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The Road to 17° - Primo turno Vs Atlanta PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
martedì 23 settembre 2008
Doveva essere la serie più scontata del primo turno, un 4 a 0 senza altre possibilità, invece ne è uscita una serie surreale finita in una altrettanto surreale gara 7, dopo 3 partite giocate al garden e neppure iniziate, e tre sconfitte "nevrotiche" dei Celtics ad Atlanta.

Gara uno tra Celtics e Hawks segnava il ritorno dei Celtics ai playoff dopo tre anni, e degli Hawks addirittura dopo nove anni. Atmosfera delle grandi occasioni prima del tipoff. I Celtics partono con il giusto approccio alzando subito il livello della difesa, contro Atlanta che va subito in confusione. Per i biancoverdi già a metà primo quarto c'è la doppia cifra di vantaggio. Il secondo quarto inizia con una reazione di Atlanta che si porta a soli 2 punti di svantaggio, ma sarà la loro ultima occasione di vedere da vicino i biancoverdi, perché da qui in avanti sarà una progressione quasi costante dei padroni di casa. Intanto il "rookie" (per i playoff) Rajon Rondo inizia il suo Show contro il navigato Bibby, con una difesa incredibile (a fine gara Bibby avrà solo 5 punti con un brutto 2 su 10 dal campo ed 1 solo assist, contro un Rondo che ne segna 15 con un ottimo 6 su 9 e ben 9 assist. ) e una dinamicità in attacco che manda letteralmente in crisi l'ex play di Sacramento e Vancouver.

La ripresa inizia bene per i biancoverdi, che si portano progressivamente avanti fino a +19, poi gli Hawks si ricordano d’essere ai playoff e si danno da fare soprattutto nei rimbalzi in attacco, inoltre qualche errore dei Celtics riportano il risultato a +14 per Boston, ma più di così gli ospiti non riescono a recuperare, ma i Celtics non allungano, il segnale che Boston non è pronta per aumentare il divario lo si può vedere in un mancato alley-oop tra Ray Allen e Garnett, l’errore probabilmente è arrivato perché il lungo biancoverde era troppo vicino a canestro e non ha avuto il tempo di prendere bene il tempo per la schiacciata.

Atlanta riesce a recuperare fino a -12 a pochi minuti dal termine del quarto, ma una spettacolare stoppata di Perkins e tre canestri consecutivi di Rondo ricacciano indietro gli avversari. La guerra delle stoppate in realtà l’ha vinta Atlanta, ma è stata una battaglia molto bella, con 8 stoppate degli Hawks e 7 dei Celtics. Josh Smith è stato il miglior stoppatore con 3, ma se ne è anche prese altrettante dagli avversari.

All’inizio dell’ultimo quarto ci si aspetterebbe un ultimo tentativo di Atlanta di recuperare, ma ormai la franchigia della Georgia ha finito le energie, i Celtics aumentano progressivamente il vantaggio fino a 20 punti senza neanche tentare di aumentare l’intensità difensiva, e spesso l’inquadratura si sofferma su un allenatore ospite sconsolato. Il finale è solo una formalità per Boston, gli ultimi due che si arrendono sono Joe Johnson (19+5+7) e Al Horford (20+10), che alla fine risulteranno gli unici che potranno lasciare il campo a testa alta, il resto della squadra in trasferta non ha offerto un rendimento accettabile, Bibby compreso. Per Boston una vittoria senza dubbio convincente, il miglior modo per iniziare la caccia all'anello.

Nel dopo partita tra le tante dichiarazioni, saranno le parole di Pierce a meritare di essere ricordate: "Atlanta avrà tre giorni per cercare di capire cosa non ha funzionato e per preparare gli adeguamenti necessari, quindi aspettiamoci tutt'altro tipo di partita, dimentichiamo gara 1 e non prendiamola come punto di riferimento. Una serie può girare in un attimo se passi dalla fiducia all'eccesso di sicurezza, non dobbiamo fare questo errore. L'unica cosa di cui abbiamo bisogno è vincere quattro partite".

Purtroppo per l'evolversi della serie da gara 3 in poi la parte in neretto delle dichiarazioni del capitano sarà tremendamente vera.

Merita senza dubbio di essere ricordata anche la dichiarazione "emotiva" di Kevin Garnett riguardo al suo ingresso in campo prima della gara: "Ho dovuto rallentare mentre attraversavo il tunnel per sentire la folla, per assorbire le oscillazioni del palazzo e per essere una sola cosa con le tribune in agitazione. Ho voluto concedermi un momento solo per me stesso ed ho ringraziato Dio per avermi concesso di essere tornato a vivere certe emozioni".

Kevin Garnett nelle ore seguenti gara uno si è visto attribuire dalla lega il premio per il difensore dell'anno, e da grande uomo quale è Kevin ha voluto condividere questo premio sia con i compagni di squadra che con lo staff tecnico dei Celtics. E così a 24 ore dalla conferenza stampa di rito "in borghese", Kevin si è visto recapitare di nuovo (simbolicamente) il premio a bordo campo prima del tipoff di gara due, e per le classiche foto di rito Kevin ha convocato a se tutti i compagni di squadra con cui simbolicamente ha voluto dividere questo ambito premio, che nessun Celtics prima di Garnett era mai riuscito a vincere.

Non cambia la musica in gara due dove i Celtics continuano ad abusare di una Atlanta per ora troppo confusa e impaurita per poter pensare di impensierire i Celtics a domicilio, ma per certi versi la serie "inizia" dopo pochi minuti del primo quarto, quando Pierce viene atterrato con un fallo duro da Joe Johnson. Il capitano va negli spogliatoi e in campo il brutto gioco la fa da padrona, con tanti errori e poche giocate degne di nota, contesto nel quale comunque Boston controlla la gara, partita senz'altro più dura di gara 1.

Nel secondo quarto rientra Pierce, tranquillizzando i tifosi, ed Acie Law, play di riserva degli Hawks, diventa top scorer della propria squadra con 6 punti e con qualche giocata ben fatta, ma se il play di riserva diventa il principale terminale offensivo vuol dire che è un problema per Atlanta, visto che dovrebbero essere altri in grado di impensierire i Celtics. A 3 minuti dall’inizio del quarto i padroni di casa tornano sopra la doppia cifra di vantaggio grazie soprattutto a Sam Cassell, che però si prende un tecnico per un fallo su Smith.


Il terzo quarto non cambia le carte in tavola, Celtics sempre avanti ed Atlanta in affannoso recupero, ma la loro azione sembra poco incisiva, Josh Smith è l’unico pericoloso, ma predica nel deserto.
Intanto Kevin Garnett dà spettacolo schiacciando in alley-oop con uno eccellente movimento in avvicinamento a canestro tutto fatto in volo.

Perkins continua a dominare l’area, gioca nettamente meglio di gara-1, e per gli Hawks i problemi sono sempre di più, ma l’impressione generale è che i Celtics non stiano forzando, anche perché non ce n’è bisogno, il vantaggio rimane sempre in tranquilla doppia cifra e forzare non avrebbe senso. Nel finale di terzo quarto Al Horford tenta di dare un senso alla sua partita e dimostra che tutto quello che si dice di lui non è proprio infondato, ma non può evitare di vedere la sua squadra sprofondare a –20 punti di svantaggio.

A partita a abbondantemente decisa, per chiudere in gloria, Garnett si permette anche il lusso di segnare anche da tre punti. Si va in Georgia sul 2-0 secondo pronostico, e sono in pochi a pensare che la serie tornerà a Boston.

Boston arriva ad Atlanta con tante certezze che poi si riveleranno fragili, convinti che la serie sia solo li da prendere e l'approccio alla gara sarà pessimo, ma d'altronde i sintomi di uno "sweep" c'erano tutti, Atlanta ha visto quello che doveva essere il suo faro Mike Bibby, letteralmente cancellato dalle due gare da un incredibile Rajon Rondo.

Cosa possano inventarsi gli Hawks però è difficile prevederlo, visto che i Celtics li hanno privati quasi del tutto della loro arma primaria ossia il contropiede, portandoli nel gioco a metà campo in cui, come spiegato sopra, gli Hawks sono letteralmente affogati di fronte alla pressione della difesa biancoverde. Ma non solo, il "frizzante" Josh Smith sembra essere stato scelto come la vittima per il sacrificio umano dei Celtics. Ragazzo che tiene la cresta forse un po' troppo alta in relazione a quanto dimostrato su un campo di basket (sia chiaro rimane un giovane super promettente), nelle prime due gare di playoff si è trovato contro gente più esperta, più tosta e più cattiva di lui, che lo hanno costretto a due figurette sul campo.
 
Non bastasse questo,  all'inizio di gara due Joe Johnson, con la complicità del buon Josh Smith, ha avuto la poco felice idea di "entrare" duro sul nostro capitano, rovinato pericolosamente a terra, facendo bloccare la circolazione a tutto la nazione biancoverde per una mezz'ora abbondante. Tutto ciò non è stato preso esattamente benissimo dagli altri biancoverdi, e ad un già carico e arrabbiato Kevin Garnett, si è unito nella caccia anche James Posey, uno che se c'è da giocare duro e menare le mani, non si tira centro indietro, anzi sembra proprio nel suo territorio di caccia preferito.

E' così scaturito una sorta di inseguimento congiunto a Smith, fatto di linee di penetrazioni chiuse, piccole spinte, diverse gomitate (date ad arte e rigorosamente sfuggite a quelli in grigio) sino al "Sandwitch" in cui è stato stritolato nel quarto periodo di gara due, quando in una delle sue feroci elevazioni Smith si è visto stringere nella morsa Garnett-Posey, con il primo che lo spingeva verso il secondo, e il secondo che ha trasformato un deciso tentativo di stoppata, in una sonora randellata che dovrebbe scoraggiare il numero 5 in maglia Hawks dal ritentare ogni tipo di violenza gratuita che possa minare in ogni modo la missione biancoverde.

Da gara tre quindi ci si aspetta una facile vittoria dei Celtics, e invece Boston si presenta in campo troppo sicura di se, andando proprio a cadere nell'unico vero dubbio espresso da Pierce nei giorni precedenti. Atlanta prova a scappare nel primo quarto, Boston si rimette in carreggiata nel secondo, si va negli spogliatoi in parità, ma il terzo quarto per i Celtics è da incubo. Boston va sotto in modo pesante a rimbalzo e Atlanta con percentuali irreali da tre scava il solco poi decisivo. La gara si accende, la fisicità delle ali degli Hawks inizia ad essere un problema, Horford spadroneggia indisturbato a rimbalzo, e nel quarto periodo Boston non riuscirà a trovare il bandolo della matassa, anche perchè le percentuali dal campo saranno scadenti. Finale infuocato tra Pierce e Horford, con quest'ultimo che risponde in modo marcato ad una brutta provocazione dal capitano biancoverde. Atlanta evita lo sweep, ma nonostante tutto Boston sembra sicura di se, evitando di ascoltare dei campanelli di allarme che la gara aveva suonato in modo netto.

Ad Atlanta l'atmosfera per gara quattro è di quelle speciali, la Philips Arena è un campo di battaglia degna del Boston Garden dei tempi d'oro, tutto esaurito, rumore assordante, e sin dall'inizio "si monta l'evento" infatti il video del jumbotron mostra immagini di tutti gli upset ottava contro prima ai playoffs NBA culminati in quello dell'anno scorso di Golden State.

Le speranze degli Hawks a detta di tutti sono ridotte al lumicino, e invece contro ogni previsione gli Hawks impattano la serie e si portano sul 2 a 2 con una prova maiuscola. Black-out dei Celtics nell'ultimo quarto, quando avrebbero dovuto chiudere la partita dopo un buon terzo quarto.

Boston parte contratta nel primo quarto, iniziando subito a soffrire l'atletismo dei giovani Hawks, ma nel secondo quarto mettono la gara nei giusti binari, infatti dopo essere arrivata a -9 Boston alza il livello della difesa. La gara si fa scottante c'è un accenno di rissa di Zaza Pachulia nei confronti di Kevin Garnett, che aveva risposto con una gomitata alle continue istigazioni di Pachulia stesso. Gli arbitri se la cavano con quattro salomonici tecnici ai due giocatori coinvolti, così pure a Cassell e Johnson che hanno avuto l’infelice idea di farsi coinvolgere. La decisione della terna arbitrale è stata troppo semplicistica, risulta evidente che non volevano fare torto a nessuno perché si rendevano conto che la tensione in campo ed anche sugli spalti era troppo elevata. I Celtics cercano di ricucire lo strappo con vari tentativi, arrivano anche a ridurre lo svantaggio fino ad 1 punto, ma Atlanta riesce a mantenere la testa della gara ed all’intervallo le due squadre sono separate da soli 3 punti.

Alla ripresa del gioco cambia tutto: la spinta degli Hawks sembra esaurita e Boston prima impatta l’incontro e poi passa in vantaggio.
Il momento del sorpasso è avvenuto quando Marvin Williams (prestazione opaca la sua) sfonda su Pierce e poi lo stesso Pierce segna da tre punti sul ribaltamento di campo.
Nonostante Atlanta sia molto attiva sotto canestro avversario nella prima parte del terzo quarto (ben 3 rimbalzi in attacco in un’azione), i giocatori della Georgia giocano decisamente peggio, la trance agonistica sembra finita ed il canestro per loro si fa sempre più piccolo. I Celtics non ne approfittano subito, ma un parziale di 11 a 0 li porta anche in doppia cifra di vantaggio.

Ma il quarto periodo di gara quattro entrerà nella storia dei Celtics, ma dalla parte sbagliata. Boston dilapida in pochi minuti i dieci punti di vantaggio, sotto i colpi di un ispiratissimo Joe Johnson che segna 16 punti nel quarto decisivo, prendendosi responsabilità pesanti, e mettendo a segno canestri importanti. Si chiude una gara spigolosa con tanto agonismo, con una brutta sconfitta dei Celtics, senz'altro molto più preoccupante della sconfitta di gara 3. La serie ritorna a Boston.

Gara cinque come le altre gare giocate a Boston, non avrà storia, Boston sempre con in mano il pallino della gara, chiude con un ampio margine. Sam Cassell nel secondo quarto da lo sprint decisivo, ma tutta la gara non sbaglia praticamente nulla, bene Pierce  top scorer con 22 punti a cui aggiunge 7 rimbalzi e 6 assist, tutto il quintetto base risponde alla grande e va segnalata pure l'ottima prestazione di Leon Powe in uscita dalla panchina. Poco più di una formalità in vista del ritorno nel bunker di Atlanta per gara sei.

Gara sei non è molto diversa dalle precedenti gare di Atlanta, ma questa volta Boston parte decisa guidata da un ispirato Pierce, e chiude il primo quarto avanti di dodici punti, ma nel secondo quarto arriva puntuale la reazione di Atlanta che si rimette in partita. Nel terzo quarto Boston allunga di nuovo, con il quintetto base dei Celtics in campo la partita sembra non avere storia, ma quando inizia la rotazione soprattutto in attacco non c'è fluidità, Boston comunque a fine terzo quarto ha un buon vantaggio e la sensazione che possa gestire la gara, ma ancora una volta nel quarto finale la fanno da padroni i tanti errori al tiro e un paio di palle perse da minibasket. Pierce esce per falli, beccandosi pure un tecnico per proteste, la gara è nervosa, nel finale un canestro di Joe Johnson da il +5 ad Atlanta, ma Posey risponde.

A questo punto, dopo un errore di Johnson e 25 secondi dal termine dell’incontro, ci si aspetterebbe da Boston un tranquillo tiro da due per portarla al supplementare oppure tentare di vincerla tirando da tre sempre all’ultimo secondo per non permettere agli avversari di rispondere, ma incredibilmente Ray Allen tira dalla lunga distanza con ben 13 secondi dalla sirena, e non sembra una decisione avventata perché sette secondi prima Boston ha chiamato time-out. Analizzando con attenzione l’accaduto emerge che se Boston aveva paura di un fallo immediato poteva far tener palla a Ray Allen, visto che in stagione ha avuto il 90% al tiro libero e poi sarebbe stata Atlanta ad aver l’onere di segnare. Se invece voleva portarla a casa perché tirare con ben 13 secondi ancora a disposizione? I padroni di casa avrebbero avuto tutto il tempo di cercare di segnare.

Si va a gara sette, quella che nessuno aveva pronosticato. Ma gara sette di fatto non sarà mai in discussione, i Celtics "massacrano" Atlanta con una difesa incredibile in una partita a senso unico, in cui non sono mancati i colpi bassi, con un fallo omicida di Marvin Williams su Rondo che poteva avere conseguenze pesanti e un blocco a gomito alzato di Garnett su Pachulia. Grande prova anche di Perkins con 10 punti 10 rimbalzi e ben 5 stoppate.

È incredibile come le due squadre si trasformino nei rispettivi parquet di casa ed anche in questo caso i Celtics dominano sugli avversari, ma l’impressione nella prima metà di gara è che gli Hawks siano in balia dei padroni di casa, che hanno permesso a meno del 30% dei tiri dei Falchi nei primi 24 minuti di gioco di entrare nella propria retina. Ridicoli i soli 26 punti segnati dagli Hawks nella prima metà di gara, di cui solo 10 nella seconda frazione di gioco, complice una brutta serata al tiro, ma anche e soprattutto una difesa aggressiva dei Celtics, a cui il solo Johnson riesce ad opporre una minima resistenza.

Alla ripresa della contesa ci si aspetterebbe una reazione degli Hawks, ma segnano solo dopo 2 minuti dall’inizio del terzo quarto, ed a quel punto il vantaggio dei Celtics è già oltre i 20 punti di vantaggio. A 9 minuti e 9 secondi dalla fine del quarto un bruttissimo fallo di Marvin Williams costringe un Rondo lanciato in contropiede ad una caduta molto pericolosa. Il fallo è di tipo flagrant-2 ed automatica è l’espulsione per Williams che esce meritatamente tra i fischi. Il fallo subito da Rajon Rondo poteva creargli qualche problema, non solo fisico ma anche psicologico, invece il play biancoverde pare galvanizzato ed incrementa la velocità spiazzando la difesa avversaria, segna e fa segnare i suoi compagni di squadra portando la sua squadra a metà terzo quarto a raggiungere i 30 punti di vantaggio. Personalmente non ricordo di aver mai sentito parlare di una squadra che doppia l’avversaria nel terzo quarto, eppure è successo con il 60 a 30 di questa partita, ma non è finita perché riescono anche a superare il raddoppio un paio di minuti dopo con il punteggio che segna 66 a 32.

L’ultimo quarto è sola accademia, il PGA Tour rimane in panchina lasciando giocare le riserve, ma i Celtics offrono ancora qualche emozione con un buon movimento di svitamento di Leon Powe contro Horford, ma il vero protagonista dell’ultimo quarto è Glen Davis, per tutti Big Baby, che si scatena dopo aver giocato pochi minuti nelle sei gare precedenti mandando il visibilio il pubblico che lo ha nominato durante la stagione come suo beniamino. “Goodbye Hawks” cantato dal pubblico di casa chiude una partita che è stata per 48 minuti a senso unico. Ma non c'è tempo per gioire, mancano meno di 48 ore alla già cruciale gara uno contro i Cavaliers.

Commenti (15)add comment

Michele Pulcini ha scritto:

  La serie dei gufi e degli avvoltoi.

I primi tornavano a farsi sentire con commenti sempre pessimistici e distruttivi senza provare nemmeno a capire che le sconfitte erano figlie di un approccio psicologico e di una crescita del gruppo di fronte a un tipo di difficoltà nuova e mai provata prima insieme.
I secondi volavano alti, in attesa di una nostra eliminazione (clamorosa) per scatenarsi con le critiche che una RS quasi perfetta aveva impedito, progettando di banchettare sui cadaveri dei vari Ainge, Rivers, Garnett, Pierce ecc, additati come i colpevoli, a turno o tutti insieme, di qualche sconfitta imprevista.

Certo, la sofferenza è stata inattesa, ma loro non avevano nulla da perdere o da dimostrare, mentre tutta la pressione era su di noi e il gruppo non aveva mai provato il genere di difficoltà di una serie di PO.
A posteriori la potremmo definire una sofferenza utile per le serie successive, affrontate con un rendimento in crescita, anche grazie alle sette partite con gli Hawks.
commento inserito alle 09:31 del 23 settembre 2008

celticsman ha scritto:

  che sofferenza; ma non ho mai avuto la sensazione di perderla. mi ricordo gara 7 con il piatto di pasta davanti al computer, e la mia girl che credava fossi impazzito. Ma per i Celtics questo e molto altro. che bei ricordi. grande pezzo Leo.
commento inserito alle 13:06 del 23 settembre 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Una sofferenza indicibile, ero convintissimo che avremo chiuso velocemente con un 4 a 0, ed invece sono state 7 lunghissime partite, ma la soddisfazione alla fine è stata pure maggiore.
commento inserito alle 22:53 del 23 settembre 2008

Angelo ha scritto:

  Mamma mia...non ho seguito in diretta nemmeno una partita di quella serie (le solite scuse della sveglia che suona eccetera) esclusa gara 7, ovviamente. Ricordo le corse al PC alle 6.20 e l'immancabile smorfia di dolore per le tre sconfitte esterne consecutive...
Ricordo anche come all'inizio l'unico accoppiamento che sembrava ostico fosse Bibby-Rondo, ovvero quello che, alla fine, è stato uno dei più favorevoli. Incredibile come Horford e Smith, in casa, siano stati quasi inarrestabili. Smith che schiacciava in faccia a Perkins e Garnett, i nostri che in trasferta non attaccavano nemmeno il canestro per la sindrome "tanto me la stoppano"...mamma mia che sofferenza.

A posteriori, devo concordare con Michele: serie allucinante ma quanto mai salutare per cementare ulteriormente il gruppo attraverso la sofferenza.
commento inserito alle 23:21 del 23 settembre 2008

nordovest ha scritto:

  Vista in diretta, eccome! Meravigliosa, specialmente pensando a cosa abbiamo fatto dopo, meravigliosa perché abbiamo capito subito come si fa a uscire vivi quando le sabbie mobili sono arrivate al collo...
commento inserito alle 18:35 del 24 settembre 2008

Alberto ha scritto:

  Una brutta serie dominata dal fattore campo e caratterizzata dai tanti errori a livello mentale di alcuni giocatori e di tante decisioni sbagliatissime di coach Rivers in momenti chiave che ci sono costate du partite ad Atlanta.
Comunque poi abbiamo vinto serie e titolo, meglio così.
commento inserito alle 14:06 del 25 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Mi fai l'elenco delle "tante decisioni sbagliatissime di coach Rivers che ci sono costate due partite"?

Altrimenti potremmo tutti pensare che siano solo parole in libertà, tanto per scrivere.

Grazie.
commento inserito alle 18:35 del 25 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Personalmente faccio fatica a credere che Rivers sbagliasse solo ad Atlanta, per poi essere perfetto (vittorie di 23, 19, 25 e 34) al TD Banknorth Garden. Così come faccio fatica a credere, ad esempio, che un -15 nell’ultimo quarto di gara 4 con Garnett, Pierce, Allen e Posey in campo possa essere imputato ad un allenatore.

Effettivamente sarebbe bello vedere motivare le critiche, così come le lodi.
commento inserito alle 08:59 del 26 settembre 2008

Alberto ha scritto:

  Michele, vai a rileggerti i miei post del dopo gara e trovi le mie motivazioni, non è difficile ritrovarli.
Magari se ti rivedi le 2 partite, bastano soltanto gli ultimi quarti di ognuna, capirai.
E' sottointeso che bisogna partire da un senso di obiettività e non essere prevenuti.
commento inserito alle 09:25 del 26 settembre 2008

Alberto ha scritto:

  Stesso discorso vale per te Legend.
Purtroppo, ultimamente, sto facendo tanta fatica a scrivere sul sito per problemi di lavoro ma ritengo ugualmente opportuno rivedersi le partite perchè a distanza di 3 mesi e con un titolo in bacheca è difficile spiegare e far capire cose accadute appunto 3 mesi fa.
commento inserito alle 09:27 del 26 settembre 2008

Piero ha scritto:

  Credo si possa riassumere la serie con Atlanta come "il primo giorno di scuola media del primo della classe alle elementari": é tutto nuovo, sensazioni mai provate prima, se ti interrogano sulle materie che ti piacciono fai un figurone mentre se ti chiedono quello che hai studiato (e bene) ma che non ami fai una figuraccia e vai in confusione. In questa situazione i genitori ne possono poco in quanto è il figlio/alunno che deve vincere la pressione psicologica autoindotta ed esprimere tutto il suo potenziale.
Gufi ed avvoltoi: senz'altro! Ma attenzione perchè in realtà sono delle fenici travestite che questo così come i prossimi anni torneranno a volteggiare sui Celtics sperando si trasformino in fretta in carogne.

Un anno fa stavo organizzandomi per la trasferta romana a vedere la mia squadra del cuore per la prima volta in vita (speriamo non l'unica): che bello ripensare a quei momenti.
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commento inserito alle 09:41 del 26 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Alberto,
le partite le ho ben presenti, come dimostra il mio riferimento a gara 4. Scusa se non vado a rivedere i tuoi commenti, ritengo che chi commenta un nuovo articolo dovrebbe ripetere le argomentazioni a sostegno della sua tesi senza costringere chi lo legge a salti su link diversi, ma questa è un'opinione personale.

Negli ultimi quarti delle partite giocavano Garnett, Pierce, Allen e (spesso) Posey: sono quelli che ci hanno fatto vincere il titolo, quindi come ho già scritto fatico a vedere errori di Rivers anche perchè lo stesso atteggiamento da parte del coach nella stessa serie ci consentiva agevoli vittorie in casa.

Probabilmente Rivers non è riuscito a motivare a sufficienza i giocatori per le gare ad Atlanta ed a Cleveland, ma tre campioni che non hanno mai vinto niente non dovrebbero aver bisogno delle paroline del coach per vincere almeno una gara esterna su sei. Ed infatti con Detroit ed L.A. lo hanno fatto.

Sul discorso dell'essere prevenuti, sono fondamentalmente d'accordo. Bisogna però vedere se è prevenuto chi critica Rivers o chi lo loda. Forse entrambi, forse nessuno: ma noto qualche segnale di una tendenza del tifoso da salotto a sputtanare chi allena o chi gestisce la squadra per sentirsi un po' più competente lui. In questa trappola ne sono caduti tanti.
commento inserito alle 09:45 del 26 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Mi aggancio a Legend in merito alla prevenzione e poichè ritengo Rivers e ogni allenatore NBA superiore a me quanto a conoscenza del basket in genere e della sua squadra in particolare, credo che prima di attribuire a lui una sconfitta sia necessaria un minimo di prudenza.

Inoltre che le scelte siano state "sbagliatissime" e "tante", mi pare esagerato, pur con tutto il beneficio del "senno di poi" che posso immaginare.

Concordo con Legend che sia preferibile non rinviare tutti a tuoi post inseriti in vecchi articoli, proprio per una più agevole fruizione del tuo pensiero, altrimenti ben pochi sapranno davvero quali erano state le tue critiche a suo tempo e magari in tanti penseranno che queste critiche magari erano limitate solo a qualche episodio e non ai "tantissimi" che invece tu hai visto.

Resta la considerazione che con quella squadra Rivers ha poi vinto l'anello e che le partite casalinghe (dalla prima all'ultima) sono state molto agevoli, a riprova,quindi, che il game plan tecnico non era così sbagliato e che le colpe delle brutte prove esterne devono essere condivise, almeno, tra giocatori e allenatore (o staff tecnico in genere, anche Thibodeau era in panchina e i problemi sono stati anche difensivi).
commento inserito alle 11:07 del 26 settembre 2008

Andrea Del Vanga ha scritto:

  Errori di Rivers in quella serie non li ricordo.
Ricordo un pessimo al limite dell'irritante approccio dei nostri nelle gare in trasferta, come ricordo anche un atteggiamento di dominio assoluto in casa che piu' che consolarmi mi faceva uscire di testa, visto che presuponeva debolezze piu' psicologiche che tecniche dei nostri contro una squadra si' fisica ma tecnicamente diversi stadi inferiore a noi come Atlanta.
Da quella serie siamo cominciati a crescere di brutto e il "torpore" della regular season dominata per lungo e largo se ne e' andato.
commento inserito alle 11:34 del 26 settembre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Errori di Rivers ? ne più ne meno di quelli dei giocatori, per scrivere questi articoli mi sono rivisto la serie per intero, e ho avuto la sensazione che ogni gara fosse isolata del resto della serie, una gara 3 giocata con troppa sufficienza, una gara ben giocata per tre quarti e poi letteralmente sfuggita di mano per un Joe Johnson versione stellare, ma anche una nostra difesa irriconoscibile e una gara sei dove i nostro erano nel panico come dimostra l'assurdo finale. Un Garnett troppo nervoso che da gara 3 a gara 6 ha veramente sofferto troppo l'atletismo dei due Josh e di Horford. A posteriori una serie finita si in gara sette ma che non abbiamo rischiato minimamente di perdere visti i larghissimi vantaggi casalinghi.

Parere mio più che colpe di Rivers, ho visto una squadra che ha subito troppo l'evento a livello mentale, dopo una stagione da 66 W e una bella serei di carriere "perdenti" gli Hawks andavano azzannati con gli occhi della tigre, e invece per motivi ancora inspiegabili sembravano tutti dei coniglietti bagnati !
commento inserito alle 20:58 del 26 settembre 2008

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