizio di stagione con i Celtics. Per trovare un altro head-coach vincente, Auerbach dovrà aspettare Bill Fitch e Larry Bird: in mezzo, i fallimentari esperimenti di Tom Sanders e Dave Cowens.

Heinsohn ha già trovato un altro modo per onorare il Trifoglio: dietro un microfono, esplosivo e incisivo ma con classe, a commentare le partite di Boston per la Fox.

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