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Il caldo, la "leadership" e Kevin Garnett PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
giovedì 04 settembre 2008
Il caldo estivo si sa richiede letture leggere e spensierate, ma il vero malato di NBA, meglio se tifoso Celtics non abbandona la nave e così finisce per "inciampare" nei soliti luoghi comuni che nemmeno la vittoria del titolo NBA riesce a mettere al silenzio. Si parla di Kevin Garnett e della su presunta mancata (per qualcuno) leadership.

Iniziamo da due citazioni apparse su un noto quindicinale del belpaese che si occupa di NBA :

  • KG, il gregario più forte : a vinto il titolo e sanato un'ingiustizia. La storia di Garnett da Mauldin a Chicago, dal maxicontratto alle delusioni di Minnesota. Fino a Boston ... dove in finale ha dimostrato in effetti di essere il miglior "role player" della storia. (American Super Basket n°13 - Pagina 33 - Claudio Limardi)
  • Alla prima finale in carriera poteva fare di più. Probabilmente ha confermato di essere più efficace come seconda punta che come trascinatore. Quindi deve ringraziare l'evoluzione di Pierce. Una presenza rimbalzo, ha giocato davvero bene il primo tempo di gara 1 e gara 6, in parte anche gara 4. Ha sulla coscienza una gara 5 inspiegabile. Un campione, una bella finale, ma onestamente ci aspettavamo di più. (American Super Basket n°12 - Pagina 14 - Claudio Limardi)

Riguardo alle parti in neretto : dico, ma stiamo scherzando ?????

Tutti quanti a Boston sono li a riconoscere il radicale cambio di mentalità portato da Kevin Garnett ai Celtics, primi tra tutti alcuni suoi compagni di squadra, e ancora girano "pareri" del genere ? Per carità non voglio certo mettere in discussione l'ottimo Claudio Limardi, solo che questo tipo di affermazioni non sono isolate nell'NBA, ma ovviamente a questo punto dopo il trionfo dei Celtics, fanno venire meno la credibilità di chi se le accredita.

Forse sarebbe meglio partire da una definizione di "leadership" in campo cestistico o meglio ancora in ambito NBA: ormai credo che in un mondo fatto di HighLight e Youtube, quasi tutti gli addetti ai lavoro identificano il leader in colui che si prende e segna i tiri che decidono le partite. Sbagliatissimo, se questo fosse il concetto nessun lungo della storia NBA potrebbe essere accreditato di leadership, perché almeno in tempi recenti di tiri decisivi se togliamo qualche occasionale tiro finito nelle mani di Tim Duncan o di Hakeem Olajuwon, per il resto nessun lungo si vede coinvolgere nell'ultimo gioco se decisivo (e comunque Garnett nel finale di gara 1 con i Cavs lo ha pure fatto), lo stesso Russell, lasciava i compiti ai molti Hall of Famer che lo circondavano, così come Wilt Chamberlain, per non parlare di Kareem Abdul Jabbar o lo stesso Shaq che addirittura in quei momenti era pure in panchina per evitare l'Hack to Shaq.

Se poi fosse questo il concetto il leader dei Pistons anni '80 sarebbe Vinnie Johnson e non Isaih Thomas, e lo stesso Kobe Bryant ha una percentuale nei Winning Shot molto bassa, quindi ci si rende conto che si parte da un approccio sbagliato alla cosa, magari venendo depistati dal solito Michael Jordan che incarnava il massimo della leadership e allo stesso tempo segnava tiri "epici". Ma Jordan va inquadrato per molti aspetti come una totale eccezione, e quindi non può minimamente essere preso come metro di paragone.

Fatta questa doverosa premessa, occorre quindi capire meglio in cosa viene messa in risalto la presunta "leadership" di un giocatore. In verità il concetto è molto semplice, come spiegato in 11 punti su Wikipedia :

  1. Leadership come focus della dinamica di gruppo, il leader viene visto da alcuni autori come protagonista, punto di polarizzazione, centro focale di gruppo. La tendenza che si riscontra in queste prospettive di studio è di considerare il concetto di leadership strettamente legato a quello di struttura e dinamica di gruppo;
  2. Leadership come personalità e suoi effetti: questa definizione fa parte della teoria dei tratti secondo la quale si devono ricercare le caratteristiche che rendono alcune persone più capaci di altre nell'esercitare la leadership. Gli studiosi ricercano una definizione che descriva più le caratteristiche che il leader deve possedere per essere tale, piuttosto che una spiegazione del termine leadership;
  3. Leadership come l'arte di indurre il consenso. La leadership è definita come l'abilità di manipolare le persone così da ottenerne il meglio con i minimi contrasti e la massima cooperazione attraverso il contatto face-to-face tra leader e subordinati; viene quindi vista come un esercizio di influenza unidirezionale, il gruppo e i suoi membri vengono messi in secondo piano e considerati soggetti passivi;
  4. Leadership come esercizio dell'influenza, l'utilizzo del concetto di influenza segna un passo decisivo nell'astrazione del concetto di leadership; gran parte degli studiosi che operarono negli anni '50 utilizzarono definizioni affini. Il concetto di influenza implica una relazione reciproca tra individui, non necessariamente caratterizzata da dominio, controllo o induzione del consenso da parte del leader;
  5. Leadership come comportamento, questa definizione, caratteristica dell'Organizational Behavior, emerse nello stesso periodo della precedente; I ricercatori cercarono di spiegare quali fossero gli atti e i comportamenti caratteristici dell'esercizio della leadership, quelli propri di un individuo orientato alle attività di gruppo;
  6. Leadership come forma di persuasione: è un tipo di definizione che cerca di rimuovere ogni implicazione alla coercizione, focalizzando invece l'attenzione alla relazione con i seguaci. Più recentemente la strategia persuasiva è stata indicata come una delle modalità di leadership;
  7. Leadership come relazione di potere: per spiegare questo tipo di affermazione, gran parte degli studiosi che l'hanno adottata hanno utilizzato due soggetti di riferimento, A e B, simulando tra loro relazioni di potere; se A induce B ad attuare dei comportamenti per raggiungere un comune obiettivo, allora A ha esercitato leadership su B;
  8. Leadership come strumento per raggiungere l'obiettivo: quest'idea è comune a molti studiosi che l'hanno inclusa nelle proprie definizioni, ma alcuni più di altri hanno centrato la loro sul raggiungimento dell'obiettivo; Questi studiosi considerano la leadership come forza principale per stimolare, motivare e coordinare coloro che si muovono per raggiungere un obiettivo comune;
  9. Leadership come fattore emergente dell'interazione: ciò che differenzia questa affermazione dalle precedenti è il nesso di causalità; in questa si nota che la leadership viene considerata un effetto dell'azione del gruppo e non più un suo elemento formante. La sua importanza sta nell'aver messo in evidenza che la leadership emerge dal processo di interazione tra individui e non avrebbe ragione di esistere senza di esso;
  10. Leadership come ruolo di differenziazione: fa parte della teoria dei ruoli secondo la quale ogni individuo interagendo con altre persone o con un gruppo gioca un ruolo, solitamente diverso, dagli altri individui. Diversi autori utilizzano definizioni che vedono nella leadership un attributo che differenzia i membri all'interno di un gruppo;
  11. Leadership come l'iniziazione di una struttura, con questa affermazione si vuole intendere che la funzione di leadership è indispensabile per l'avvio di una struttura e per il suo mantenimento 

Questi 11 punti sono chiaramente generici e non riferiti all'ambiente cestistico, quindi ci sono alcune sfumature che esulano dai concetti di uno sport di squadra, ma provando a farne un breve riassunto si può facilmente tracciare il profilo di un leader all'interno di uno spogliatoio :

Il leader e colui che si eleva a punto di polarizzazione, centro focale di gruppo, che con la sua personalità, e la dedizione profusa, si pone come esempio di comportamento e ottiene il massimo rispetto dal gruppo ottenendo il massimo consenso dal gruppo stesso, influenzando positivamente il gruppo stesso, e spingendolo a dare il massimo per raggiungere l'obbiettivo prefissato.

Torniamo a Kevin Garnett, risponde alle specifiche sopra elencate ? Assolutamente si, quindi la teoria di Limardi (o chi per lui) o è completamente errata o parte da presupposti sbagliati. Fatto sta che da soliti Italiani (mi riferisco al sottoscritto) non possiamo che mettere in risalto che ancora una volta quando si parla di Celtics si tende a "sminuire la cosa", e visto che Ainge per quello che ha fatto dal giugno 2007 al giugno 2008 non è più attaccabile, si sposta altrove l'obbiettivo.

Tutta da rivedere anche l'affermazione sul numero 12 di ASB quando si legge "Quindi deve ringraziare l'evoluzione di Pierce .....", anche qui affermazione che non sta ne in cielo ne in terra, perché Paul Pierce nonostante la sparata estiva "sono il migliore del mondo" (a mio modo di vedere più ironica che altro), è stato il primo già dalle interviste del dopo gara 6 con i Lakers a ringraziare Kevin Garnett per il radicale cambio di mentalità che aveva portato ai Celtics.

Allora se Kevin Garnett "deve" ringraziare Pierce, ma poi è Pierce che ringrazia Garnett, esce clamorosamente allo scoperto la più semplice verità di sempre, ossia che il basket è uno sport di squadra, una sorta di meccanismo, in cui la semplice rottura di un ingranaggio piccolo o grande che sia, porta al bloccaggio del meccanismo stesso.

Ma ancora una volta si identifica il grande attaccante come il leader. Pierce ha giocato una finale irreale, giocando su un ginocchio solo, prendendosi molte responsabilità in attacco e difendendo molto bene su Kobe Bryant al bisogno. Ma Pierce era questo anche 6-7 anni fa, perché come attaccante già nei playoff del 2002 e 2003 aveva fatto cose incredibili, e come difensore al di la dei pareri del duo di Sky che celebrando la sua difesa nella finale lo definirono come un "modesto difensore" per quanto aveva fatto vedere fino ad allora, è sempre stato su ottimi livelli, magari basta chiedere pareri in merito ai Pacers del 2003 (Artest e Al Harrongton), oppure ad Iverson e i suoi compagni nel 2002, ne esce che Pierce è sempre stato un ottimo difensore.

E' poi chiaro che Pierce la qualità dei tiri che ha nel contesto attuale, non ce l'aveva in passato quando era l'obbiettivo primario di tutte le difese, con raddoppi che arrivavano da tutte la parti, mentre ad oggi la presenza di Ray Allen e Kevin Garnett, gli consente di avere tiri con meno pressione difensiva addosso. Quindi se vogliamo celebrare Pierce è sacrosanto farlo, ma è totalmente privo di senso usarlo come arma per criticare chiunque altro all'interno dei Celtics.

C'è da fare anche una piccola puntualizzazione sulla citazione di Limardi su gara5 di finale, gara giocata da Garnett sicuramente sottotono, ma non va dimenticato che gli sono stato fischiati un secondo e un terzo fallo totalmente inesistenti (ci permettiamo di parlare di arbitri, se lo fa Phil Jackson lo possiamo fare noi, di sicuro non mettiamo nessuna pressione agli arbitri stessi, a differenza di quanto fatto da Jackson dopo una gara uno di finale persa in modo ancora più netto di quanto dicesse il risultato finale). Per uno come lui che difende di grinta e aggressività e che trae energia proprio da questa difesa, una cosa del genere vuol dire toglierlo dalla partita, sarebbe un pò come se ragionando per assurdo a LeBron James venisse impedito di penetrare in area. Restano due tiri liberi sanguinosi sbagliati nel finale che insieme alle due perse di Pierce ci hanno fatto perdere quella gara, ma se prima si prendeva Pierce come esempio positivo, non va dimenticato inoltre che anche lui nella sua decennale carriera ha sulla coscienza dei liberi dal peso specifico infinito.

Non andrebbe poi mai dimenticato che il basket si gioca su due lati del campo, e forse al di la della spettacolarità dell'attacco, il lato difensivo ha persino più peso specifico, quindi se ad esempio dobbiamo celebrare la vittoria decisiva di gara 4 a Los Angeles, è giustissimo esaltare i due canestri in penetrazione di Ray allen, ma sullo stesso piano vanno messe 3-4 giocate difensive di Garnett nei minuti finali, tra cui un incredibile rimbalzo difensivo strappato di forza a tutti i lunghi dei Lakers che gli stavano intorno.

In verità poi il discorso sarebbe ancora più ampio, ossia se la leadership di Garnett è lampante, è altresì vero che all'interno dello spogliatoio ci sono altre personalità forti che hanno contribuito in modo ugualmente importante all'arrivo del titolo, mi riferisco a gran parte dello staff tecnico e a Paul Pierce e Ray Allen che pur non essendo persone che riescono a prendersi sulle spalle il gruppo a livello umano ed emotivo, hanno credito e stima a sufficienza, oltre che ad aver avuto l'intelligenza di condividere oneri e responsabilità con altri senza gelosie, fattore che in tante occasioni nella storia dell'NBA ha portato a cocenti scottature squadre che avevano messo insieme più di un gran giocatore.

Insomma iniziare a veder il basket come uno sport di squadra e non come una semplice collezione di figurine, porterebbe ad avere una analisi più vicina alla realtà, e che si espone meno ad errori grossolani.

Ma si sa, la vittoria dei Celtics ha scardinato una marea di pronostici e opinioni preconcette difese ad oltranza spesso anche davanti all'evidenza, tanto da lasciare un gusto amaro in bocca a molta gente (per ulteriori approfondimenti in merito vi consiglio l'ultima chicca di Peter May sul suo Blog che tiene su Hoopshype.com e tra i commenti noterete pure qualche faccia nota da queste parti), tutta gente che comunque dal 17 giugno si può consolare con un ottimo "Sformato in salsa verde", piatto che nell'estate 2008 è andato per la maggiore.

Commenti (31)add comment

Legend ha scritto:

  Mamma mia, Leo, il povero Limardi ti ha fatto davvero arrabbiare! Però hai ragione, accidenti. La confusione del redattore di ASB è tra la figura di "quello che tira" e la figura di "quello che è il leader": si badi bene, è un errore un po' marchiano, perchè dimostra o una conoscenza superficiale del basket o la volontà di scrivere un articolo tanto per scrivere, così.

Se così non fosse, dovremmo mettere in discussione le doti di leader di William Felton Russell solo perchè in attacco lasciava tirare Sam Jones nei momenti decisivi, o quelle di Dave Cowens perchè i palloni che scottavano li gestiva John Havlicek. Come fai giustamente notare, che dire allora del decisivo canestro di Ray Allen sulla linea di fondo in gara 4, o del suo uno contro uno con Vujacic? O del 7 su 9 in gara 6? Che il leader era lui e non Pierce? Eppure molti hanno considerato chiusa la Finale 2008 sull'incredibile canestro in controtempo di Kevin Garnett....

Se tra Pierce e Garnett c'è uno che deve ringraziare, quello e The Truth. Due anni fa stava per venire ceduto dopo aver fatto di tutto per farsi odiare da Rivers. Alla fine Rivers lo ha reso un giocatore completo togliendogli dalla testa i grilli Walkeriani, e gli ha fatto capire che la strada verso il successo cominciava dentro il suo petto, e non dalla punta del suo indice.

Ma senza l'energia di Garnett, senza la tranquillità che ha infuso a tutti quelli che si trovavano a marcare i vari Joe Johnson, LeBron, Kobe la consapevolezza di avere il numero 5 sotto canestro, non nascondiamoci dietro ad un dito, il titolo sarebbe andato altrove. Ma forse il "KG" gregario vende, chi lo sa?
commento inserito alle 00:39 del 04 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  Undici punti undici stelline, 11 modi per descrivere un capo, un Leader. Io personalmente al dodicesimo rituale alla voce Leadership introdurrei Kevin Garnett, tanto per tagliare la testa al toro.
E Leader lo e' per davvero, anche se questa figura all'interno risulta difficile da descrivere ed assume molteplici aspetti ma, senza di lui i nostri amati Celtics avrebbero buttato un occhio ai Playoff ed uno alla Lottery. Il sottoscritto possiede tante di quelle copie di Asb, che se potessi venderle mi pagherei il mutuo della casa..riviste in ogni dove, dentro e fuori i cassetti, sulle mensole, addirittura qualcuna dispersa sotto il letto con la copertina di Garnett che sbatte il pugno destro al petto, ed il titolo che canta e suona obiettivo 17!
Anche se da un pezzo non sono cliente fisso nelle edicole paesane, vorrei rispondere agli ultimi articoli di Limardi, con alcuni dei SUOI brani , ad esempio lo Sweet Seventeen riportato su Asb n°25 pag 16!
Si parla di una Boston dominante gia' nel mese di Dicembre, ma che deve stare al passo delle altre grandi della citta', inteso come sport.
Dunque..
Cit:Kevin Garnett ha un rituale infinito prima di cominciare qualsiasi partita. Va al tavolo della Tv, si cosparge le mani di gesso e, come faceva M.Jordan, ricopre di bianco Tom Heinsohn. Quindi si dirige verso un'estremita' del Garden, urla qualcosa e chiede l'applauso alla folla. Non c'e' neanche un attimo di esitazione, Garnett ordina, la folla esegue.

Beh, se non e' Leader questo, allora mi sfugge qualcosa, visto che l'ha accennato timidamente anche lui..

Ed Ancora..
Cit: Ma la sensazione e' che conti molto l'atteggiamento e l'attitudine contagiosa di Kevin che peraltro coprendo a rimbalzo come solo Howard e Camby sanno fare elimina i secondi tiri avversari e rappresenta comunque un difensore lungo, atletico e agonisticamente contagioso. PIU' CHE THIBODEAU, INSOMMA, CONTA GARNETT.I CELTICS ARRIVANO FIN DOVE LI PORTA KG.

E' noi tutti sappiamo quanto sia stata fondamentale la difesa e la voglia matta di Kevin di applicarla.
Non so quali siano le sensazioni o i parametri adottati per scrivere un articolo, se si segue una corrente filo arlecchina fatta e strafatta di simpatie, oppure seguendo uno scopo ben preciso, quello di pizzicare le chiappe con qualcosa che nemmeno la si pensa realmente.
Sta di fatto che se bussi a quest'ora della notte nelle case di questi espertoni-criticoni smilies/wink.gif e gli domandi chi sia stato il Leader dei Celtics, ti risponderanno..i Celtics stessi. Ma se proprio devo scegliere allora, vado con Garnett!
commento inserito alle 02:38 del 04 settembre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  A me Limardi non dispiace, ho anche qualche suo libro, ha un grande pregio ossia scrive benissimo, con un linguaggio gradevole, che invoglia anche chi l'NBA la segue poco ad interessarsi, di contro però per l'appassionatissimo spesso scrive cose scontate, non ti racconta mai nulla di nuovo.

Proprio per questo la sua valutazione su KG "stona di brutto" su Garnett si possono scrivere mille cose, ma non si può certo tirare fuori una cosa del genere, perchè diventa fuorviante, e magari ai più cattivi può sembrare pure "faziosa" cosa che comunque non credo volesse.

E' anche vero e questo lo dico in prima persona che certe valutazioni date a caldo sul titolo vinto a giugno, magari oggi dopo averti rivisto le partite con calma senza enfasi, vanno riviste, si colgono meglio dettagli e particolari, che al momento possono essere insignificanti e che invece hanno un peso specifico enorme.

invece sull'articolo di peter My che cito a fine articoli, li veramente siamo al faziosismo di una persona che dopo aver criticato Ainge per "partito preso" dal suo primo giorno in cui è stato nominato GM dei Celtics, ha dovuto ingoiare un rospo enorme, avendoci perso in questa battaglia personale tutta la credibilità, e non sapendo più dove arrampicarsi pur di perorare la sua causa anche di fronte ad un anello vinto, si mette a scavare sul passato extracestistico di Giddens, che è un giovane che non si sa neppure se andrà a roster con i Celtics oppure verrà spedito in NBDL.
commento inserito alle 10:38 del 04 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Leo, sul fatto che Claudio Limardi sia uno dei pochi che scrive bene “chez-ASB” siamo perfettamente d’accordo. Ormai quella che era la rivista “costola” del Superbasket creato dal “dio del basket italiano” Aldo Giordani è diventata una sorta di pubblicazione-videogame, ed appunto tra quello che vi si legge ed il basket “vero” passa la stessa differenza che c’è tra una partita NBA ed una partita di NBA Live 2008 della Electronic Arts. Ma proprio perché viene da Limardi questa interpretazione del ruolo di Garnett mi sembra fuori personaggio. E’ chiaro che il clichè del campione che si mette a fare il gregario pur di vincere è un “topic” della storiografia sportiva, ma in questo caso mi sembra totalmente fuori dalla realtà. Una volta chiesero a Bird cosa facesse nelle serate in cui il tiro non gli entrava, e lui rispose “Mi concentro sugli altri aspetti del gioco, difesa, passaggi, rimbalzi, e tiro un po’ di meno”. Se hai Pierce in squadra, o Sam Jones, o “Hondo” Havlicek che la buttano dentro, che senso ha non sfruttarli al massimo? Più che “accettazione del ruolo di gregario” nell’atteggiamento di Garnett vedo una “espressione del gioco di squadra”. Ubuntu, Celtics Pride, “what’s written on the chest is more important of what’s written on the back”, chiamiamolo come vogliamo, ma per me è basket. Però se vogliamo giocare a NBA Live, ok, allora Garnett è un gregario.

Sul signore che citi in seconda battuta io, te e Michele abbiamo speso fiumi di pixel. Anni fa stravedevo per lui, ed il fatto che comunque abbia collocato i due suoi libri ai primi posti della personale classifica di “Biblioceltics” dimostra che la delusione per quanto scrive adesso non condiziona il mio giudizio sul passato. Però, santiddio, se la smettesse di “inventare” notizie quando non ne ha…. Per anni ha criticato Ainge per la ricostruzione tramite i giovani. Poi ha scritto che Green era una scelta anche da “top three”, e tre giorni dopo ha criticato il GM per averlo scelto alla 18. Poi ha scritto che Ainge poteva aspettare a firmare il rinnovo di Pierce, dimostrando di non conoscere il cap perché se i Celtics avessero aspettato, P Square sarebbe arrivato alla “player option” e Boston avrebbe rischiato di perderlo senza avere nulla in cambio. Poi ha scritto che con la trade di Ray Allen Ainge smentiva il suo “piano” (e subito un codazzo di tifosi ne ha bevuto le parole, anche su ICP). Poi ha aggiunto che tre assi ma nient’altro non facevano dei Celtics una squadra da titolo.

Ogni volta è stato smentito. Dopo aver visto il general manager dei Celtics istituire il codice comportamentale e scegliere cittadini modello come Gomes, Powe, Perkins, West, Hunter, Banks, Reed, Davis, Pruitt e Rondo (solo Orien Greene e Tony Allen tra le scelte hanno avuto problemi con la giustizia, ben sotto la “media nazionale”) mi domando da dove Peter riesca ad astrarre il concetto che Ainge dal punto di vista del comportamento dei giocatori “viva pericolosamente”. Anche perché poi, dopo aver detto che è grazie a McHale che Ainge risolve i suoi errori (ma aveva criticato la trade di Ricky Davis e Blount a Minny), chiude con un incredibile complimento: “Dove gli altri vedono un problema potenziale, Ainge vede solo il potenziale, e la storia ha dimostrato che spesso ha ragione”.

E’ incredibile, Peter May. Riesce a criticare Ainge anche quando lo elogia. Ma del resto, anche lui è una delle mille anime (alcune sono pure qui su ICP) che dopo averlo fatto a tranci per anni nella scorsa stagione sportiva hanno subito un durissimo colpo all’autostima quando Danny ha costruito una squadra vincente…
commento inserito alle 12:46 del 04 settembre 2008

Angelo ha scritto:

  Premettendo che, dall'alto del titolo appena conquistato, potremmo rivolgere a chi continua a sminuitlo in maniera più o meno palese, il più garbato dei "Me ne fotto", mi sembra comunque simpatica questa continua caccia al "cerco in ogni modo un motivo per rovinare la festa ai celtics". Prima il roster inadeguato, poi il calendario facile, poi il "tanto non reggerete fino alla fine", poi, ancora, il comicissimo "va bene, avete vinto, ma l'anno prossimo scoppierete" (rimane la mia preferita).
Sui singoli, tra Ray Allen finito, Pierce coniglio e perdente, Rivers incompetente e chi più ne ha più ne metta, trova degna cittadinanza anche il "Garnett role player e nulla più". Se la lingua italiana non è un'opinione, e credo che i dizionari di inglese non si discostino più di tanto, i significati letterali di "leader" sono quelli riportati da Leo nell'articolo. Se poi qualcuno, per qualunque motivo, decide che leader significa "colui che prende l'ultimo tiro", si accomodi, il mondo è bello perchè è vario. Vorrà dire che ci sveneremo per Kapono, che da quel punto di vista potrebbe certamente dare qualche soddisfazione.

PS: May non fa più testo, ormai...io non giudicherei neppure più i suoi articoli, sarebbe come cercare di convincere una testata di estrema destra a giudicare benevolmente la politica interna cubana.
commento inserito alle 13:26 del 04 settembre 2008

Piero ha scritto:

  Personalmente non leggo ASB ed il sig. Limardi mi è sconosciuto.
Peter May lo conosco per quanto ha scritto e continua a scrivere sui Celtics.
Entrambi sono giornalisti ed il loro mestiere è "scrivere per farsi leggere".
Nell'ottocento i giornalisti scrivevano e basta in quanto ci pensavano gli strilloni a fare opera di protomarketing convincendo i passanti ad acquistare i giornali. Ormai da tempo e sempre di più in questi ultimi 10 anni il giornalismo si è trasformato ed è il giornalista stesso - sia egli televisivo, della carta stampata o, addirittura, della rete - a dover promuovere il proprio prodotto per creare anche una forma di contrasto passivo coi propri lettori. E questo a che fine?
Vendere i giornali! Ecco allora che il calciomercato diventa più importante dell'aumento del prezzo del petrolio e che questo, a sua volta, è più importante della sicurezza dei cittadini. Ho visto mio suocero quest'anno al mare andare a vedere tutti i giorni la quotazione del dollaro: credo che in vita sua non abbia posseduto neanche un nichelino e che non sappia la differenza tra i dollari USA, quelli Canadesi e quelli di Hong Kong.
Ma che lavaggio del cervello ci fanno i media!!!
In ogni caso KG è il leader per i Celtics (a casa sua chi comanda non lo so) e nessuno può convincermi del contrario.
Complimenti ai sigg. Limardi e May per la loro capacità di attrarre l'attenzione del lettore ed al buon Leo che ha scritto un milione di caratteri per spiegare come le due affermazioni di un giornalista di una modesta rivista italiana siano delle stupidaggini.
commento inserito alle 13:43 del 04 settembre 2008

giusegandi ha scritto:

  Scusate, ma a me sembra semplice, negli articoli in questione si dice: KG gara 5 modesta = i C's perdono, gara 1 e 6 KG gioca da par suo = i C's vincono. Punto.
Io non sono daccordo nel valutare così l'impatto di un super come KG ma, comunque se lo dicono loro.....
Forza C's!!
commento inserito alle 14:10 del 04 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Lo sfogo di Leonardo è comprensibile, anche se causato dell'incauto acquisto estivo di una rivista riservata ai teenager o a quanti seguono in modo superficiale le vicende del basket e non a quanti, come noi, seguono in modo molto approfondito l'NBA e i Celtics.

Ciò premesso, è probabile che Limardi sia rimasto a una vecchia idea su Garnett, quella che nei suoi anni in Minnesota non lo ha visto incidere nei PO fino a un anello o a una finale NBA.
Numeri ottimi, svariate volte migliore rimbalzista della lega, ma mai un vincente e spesso, anche, fuori al primo turno di PO.

Ma, come giustamente rilevato, si tratta di uno sport di squadra, nel quale i compagni sono fondamentali e la compagnia di Pierce e Allen è stata necessaria per completare le doti di KG e utilizzare al meglio la sua leadership.
Vogliamo fare un sondaggio tra le altre 29 franchigie chiedendo quale tra i nostri giocatori vorrebbero o preferirebbero levarci? Dubito che la maggiornaza risponda con nomi diversi da Garnett e lo scrivo come grandissimo estimatore di Pierce (scrivo da un paio di anni i suoi profili pre e post stagionali) e di Allen.

Trovo ovvio che senza di loro Garnett non avrebbe vinto l'anello, come del resto Duncan senza Ginobili o Parker oppure Shaq senza Wade o kobe, siamo in una lega di stelle e se ne hai più di una in squadra puoi puntare all'anello (il tentativo di Houston con Artest è stato fatto in questa ottica), ma LBJ dimostra che puoi essere leader quanto vuoi, da solo non vinci.

Il concetto di role player, poi, è quasi umoristico e forse in questo senso dev'essere letto l'articolo che Leonardo, ancora preso dai fumi della triplice vittoria stagionale, ha invece interpretato seriamente: può essere un role player chi solo quattro anni fa è stato l'MVP? oppure devo considerare un role player anche Nowitsky (MVP del 2007), capace solo di fare canestro da fuori?

Non ci siamo, forse solo parole in libertà e sarebbe interessante coinvolgere anche Limardi in questa discussione, per avere anche l'altra campana: qualcuno vuole provare a invitarlo con noi?
commento inserito alle 14:19 del 04 settembre 2008

ShamrockSam ha scritto:

  mamma mia, che cose dobbiamo leggere...Leo, era meglio non pubblicare 'sta roba...Scherzo, ovviamente, e sono d'accordo praticamente con tutti i pareri espressi precedentemente da voi, hanno tutti un filo comune: Limardi ha detto un paio di cazz...grossolane. Io personalmente non lo conosco pero' mi fido del vostro giudizio. Senza versare altra benzina sul fuoco dico solo: cerchiamo di non farci rovinare la festa veramente perche' sembra che ci sia ancora qualcuno che ci stia provando...e non sanno piu' cosa inventarsi per in qualche modo "screditarci". O semplicemente stanno cercando di seminare zizzania per la prossima stagione anche se, fortunatamente, dubito che l'articolo di Limardi possa arrivare a Boston... smilies/smiley.gif ed inoltre credo che qualsiasi serio giornalista o nba analyst possa anche solo pensare che i Celtics avrebbero vinto il titolo senza KG.
In ultima istanza secondo me la bellezza e la grandezza dell'attuale sistema Celtics (peraltro paragonabile agli assetti ed equilibri di altre grandi squadre Celtics del passato, basti pensare ai Celtics degli originali Big 3 tanto per citare gli ultimi o meglio penultimi a vincere un titolo nba) e' che e', lo si chiami Pride o lo si chiami Ubuntu, e' sempre basato su un solidissimo concetto di squadra in cui gli autentici leaders sono vari, in relazione al momento ed alla situazione. Ovviamente KG e' un leader della madonna, ha creduto ed inculcato, trascinato, esaltato il resto della squadra al puro concetto di DIFESA, quella chi ci ha permesso di tornare al titolo, punto e stop. PP e' leader per altre cose, per prendersi i tiri decisivi, per essere il giocatore franchigia per antonomasia etc. Ray e' un leader piu' silenzioso pero' e' un esempio per tutti.
Questi Celtics sono enormi, ragazzi, forse ancora non ci rendiamo esattamente conto di cio' che si e' ottenuto quest'anno, alla prima stagione di una squadra completamente riassemblata durante l'estate scorsa...in pochi avrebbero scommesso su di noi. Ma soprattutto pochi avrebbero creduto che la FAME del Big Three, della dirigenza, della citta' e dei tifosi sarebbe stata tradotta in campo e nello spogliatoio in un modo cosi' vincente, professionale, serio e responsabile come hanno dimostrato d'essere questi ragazzi, e KG in primis.
Scusate lo "stream of consciousness", alla fine mi sono scaldato pure io ed ho "esternato"...SEMPRE E SOLO FORZA CELTICS!!!
commento inserito alle 15:07 del 04 settembre 2008

Hondo ha scritto:

  Un mio amico lavora da un po' di mesi in redazione con Limardi, se vi interessa posso provare a battere la pista...
commento inserito alle 15:15 del 04 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Hondo, per me sarebbe interessante una replica di Limardi, ma rimetto la decisione alla direzione del sito.

Il commento di Sam mi ricorda quanto avevo letto nel corso dell'estate 2007, subito dopo l'arrivo dei nostri nuovi amici: Garnett era visto come un leader vocale, Ray come un leader per l'esempio (la sua quasi maniacale preparazione pre partita negli anni è stata adottata da molti compagni di squadra), mentre Pierce era il leader dal punto di vista del coinvolgere tutti i compagni, vecchi e nuovi, organizzando cene e creando il gruppo.

Aggiungo l'importanza del lavoro dello staff tecnico che è riuscito a cementare questo clima con trovate come l'Ubuntu, ma anche senza privilegiare nessuno dei tre leader, anzi impostando la stagione sulla difesa, concetto molto più di squadra che individuale.
commento inserito alle 15:24 del 04 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Complimenti ai sigg. Limardi e May per la loro capacità di attrarre l'attenzione del lettore ed al buon Leo che ha scritto un milione di caratteri per spiegare come le due affermazioni di un giornalista di una modesta rivista italiana siano delle stupidaggini. (Piero)

Piero, può anche darsi che Leo abbia un po’ calcato la mano, ma da grafomane convinto lo capisco. Perché chi da tempo scrive per passione e non si arroga virtù superiori di conoscenza della pratica cestistica, alla lunga trova molto ma molto fastidioso sopportare errori, negligenze o semplici leggerezze di chi invece scrive a pagamento.
Come ho fatto personalmente presente al sempre ironico e disponibile Federico Buffa, è giusto che chi per anni ha contribuito a “montare” i tifosi contro Ainge debba in qualche modo “pagare” in termini di credibilità per il disservizio offerto.
Credo che lo sforzo di Leo sia riconducibile alla stessa delusione che io ho provato per May, perché il senese ha sempre parlato in termini positivi di Limardi, e vedere che anche l’ultimo baluardo verso un’informazione decente du ASB cade vittima di marchiane “misconception” deve aver fatto uscire il “barbaresco” che si nasconde in lui. Se i punti contassero più degli anelli, allora sarebbe Kevin Garnett (22.800 punti ed 1 anello in carriera) ad essere considerato il giocatore più vincente di sempre, e non Bill Russell (17.100 punti ed 11 anelli).

P.S. MENZIONE ONOREVOLE per Michele ed il suo "incauto acquisto estivo di una rivista riservata ai teenager".
commento inserito alle 15:28 del 04 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Grazie.

Da tempo suggerisco, invece, la lettura di Dream Team, un mensile che ricorda i vecchi "Giganti del Basket" del mio innamoramento per il basket.
commento inserito alle 15:32 del 04 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  Quoto tutti gli interventi, ma proprio tutti.
Volendo un attimino sdrammatizzare la discussione, aggiungerei che sia in Rs, che in gara 1-2 e 6 delle finali, non sia stato Garnett l'artefice del successo, ne tanto meno Pierce, Allen, o chichessia. Noi tutti dobbiamo inchinarci alle mirabolanti performance di Gino Time e la sua Band che si esibiva sul Jumbotron..
Pultroppo, sia in gara 4 che 5, sempre nella famosa finale contro i cattivissimi Lakers, abbiamo perso perche' mancava il nostro Leader spirituale, e' nessuno dico nessuno, da Garnett ad Allen e' stato impossessato da quello spirito ballerino.. Quante squadre attualmente posseggono un Leader del genere? Nessuna! Beh, noi Celtici quest'anno siamo stati capaci anche di questo.. smilies/grin.gif
commento inserito alle 16:00 del 04 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  Scusate volevo dire Gara 3 e 5, sempre la' siamo.. smilies/cheesy.gif
commento inserito alle 16:08 del 04 settembre 2008

Stefano Papa ha scritto:

  Il leader KG dominerà anche i prossimi playoff, diventarà ancora più forte!!
commento inserito alle 16:28 del 04 settembre 2008

thetruth73 ha scritto:

  cari amici celtici .... aspettavo proprio questo articolo ..... ho letto a suo tempo queste cose su KG e mi è venuto da ridere ..... il capitano è stato maestoso e Ray degno compagno nelle finals .... ma la mentalità del team è cambiata con l'arrivo dell'airone di Chicago ..... lui ha dato quell'energia e mentalità che c'ha fatto vincere .... checcè ne dica il giornalista di asb ..... role player a KG ... ancora non ci posso credere ..... ah ah
commento inserito alle 16:38 del 04 settembre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Piero, può anche darsi che Leo abbia un po’ calcato la mano, ma da grafomane convinto lo capisco. (Legend)


leonardo non ha scritto questo sfogo da incazzato perchè è un grafomane convinto, ma bensì perchè è un tifoso Celtics che si è rotto i suddetti a sentir spalare letame anche dopo un titolo vinto. Dalle mie parti si dice "chi perde un (non) cogliona" in pratica la vittoria mette tutti al silenzio. Qui invece siamo all'opposto, abbiamo vinto e invece di sentirsi dire semplicemente bravi, continuiamo a sentirci sviolinare maree di "se","ma" e "però" (sempre dalle mie parti di dice peraltro che "il se e il ma sono il paradiso dei coglioni".

Ora basta, io in tutti questi anni sono stato in contatto Email con molti giornalisti di grido dalle nostre parti e quasi per timore reverenziale ho evitato in pubblico di cercare di portare a galla evidenti cavolate nei loro commenti o telecronache.

Da ora in poi quindi se sentirò una cavolata su ICP se ne parlerà perchè non si senta più dire che "Rondo" è un anello debole, o che "il calendario è facile" o che c'è la fortuna degli irlandesi (che evidentemente nel 86 e nel 93 si doveva essere rivenduta a qualcun'altro). Proprio in questi giorni stiamo definendo una nuova rubrica in cui le magagne dei giornalisti e non saranno messe a nudo (tutto ovviamente secondo i nostri opinabilissimi pareri), insomma da "vincenti" ci possiamo permettere anche questo e altro.

Riguardo alla possibilità di scrivere a Limardi è cosa breve da fare, il buon Limardi (che ribadisco mi è caduto in fallo su KG, ma che io stimo perchè ha competenza ed ha un linguaggio semplicissimo ma efficacie da leggere) scrive al pari di altri noti giornalisti del settore sul sito "settimana Sportiva" http://www.settimanasportiva.i...category=2 nella sezione basket, aprendo uno dei suoi articoli troverete facilmente la sua Email, quindi se qualcuno dei redattori vuole prendersi la briga di scrivergli e segnalare la cosa faccia pure anche a nome del sito.
commento inserito alle 19:40 del 04 settembre 2008

ShamrockSam ha scritto:

  Dopo aver riletto tutti i commenti posso solo concludere dicendo che e' stupendo il modo passionale con cui ci scaldiamo e ci ergiamo a paladini della causa celtica...se non si chiama PRIDE questo...e' bello far parte di questa famiglia!
Concludo con un aneddoto, che comunque fa capire che anche tra la gente che rosica ci puo' essere un minimo di ragionevolezza: i miei 2 migliori amici sono uno dei Lakers e l'altro di Phila (hey, ho detto migliori amici, non perfetti smilies/grin.gif). Ebbene, parlando di leadership, questo uno dei commenti del Lacustre dopo le finali: "Boston e' un mostro a tre teste in cui la leadership silenziosa e l'elegante purezza di Ray Allen si compenetra perfettamente con la leadership rumorosa, urlata di KG e la leadership carismatica, simbolica dell'uomo franchigia" (PP ovviamente). Mi sembra una bella descrizione, che ne dite? Lo stesso amico ha pure aggiunto, durante una delle innumerevoli discussioni che avevamo in diretta in piena notte guardando le partite e parlandoci per telefono (che fantastici ricordi) che non ha mai odiato nessun Celtic come ha odiato Rondo durante le finali..mi ripeteva sempre: "ma quella maledetta pantegana da dove spunta sempre???" ha-ha, si riferiva ovviamente all'imprecisato numero di palle rubate dal nostro Rajon durante le finals (so che non c'entra nulla con questo argomento ma mi piace divagare e cmq mi piacerebbe si prendesse spunto da questi aneddoti per proporre una discussione su "quale Celtic e' piu' odiato dagli avversari?? Io avrei giurato su Posey, comunque...)
L'altro amico, il "Philadelphiano rosicante da 25 anni" (e aggiungo: che bello non appartenere piu' a quella non invidiabile casta dopo 22 anni smilies/wink.gif) e' cmq da sempre un ammiratore dei Celtics e, piu' in generale, del gioco della costa Est, ma neppure dopo la trionfale RS dei nostri credeva in Boston come candidata al titolo, diceva sempre che l'esperienza dei Pistons ci avrebbe spezzati e che con tre fuoriclasse non significa che si vinca a mani basse (citando i Lakers di Kobe, Shaq, Malone). Dopo le finali di conference ha cominciato a tifare Boston come un pazzo, diceva (da osservatore esterno ma un po' simpatizzante, comunque obiettivo) che non aveva mai visto occhi spiritati come quelli di KG dopo il mitico Schillaci di Italia '90, osservava che KG non dava "cinque" ai compagni ma dava loro pugni, spintoni, gli urlava sulle orecchie, li malmenava...fantastico! E questo qui, per tornare all'argomento in questione, non sarebbe un leader! Ha-ha, me lo tengo tutta la vita, KG, il role player, ha-ha!
Chiudo scusandomi per il logorroico commento e urlo: REPEAT!!!
commento inserito alle 23:39 del 04 settembre 2008

Legend ha scritto:

  leonardo non ha scritto questo sfogo da incazzato perchè è un grafomane convinto (Leo)

Leo, rassegnati: ogni articolo di critica a May, Tranquillo o Montorro che superi i 12.000 caratteri ti mette automaticamente nella categoria dei grafomani.... smilies/wink.gif
commento inserito alle 23:49 del 04 settembre 2008

Angelo ha scritto:

  ...e comunque la definizione "maledetta pantegana" di Rondo da parte dell'amico Laker di ShamrockSamrende perfettamente l'idea del tipo di giocatore.

Per me non è neppure offensivo, mi piace molto. smilies/grin.gif
commento inserito alle 23:50 del 04 settembre 2008

Stefano Papa ha scritto:

  Io sto con Bill Russell quando nell'intervista da strappalacrime con KG gli dice che è orgoglioso di come vede giocare Kevin nei Celtics quanto vedere i suoi figli e se continuasse a giocare nella via che stava facendo avrebbe vinto certamente tre titoli e che non avesse vinto gli avrebbe regalato uno dei suoi. Immensa stima e gli dona consigli per la famiglia e i figli. Io sto con BILL e l'allievo KG, il capitano e he got game & co. TREPEATREPEATREPEATREPEATREPEATREPEATREPEATREPEATREPEAT smilies/smiley.gif))
commento inserito alle 00:23 del 05 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Allora, poichè ho scritto a suo tempo a Flavio Tranquillo per criticare il suo commento su Bos/lal di RS, scriverò anche a Limardi, invitandolo, se ha voglia e tempo, a esprimere il suo parere.

Come possono testimoniare Leo e Fabio, Tranquillo (e poi anche il suo amico Buffa) hanno avuto la cortesia di rispondere alle nostre mail, pur non arretrando di un centimetro dalle loro opinioni, ma d'altra parte eravamo solo all'inizio della RS, vedremo se Limardi avrà la stessa sensibilità.

P.S. - Legend, ma io non sono per nulla scaramantico, solo prudente di natura. smilies/wink.gif
commento inserito alle 09:13 del 05 settembre 2008

Piero ha scritto:

  Leggendo l'articolo ed avendo avuto il piacere di conoscerti di persona Leo, mi sono immaginato tu che pigiavi tasti all'impazzata e facevi ricerche in rete per sostenere la tua antitesi alle affermazioni del Limardi: non ti nascondo che l'immagine è stata piacevole. smilies/grin.gif
Ciò detto io la penso esattamente come dalle tue parti per cui la vittoria mette tutti al silenzio e se qualcuno ancora parla lo fa a vanvera! 4-2 (e ribadisco che se fosse stato cappotto con LAL nessuno avrebbe potuto parlare della fortuna celtica) in finale di conference e nella finalissima: se qualche giornalista che Voi mi dite "serio ed onesto" non si comporta come è suo solito fare e muove delle critiche posticce per magari (io dico sicuramente) vendere qualche copia in più non mi sembra il caso di fare una crociata anzi ci rido sopra e gli dico bravo.
Non tutte le ciambelle riescono col buco e comunque - ammesso che ci sia stata una svista - lavorando si sbaglia: vorrà dire che Limardi si è sbagliato così come gli esperti di ESPN, Tranquillo, Buffa, May, Piero, Leo, Legend, Michele, ecc.
Sweet17 ecco ciò che conta! Se l'anno prossimo KG gioca a tresette con Scal in panchina per tutta la stagione e si vince di nuovo: va bene così. Se R.Allen non più un tiro da tre in tutta la stagione e si vince di nuovo: va bene così. Se Kobe fa schifo per tutta la RS ma i Lakers vanno lo stesso ai PO e ci battono in finale: così non va bene.
commento inserito alle 10:32 del 05 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Piero, anch'io Leo me lo sono immaginato così. Anche perchè nell'inverno 2007, come fa notare Michele, noi tre avevamo sostenuto un (civilissimo) scambio di vedute con Tranquillo e Buffa, con il risultato di vedere che al povero Pulcini nella risposta si sottintendeva un "ma tu sei un tifoso, quindi non sei obiettivo". Al che erano scattate le repliche, e ti posso assicurare che siamo stati abbastanza decisi. Ed alla fine della fiera, la soddisfazione di poter dire ai valenti cronisti di Sky "visto? Ve l'avevamo detto" è stato un altro piccolo momento di soddisfazione....
commento inserito alle 12:37 del 05 settembre 2008

Stefano Papa ha scritto:

  TREPEATREPEAT (Stefano)


Ti porti avanti col lavoro con un anno di anticipo? Prima magari sarebbe meglio concentrarci su un eventuale "repeat" (strizzatona alla Pulcini)... (Legend)

Sì Sì, Se Bill dice trepeat è trepeat, mai dubitare del cuore di un capitano e del più grande tra tutti capitani di sempre!!!
adesso nel qui ed ora siamo Repeatrepeat... a presto ciao
commento inserito alle 13:35 del 06 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Inserisco anche qui il piccolo resoconto dello scambio di mail avuto con Limardi e vi riporto la parte più interessante della sua risposta, nella quale scrive che ritiene che Garnett "sia un fantastico gregario, anzi il migliore che abbia mai giocato nella NBA. Non parlo di leadership spirituale, emotiva perché nella storia del basket ci sono stati giocatori mediocri che erano lo stesso grandi leader e grandi campioni che non lo erano. Qui si parla solo in senso tecnico: Garnett è un giocatore tecnicamente di grande energia e atletismo, qualità che gli permettono di essere uno dei migliori difensori degli ultimi quindici anni o
quasi di NBA. Si è costruito poi una tecnica di alto profilo (tiro dalla media, passaggio soprattutto) ma non ha le qualità specifiche che consentono ad un giocatore di essere individualmente decisivo. Se il paragone non offende, Garnett è l'evoluzione della specie rispetto a Scottie Pippen. Infatti per vincere ha dovuto andare in una squadra in cui era sì il miglior giocatore nel complesso ma non lo era nelle singole partite decisive. Paul Pierce è stato non solo l'Mvp della Finale, per acclamazione, ma è stato più decisivo individualmente di
lui. Per vincere un titolo Garnett ha bisogno di mettere il suo gioco al servizio di una squadra buona e di almeno un compano che faccia la prima punta in attacco. Era così anche per Pippen. Nel titolo dei Celtics, Pierce ha fatto il Jordan e Garnett ha fatto il Pippen."

Gli ho risposto - d'accordo con Legend e Leo - che la valutazione di cosa serve per essere un giocatore decisivo era nebulosa e che il confronto con Pippen del tutto inadatto, considerato che Pierce è molto forte, ma (purtroppo) non è Jordan e che, comunque, Jordan stesso senza Pippen non aveva vinto molto, come del resto Pierce senza Garnett.

Infine ho "leggermente" polemizzato sull'opinione che Limardi ha sul nostro allenatore (tanto per fare il simpatico), che ritiene "tre volte inferiore a Jackson" e gli ho fatto notare che, tra i due, quello che non ci ha capito una mazza nel corso delle finali è stato coach zen, immobile e incapace di cambiare il corso delle partite e della serie.

Scambio di mail completamente inutile, ognuno è rimasto della propria opinione (ci mancherebbe, libertà assoluta di pensiero per tutti), ma pare ovvio che non basterebbero tre anelli di seguito per convincere i Limardi di turno sulle qualità dei Celtics.
commento inserito alle 10:39 del 10 settembre 2008

Andrea Del Vanga ha scritto:

  Credo che la questione alla fine si possa "riassumere" cosi': non si puo' certo definire Garnett un gregario (soprattutto per un giocatore della sua forza). Credo che la storia della mancanza di leadership di Garnett nasca essenzialmente dalla sua scarsa produttivita' offensiva nei quarti quarti, cosa che tra l'altro e' stata spesso vera. Anche io rientravo nella categoria di quelli che giudicavano Garnett non un leader per la squadra nei momenti decisivi, ma non mi rendevo conto dello spaventoso potere difensivo di questo giocatore e anche in questi playoff per noi vincenti, anche quando e' risultato scarsamente incisivo in attacco, e' sempre e comunque risultato decisivo in difesa. Insomma..si puo' essere leader anche non segnando caterve di punti e non segnando i tiri decisivi ma "semplicemente" dominando in difesa, soprattutto per una squadra come la nostra e per una dinastia che ha come giocatore simbolo quel Bill Russell che non vinceva partite e serie in attacco.

Sono d'accordo con voi che i paragoni con il passato e con altri giocatori siano spesso stucchevoli e fini a se stessi.

per me sta in questo la grandezza dei Celtics: un trio di campioni di certo non perfetto (perche' e' innegabile, a mio modo di vedere, la tendenza di Garnett a scomparire offensivamente a fine partita) ma l'idea dell'Ubuntu e di coinvolgere tutti nel gioco offensivo e difensivo ha reso questa squadra quasi perfetta.
commento inserito alle 12:46 del 11 settembre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Ho visto in questri giorni uno speciale sulla finale del 62 quella finita in overtime di gara sette dove Russell catturò 40 rimbalzi mettendo a segno 30 punti, ma nei minuti finali e in OT Russell (la cui leadership mi auguro non venga messa in discussione secondo i moderni criteri della stampa da courtside countdown) in attacco si preso pochissimi tiri, erano Cousy e Sam Jones a gestire le operazioni con Russell che poi in difesa faceva cose mai viste. Direi basta e avanza per capire che il leader e l'uomo da ultimo tiro non devono essere necessariamente la stessa persona, il fatto poi che in passato alcuni (Jordan su tutti) lo abbiano fatto, non significa molto.
commento inserito alle 13:12 del 11 settembre 2008

Andrea Del Vanga ha scritto:

  Sempre a proposito di leader. e' indubbio che il leader dei Celtics sia Garnett. Leader della squadra, leader dalla grande carica, che coinvolge il gruppo, anche i compagni piu' giovani fuori della rotazione e poco coinvolti (l'episodio di Roma, quando compro' vestiti per i piu' giovani fa notare anche un'attenzione non comune in un ambiente come deve essere quello della NBA), che non vuole tutti i tiri per se, leader che alle volte si perde, soggetto a grandi slanci agonistici e a black out quasi inspiegabili, che sembra soffrire di perfezionismo, tant'e' che quando le ciambelle non gli riescono proprio con il buco sembra alle volte estraniarsi dal gioco, talmente leader che i suo modo di essere carica e scarica i compagni in maniera impressionante.

Mi e' sempre piaciuta la definizione che dava di lui Buffa come giocatore "illegale", tanta e' la sua straripanza fisica e la sua testa che si concentra sulle piccole cose.

Garnett per me leader e campione assoluto, anche nei suoi difetti.
commento inserito alle 13:38 del 11 settembre 2008

Stefano Papa ha scritto:

  Sempre a proposito di leader. e' indubbio che il leader dei Celtics sia Garnett. Leader della squadra, leader dalla grande carica, che coinvolge il gruppo, anche i compagni piu' giovani fuori della rotazione e poco coinvolti (l'episodio di Roma, quando compro' vestiti per i piu' giovani fa notare anche un'attenzione non comune in un ambiente come deve essere quello della NBA), che non vuole tutti i tiri per se, leader che alle volte si perde, soggetto a grandi slanci agonistici e a black out quasi inspiegabili, che sembra soffrire di perfezionismo, tant'e' che quando le ciambelle non gli riescono proprio con il buco sembra alle volte estraniarsi dal gioco, talmente leader che i suo modo di essere carica e scarica i compagni in maniera impressionante.

Mi e' sempre piaciuta la definizione che dava di lui Buffa come giocatore "illegale", tanta e' la sua straripanza fisica e la sua testa che si concentra sulle piccole cose.

Garnett per me leader e campione assoluto, anche nei suoi difetti. (Andrea)

NON SI PUO' NON AMARE KG!!
KG è il LEADER EMOTIVO assoluto della squadra e di tutta l'NBA.
Come tutti i leader emotivi soffre le tensioni ad altissimo livello, per questo per me crescerà ancora di più quest'anno...
Solo il cielo è il suo limite!! Se al carisma, all'emotività unisce la lucida freddezza degli ultimi 12 minuti diventa il NUMERO UNO in assoluto!! IO CI CREDO!!
Bill Russell lo ama da sempre anche perchè si rivede in lui.
"Finalmente sei nella squadra giusta, i Celtics, non sai che piacere mi dai, ogni volta che ti vedo giocare, ti ho sempre seguito: sono orgoglio di te!!!"(BILL RUSSELL)
Paul Pierce è un leader silenzioso, orgoglioso, pungente che non lascia mai da sola la squadra negli attimi di altissima tensione. Perchè sa che in quei momenti, la squadra ha bisogno di lui. Entra in partita lì come i più grandi attacanti della storia Jordan, su tutti (entrava negli ultimi 7 e 8 minuti delle gare 6 o 7, riposando dalla fine del terzo quarto in poi).
PP è più solido, meno emotivo, molto centrato su se stesso e freddo, un cecchino, un killer, assassino.
Per questo ha più facilità di prendere in mano la squadra in attacco come pochi eguali in NBA: Le Bron, Kobe e Wade.
commento inserito alle 14:55 del 11 settembre 2008

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