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The Road to 17° - Gennaio PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
martedì 02 settembre 2008
Gennaio è il mese della grande vittoria a Detroit, nella serata di gloria di Glen Davis, ma anche il mese delle prime sconfitte amare e dell'infortunio di Kevin Garnett.

Reduci dal tour ad Ovest chiuso senza sconfitte i Celtics tornano al Garden, ad attenderli ci sono i Rockets autori fino a quel momento di una stagione fatta di alti e bassi sicuramente al di sotto delle attese. Ne esce una gara sofferta e dura poi Garnett si iscrive alla leggenda con i sette minuti finali assolutamente da antologia, dove si getta in un duello alla pari con il gigante Yao Ming umiliandolo in difesa e abusandone in attacco, Pierce si rende conto che il compagno è caldo e lo cavalca in attacco. Vincono i Celtics meritatamente.

Ma la testa è già rivolta alla sfida di Detroit del cinque gennaio e questo si vede bene nella gara interna seguente a quella con i Rockets, dove i Celtics rischiano seriamente di perdere in casa con i derelitti Memphis, nonostante una grande "folata" di Tony Allen nel secondo quarto, che sopperisce ad una serata negativa di Ray Allen che rischia di chiudere senza punti.

Il giorno dopo è il grande giorno della rivincita, come al solito sin dai primi minuti Celtics e Pistons vanno in campo in versione "playoff", gioco duro nessuno concede nulla, Detroit parte forte in difesa e costringe i Celtics ad un primo quarto da incubo, Boston alza il volume dell'attacco nel secondo e si rimette in partita, terzo quarto in parità si decide tutto nel quarto finale. Detroit allunga, ma nulla potrà contro il "Big Baby Day". Rivers gioca il Jolly Glen Davis, che risponde con 16 punti nel quarto finale, mandando letteralmente al bar tutta la frontline dei Pistons assolutamente incapace di difendere simultaneamente su di lui e su un Paul Pierce che capendo l'inarrestabilità del compagno si fa collassare addosso la difesa avversaria per poi scaricare in modo perfetto. Boston sale ad un irreale 29-3.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la roboante vittoria di Detroit, arriva però un calo di tensione forse fisiologico, fatto sta che Boston entra nel momento più critico della stagione. La prima sconfitta arriva in casa con i Bobcats, complice una serata al tiro scadente e un inarrestabile Jason Richardson tra gli avversari. Arriva una vittoria a casa dei Nets con i Big Three a buon regime e un ottimo apporto dalla panchina con il trio House Posey Davis. E’ il momento più basso della stagione arriva con le due sconfitte consecutive con i Wizard, entrambe altamente evitabili, ed entrambe decise da una gestione del quarto periodo abbondantemente migliorabile, oltre che ad una sofferenza troppo marcata a rimbalzo. Due sconfitte che più che pesanti dubbi lasciano tanto amaro in bocca per come sono stati gestiti i finali.

Boston ritrova il sorriso contro Portland nella sfida al Garden, partita non semplice perchè Portland è la rivelazione del momento e pratica un basket di ottimo livello, però alla distanza un siderale Ray Allen da 35 punti scaverà un solco marcato che permetterà ai Celtics di gestire d'esperienza il finale.

Alla vittoria contro Portland fa seguito un'altra bella vittoria contro Philadelphia, primi due quarti dove gli attacchi fanno il bello e il cattivo tempo, poi Boston registra due viti e nei quarti finali non c'è storia, con Rivers che allarga le rotazioni e fa riposare i titolari. Da notare i 10 punti di Leon Powe, giocatore a lungo dimenticato da Rivers nei primi mesi e che da questa partita in poi sarà protagonista di una grande crescita.

Terza vittoria stagionale con i Knicks nella gara seguente, partita mai in dubbio con un Kendrik Perkins che abusa in lungo e largo dei "molli" lunghi dei Knicks (chiuderà con 24 punti e 9-12 al tiro), ma tutto il quintetto base risponde alla grande. Unica nota stonata della serata Paul Pierce che si fa espellere malamente a fine terzo quarto cadendo nelle provocazioni del quasi inutilizzato Quentin Richardson, mandato in campo dal solito Isaih Thomas apposta per quello.

Quando si inizia a pensare che forse il momento difficile è alle spalle arriva invece una sconfitta "strana" in casa con i Raptors (Celtics privi di Posey), nella quale i Celtics giocano una partita senza infamia e senza lode, ma si vedono trafiggere da una marea di tiri da tre punti (15-21 alla fine) molti dei quali pure ben contestati dalla difesa.

Arriva così la prima vera sfida tra Boston e Minnesota una sorta di rimpatriata collettiva, gara in cui oltre a Kevin Garnett, dall'altra parte mezzo roster ha vestito la casacca biancoverde. Boston è ancora in netta difficoltà e a metà quarto periodo arriva pure un infortunio per Kevin Garnett che sente un fitta ai muscoli addominali e si ferma. Va negli spogliatoi ed eroicamente ritorna in campo per i secondi finali. Boston è sul +1, ma l'ultimo pallone è per Minnesota. La palla finisce ad uno dei tanti ex Sebastian Telfair, KG accetta il cambio e si ritrova in marcatura sul piccolo play Newyorkese, e finisce la sua serata eroica rubandogli palla a pochi istanti dalla fine e gettandosi in terra per farla sua. Pochi secondi dopo alzandosi orgoglioso mostrerà la sua maglia al Garden, ma la fitta ai muscoli addominali non era un episodio causale.

Due giorni dopo i Celtics volano ad Orlando privi di Garnett, fermato per stiramento dei muscosi addominali, stop previsto 2-3 settimane. Al suo posto in quintetto c'è Scalabrine. La gara con i Magic non è dura e spigolosa, dopo due quarti in sostanziale parità Orlando scappa nel terzo periodo e per Boston sembrano esserci poche speranze, ma nel quarto periodo i Celtics recuperano lo svantaggio più di agonismo che di lucidità con Ray Allen e Paul Pierce in gran spolvero. La gara si decide all'ultimo tiro quando Hedo Turkoglu perfora la retina da nove metri con la difesa dei Celtics che gli mette le mani in faccia difendendo alla perfezione.

Poco più di una cicloturistica la successiva gara a Miami vinta senza patemi con un grande Leon Powe a fare da mattatore. Il mese si chiude con la sfida con i Mavs (ancora non c'era Kidd) e per Boston priva di KG sembra impresa dura. Ma ancora una volta esce il cuore e l'Ubuntu. Pierce e Ray Allen fanno pentole e coperchi in attacco, Posey e Powe ci mettono tutta la cattiveria e la fisicità che serve sotto le plance, ma la giocata da consegnare agli annali che deciderà la gara è un clamoroso rimbalzo offensivo che Rajon Rondo strapperà a Dirk Nowitzki nei secondi finali.

Commenti (11)add comment

Christian Spazian ha scritto:

  Ricordo come se fosse ieri il rimbalzo di Rondo su Novitzki, una delle migliori giocate della stagione, con il tedesco che non si capacita da dove è sbucato il nostro play che gli ha soffiato letteralmente il pallone dalle mani.
commento inserito alle 09:39 del 02 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  A gennaio iniziarono i primi dubbi su tanti aspetti che ancora non erano perfettamente a posto, ma, con il senno di poi, vediamo che alcuni sono stati episodi molto comuni in una stagione NBA (il 15/21 da tre di Toronto, per esempio) che forse hanno permesso allo staff di lavorare meglio su quei difetti.

Certo, la vittoria a Detroit è stato uno dei momenti più esaltanti prima dei PO anche perchè ci ha rassicurato dopo la sconfitta casalinga, importanti le due W contro le texane per smentire che l'ottimo inizio fosse solo frutto di un calendario agevole e, in generale, mi pare che in troppi momenti ci sia stato un desiderio di perfezione e imbattibilità impossibile nel corso della RS.
commento inserito alle 11:03 del 02 settembre 2008

Massimo Tasselli ha scritto:

  Beh, per la verità il calendario era agevole... noi eravamo ben più forti degli altri!!! smilies/grin.gif
commento inserito alle 12:56 del 02 settembre 2008

nordovest ha scritto:

  Queste le ho viste quasi tutte in diretta, quante emozioni! Soprattutto la forza difensiva di Garnett contro Houston e Minnesota resta una pietra miliare della nostra stagione regolare.
commento inserito alle 13:22 del 02 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  Gennaio sicuramente e' stato il mese piu' ombroso nella nostra cavalcata verso il successo finale.Un piccolo lasso di tempo caratterizzato da un legittimo calo fisiologico che ha generato dei piccoli incidenti di percorso dovuti piu' ad un nostro momentaneo offuscamento, che pregi altrui. A noi quello che effettivamente interessava era il doppio confronto con i Pistons per zittire le male lingue e scrollarsi di dosso quella etichetta di " forti ma agevolati". Nella striscia di gennaio, quelli che hanno davvero creato dei grossi grattacapi ai Celtics sono stati i Wizard, con un Stevenson sugli scudi, ed inoltre siamo stati eclissati a rimbalzo! Con i Bobcats beh....erano vogliosi di riscattarsi dopo quella sconfitta Novembrina targata Allen.In seguito ci son state alcune scosse di assestamento, ma direi che abbiamo ricominciato a marciare in lungo ed in largo in una strada completamente in discesa...
Quando arriva Giugno?? smilies/cheesy.gif smilies/cool.gif
commento inserito alle 13:46 del 02 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Gennaio di primi dubbi, gennaio mese più ombroso... e pensate che a gennaio abbiamo vinto 10 partite su 15! Cose che solo 18 mesi fa ci avrebbero fatto gridare al miracolo. E questo dimostra, ahimè, come è facile abituarsi alle vittorie. Speriamo di risvegliarci da questo sogno molto ma molto tardi...
commento inserito alle 15:23 del 02 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Vero, Legend.

Riflettevo anche sul commento di Nordovest e sulle prove difensive di Garnett: è passato dalla marcatura di Yao che è il giocatore più alto della lega a quella di Telfair (sotto i 6" e piuttosto rapido) con risultati comunque splendidi, che giocatore!
commento inserito alle 15:28 del 02 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  In sintesi volendo, sugli interventi di Nordovest e Legend, possiamo unire una linea immaginaria che unisca i due punti..il disegnino che ne vien fuori e' Garnett e la sua voglia di ricominciare da capo, di azzerare tutto come se nulla fosse successo ( si capirai). Di trasmettere al resto dei compagni la stessa identica fame di vittoria, la stessa intensita' difensiva che poi e' stato l'emblema della nostra rinascita! Teoricamente il tutto dovrebbe essere molto piu' facile dopo un anno di convivenza, dopo che ormai i nostri 3 elementi si sono fusi in un unico essere, un mostro a tre teste e 5 bocche di fuoco! Temo un attimino la nuova condizione psicologica ma, se tutto ritorna allo stato primordiale, con un Garnett, con il solito Garnett che da piu' di dieci anni gioca a certi livelli, beh, dormirei sonni tranquilli!!!
Vediamo di capire cosa ci sara' e cosa saremo nella nuova era post-Posey...tolto lui, il fulcro e sempre quello, la voglia di mantenersi a certi standard bisogna che la trasmettino i nostri eroi vittoriosi di mille battaglie.
Ps: Ammetto che mi sto lasciando andare nel mondo dei vizi, ma se non dovessimo raggiungere le 66 W non e' faro un dramma, perche' ho costruito la mia fede proprio sulle sconfitte!
commento inserito alle 22:17 del 02 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Decisamente, Michele. Garnett è un giocatore totale, e quando hai atleti molto duttili e capaci di coprire più posizioni il coach si può sbizzarrire con i quintetti. Tanto che in certi casi lo “small ball” (che Leo odiava negli anni scorsi) può diventare un punto di forza, il cambio di ritmo che ti porta a rimonte impossibili. Garnett è tutto questo, e chi lo da per “comprimario” come Limardi sull’ultimo ASB (che non compro) ha perso qualche capitolo della storia del basket.

Caro Bois, sono d’accordo con te che Garnett abbia mostrato fame ed intensità incredibili. Pensa che anche nella settimana romana io e Michele ci confidavamo che non avevamo mai visto nulla di simile in termini di energia e voglia, e si era appena in pre-stagione! L’essere stati parte della nascita di una squadra che si è rivelata una delle migliori di sempre è una sensazione indescrivibile che può essere paragonata a quando vinci un campionato da giocatore. Però su un piccolo ed insignificante particolare mi vedo costretto a contraddirti. Cioè, è vero che Garnett ha ricominciato in un luogo diverso, ma in realtà lui è stato sé stesso come sempre. E la cosa fantastica è stato vedere che alla fine, un giocatore animato dagli stessi principi e dalla stessa etica dei grandi Celtics del passato alla fine ha trovato la propria realizzazione proprio a Boston, nella casa di Russell, Cowens e Bird. Ed in un’epoca in cui atleti pagati miliardi chiedono di essere trasferiti a squadre vincenti invece di pensare a costruire le fortune di chi li paga profumatamente Garnett è uno che, quando l’owner di Minnesota gli comunicò che l’avrebbe ceduto, ci rimase male. Una mosca bianca, insomma, uno dei 50 grandissimi di ogni tempo.

Come sottolinei tu, però, adesso la sfida diventa ancor più dura, perché dove la novità e la voglia di dimostrare a tutti che i Celtics erano forti garantiva energie impensabili, adesso si tratterà anche di gestire la situazione senza strafare. Un po’ come i Celtics del 1986 che avrebbero potuto vincere più di 70 partite ma pur gettandone qualcuna per noia chiusero a 67 (una più dei Celtics campioni 2008 ): erano una squadra rodata che giocava insieme da anni, ed evidentemente al di là delle motivazioni portate dall’arrivo di Bill Walton qualche volta era difficile mantenere al massimo il livello di energia. Però nei playoffs piazzarono un allucinante 15-3 (i Celtics 2008 hanno fatto registrare un non trascendentale 16-10). Ecco perché prevedo una stagione con più di 20 sconfitte, che andrà pure bene se servirà a dare spazio e convinzione ai giovani ed a renderli pronti per contribuire nei playoffs.
commento inserito alle 11:14 del 03 settembre 2008

Angelo ha scritto:

  Tra i ricordi più vividi dell'ultimo Gennaio ci sono sicuramente la rubata di Garnett su Telfair che, come giustamente facevate notare, è un indice di quanto possa essere fondamentale in ogni centimetro di campo e contro chiunque il nostro Garnett. Mereviglioso ricordo anche il quarto finale di Glen Davis contro Detroit, vissuto in chat con alcuni amici di ICP, tra cori incessanti e increduli (susurrati alla tastiera, pena la sacra punizione di mogli e altri familiari) all' indirizzo di Big Baby.
Un'unica stilettata: quel dannato tiro da 3 dall'oltretomba di Turkoglu, peraltro ben contestato da un Pierce (se non erro) che di più non poteva proprio fare.

Grazie a Leo che ci permette di rivivere e commentare quella meravigliosa cavalcata trionfale.
commento inserito alle 21:23 del 03 settembre 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Scrivo qui questo commento perchè non trovo posto migliore: andatevi a vedere il video con i migliori 10 giochi dell'anno, che goduria e che bello rivederli e ricordarli, grazie per averlo inserito!
commento inserito alle 14:29 del 04 settembre 2008

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