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Around the Celtics 2008 # 4: Tom Thibodeau PDF Stampa E-mail
Scritto da Christian Spazian   
venerdì 29 agosto 2008
In questa felice estate per la vittoria Celtica approfondiamo in “Around the Celtics” alcuni aspetti che riguardano la nostra franchigia preferita che siamo stati costretti a trascurare per gli eventi frenetici della stagione appena conclusa. In questo numero analizzeremo quello che, per molti, è stato il vero artefice del successo biancoverde, ma sarà proprio così, o meglio sarà solo così?

 

Durante i fuochi d’artificio che il general manager Danny Ainge ci ha deliziato l’estate scorsa siamo stati abbagliati dai lampi di Garnett, Allen, Posey eccetera, ma in tutto quello baillame di nomi e volti nuovi è stato riservato solo un trafiletto a margine della pagina per il nuovo primo assistente allenatore e specialista difensivo Tom Thibodeau.

2008_63_tom1.jpgLa sua storia di allenatore inizia nel lontano 1981 come assistente al Salem State e nel 1984 ne divenne capo allenatore. L’anno dopo assunse l’incarico di assistente ad Harvard per onorarlo 4 anni fino a che, nel 1989, accetta le sirene dell’NBA per diventare assistente di Bill Musselmann, nuovo capo allenatore della neonata franchigia dei Minnesota Timberwolves.

Facciamo un salto nel presente quando, dopo aver trascorso 4 anni ai Rockets, alla dipartita di Jeff Van Gundy, il suo maggior sostenitore, ha capito che anche per lui i suoi giorni a Houston erano finiti e ha cercato una nuova destinazione. Saputo della disponibilità di Tom, Ainge non ha perso un secondo e ha cercato in tutti i modi di accaparrarselo, ma Tom era già in accordi con i Wizards verso la fine di luglio, ma, come spesso accade, dopo un pressing durato varie settimane è riuscito ad ottenere i suoi servigi verso la fine di agosto. Non si può escludere che l’arrivo di Allen e soprattutto di Garnett abbia avuto un certo peso nella scelta finale di Tom, ma alla fine quello che conta è il risultato finale, e l’obiettivo è stato raggiunto.

I record stagionali dei Celtics testimoniano la bontà della scelta:

  • minor punti per gara degli avversari con 90,1 punti (1 anno prima 99.2)
  • minor percentuale dal campo degli avversari con 41,9% (1 anno prima 46,8%)
  • minor percentuale da tre punti degli avversari con 31,6% (1 anno prima 35%)

 

Un dato è emblematico della bravura di Tom: in 18 stagioni in NBA come specialista difensivo, la squadra dove ha lavorato è finita nelle prime 10 in difesa ben 15 volte.

Quando Garnett ha ricevuto il riconoscimento di difensore dell’anno, coach Doc Rivers ha commentato che Kevin ha cambiato la cultura difensiva della squadra, e lo stesso si può dire di Thibodeau. Insieme, l’uno in campo e l’altro in allenamento, hanno rivoltato come un calzino l’aurea perdente che era calata sulla squadra e hanno fatto capire che solo con la difesa si poteva tornare ai livelli che competono ai Celtics e fortunatamente si sono fatti capire benissimo, così tutti gli sono andati dietro.

Ha scelto la strada giusta” così ha commentato Jeff Van Gundy sulla firma di Thibodeau per Boston “è un bene per Tom, per Doc e per i Celtics”. Jeff però rincara la dose quando dice che “se vuoi assumere gente come assistenti che sono migliori di te, allora lui lo è”. Per Jeff, la migliore qualità di Tom è la sua abilità di convincere i giocatori di fare le cose come vuole lui, anche se non è sempre facile in una lega di multimilionari. Pierce concorda: “ci ha dato un sistema in cui credere, dal primo giorno ha detto – questo è il modo in cui si difende – ed una volta che vieni inserito in un sistema, se fai in modo che tutti i giocatori ci credano e si fidino, allora il successo è assicurato, e noi abbiamo creduto nel sistema di Tom dal primo giorno”. Successo che deriva anche dal fatto che il sistema di Thibodeau è eccellente.

Ma cos’è il tanto decantato “sistema di Thibodeau”? Gli è stato dato il nome di “difesa a pacchetto”, ovvero aggressività verso il portatore di palla, intercettazione dei palloni durante i passaggi ed il famoso “fai in modo che il tiro del tuo avversario sia il più difficile possibile”. Thibodeau non vuole che la difesa non faccia tirare gli avversari ad ogni costo, ovviamente sarebbe meglio, e l’ottima difesa sulle linee di passaggio lo testimonia, ma quando un giocatore sta per tirare per Tom è inevitabile che lo faccia, ed allora il difensore deve cercare di fare in modo di rendere la vita dell’attaccante la più difficile che sia possibile, cercando sempre il tiro peggiore che l’attaccante più fare in quella situazione, con largo uso di difesa con la parte inferiore del corpo per evitare facili contropiedi, sporcare i palleggi per sbilanciare e rendere problematico il suo smarcamento, e disturbare ogni singolo movimento di un tiro. Ecco il segreto di Tom.

2008_63_tom2.jpgThibo è stata la miglior cosa che ci è capitata” testimonia Perkins, il suo pensiero è comune a tutti i giocatori, ed è facile scorgerlo in panchina, è quella persona che continua ad agitarsi a fianco di Rivers con una lavagnetta sempre in mano quando i Celtics sono in difesa, come conferma anche Garnett: “è veramente animato, emozionato, energico”.

Anche Doc dà il giusto credito a Tom: “so quello che voglio difensivamente, lo riporto a Tom e quindi non ho nulla di cui preoccuparmi”. Pierce invece è impressionato per la sua etica lavorativa: “parliamo di una persona che torna da una trasferta in aereo alle 3 di notte ed alle 7 è in palestra a lavorare, è uno dei più assidui lavoratori che ho visto in giro”.

Thibodeau infatti è un “topo da palestra”, lì dà il meglio di sé, ma quando esce e non si trova a valutare la difesa dei Celtics nelle partite di calendario non si sente mai, non dice mai nulla, non solo perché Rivers è l’unico autorizzato a parlare della squadra, ma perché il suo carattere è fondamentalmente schivo, non ama le luci della ribalta e preferisce una sessione di allenamento difensivo ad un party con la televisione che riprende la festa.

Questo può essere un problema per il futuro? Forse si, visto che viene anche definito molto scontroso e facile all’arrabbiatura contro i giocatori se non ripetono bene in palestra i suoi dettami difensivi. Tutto il contrario di Doc, che ha basato le sue fortune da allenatore come player’s coach, ovvero essere il migliore amico dei giocatori.

Si è parlato anche di un suo possibile incarico come capo allenatore in un’altra franchigia, ma Doc assicura che per il momento non se ne parla, il suo tempo non è ancora arrivato.

Se è vero che ora il difficile viene adesso per i Celtics, ovvero confermarsi campioni, probabilmente molte delle possibilità di riuscirci viene dal fatto di poter attenuare i lati negativi del carattere di Thibodeau e valorizzare la solo la sua splendida difesa e la sua capacità di insegnarla molto bene ai giocatori, e tutto questo si potrà realizzare con il determinante aiuto di Doc che, si spera, possa fare da paciere in eventuali problemi che potranno accadere nello spogliatoio.

Commenti (4)add comment

Christian Spazian ha scritto:

  Mancava una specie di profilo di Tom Thibodeau, spero di aver colmato la lacuna. smilies/wink.gif
commento inserito alle 09:06 del 29 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  E' stato scritto molte volte che lui è stato il vero coach di quest'anno, ma, ovviamente, non sono d'accordo pur riconoscendo lo splendido lavoro di Thibs.

Prima di tutti un coach deve avere i giocatori adatti a quello che vuole fare e se avesse allenato la difesa dei Knicks di quest'anno, per esempio, i risultati sarebbero stati diversi.
Poi i giocatori, oltre che adatti, devono essere anche disponibili a lavorare con lui e con i suoi metodi e un KG e un Perk non li trovi in tutte le squadre.
Infine il capo allenatore deve essere in grado di programmare il sistema e armonizzare i rapporti in squadra.
In conclusione, la nostra realtà era perfetta per Thibodeau e lui ha tirato fuori il meglio da quanto aveva a disposizione, i soliti soloni prevedevano adattamenti alle sue difese nei PO, ma alla fine, invece, nessuno è riuscito a trovare le contromosse effettive con i risultati che sappiamo.

Potrà diventare un head coach? Chi può dirlo, è un lavoro del tutto diverso, devi gestire lo spogliatoio, la stampa, la proprietà, insomma l'NBA è piena di ottimi assistenti che hanno avuto scarsa o nulla fortuna da capo allenatore e che svolgono, invece, un apprezzatissimo lavoro da secondo, quindi se Tom non diventa troppo pretenzioso e il suo rapporto con Rivers resta buono, può restare quanto vuole!
commento inserito alle 09:56 del 29 agosto 2008

Celtic Soul ha scritto:

  Effettivamente è stato identificato dalla stampa come deus ex machina che ha completamente mutato i Celtics.Ovviamente questa è solo una stupida semplificazione giornalistica,però i suoi meriti nel successo dei verdi sono inconfutabili.
commento inserito alle 12:20 del 30 agosto 2008

Alberto ha scritto:

  E' stato colui che, dopo KG o insieme a lui, ha letteralmente cambiato pelle ai Celtics.
Io gli ho attribuito più meriti che a Rivers senza sminuire il grande lavoro del nostro coach ma effettivamente i fatti parlano per lui e non mi dimentico che lo scorso anno il nostro coach diceva, rispondendo ad una domanda di un giornalista sulla difesa precaria dei Celtics, che l'importante era fare un punto in più degli avversari.
Come cambiano i tempi!
commento inserito alle 08:55 del 31 agosto 2008

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