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Il Miglio (bianco) Verde PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
sabato 06 settembre 2008
“Continuava a guardarsi intorno come per cercare di capire dov'era. Forse anche chi era. Il mio primo pensiero fu che sembrava un Sansone nero, però solo dopo che Dalila lo aveva rapato più liscio della sua stessa manina traditrice, togliendogli tutta la forza”. (Stephen King)

“The Green Mile” è il fantastico film tratto da un altrettanto fantastico romanzo a firma di Stephen King. Racconta la vita di alcuni secondini in un carcere di massima sicurezza situato a Cold Mountain nella Louisiana in cui il “Green Mile” è appunto il chilometro e mezzo che separa i condannati a morte dalla sedia elettrica “Old Sparky”, un miglio contraddistinto da un linoleum verde che i “dead men walking” sono costretti a percorrere per arrivare alla “Vecchia Scintilla”. Nella storia le vite dei secondini vengono cambiate per sempre dai poteri di guaritore di un massiccio condannato a morte afroamericano interpretato da Michael Clarke Duncan che in una sorta di simbolismo religioso offrirà la propria vita espiando un crimine non commesso.

Il “Green Miles”, invece, è un’altra storia di redenzione. Dove infatti nel film la salvezza viene portata dal nuovo arrivato, nella realtà dei Celtics le parti sono invertite con Darius Miles a cercare in Garnett e compagni la chance di redimersi e diventare il giocatore che tutti avevano immaginato ma che si era perso tra problemi comportamentali e fisici. Perché diciamocelo, per Darius si tratta dell’ultima spiaggia. Per dargli una possibilità Ainge ha sfidato il front office dei Portland Trail Blazers, ed ora Kevin Pritchard, GM degli oregoniani, strepita al pensiero che se per caso il giocatore ce la dovesse fare, a lui toccherebbe fare ciao ciao alla flessibilità salariale che un asettico certificato medico firmato da un esperto fisiatra dell’NBA aveva garantito.

Ed il povero Darius, che c’entra in tutto questo? Dovete sapere che due anni e mezzo fa il giocatore si era sottoposto ad un delicato intervento di microfrattura al ginocchio destro, una tecnica innovativa (utilizzata anche per rimettere in sesto Amare Stoudemire e Greg Oden) e controversa che prevede, nel corso di una semplice in artroscopia, la creazione di piccolissime fratture nelle ossa del ginocchio per aumentare la superficie del callo osseo e velocizzare i tempi di recupero.

Unico problema: mentre Stoudemire ed Oden sembrano (più o meno) guariti, il ginocchio di Miles ha continuato a fare le bizze per due anni finchè Portland, in piena ricostruzione, ha deciso di consultare lo specialista nominato dall’NBA per stabilire se per l’atleta ci fossero o meno possiblità di recupero. Dove sta il trucco? Semplice: se l’infortunio viene dichiarato “career ending”, “ammazzacarriera”, la franchigia ha la possibilità, pur continuando a pagare il giocatore, di veder sparire il suo salario dal monte stipendi. Evento puntualmente verificatosi. Fantastico, direte voi, azzoppiamo Scalabrine!

Vergogna, ragazzi! Anche perché poi se il Miles non fosse davvero azzoppato ma rientrasse per dieci o più partite il suo stipendio riapparirebbe nella colonnina dei salari con la stessa velocità con la quale in precedenza era sparito. Ed ecco che quindi Pritchard, forse ancora un po’ pieno di bile perché da giocatore ai Celtics non era riuscito a strappare più di due contratti decapali nel lontano 1992, sta facendo il tifo: contro Miles ed Ainge ed a favore delle microfratture. 

miles_march_29_2000_bench.jpgMa, prima di chiederci quali siano le prospettive del giocatore a Boston, sono di prammatica le pennellate per ricordare chi sia Darius LaVar Miles. Innanzi tutto, togliamoci subito dalla testa che possa concorrere per un premio Nobel nel 2009: non ha mai dimostrato capacità cerebrali superiori, ed anche al liceo di East St. Louis High nell’Illinois era idolatrato dai teenagers ma guardato con sospetto dai professori.

Uno di loro una volta disse che per Darius era più facile dominare un All Star Game liceale che non leggere le lettere spedite dalle Università più famose, e la conferma di quanto fosse veritiera quell’affermazione la si ebbe quando, ormai deciso ad iscriversi alla prestigiosa St.John’s University, fallì miseramente il “SAT” (“Scholastic Assessment Test”, il test d’ammissione all’università) e fu quasi costretto a passare professionista. Ma era ritenuto il nuovo Garnett ed i Clippers spesero per lui la terza scelta assoluta del draft 2000.

In un attimo Darius diventò il liceale scelto più in alto nella storia dell’NBA (poi sarebbero arrivati Kwame Brown e LeBron James), e fu una scelta spesa bene, perché nelle prime due stagioni il giocatore si espresse subito su livelli significativi intorno ai 9.5 punti ed ai 5/6 rimbalzi a partita. Poi il divorzio: il 29 luglio 2002 i Clippers lo spedirono a Cleveland in cambio di Andre Miller e Bryant Stith. Darius giocò una stagione a luci ed ombre: confermò le medie fatte registrare in California, ma vide la sua percentuale di tiro scivolare al 41% mentre i tiri liberi rimanevano sempre un mezzo disastro.

I rapporti con il front office dei Cavaliers si stavano però incrinando anche a causa di qualche allenamento saltato per problemi alla sveglia o con altre scuse già sentite cento volte. E quando LeBron James dimostrò di poter contribuire immediatamente, la proprietà decise di liberarsi il più velocemente possibile di due giocatori che riteneva pericolosi per la crescita del “Chosen One”. Sappiamo bene che Ricky Davis approdò ai Celtics, mentre Darius si trovò coinvolto in un altro scambio quando il 21 gennaio 2004 venne spedito ai “Jail Blazers” in cambio di Jeff McInnis e Ruben Boumtje-Boumtje. I Blazers, a loro volta decisi a liberarsi dei loro “cancri” e pronti a scambiare Rasheed Wallace, prontamente legarono Miles ad un contratto che chiamava 48 milioni per 6 anni. Lieto fine quindi, mentre la giovane stella diventa un giocatore-squadra e si gode il faraonico contratto mettendo a ferro e fuoco le retine altrui? Non proprio.

Il giocatore ci mise poco ad avvelenarsi il sangue ritenendo il team president Steve Patterson ed il general manager John Nash responsabili di averlo fatto “panchinare” per rendere più appetibile Shareef Abdur-Rahim in una trade. La frustrazione montò ed esplose in uno scontro verbale col coach Maurice Cheeks. Ecco, altra dimostrazione delle non eccelse doti di ragionamento del numero 23: diede a Cheeks del “negro”. Ora se ci pregiamo di gettare un’occhiata ai due, balza chiaramente all’occhio la differenza cromatica derivante da geni che rendono l’atleta decisamente più scuro del suo coach… i Blazers lo multarono, poi fecero un pasticciaccio ritirando la multa e spingendo “coach Mo” a lamentarsi pubblicamente per il fatto che la dirigenza minava la sua autorità.

cheeks_and_miles.jpg Di lì a poco Cheeks venne silurato per far posto a Nate McMillan, e Miles dichiarò “Rispetto il proprietario Paul Allen, ma il GM ed il presidente? Sono quello che sono, e l’anno scorso diverse situazioni sono state affrontate senza professionalità. Sono stato incolpato ingiustamente, e mi sono arrabbiato perché non era giusto. Ma quella non era la mia squadra”.

Ancora una volta, non proprio le parole assennate che vorresti sentir dire al tuo giocatore-franchigia. Con McMillan le cose funzionarono meglio, e l’atleta sembrò sul punto di “esplodere”, arrivando a 14 punti per partita e segnandone 47 in una memorabile partita a Denver il 19 aprile 2005.

Purtroppo il ginocchio cominciò a creargli problemi, prima leggeri e poi sempre più gravi, tanto da portarlo ad un primo intervento nel dicembre 2005. Tempi di recupero lunghi e poi una fastidiosa tendinite lo limitarono a 40 partite giocate in una stagione peraltro disgraziata per i Blazers, e purtroppo non sembrarono risolversi nemmeno nell’estate seguente, mentre l’impossibilità di allenarsi lo faceva visibilmente ingrassare.

Quando saltò anche la pre-season, il presidente Steve Patterson dichiarò che il giocatore si sarebbe sottoposto ad un intervento al ginocchio il 14 dicembre 2006: “Darius ha fatto tutto quanto poteva per recuperare dall’intervento dell’anno scorso. E dopo un consulto con diversi specialisti, abbiamo deciso che questo è il miglior modo per risolvere il problema”.

Nel corso dell’atroscopia in programma in una clinica di New York, il chirurgo si accorse che le condizioni del ginocchio erano più gravi del previsto, e decise di effettuare l’intervento di microfrattura. La metodologia d’intervento che punta a creare delle piccole lesioni ossee per fare in modo che la reazione del corpo produca una maggior quantità di superficie ossea in realtà non è condivisa da tutti gli specialisti nella cura di danni alle articolazioni, ed anche i risultati non sono mai stati completamente convincenti, come nel caso di Amare Stoudemire.

Da allora Darius Miles ha guardato il basket NBA in TV come tutti noi, con la sola differenza (non da poco) che mentre stava seduto lui il conto in banca si ingrassava costantemente. I Blazersil 14 aprile lo hanno tagliato ed hanno potuto anche usufruire del premio di un’assicurazione. E se ci mettiamo vicino il discorso “salary cap” di cui sopra è logico che vedrebbero volentieri il giocatore su una sedia a rotelle. Intanto, Miles dal mese di aprile si era insediato a Phoenix dove si era messo a lavorare con Robin Pound, ex-trainer dei Suns, che con un regime militare gli aveva fatto perdere molto del peso superfluo.

Nel mese di luglio ha provato con quattro squadre NBA: Nets, Suns, Mavericks e Celtics, ed è allora che brutte voci sulle condizioni del suo ginocchio e sulle sue “doti” di cancro da spogliatoio hanno cominciato a circolare. Tant’è vero che Pritchard ora potrebbe persino diventare oggetto di un’indagine da parte dell’NBA per aver dichiarato che le condizioni del ginocchio di Miles erano pessime e che non lo voleva avere sulla coscienza se avesse provato a farlo giocare e si fosse ri-infortunato seriamente, compromettendo addirittura le capacità di ambulazione.

Se infatti dovesse risultare che il Mister Basketball dell’Illinois è in grado di giocare, nei confronti del manager dei Blazers potrebbe configurarsi persino un reato per aver mentito nel tentativo di spingere le altre squadre NBA a non firmare il giocatore.

Alla fine, cosa rappresenta Miles per i Celtics? Una scommessa a fondo perduto. In caso di suo fallimento Boston perderebbe poco o nulla, ma se il suo ginocchio dovesse funzionare potrebbe portare i dividendi  di un talento superiore che complenti il gioco del suo idolo di gioventù Kevin Garnett. Non dobbiamo dimenticare però che Darius nella storia dell’NBA non è stato solo sinonimo di schiacciate tonanti e pugni sulla testa a mo’ di corna, ma anche un giocatore limitato sia dalla scarsa intelligenza cestistica che dagli infortuni spaventosi.

 

Ha violato la politica NBA di tolleranza zero per l’uso di sostanze proibite, ed a causa della sospensione comminatagli, se confermato nel roster di inizio stagione dovrà saltare le prime 10 gare della stagione. In partite di campionato Darius è 125 vittorie – 259 sconfitte, non quello che si dice un vincente, almeno secondo i parametri a stelle e strisce. Ma, come per P.J. Brown, l’occasione è giusta per fare in modo che il Green Miles sia il momento della redenzione. E se non ci riescono nemmeno Garnett, Pierce ed Allen, vuol dire che ci sarebbe riuscito solo il buon Dio… o un altro romanzo di Stephen King.

Commenti (7)add comment

Christian Spazian ha scritto:

  Complimenti per l'articolo!

Devo ammettere che su Miles sono moderatamente pessimista, faccio fatica a credere che possa essere utile in qualche modo, ma gli concedo il beneficio del dubbio e spero che possa tornare a contribuire in campo, stavolta per noi.

Mal che vada, non ci perdiamo quasi nulla.
commento inserito alle 20:38 del 06 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  Ahahah...mi ricordo anche di una stagione a Portland dove si prese il lusso di uscire dal campo ed andare direttamente negli spogliatoi due volte nella stessa partita, a suo dire per usare la toilette..
Tralasciando gli aspetti cerebrali del ragazzo che al momento rappresentano l'ultimo dei problemi, e' davvero un peccato che non abbia mostrato tutto il suo potenziale al 100%, perche Darius era qualcosa di piu' di un semplice atletone. Braccia lunghe con potenzialita da difensore di primo livello, potrebbe giocare in almeno tre ruoli, ed inoltre possiede una visione di gioco migliore di quanto si creda, a Cleveland coach Silas lo aveva provato anche da point man..insomma la da via benissimo e con una certa dose d'inventiva! Per fare un paragone sul suo talento strabordante diciamo che potrebbe essere in teoria un uomo da 5x5.
Ma pultroppo ci sono molti " potrebbe " intorno a lui ma da sempre questo, quello che gli auguro e' di ritrovarsi a suo agio in un campo da basket e che possa prendere al volo l'ultimo treno diretto a Boston. Impresa quanto meno azzardata, ma in fondo sperare non costa nulla, come il resto di questa storia daltronte.
commento inserito alle 13:54 del 07 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Ma secondo voi, perchè Ainge l'avrebbe firmato? Solo per fare un dispetto a quelli di Portland? Ma per favore, tutto quanto Fabio ha scritto (con la solita lievità) è roba conosciuta in tutta l'NBA, quindi una scommessa a settembre/ottobre sul suo recupero fisico e sulla possibilità che i nostri PGA spieghino come deve comportarsi (solo per un anno) a un talento come lui e a costo quasi zero e più che compensibile.
Nulla da perdere e un buon giocatore eventualmente da rotazione se le cose funzionassero, con la possibilità di rimandarlo a casa in qualsiasi momento.
commento inserito alle 09:09 del 08 settembre 2008

Piero ha scritto:

  La vedo dura ma se c'è una squadra che può riuscire nell'impresa di recuperare al basket Miles quella sono i Celtics. Ainge non si è di sicuro fatto amici a Portland però la scelta parte da presupposti tecnici dunque è giusto andare fino in fondo.
Adesso tecnici e compagni di squadra devono fare la loro parte e non ho dubbi che anche loro ce la metteranno tutta. In bocca al lupo Miles, non è da tutti avere un'opportunità come quella che ti è stata data.
commento inserito alle 12:19 del 08 settembre 2008

Jerome ha scritto:

  Fratelli Celtici saluti a tutti! Vacanze finite! Mortacc.... smilies/cry.gif
Io vedo il bicchiere mezzo pieno come sempre. Le potenzialità ci sono, un pò di spettacolo in più fa solo bene ai nostri occhi, (KG a parte non siamo dotati di super atleti/showmen) quindi se il ragazzo è a posto qualcosa ci può dare, se non è a posto saluti e baci.
Quindi, sempre forza Danny,io sono sempre con lui.
commento inserito alle 17:36 del 08 settembre 2008

Andrea Del Vanga ha scritto:

  Imbarazzanti le fregnacce lette in giro per la rete, con Ainge che prenderebbe Miles solo per fare un dispetto ai Blazers e appesantire il loro salary cap, come se chi fa il gm nella NBA avesse il tempo e potesse anche mettersi a guardare e spulciare i salary cap altrui.

detto questo si spera tutti che questo sia il colpo gobbo di Ainge di questo mercato estivo. La strada e' difficile, visto che non si pronunciano i career ending a cuor leggero ma il rischio vale la candela. Se e' solo la brutta copia dell'ultimo anno che e' stato sano si tratta di un gran colpo.
commento inserito alle 20:50 del 09 settembre 2008

GregKite ha scritto:

  Solito impeccabile Legend (ma questa non è una novità).

Per il resto sono d'accordo con chi sostiene che, tutto sommato, è un rischio ben calcolato:
- se va, è un bel colpo,
- se non va, saluti e baci (e poca spesa).

Detto questo, il mio idolo è sempre stato il Biondo, e quindi amo i giocatori di cuore e Q.I..

Ne consegue che uno come Miles, anche sano (corpore vel animo), non mi ha mai alzato i battiti cardiaci (mentre JP lo faceva, eccome).

Bah, vediamo...

commento inserito alle 11:50 del 10 settembre 2008

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