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In questa felice estate per la vittoria Celtica approfondiamo in “Around the Celtics” alcuni aspetti che riguardano la nostra franchigia preferita che siamo stati costretti a trascurare per gli eventi frenetici della stagione appena conclusa. In questo numero analizzeremo cos’è il legamento crociato anteriore, perché è importante, perché si rompe spesso e cosa bisogna fare per riprendere l’attività fisica dopo la sua rottura.
Abbiamo tutti ancora nella mente quando, due stagione fa, Tony Allen si ruppe il legamento crociato anteriore durante una partita di regular season, peraltro a gioco fermo. Allo stato attuale il giocatore non è mai stato neanche vicino alle prestazioni atletiche che ha mostrato prima dell’operazione chirurgica. Per quale motivo? Lo analizzeremo qui di seguito.
Le gambe permettono al corpo umano di muoversi in tutte le direzioni e con una dinamicità eccellente. Sono composte da quattro parti fondamentali: femore, ginocchio, tibia e piede, ma noi in questa sede analizzeremo soltanto il ginocchio, ma faremo riferimento anche al femore ed alla tibia, le due ossa più lunghe della gamba e tra le più lunghe di tutto il corpo umano.
L’importanza del ginocchio è spesso trascurata nonostante sia ben visibile grazie alla rotula, ovvero l’osso sesamoidale che protegge tutto l’interno del ginocchio in cui ci sono, tra le altre cose, quattro legamenti di fondamentale importanza per la stabilità ed il fluido movimento della gamba:
legamento crociato anteriore (LCA)
legamento crociato posteriore (LCP)
legamento collaterale laterale (o fibulare) (LCL)
legamento collaterale mediale (o tibiale) (LCM)
Mentre i due legamenti collaterali sono di minore importanza e stabilizzano il ginocchio dai movimenti laterali interni (LCM) ed esterni (LCL) della gamba, i due legamenti più importanti sono i due crociati, che permettono il movimento avanti/indietro della gamba armonizzando il movimento di tibia e perone; si definiscono così perché, guardandoli di lato, si incrociano tra di loro come una X e sono posizionati, come dice il nome, nella parte anteriore (LCA) e posteriore (LCP) del ginocchio.
Tra questi quattro legamenti, quello di gran lunga più famoso è il legamento crociato anteriore, famoso perché è quello che, più di tutti, si rompe a seguito di movimenti anomali del ginocchio. La rottura di questo legamento è spesso annunciata da un suono tipo “crack” e dà una spiacevole sensazione alla gamba, quella di vedere la tibia spostarsi in avanti rispetto al perone, infatti il crociato ha proprio la funzione di evitare questo “scassettamento”. La rottura parziale non deve mai essere considerata una fortuna, perché è facile che, col tempo, la lesione diventerà completa.
La sua rottura obbliga l’atleta ad operarsi se vuole proseguire l’attività fisica perchè anche sport come il golf, erroneamente considerati poco dispendiosi dal punto di vista fisico, necessitano di questa operazione se l’atleta desidera continuare a giocare a livello professionistico, infatti proprio recentemente il campione di golf Tiger Woods si è dovuto operare al crociato perché dopo ogni giornata di gara tornava in club house affranto dal dolore.
Fino a 20-30 anni fa non si sentiva quasi mai citare questo legamento, e quando succedeva l’atleta era quasi sempre costretto ad interrompere per sempre l’attività fisica, ora invece il ginocchio viene sollecitato molto di più rispetto al passato e questo legamento si rompe più spesso, così le strutture ospedaliere si sono attrezzate per operare i numerosi atleti vittime di questo infortunio ed attualmente il 90% degli interventi ha esito positivo, con tecniche d’intervento sempre più perfezionate.
Poiché il legamento rotto non può essere riparato, è necessario prelevare dal corpo del paziente un tendine sostitutivo ed impiantarlo al posto del legamento rotto. Si può prelevare questo tendine dal legamento che ricopre la rotula detto rotuleo (si preleva la parte centrale, detta terzo medio) oppure dai fasci laterali del quadricipite della gamba del paziente, ovvero semitendinoso e gracile (si prelevano entrambi e poi li si attorcigliano assieme, simulando la reale consistenza del crociato). Recentemente una nuova tecnica prevede il prelievo del tendine dalla regione della “zampa d’oca”.
La differenza tra i due legamenti non è elevata, ma è necessario far notare i vantaggi e gli svantaggi: il rotuleo permette, nella maggior parte dei casi, una maggiore deambulazione, ma nel contempo la ripresa dopo l’intervento è più dura specialmente nelle prime settimane perché è necessario attendere che il legamento rotuleo si ricostruisca da solo; nel caso del semitendinoso e gracile è più facile la riabilitazione dopo l’intervento, ma talvolta si sono visti casi in cui il movimento del ginocchio non è perfetto ed è possibile che la ripresa dell’attività fisica sia più lenta. Un’altra negatività del rotuleo è l’inevitabilità della presenza di una cicatrice all’altezza della rotula lunga 8-10 centimetri, per il semitendinoso invece è presente solo un piccolo buco a lato della gamba.
Prima dell’intervento la rottura deve essere confermata da uno specialista che esaminerà il ginocchio dal punto di vista dell’articolazione effettuando il Lachman test (pressione della tibia e verifica della tenuta rispetto al femore) ed il Jerk test (torsione della tibia e movimento all’indietro della gamba che potrebbe evidenziare il classico movimento “a cassetto” della tibia, tipico della mancanza del crociato anteriore) ed aiutandosi con i risultati della Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) o la risonanza magnetica anche per scongiurare eventuali lesioni ossee.
L’intervento in ospedale viene effettuato in regime di anestesia locale e viene utilizzata la tecnica dell’artroscopia, ovvero vengono effettuati in totale tre fori per far passare gli strumenti di lavoro, una sonda con telecamera per monitorare l’operazione ed un tubo per togliere i residui di legamento ed il sangue in eccesso.
Durante l’intervento il legamento verrà inserito tra la tibia ed il femore e sarà attaccato ad entrambe le ossa generalmente con viti ad interferenza, ma il progresso tecnologico ha portato ad inserire anche viti biocompatibili e biodegradabili che garantiscono una tenuta rigida per i primi mesi e quindi vanno incontro da un lento e graduale riassorbimento.
Il ricovero in genere non dura più di 3-5 giorni, ma fin dopo poche ore dall’intervento il paziente deve effettuare tutta una serie di riabilitazioni ben scadenzate se non vuole avere problemi di deambulazione per tutta la vita: questo è il prezzo da pagare per avere una gamba che, al massimo, potrà raggiungere il 70-80% delle potenzialità esistenti prima dell’intervento.
Dopo l’intervento inizia la riabilitazione vera e propria e che si può suddividere in tre parti: riabilitazione base, riabilitazione avanzata e potenziamento muscolare.
La riabilitazione base si effettua, come detto, fin dalle prime ore dopo l’intervento e consiste in movimenti semplici del ginocchio per ottenere un’estensione completa ed una flessione di 90 gradi. La ginocchiera studiata apposta va tenuta sempre, anche di notte per evitare pericolosi movimenti del ginocchio, e va tolta soltanto quando si effettuano gli esercizi.
La riabilitazione avanzata va introdotta dopo circa un mese dopo l’intervento e si tratta di esercizi più complessi ed è la naturale prosecuzione della riabilitazione base, con una flessione della gamba che dovrebbe raggiungere i 120 gradi dopo due mesi. Consta di esercizi per muovere tutti i muscoli della gamba per esempio con piccoli pesi alle caviglie, cyclette con la sola gamba operata e successivamente piccole corsette con il peso messo sulla gamba operata. È consigliabile anche il nuoto dopo 1 mese dall’intervento.
Il potenziamento muscolare va introdotto verso il quarto mese dopo l’intervento, si affianca e progressivamente sostituisce la riabilitazione avanzata. Il luogo ideale è la palestra da boby building, dove si possono trovare tutti gli esercizi per far riprendere tono a tutti i muscoli della gamba, i quali potranno tornare alla situazione precedente l’intervento entro 5-6 mesi dall’intervento.
In tutte le fasi della riabilitazione i tempi indicati s’intendono nel caso in cui l’atleta faccia gli esercizi con costanza e metodologia, in caso contrario si possono allungare perché rimane sempre valido il detto: “nel ginocchio il cinquanta per cento della riuscita sta nell’intervento ed il cinquanta per cento nella rieducazione”.
Le stampelle in genere vanno utilizzate per il primo mese e mezzo, scaduto il quale, se l’atleta avrà effettuato tutti gli esercizi con costanza, potrà abbandonarle e dopo pochi giorni potrà riprendere a guidare la macchina.
Dopo 5-6 mesi dall’intervento il potenziamento muscolare si può dire concluso ed è possibile iniziare a svolgere anche le attività fisiche più dure per il ginocchio, ma è bene far notare che è sempre necessario tenere in allenamento la gamba e sono consigliati dei richiami in palestra, infatti il processo di assimilazione del nuovo legamento nella gamba è abbastanza lungo e può raggiungere anche i 2 anni.
Una volta completato il potenziamento muscolare inizia a farsi largo un’altra questione che fino a quel momento è rimasta latente: il problema psicologico. Se il corpo è curato, così non si può dire della mente, la quale può rendere difficoltosa qualsiasi ripresa di attività fisica. Se la mente non si fida della gamba, le prestazioni saranno sicuramente più difficili e tornare ad essere come prima potrebbe essere una chimera irraggiungibile. Difficilmente la mente si può curare completamente entro un anno dall’intervento e molto dipende dalla forza mentale dell’atleta.
I tempi per riprendere il lavoro dipendono dal tipo d’impiego: un ragioniere ha bisogno di soli 7-10 giorni, un muratore necessita dai 2 ai 3 mesi.
In futuro forse sarà possibile utilizzare un legamento artificiale, ma per il momento tutte le prove effettuate non hanno ottenuto risultati soddisfacenti.
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