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Non solo il capitano, nel ruolo anche i nuovi arrivati Miles e Walker
E' stato il ruolo nel quale Pierce e Posey hanno dominato gli avversari nella stagione 2007/08, ma la scelta del secondo di preferire un anno in più di contratto a New Orleans ci ha privato del cambio dalla panchina che dava esperienza, difesa e tiro da tre.
Ainge e Rivers sostengono che un sostituto come Posey non esiste e proveranno a trovare alternative diverse, fisicamente e tecnicamente: vediamo chi possono essere.
Paul Pierce
13/10/1977
6’6’’ – 230
stagione 2007/08 – 19,6 p – 5.1 r. – 4,5 a. - .464 % dal campo - .392 % da tre - .843 % TL
in carriera (732 partite) – 23,1 p – 6,4 r. – 3,9 a. - .442 % dal campo - .363 % da tre - .795 % TL
L’estate 2008 del capitano non è certo stata come le precedenti, motivo? E’ nata da pochi mesi la piccola Prianna Lee e le notti non sono più tranquille come in precedenza, dedicate agli amici e ai locali notturni.
I controlli sul ginocchio hanno poi fornito responsi incoraggianti, escludendo la necessità di un’intervento chirurgico.
Infine c’è stato l’episodio "poliziesco" a Las Vegas, nel corso del quale una guida disordinata alle 3 di notte gli ha procurato dieci minuti di manette e un successivo rapido rilascio anche in considerazione del tasso alcoolico nei limiti di legge.
E’ tutto? No, ci sono stati camp in giro per l’Europa (in Spagna per la gioia di uno dei nostri redattori che ha potuto conoscerlo) e gli Stati Uniti, con l’organizzazione della classica partita benefica di Magic Johnson.
Non c’è stato altro? Beh, diciamo che forse la bacheca dei trofei a casa è stata ampliata per inserire degnamente quello di MVP delle Finali e Pierce ho anche dichiarato in modo provocatorio di considerarsi il giocatore migliore del mondo, più di LBJ e kobe, ma come dargli torto? Contano i risultati, del resto.
In effetti una estate del tutto diversa, assaporando la dolcezza di una vittoria che Pierce ha atteso e meritato forse più di tutti i suoi compagni, restando fedele ai Celtics e fiducioso nel progetto di Ainge ben oltre quanto in molti credevano possibile.
In una stagione con due compagni finalmente di alto livello ha dimostrato che i luoghi comuni sui suoi difetti erano davvero tanti: attaccante sopraffino (chiedere a LBJ e ai Cavs distrutti in un’epica gara7), il migliore esterno della lega come capacità di alternare i canestri da tre a devastanti penetrazioni, in grado di portare la sua percentuale ai liberi oltre l’84% modificando il meccanismo di tiro, ha accettato di ridurre la sua media punti in cambio di una migliore percentuale dal campo e da tre, ma con una media assist al massimo in carriera e palle perse ridotte grazie a una minore necessità di forzare.
Ma ha meravigliato tanti per il rendimento difensivo: grandi prove contro gli esterni più devastanti della lega, James e Bryant (memorabile una stoppata a kobe che ha scatenato la rimonta di gara4), ma in generale una produttività inattesa nella grande difesa di squadra dei Celtics.
Eppure il capitano già in pre stagione aveva annunciato di volersi dedicare alla difesa, consapevole che fosse la chiave per arrivare all’anello e che in passato non aveva la possibilità di difendere perché il suo contributo doveva essere prima di tutto offensivo: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, una stagione capolavoro con il riconoscimento alla fine delle finali e con l’anello.
E ora? Bella domanda, l’appagamento arriverà? Possibile, anche se le prime dichiarazioni sono state di segno opposto (una volta assaporato il sapore della vittoria, vuoi solo provarlo di nuovo), la presenza di Garnett promette un livello di tensione ancora elevato e la coscienza che la "finestra" temporale a disposizione sia limitata dovrebbero permettere un’altra stagione superlativa.
Un leader, la nomination al terzo quintetto della lega è frutto di numeri inferiori ad altri suoi colleghi, ma siamo sicuri che kobe e James siano davvero superiori?
Io no.
Darius Miles
9/10/1981
6’9’’ – 235
stagione 2007/08 – inattivo
in carriera (412 partite) 10,6 p – 5.2 r. – 2,0 a. - .471 % dal campo - .168 % da tre - .586 % TL
Tanti, tanti dubbi sul contributo che l’ex Blazer può portare a Boston, soprattutto di tipo fisico, ma in tanti sono preoccupati per l’approccio mentale del ragazzo, ma andiamo in ordine.
Darius LaVar Miles viene scelto direttamente dalla East St. Louis High School, nella quale viaggiava a 22 punti, 12 rimbalzi e 7 stoppate a partita, al n. 3 dai Los Angeles Clippers al draft del 2000, grazie a doti fisiche non comuni che lo resero un ospite fisso dei vari filmati di highlights.
La sua carriera iniziò bene, con quasi dieci punti e quasi sei rimbalzi e oltre una stoppata nella stagione da rookie (oltre 26 minuti di utilizzo) e più del 50% dal campo, numeri confermati anche la stagione successiva, ma i Clippers lo scambiarono all’inizio del suo terzo anno ai Cavs dell’astro nascente James: cifre quasi simili a quelle avute in California, ma un comportamento fuori dal campo non proprio esemplare per un professionista.
Nel corso della stagione 2003/2004 viene, quindi, spedito in Oregon ai Trailblazers, all’epoca franchigia piuttosto turbolenta e il suo rendimento sale nei 28 minuti in cui viene impiegato, perché Miles arriva in doppia cifra di punti segnati (12,6), con oltre 4 rimbalzi e il 52% dal campo.
Intanto approfitta per firmare un pingue contratto (per la stagione 2008 sarebbero in programma oltre 8 ML) che gli assicurano la tranquillità economica, ma lo rendono un peso per il salary cap dei Blazers.
Le due stagioni successive, 2004/05 e 2005/06 non sono negative come numeri (12,8 e 14 punti, sempre quasi cinque rimbalzi, oltre una stoppata e un recupero in circa 30 minuti) e nelle prime 15 partite, poi il suo infortunio iniziale, i punti erano anche 18,2, ma le percentuali scendono al 46% dal campo e al 54% ai liberi.
Miles comunque torna e gioca in tutto 40 partite in quella stagione, ma si ferma definitivamente il 15 aprile 2006 per un infortunio al ginocchio diagnosticato come bisognoso di un intervento due anni quasi sperimentale di microfrattura.
Altri casi precedenti sono stati Kidd e Stoudamire, ma il recupero non è mai certo, anche se Miles inizia una lunga riabilitazione e, nel corso della stagione passata si dichiara in grado di provare a giocare, ma i Blazers sono di parere contrario, frustrando le aspirazioni del giocatore che tanto aveva lavorato in palestra per tornare.
Le due parti iniziano ad allontanarsi, perchè Portland progetta di chiedere alla NBA la possibilità di escludere dal salary cap lo stipendio di Miles (con un chiaro miglioramento dello stesso) sfruttando la regola del "career ending injury", cioè facendo constatare che il giocatore non è più in grado di giocare, circostanza che poi viene accettata dalla lega, a condizione che Miles non giochi dieci partite nella stagione 2008/09.
A questo punto Portland dorme sonni tranquilli, fino al contratto che Ainge propone al giocatore e che rischia di rovinare i conti in Oregon, ma sono problemi loro, i nostri si limitano alla possibilità che Miles giochi realmente: quali sono le sue condizioni fisiche? Miles ha lavorato in primavera ed estate con il noto Tim Grover (ricordate il preparatore di Jordan ai bei tempi?), il quale dichiara che il suo assistito è oggi all’80% dal punto di vista di esplosività e velocità e potrebbe essere al 100% per Natale.
E’ ragionevole pensare che non sarà più quello di una volta, ma forse non sarà necessario: Ray Allen ha dichiarato che averlo a Boston a questo punto della sua carriera è una grande cosa, a prescindere dai due anni di inattività.
E tecnicamente? Qui anche il mistero è fitto, per ora, ma ci sono tre ipotesi che mi parrebbero logiche.
Miles non è fisicamente in grado di stare in campo e lo salutiamo e ringraziamo, augurandogli buona fortuna.
Miles fisicamente regge (nel corso del Media Day Rivers ha dichiarato che Miles è a posto è può reggere anche due allenamenti al giorno) e vedo, quindi, le alternative
a) la sua testa capisce che a 27 anni (ieri, 9 ottobre) è la grande possibilità della sua carriera (dopo aver giocato in organizzazioni perdenti) e si mette a disposizione di Rivers completando la panchina; Posey in RS ha giocato 24 minuti di media, i minuti per Miles potrebbero essere anche qualcosa in meno perché abbiamo alternative importanti da 4 per Garnett, quindi ci sarebbero i minuti di panchina di Pierce (circa 12) in parziale concorrenza con Giddens e qualcosa (immagino 5/6 al massimo) nel ruolo di 4 tattico. Potrebbe offrirci l’ala piccola con doti di atletismo e centimetri che ci mancava l’anno scorso, per un quintetto altissimo se gioca da tre, oppure molto veloce e tecnico se gioca da quattro.
b) la sua testa capisce meno l’occasione e allora possiamo salutarlo come nell’ipotesi sub 1), oppure tenerlo con un ridotto utilizzo, ma mi pare improbabile.
Miles ritorna vicino a quello che era e la sua testa viene convertita all’ubuntu: buona parte dei nostri problemi si risolve e Ainge aumenta le possibilità di beatificazione.
L’ipotesi 2a) mi pare plausibile, ammesso che siano vere le parole di Grover, ha la possibilità di lavorare con il suo idolo Garnett, il quale saprà tenerlo in riga, e di dare una svolta alla sua carriera, altrimenti, a costo zero per i Celtics, potremo aggiungerlo tra i non pochi ex giocatori NBA che hanno sprecato il loro talento.
Bill Walker
9/10/1987
6’6’’ – 220
ROOKIE
Ma voi da un rookie scelto a metà del secondo giro, cosa potete aspettarvi? Direi poco, molto poco, se non fosse che abbiamo un Danny Ainge che nel secondo giro delle scelte è stato capace di trovare i Gomes e i Davis, quindi se il nostro GM ha ritenuto opportuno girare soldi ai Wizards per sceglierlo, allora deve aver visto in lui qualità da giocatore NBA.
In effetti prima dell’infortunio al ginocchio si leggevano paragoni con il giovane Vince Carter (!) e l’atletismo di certo non manca al nostro ragazzo, ma non sarà certo sufficiente da solo per costruirsi un ruolo nella lega.
Reduce da due stagioni a Kansas State a fianco di Beasley chiuse con un secondo anno da 16,3 punti e 6,6 rimbalzi in 27 minuti, Walker sconta l’infortunio ai legamenti del ginocchio che gli è costato parecchie posizioni al draft, anche se i difetti di lettura del gioco, trattamento di palla e tiro da fuori potrebbero impedirgli di giocare da 2, obbligandolo a un ruolo da 3 per il quale è, forse, un poco piccolo.
Per il resto le informazioni della stampa lo danno già al lavoro a Waltham, pare che l’infortunio non abbia ridotto le doti di salto che lo avevano reso in grado di contribuire anche a rimbalzo e le dichiarazioni di Ainge dovrebbero tranquillizzarlo, perché il nostro GM, che prima dell’estate ipotizzava un anno di maturazione in Europa, adesso lo ritiene in grado di contribuire, in qualche modo, già al roster titolare.
La perdita di Posey offre minuti a disposizione nello spot di 3: Walker, Giddens e Miles potrebbero lottare per quei minuti, ognuno a modo suo, ma non è detto che l’atletismo del nativo di Huntington, West Virginia, non possa essere davvero utile.
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