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Presentazione Roster 08-09: Playmakers PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo Merendi   
martedì 07 ottobre 2008
Si ricomincia: in attesa della prima palla a due esaminiamo quello che, fino all'Ottobre 2007, era considerato uno dei possibili buchi neri nel Roster biancoverde: la rosa dei playmakers.

Torniamo indietro di un passo, anzi, di un anno: l'eco degli arrivi di Ray Allen e Kevin Garnett non si era ancora completamente spento e l'ottimismo per la stagione che doveva iniziare era già palpabile, eppure qualcosa non convinceva appieno...erano i due ruoli non-big-three, ovvero centro e playmaker.

In cabina di regia si poteva contare solo su:

a) Un ragazzo di belle speranze dalle qualità evidenti ma ancora tutto da provare in una formazione che dichiaratamente puntava ad arrivare fino in fondo.

b) Un giramondo di sicura esperienza ma delle cui doti di portatore di palla e di difensore si poteva discutere all'infinito

c) Una totale incognita, un giovanotto di 21 anni scelto alla 32 nell'ultimo draft.

Ebbene, col senno di poi possiamo dire che le preoccupazioni erano infondate. Rondo ed House, con il contributo di un Cassell aggiunto in corsa e che, comunque, non si è (quasi) mai dovuto ergere a salvatore della patria, hanno saputo reggere, ciascuno secondo le proprie competenze e caratteristiche il peso immane di un cammino trionfale durato 108 partite, iniziato e terminato a Boston a distanza di 7 mesi abbondanti, con il più grande e meritato dei trionfi.

E si ricomincia esattamente da qui, più vecchi di un anno, ancora con qualche dubbio, molte speranze e un cospicuo bagaglio di certezze. Ma vediamo in dettaglio questi ragazzi chiamati a comandare le operazioni e dettare i ritmi di gioco nella formazione Campione del Mondo in vista della stagione che sta per incominciare:


playrondo.jpgRajon Rondo: Quello che tutti i tifosi celtics speravano, ovvero una delle più belle sorprese dello scorso campionato, quinto nelle votazioni per "most improved player", convocato all' All Star Game di New Orleans per la selezione dei Sophomores, 10.6 punti, 5.1 assists, 4.2 rimbalzi e 1.7 palle rubate a partita in Regular Season, fotocopia delle statistiche riportate durante i playoffs, fatto salvo un sostanzioso incremento negli assists, che diventano 6.6 ad ogni ingresso in campo.
Fisico che non incute timore nè rispetto ma gambe esplosive, ball handling di primissimo livello, un coraggio da leone nel buttarsi in mezzo a giganti che lo sovrastano di una o due spanne, doti di rimbalzista sopraffine (qualcuno ricorda il memorabile furto a Nowitzki, decisivo per battere Dallas?), ottima visione di gioco e capacità di sfornare l'assist. In prospettiva, un potenziale uomo da tripla doppia.

In difesa ha già dimostrato di essere un elemento indispensabile nella chimica creata da Rivers-Thibodeau: sempre in pressione, mani e piedi velocissimi, è l'uomo che non permette al play avversario di ragionare, la prima barriera di quella diga quasi insormontabile che si è rivelata essere la difesa biancoverde.
In questo fondamentale può reggere più o meno contro chiunque; certo, lui che non può fare della potenza una bandiera è destinato a faticare un po' di più contro giocatori che hanno grande forza nella parte superiore del corpo, ma con l'esperienza e il mestiere potrà imparare anche a controllare i vari Gilbert Arenas e Deron Williams che gli capiteranno davanti. Già contro Billups, sia pure di ritorno da un fastidioso infortunio, in finale di Conference, ha ampiamente mostrato quale sia la sua versatilità in questo senso.

Offensivamente è chiamato a fare quel salto di qualità che gli consentirebbe già in un futuro prossimo di essere proiettato nell'olimpo dei playmakers NBA. In una formazione che può contare su tiratori di eccellenza come Ray Allen e Pierce (ma anche Garnett non è uomo cui lasciare troppo spazio), diventa un imperativo categorico per lui quello di trovare un jumper affidabile, che lo renderebbe un'arma impropria per scardinare difese per ovvi motivi costrette a lasciargli un metro di spazio. Già nella parte finale della scorsa stagione si sono potuti apprezzare segnali confortanti, con tiri che venivano presi con maggiore fiducia, anche se con alterne fortune, compresi alcuni three pointers di pregevolissima fattura, dimostrazione che il traguardo non è poi così lontano.
Più arduo pare il compito di aggiustare la mira ai liberi. Un play come Rondo, leonino nel cercare l'entrata nel traffico, sembra costruito apposta per prendere una quantità industriale di falli. Certo, finchè la sua percentuale di riuscita veleggerà attorno al 60% (discreto per un centro) il giochetto sarà problematico, come problematico diventerà per Rivers tenerlo in campo negli ultimi minuti di una partita tirata, quando la freddezza dalla lunetta diventa cruciale. La speranza è che in questi 3 mesi si sia lavorato forte per colmare la dolorosa lacuna.

Questo per quanto riguarda l'ambito tecnico. Il vero miracolo di Rondo è stato l'aspetto mentale. Chiamato a guidare una formazione da titolo, accompagnato dai dubbi (anche legittimi) dei molti che lo vedevano come uno degli anelli più deboli, non si è lasciato schiacciare dal peso delle responsabilità...anzi, si è ritagliato uno spazio importante. Come se non bastasse, ha assorbito senza subire il minimo contraccolpo l'arrivo di un certo Sam Cassell, che pareva destinato a prendersi la ribalta nei momenti più importanti dei playoffs. Anche un solone come Bob Ryan, durante la semifinale di Conference contro i cavs di LeBron, aveva vergato un articolo piuttosto polemico sulle pagine del Globe puntando il dito contro Rivers, Ainge e anche Cassell per il fatto che Rondo e House si stavano avviando, dopo aver condotto una regular season di eccellente livello, a fare le controfigure del nuovo veterano biancoverde.

Ebbene, questo ventiduenne forgiato nell'acciaio non ha sprecato nemmeno un sussulto, riprendendosi (se mai lo avesse perso) quel ruolo che era suo di diritto, fino a concludere con la strabordante prestazione di gara 7 delle Finals, quella del massacro al Garden. Teniamocelo stretto, quando i big three saranno in poltrona a ingrassare bevendo birra lui sarà ancora sul campo, a guidare i nuovi Celtics.


playhouse.jpgEddie House: Credo non ci sia un singolo tifoso Celtics al di qua e al di la dell'Atlantico che non ami alla follia il numero 50, almeno a giudicare dalla soddisfazione palpabile di tutto il mondo biancoverde per il rinnovo contrattuale, che non appariva scontatissimo.


Acquistato ai saldi nell'estate del 2007, in apparenza solo in ragione del suo mortifero tiro dalla distanza, si è scoperto invece giocatore molto più completo di quanto era lecito aspettarsi. Occorre qui un doveroso mea culpa da parte di molti tifosi celtici (compreso chi scrive), scettici sull'impiego del ragazzo, condizionati dal preconcetto che lo voleva giocatore monodimensionale e incapace di calarsi in un ruolo delicato come quello che avrebbe dovuto coprire.

In realtà, trascinato nel vortice dell'Ubuntu, ha mostrato un'applicazione difensiva che gli era sconosciuta, entrando alla perfezione nei delicati meccanismi tecnici e psicologici della squadra, dimostrando un'intensità e un'abnegazione assolutamente impronosticati.

In regular season ha collezionato una media rispettabile di 19 minuti e 7 punti abbondanti a partita, sfiorando il 40% dalla linea dei 3 punti. Dimenticato in panchina dopo l'arrivo di Cassell, utilizzato solo per pochi secondi a fine periodo quando c'era la teorica possibilità di un tiro veloce, ha saputo aspettare in silenzio il suo momento (guadagnandosi ulteriore rispetto) e si è fatto trovare pronto quando è stato richiamato in servizio, vale a dire alle finals...restano negli occhi il jumper del sorpasso nella memorabile rimonta di gara 4 allo Staples Center, quello del primo e definitivo vantaggio sull' 84-83, i molteplici tuffi per recuperare palle impossibili (da urlo un recupero su Szczerbiak in semifinale di conference) e il delizioso figliolo ball-boy, ormai mascotte di tutto il popolo celtico.

Certo, da Eddie non è lecito aspettarsi il cambio di ritmo o il ball handling che può offrire Rondo, ma è abbastanza evidente che, anche nella prossima stagione, ne possa essere l'ideale complemento, avendo come punti di forza quegli aspetti in cui Rajon deve ancora crescere. Virtualmente infallibile ai liberi (91.7%, secondo solo al mostruoso Ray Allen), è una sicurezza in situazione di fallo sistematico; se a questo aggiungiamo la storica e fenomenale attitudine per il tiro da fuori, appare palese la molteplicità di soluzioni che il suo impiego in alternativa al nostro play titolare può offrire a Doc Rivers per rendere la vita difficile agli avversari.


playpruitt.jpgGabe Pruitt: Sulla maglietta di Pruitt, l'anno scorso, era ben affisso l'avviso di "Lavori in corso". Provenienza USC, al college aveva mostrato ottime doti di realizzatore, applicazione difensiva e una buona dose di leadership. Scelto dai Celtics al pick numero 32 del draft 2007 è stato, come era  ampiamente previsto e prevedibile, mandato a farsi le ossa nella squadra satellite degli Utah Flash, con risultati peraltro assolutamente apprezzabili. In 18 partite giocate, infatti, ha realizzato una media di 18.6 punti a partita, con una confortante percentuale di 36.1% da tre punti e 2.2 palle rubate a gara.

Purtroppo l'NBA è un'altra cosa, specialmente per un giovane acerbo pur con buone qualità da sviluppare: solo 90 minuti giocati, quasi tutti nel "garbage time" di fine Regular Season, quando l'imperativo era evitare ogni possibile guaio ai titolari. Un fisico longilineo, con la necessità di mettere su ancora qualche chilo di muscoli (almeno per come lo abbiamo visto ad Aprile), buona esplosività negli arti inferiori, di lui si ricorda una meccanica di tiro molto armoniosa, istintiva e rapida,  ma anche una palpabile insicurezza nel portare palla, una scelta poco logica delle soluzioni offensive e una visione di gioco da migliorare. Difficilmente potrà mai essere un playmaker come recita il manuale, ma ciò non toglie che nell'ambiente di Boston si sia a più riprese sottolineata la bontà del "progetto Pruitt", sostenendo che possa essere un giocatore in grado di dire la sua anche in una realtà di assoluto rilievo come quella dei Celtics. Presumibilmente nell'estate si è lavorato molto per colmare le lacune del giocatore e la competenza dello staff tecnico non può essere messa in discussione. E' comunque evidente che Gabe sia chiamato ad un miglioramento sostanziale, soprattutto quanto a personalità e comprensione del gioco, anche perchè a complicare le cose è arrivata la fresca rifirma per Cassell, evento che potrebbe preludere a qualche taglio o, più probabilmente, a una trade che coinvolga 2-3 giocatori di secondo piano, in modo da far rientrare a 15 (o 14) elementi i componenti del roster. In questo caso, Pruitt sarebbe uno dei più seri indiziati per la partenza verso l'ignoto.

sam_cassell_celtics.jpgSam Cassell: La novità dell'ultima ora. Un po' tutti avevamo dato per scontata la rinuncia al veterano, anche se qualche segnale di segno opposto era filtrata attraverso le pagine del web e della  carta stampata: la volontà del giocatore di posticipare il ritiro di un'altra stagione, l'idea di inserirlo nello staff tecnico dei Celtics dall'anno prossimo... d'altra parte il ruolo di terzo play sembrerebbe ritagliato apposta su Sam I am, trentanovenne di esperienza in grado ancora di dare attimi di assoluta  e imprevedibile anarchia, nonchè di fare da chioccia ai molti giovani in panchina.

Giunto a Beantown all'inizio di Marzo 2008 con il "mercato di riparazione", sembra subito l'acquisto ideale per correggere in corsa le lacune del reparto playmakers, ovvero la mancanza di esperienza di Rondo e il ball handling non propriamente enciclopedico di Eddie House. La sua personalità è subito evidente, a partire da una bella prestazione nella vittoria in trasferta contro i Bucks (99-77) prima della massacrante e trionfale trasferta del texas sweep. Dopo un naturale periodo di rodaggio, Rivers lo preferisce sovente a Rondo nei quarti finali delle gare più tirate.

Dopo le difficilissime serie contro Atlanta e Cleveland, nelle quali Cassell non riesce a fare la differenza, pur mostrando alcuni sprazzi di classe cristallina, le gerarchie vengono gradualmente ristabilite, e il numero 28 vede sempre più assottigliarsi il minutaggio a favore degli altri due play, dimostrando peraltro sempre grande professionalità (quella stessa professionalità che House aveva evidenziato quando era stato dimenticato in panchina per lunghi tratti).

In tutto, nel campionato 2007/2008 targato Celtics, colleziona 38 partite, di cui una da starter. Abbastanza netta la differenza di rendimento tra Regular Season (17 partite, 17, 6 minuti di media con 7.6 punti e il 40.9% da tre) e Playoffs  (21 partite, 12.6 minuti di media con 4.5 punti e il 21.4% da tre).

Giocatore in grado di farti urlare di gioia quando riesce a tirare in faccia all'avversario creandosi lo spazio con quel palleggio-arresto-tiro devastante, con il gomito che si allarga quel tanto che basta per creare la separazione, quel busto che lavora per rubare ancora dieci centimetri...poesia in movimento. Giocatore in grado di farti urlare di rabbia quando, con l'attacco che si spiega in campo aperto, prende tiri improbabili invece di servire il compagno libero e pronto per la ricezione. In altre parole, Sam I am Cassell.

Ma cosa potrà dare alla causa nella stagione che sta per iniziare ? Compirà 39 anni il prossimo 18 Novembre...è facile presumere che la sua regular season sarà più un' occasione per imparare il mestiere in vista dell'ingresso nello staff tecnico che un tour de force di partite giocate. Sarà il terzo play, coprispalle ideale per eventuali (e sgraditi) infortuni di Rondo ed House; prevedibilmente lo si vedrà per qualche spezzone di gara, giusto per non perdere il ritmo, almeno fino ai playoffs. Qui potrebbe trasformarsi in polizza assicurativa, buttato nella mischia anche per risolvere situazioni intricate, quando la palla pesa un quintale. Sam I am è nato e vissuto per splendere in quegli attimi, lasciamoglielo fare ancora fino a Giugno 2009.

Commenti (11)add comment

Michele Pulcini ha scritto:

  Il solito equivoco: cosa è un playmaker? Un giocatore "pass oriented" che fa giocare la squadra sull'esempio di Stockton, oppure un giocatore che porta la palla in attacco e viene utilizzato come prima o seconda opzione offensiva sul modello di Iverson?

Rondo è un play vecchio stampo, che pensa alla squadra e ai ritmi di gioco prima di tutto, consapevole che gli attaccanti sono parecchi e di alto livello, cercando poi di non essere inutile e battezzato al tiro dalla difesa; in penetrazione (qualche volta in zingarata) è già notevole, il tiro da fuori in evoluzione.
E potrebbe già bastare.

Ma invece non basta, perchè difensivamente è ormai ad alto livello, soprattutto sul palleggiatore (contro l'uomo senza palla meno per la tendenza a cercare la steal in aiuto) grazie a doti fisiche di voglia, velocità e braccia lunghe non comuni.
Ci sono ancora grossi margini di miglioramento, ma ha dimostrato che un play al secondo anno può portare una squadra all'anello e tanto mi basta.

Per gli altri, sull'esperienza passata possiamo dire che, ancora una volta, aveva ragione Ainge su House e le sue presunte carenze nel trattamento palla o su Cassell e le sue presunte possibilità di sfasciare lo spogliatoio.
Dopo un anno il rinnovo di entrambi dimostra che hanno dato quello che gli era stato chiesto e, a quei costi (Cassell non ha contratto garantito), di meglio e di più sicuro c'era davvero poco.

Quanto a Pruitt, la situazione non è semplice con una grossa concorrenza nel ruolo e poco spazio anche da guardia, i pochi minuti dovrà sudarseli e li giocherà sotto esame, quindi non lo invidio; a suo favore le caratteristiche diverse da ognuno dei concorrenti e il costo molto basso del suo contratto da rookie.
commento inserito alle 11:21 del 07 ottobre 2008

Shamrock ha scritto:

  Analisi perfetta Angelo.
La probabilita' di un taglio o di una trade per Pruitt la vedo abbastanza alta al momento, ovviamente scongiurando infortuni agli altri tre. In quanto all'amalgama ed all'accettazione delle decisioni del coach gia' l'anno scorso e' andata bene (sia Eddie che Sam hanno dimostrato una professionalita' inaspettata ma soprattutto uno spirito di sacrificio alla causa encomiabile) quindi quest'anno il problema proprio non si dovrebbe proporre in quanto: a) Eddie dovrebbe partire come numero 2 nella rotazione guardie e b) Sam non interverra' molto in RS considerando che stara' "studiando" da tecnico (cosa che peraltro continua a crearmi qualche dubbio per il futuro).
Poi ai playoff mi aspetto nuovamente che giochi chi, in base alla situazione ed al momento, abbia le caratteristiche richieste dalle contingenze, quindi mi aspetto pure un aumento di minutaggio per Sam.
commento inserito alle 12:29 del 07 ottobre 2008

Shamrock ha scritto:

  ...dimenticavo: su Rondo non ho volutamente aggiunto nulla perche' la stagione passata parla per lui, se continua cosi' e "definisce" il suo jumper tra non molto lo vedremo tra i convocati dell' All Star Game. Ha doti fisiche e tecniche, intelligenza e personalita' invidiabili per un play cosi' giovane.
commento inserito alle 12:37 del 07 ottobre 2008

Legend ha scritto:

  All’esauriente analisi del leggibilissimo Angelo aggiungo quelli che in America chiamano “i miei cinque centesimi”.

Su Rajon, tutti sanno che mi ha ispirato simpatia da subito, come traspariva da un articolo dal titolo “A Torto o a Rajon” nell’estate di due anni fa. Confidavo nelle sue doti, soprattutto quelle atletiche e mi annoiavano i commenti romani di quelli che lo vedevano assieme a Perkins come non pronto al ruolo di giocatore di quintetto. Che poi fosse COSI’ pronto, però, onestamente non me l’aspettavo. Qualche passaggio a vuoto? Ok. Ma i tiri da fuori quando battezzato, gli “ankle breakers” ad avversari più titolati (chi ha detto “NashVP”?), nei playoffs gli “sgambetti” a Bibby, West, Billups e Fisher, gente che mette assieme molte partite di post-season e qualche anello e poi la ciliegina sulla torta di quella gara 6 di Finale. Inutile perder tempo con aggettivi, le immagini erano eloquentissime.

Su Eddie: eh. Lo ricordo ai tempi di Miami, quando “trottoleggiava” per Pat Riley ad inizio millennio. Poi sette squadre in sette anni, segno che sì, il ragazzo è da NBA ma i fondo nessun GM faceva pazzie per tenerlo. A Boston, dopo la stagione scorsa, sembra finalmente aver messo casa, con buona pace della signora Charlsie Bibby, sorella di Mike degli Hawks. Metterlo tra i play è un po’ una forzatura, perché come portatore di palla ha mostrato tutti i limiti che già si conoscevano. Però quando comincia ad infilare le sue “striscie”, è meglio mettersi l’elmetto. Gara 4 di Finale è andata così anche perché, dopo un inizio balbettante, assieme a Posey, Pierce ed Allen ha aperto il campo in un modo che non si vedeva dai tempi degli Houston Rockets di Olajuwon. Non è una stella, ma se rimane nei binari del ruolo di realizzatore-guastatore può essere devastante. Al momento rappresenta la miglior assicurazione per punti veloci dalla panchina.

Su Gabe: concordo che il terreno sotto ai suoi piedi sia poco solido. Nell’NBA tutti devono migliorare, anche Pierce ha dovuto farlo altrimenti l’anello se lo prendevano altri. Figuriamoci un pischello che non ha dimostrato ancora nulla a parte un simpatico sorriso. Purtroppo per lui la tendenza al “combo” che si porta dietro è penalizzante in una squadra in cui al “2” hai già due Allen ed un House con la possibilità in caso di bisogno di “switchare” lì il capitano. In più l’arrivo di Giddens, più fisicamente dotato per far fronte ai rigori che il ruolo impone. Ecco perché Gabe sorride un po’ meno mentre cammina sul filo, e solo chi lo vede giorno per giorno può capire se stia migliorando o meno. La pre-season ci aiuterà senza dubbio, ma concordo con Angelo che Pruitt sia tra gli “indiziati di taglio”.

Su Sam: da “Sam I Am” a “Sam I Am A Celtic”. Negli “spottini” di NBA.Tv ogni tanto compare il suo canestro chiave in gara 3 della serie Houston-New York del 1994, ed uno così lo tieni in panchina, se puoi, come assicurazione. Ci rendiamo tutti conto che dal 1994 sono passati 14 anni, e che Sam non è più un rookie ma un nonnetto dalla bocca grande e dalla schiena dolorante. Eppure negli anni buoni la storia dei Celtics è zeppa di giocatori presi a bordo per chiudere il cerchio: Fred Scolari, Andy Phillip, Wayne Embry, Willie Naulls, Woody Sauldsberry solo per citare i più antichi. Cassell sa cosa sia l’NBA. Ha ancora punti nelle mani, ed in una panchina giovane può regalarti l’esperienza che serve. Facciamo un esempio: novembre inoltrato, partita che vuoi vincere ma Rondo e Ray Allen devono tirare il fiato. Chi metti in campo con House? Giddens o Tony Allen? Meglio avere anche l’opzione “play-tiratore-veterano".
commento inserito alle 12:52 del 07 ottobre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Il solito equivoco: cosa è un playmaker? (Michele)


Non vorrai mica ricominciare con la tiritera del play puro ? smilies/grin.gif smilies/grin.gif smilies/grin.gif smilies/grin.gif smilies/grin.gif

Ormai tra quelle teorie e la realtà c'è di mezzo un anello smilies/grin.gif

Con rondo gioco in casa, nonostante non fossi per nulla convinto della sua scelta al draft '06 mi bastarono poche gare per prenderlo sotto la mia "ala protettiva" (cosa inutile e fittizia se ce ne fosse una), mi ricordo che nel novembre '08 dopo una clamorosa disfatta a Cleveland dove dilapidammo 25 punti di vantaggio nell'ultimo quarto, con una gestione della palla da galleria degli orrori, pochi giorni dopo in una convincente vittoria contro Indiana, Rivers mise la squadra in mano a Rajon nel quarto periodo per gestire il vantaggio e ci riuscì alla grande. Li si capì che c'era la stoffa, che era molto più play pensante di quanto non gli riconoscano tutt'ora tanti santoni della carta stampata che all'inizio della passata stagione lo individuavano come il possibile anello debole dei Celtics. I lakers mi sa che la pensano in modo un po diverso, dopo la valanga di assist di Rondo in gara 1 e le continue scorribande di Gara 6.

Altro che anello debole, qui siamo ad un soffio dal candidato per l'allargamento deil Big Three. ovviamente tempi prematuri, ma margini di crescita immensi. In estate su un altro Forum parlando del confronto tra Rondo e Alston, mi sentii dire "ma Rondo non ha un tiro affidabile" e io gli risposi "meno male per gli avversari perchè se lo avesse Chris Paul e Deron Williams avrebbero un terzo incomodo". Se i Big Three sono il presente lui è il futuro, sarà la guida della prossima era, intanto giustamente vorrà vincere con questi qui.

Eddie e Sam vanno benissimo, Eddie potrebbe giocare molto da guardia al bisogno perchè soprattutto a zona non lo paghi più di tanto in difesa. Sam sta li a imparare il mestiere ma qualche zampata la darà. intanto chi sperava che sfasciasse lo spogliatoio dei Celtics rimane ancora a bocca asciutta.

Pruitt boh ? A me al college non dispiaceva, però in maglia biancoverde quando ha giocato per ora ha dimostrato che il play non lo sa fare per evidenti limiti di Ball Handing. Per me è il principale candidato al taglio a meno che qualcuno degli altri candidati abbia problemi fisici.
commento inserito alle 15:38 del 07 ottobre 2008

Legend ha scritto:

  ...mi ricordo che nel novembre '08 dopo una clamorosa disfatta a Cleveland (Leo)

...ormai vede anche nel futuro, questo omino qua!
Scherzi a parte, ho quella gara nella mia collezione celtica di DVD che ha doppiato quota 170 partite, me la rivedrò perchè onestamente ricordavo palle perse da fucilazione di Telfair e West, ma non una grande prestazione del Rondino. Che si è fatto vedere di più a fine stagione, quando rubò a Delonte le chiavi dal cruscotto e si mise a guidare lui.
Il confronto tra Alston e Rondo sarebbe praticabile solo se "Skip to my Lou" avesse un centesimo dell'intelligenza cestistica di Rondo ed un millesimo del suo atletismo. Peccato che...
Vorrei vederli adesso quelli che ti dicevano che Rajon non ha tiro e Rafer sì...
E vogliamo pure ricordare quando il (peraltro mitico) Dan Peterson a novembre 2007 diceva che Perkins e Rondo erano due sfigatoni? smilies/grin.gif
Tutto registrato, folks!
commento inserito alle 16:20 del 07 ottobre 2008

celticsman ha scritto:

  in questo ruolo siamo davvero coperti. bene.
commento inserito alle 17:07 del 07 ottobre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  in questo ruolo siamo davvero coperti. bene. (celticsman)

E in quale non lo siamo o lo siamo poco? Giusto il centro, ma solo perchè temiamo per le condizioni fisiche di Perk, altrimenti lui, POB e la coppia Powe/Davis possono dare almeno quantità se non qualità ad altissimi livelli (e potremmo discuterne).

Vorrei che guardassimo le nostre avversarie e i loro pregi e difetti: ma la "regia" dei lakers da chi è gestita? Fisher? Vujacic? Odom? kobe?
E siamo sicuri che il reparto regia complessivo dei Pistons sia così più forte? Chi è il cambio di un Billups che nei PO (forse per l'infortunio) ha inciso meno che in passato?

Se siamo i campioni significa che la squadra è forte, il quintetto è intatto, abbiamo perso solo due cambi, per quanto importanti.
commento inserito alle 18:01 del 07 ottobre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  X Legend :

La partita in cui Rondo si mise in mostra fu quella con Indiana del novembre '06 seguente a quella celeberrima giocata e persa a Cleveland, dove Telfair ci fece capire chi era :-) Su quella gara di Indiana Rondo non fece nulla di eccezionale, mantenne la tranquillità e fece scelte logiche e lineari, cose che spesso e volentieri bastano e avanzano in un mondo di giocolieri, che invece di respirare si passano la palla tra le gambe anche quando non serve a nulla.

E in quale non lo siamo o lo siamo poco? Giusto il centro, ma solo perchè temiamo per le condizioni fisiche di Perk, altrimenti lui, POB e la coppia Powe/Davis possono dare almeno quantità se non qualità ad altissimi livelli (e potremmo discuterne). (Michele Pulcini)


E quale sarebbe la squadra nell'NBA che è coperta in modo soddisfacente in centro ? Ormai la penuria nel ruolo è a livelli allucinanti.

commento inserito alle 18:50 del 07 ottobre 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Non entrerò nella bega del play puro, cito solo Leo:
tra quelle teorie e la realtà c'è di mezzo un anello

Gioco, partita, incontro. smilies/cool.gif

Rondo può veramente diventare una stella, ha quasi tutto, gli manca solo il tiro, ma in un anno è già migliorato parecchio e credo che possa migliorare ancora.
commento inserito alle 00:16 del 08 ottobre 2008

Giacomo ha scritto:

  Articolo perfetto. Complimenti ad Angelo !
Aggiungo solo qualche considerazione. Rondo insieme a Powe e, quest'anno, anche J.R. sono i miei preferiti. Sono stato e sono un sostenitore di Rajon fin dal primo minuto e mi aspettavo tutto l'upgrade che ha avuto perchè ho sempre avuto fiducia in lui. Come assistman deve riconfermarsi sui livelli degli ultimi play off. Trovo irritante la sua percentuale ai tiri liberi. Spero che abbia fatto i compiti durante le vacanze e si sia allenato al tiro. Sarebbe una delusione se non avesse colmato questa lacuna. Possibile che da gente come Ray, Eddie, PP ecc. non impari come la si " butta dentro" ?
Su Eddie non ho nulla da dire. Spero solo che si riconfermi sui livelli dello scorso campionato.
Gabe è fortemente a rischio di taglio o di scambio. E' l'indiziato n.1 a lasciare i Celtics, soprattutto dopo la firma di Cassell.
Quanto a Sam, per me, ha ormai, fatto il suo tempo, come giocatore. Il suo ingaggio si spiega solo se verrà ceduta o tagliata una guardia. Non ho nulla contro di lui, ma non ho mai pensato che potesse essere compartecipe dell'Ubuntu celtico: insomma, per me è un corpo estraneo alla squadra.
commento inserito alle 12:51 del 08 ottobre 2008

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