|
Gennaio è il mese della grande vittoria a Detroit, nella serata di gloria di Glen Davis, ma anche il mese delle prime sconfitte amare e dell'infortunio di Kevin Garnett.
Reduci dal tour ad Ovest chiuso senza sconfitte i Celtics tornano al Garden, ad attenderli ci sono i Rockets autori fino a quel momento di una stagione fatta di alti e bassi sicuramente al di sotto delle attese. Ne esce una gara sofferta e dura poi Garnett si iscrive alla leggenda con i sette minuti finali assolutamente da antologia, dove si getta in un duello alla pari con il gigante Yao Ming umiliandolo in difesa e abusandone in attacco, Pierce si rende conto che il compagno è caldo e lo cavalca in attacco. Vincono i Celtics meritatamente.
Ma la testa è già rivolta alla sfida di Detroit del cinque gennaio e questo si vede bene nella gara interna seguente a quella con i Rockets, dove i Celtics rischiano seriamente di perdere in casa con i derelitti Memphis, nonostante una grande "folata" di Tony Allen nel secondo quarto, che sopperisce ad una serata negativa di Ray Allen che rischia di chiudere senza punti.
Il giorno dopo è il grande giorno della rivincita, come al solito sin dai primi minuti Celtics e Pistons vanno in campo in versione "playoff", gioco duro nessuno concede nulla, Detroit parte forte in difesa e costringe i Celtics ad un primo quarto da incubo, Boston alza il volume dell'attacco nel secondo e si rimette in partita, terzo quarto in parità si decide tutto nel quarto finale. Detroit allunga, ma nulla potrà contro il "Big Baby Day". Rivers gioca il Jolly Glen Davis, che risponde con 16 punti nel quarto finale, mandando letteralmente al bar tutta la frontline dei Pistons assolutamente incapace di difendere simultaneamente su di lui e su un Paul Pierce che capendo l'inarrestabilità del compagno si fa collassare addosso la difesa avversaria per poi scaricare in modo perfetto. Boston sale ad un irreale 29-3.
Dopo la roboante vittoria di Detroit, arriva però un calo di tensione forse fisiologico, fatto sta che Boston entra nel momento più critico della stagione. La prima sconfitta arriva in casa con i Bobcats, complice una serata al tiro scadente e un inarrestabile Jason Richardson tra gli avversari. Arriva una vittoria a casa dei Nets con i Big Three a buon regime e un ottimo apporto dalla panchina con il trio House Posey Davis. E’ il momento più basso della stagione arriva con le due sconfitte consecutive con i Wizard, entrambe altamente evitabili, ed entrambe decise da una gestione del quarto periodo abbondantemente migliorabile, oltre che ad una sofferenza troppo marcata a rimbalzo. Due sconfitte che più che pesanti dubbi lasciano tanto amaro in bocca per come sono stati gestiti i finali.
Boston ritrova il sorriso contro Portland nella sfida al Garden, partita non semplice perchè Portland è la rivelazione del momento e pratica un basket di ottimo livello, però alla distanza un siderale Ray Allen da 35 punti scaverà un solco marcato che permetterà ai Celtics di gestire d'esperienza il finale.
Alla vittoria contro Portland fa seguito un'altra bella vittoria contro Philadelphia, primi due quarti dove gli attacchi fanno il bello e il cattivo tempo, poi Boston registra due viti e nei quarti finali non c'è storia, con Rivers che allarga le rotazioni e fa riposare i titolari. Da notare i 10 punti di Leon Powe, giocatore a lungo dimenticato da Rivers nei primi mesi e che da questa partita in poi sarà protagonista di una grande crescita.
Terza vittoria stagionale con i Knicks nella gara seguente, partita mai in dubbio con un Kendrik Perkins che abusa in lungo e largo dei "molli" lunghi dei Knicks (chiuderà con 24 punti e 9-12 al tiro), ma tutto il quintetto base risponde alla grande. Unica nota stonata della serata Paul Pierce che si fa espellere malamente a fine terzo quarto cadendo nelle provocazioni del quasi inutilizzato Quentin Richardson, mandato in campo dal solito Isaih Thomas apposta per quello.
Quando si inizia a pensare che forse il momento difficile è alle spalle arriva invece una sconfitta "strana" in casa con i Raptors (Celtics privi di Posey), nella quale i Celtics giocano una partita senza infamia e senza lode, ma si vedono trafiggere da una marea di tiri da tre punti (15-21 alla fine) molti dei quali pure ben contestati dalla difesa.
Arriva così la prima vera sfida tra Boston e Minnesota una sorta di rimpatriata collettiva, gara in cui oltre a Kevin Garnett, dall'altra parte mezzo roster ha vestito la casacca biancoverde. Boston è ancora in netta difficoltà e a metà quarto periodo arriva pure un infortunio per Kevin Garnett che sente un fitta ai muscoli addominali e si ferma. Va negli spogliatoi ed eroicamente ritorna in campo per i secondi finali. Boston è sul +1, ma l'ultimo pallone è per Minnesota. La palla finisce ad uno dei tanti ex Sebastian Telfair, KG accetta il cambio e si ritrova in marcatura sul piccolo play Newyorkese, e finisce la sua serata eroica rubandogli palla a pochi istanti dalla fine e gettandosi in terra per farla sua. Pochi secondi dopo alzandosi orgoglioso mostrerà la sua maglia al Garden, ma la fitta ai muscoli addominali non era un episodio causale.
Due giorni dopo i Celtics volano ad Orlando privi di Garnett, fermato per stiramento dei muscosi addominali, stop previsto 2-3 settimane. Al suo posto in quintetto c'è Scalabrine. La gara con i Magic non è dura e spigolosa, dopo due quarti in sostanziale parità Orlando scappa nel terzo periodo e per Boston sembrano esserci poche speranze, ma nel quarto periodo i Celtics recuperano lo svantaggio più di agonismo che di lucidità con Ray Allen e Paul Pierce in gran spolvero. La gara si decide all'ultimo tiro quando Hedo Turkoglu perfora la retina da nove metri con la difesa dei Celtics che gli mette le mani in faccia difendendo alla perfezione.
Poco più di una cicloturistica la successiva gara a Miami vinta senza patemi con un grande Leon Powe a fare da mattatore. Il mese si chiude con la sfida con i Mavs (ancora non c'era Kidd) e per Boston priva di KG sembra impresa dura. Ma ancora una volta esce il cuore e l'Ubuntu. Pierce e Ray Allen fanno pentole e coperchi in attacco, Posey e Powe ci mettono tutta la cattiveria e la fisicità che serve sotto le plance, ma la giocata da consegnare agli annali che deciderà la gara è un clamoroso rimbalzo offensivo che Rajon Rondo strapperà a Dirk Nowitzki nei secondi finali.
|