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Around the Celtics 2008 # 3: Paul Pierce PDF Stampa E-mail
Scritto da Christian Spazian   
venerdì 22 agosto 2008

In questa felice estate per la vittoria Celtica approfondiamo in “Around the Celtics” alcuni aspetti che riguardano la nostra franchigia preferita che siamo stati costretti a trascurare per gli eventi frenetici della stagione appena conclusa. In questo numero approfondiremo qualche episodio nel passato di Pierce, qualche dichiarazione, qualche commento per ripercorrere la sua gloriosa storia ai Celtics, dal draft al titolo NBA 2008.

 

Paul Pierce è entrato nell’NBA nell’estate 1998 e prima del draft era dato quasi per sicuro come chiamata al pick numero 2. Come al solito il draft è la pseudoscienza meno esatta che esista, ed il giocatore ha visto scendere la sua chiamata fino al decimo pick. Seduto con la madre Lorraine Hosey alla Green Room di Vancouver, dove vanno tutti quelli che saranno chiamati molto in alto, si è visto sopravanzare, in ordine di chiamata, da Michael Olowokandi, Mike Bibby, Raef LaFrentz, Antawn Jamison, Vince Carter, Robert Traylor, Jason Williams, Larry Hughes e Dirk Novitzky.

2008 01 pierce.jpgCome si può vedere da questo elenco, ci sono giocatori che non sono neanche degni (cestisticamente) di pestare la sua ombra, primo fra tutti il peggior pick numero 1 della storia NBA, tale Michael Olowokandi. Pierce non ha mai dimenticato questo affronto e nei suoi primi anni in NBA era così furioso che spesso si metteva a tirare e ad ogni canestro urlava uno dei 9 nomi chiamati prima di lui.

Oltre al danno della decima chiamata, si ripeteva: “dannazione, non i Celtics”. Ormai è noto a tutti che da piccolo era tifosissimo dei Lakers ed ovviamente la sua squadra nemica erano gli storici rivali dei Celtics. “Nessuno ad est dei Mississippi (storico fiume che separa geograficamente ma anche culturalmente l’America, n.d.r.) ama i Celtics. Tutti volevano vedere Magic e lo Showtime, i Celtics erano la squadra dei colletti blu (definizione che identifica gli operai, n.d.r.)”.

La differenza ci stava tutta e Pierce aveva ragione: i Lakers avevano un gioco più spettacolare, i Celtics uno più concreto, i primi amavano le luci della ribalta, i secondi preferivano andare ad allenarsi, i primi avevano un gioco veloce, i secondi un gioco più duro, ma soprattutto i Celtics erano più vicini alla gente perché si identificava con loro, li vedeva impegnarsi sempre al massimo e lavorare duro, tipico atteggiamento della gente del New England.

Per incrementare il suo disappunto era molto preoccupato anche di Rick Pitino, a quei tempi plenipotenziario dei Celtics, ovvero allenatore, general manager e padrone di tutte le faccende operative della franchigia biancoverde. Pierce era preoccupato perché aveva sentito delle storie di giocatori svenuti durante i suoi training camp.

Ora però è tutto diverso e Pierce, come ha dimostrato più volte, è fiero d’indossare la casacca biancoverde. “Odiavo Danny Ainge, penso che tutti odiassero Ainge, ma Danny è stato impetuoso e ha aiutato tantissimo i Celtics, ora mi piace Danny”. Visto che gli ha dato la possibilità di vincere il titolo, sarebbe strano il contrario, ma Pierce ha realmente un buon rapporto con il general manager Danny Ainge, che lo ha supportato anche nei momenti di maggior difficoltà.

Facciamo ora un salto in avanti, quando quel produttore di nick che risponde al nome di Shaquille O’Neal, dopo una partita giocata contro i Celtics in cui Pierce è stato particolarmente efficace, gli affibia il soprannome di “the Truth”, la verità, subito dopo tutti hanno considerato questo nick come quello ufficiale del giocatore.

Non ci è voluto molto per scoprire che Jack Nicholson, ottimo attore, ma soprattutto primo tifoso dei “nemici” losangelini, nel 1992 ha interpretato la parte di un generale corruttore dell’esercito americano nel film Codice d’onore (titolo originale “A few good man”) assieme a Tom Cruise e Demi Moore. Durante il film, in particolare nel famoso processo che si concluderà con lo smascheramento da parte dell’avvocato Cruise dei modi illeciti del generale Nicholson, ad un certo punto Nicholson stesso dice: “you can handle the truth”, non puoi manipolare la verità rivolto a Cruise, e da quel momento quella frase è diventata lo slogan dei tifosi bianco verdi riferiti a Pierce: “non è possibile controllare (ovvero fermare) Pierce” e lo abbiamo visto in molti cartelli al Boston Garden durante la finale NBA.

2008 0e doc.jpgFacciamo un altro passo in avanti ed arriviamo all’inizio dell’era Rivers in panchina. I primi tempi sono stati difficili tra Doc e Pierce stesso, l’allenatore cercava di aiutarlo, ma Pierce non ha compreso subito, Doc gli ha detto una volta: “Paul, il tuo linguaggio del corpo e la tua attitudine dice molto ai compagni di squadra attorno a te, so che non sei felice di non riuscire a vincere le gare, ma devi sapere come questo ha effetto sui tuoi compagni di squadra: quando il tuo linguaggio del corpo è passivo questo si riflette su di loro”.

Gli si chiedeva impegno costante ed esempio per i compagni, ma Doc ha anche detto: “pensavo che fosse un giocatore che si isolava, pensavo che potesse segnare un bel po’ di punti, ma che sarebbe stato un giocatore da 39% dal campo come sostanzialmente era a quei tempi, non vincevamo mai e non penso che nessuna squadra vinca con un giocatore che sta attorno alla palla aspettando chissà cosa; gli ho detto: chi vuole che giochi in questa situazione?”.

Ainge ha anche provato a testare il mercato ed è andato vicino a scambiarlo nel 2005 per la scelta di quell’anno (che si sarebbe concretizzata in Chris Paul o Deron Williams), ma poi non se ne è fatto nulla.

Alla fine Pierce ha capito, è stato un esempio per i compagni e ha notevolmente migliorato i rapporti con Rivers.

Nel marzo 2007 Paul Pierce ha dichiarato al Boston Globe: “sono il classico caso di un grande giocatore in una cattiva squadra, ed è disgustoso”. I Celtics erano in corsa per l’ultimo posto in classifica e finiranno al penultimo posto, ma non ha mai chiesto d’essere scambiato od espresso rammarico per aver firmato un contratto che lo terrà a Boston fino a quando avrà 33 anni. Pierce si è sempre limitato a chiedere di far tornare i Celtics ai suoi vecchi fasti.

La scorsa estate Ainge ha monetizzato tutto il buon lavoro fatto negli anni precedenti, Pierce ha ricevuto i rinforzi adatti per vincere il titolo e fra qualche anno è pressoché certo che, quando smetterà di giocare, la sua maglia sarà ritirata e farà compagnia, sulle volte del Garden, a quelle dei grandi del passato biancoverde.

Commenti (5)add comment

Legend ha scritto:

  Una precisazione: nel film “A few good men” Nicholson interpreta il ruolo di Nathan Jessup comandante della base militare di Guantanamo. Non è un corruttore, ma un ufficiale che esagera con la disciplina fino a comandare un “codice rosso”, una punizione che sfocia in una tragedia quando un marine rimane soffocato. Cruise, nei panni dell’avvocaticchio stile JAG, vuole costringere Nicholson a confessare di essere il mandante della punizione, e quindi il mandante morale dell’omicidio. Vuole la verità, e Nicholson gli risponde “You can’t handle the truth”, non puoi gestire la verità. Nicholson in Jessup interpreta un personaggio articolato, figura negativa nel momento in cui si crea delle regole proprie per gestire una situazione di crisi che porta alla morte del soldato, ma anche figura positiva di ufficiale che si sacrifica per la sicurezza del suo paese.
“Viviamo in un mondo pieno di mura, e quelle mura devono essere difese da uomini armati. Chi lo fara? Lei, tenente? Io ho il peso di responsabilità che lei non immagina nemmeno. Lei piange per la morte di un soldato e sputa sui marines, può permettersi questo lusso, può permettersi di non sapere che la morte di quel soldato, per quanto tragica, probabilmente ha salvato delle vite. E la mia esistenza, per quanto grottesca ed incomprensibile per lei, salva delle vite. Lei non vuole la verità, perché in fondo, mentre va ad uno dei suoi party, lei mi vuole su quel muro. Noi usiamo parole come onore, codice, lealtà...le usiamo come spina dorsale di una vita spesa a difendere qualcosa. Lei le usa come fossero battute. Non ho né il tempo né la voglia di spiegare come sono fatto ad un uomo che la mattina si sveglia sotto la coperta della libertà che io gli garantisco e poi mette in discussione il modo in cui la garantisco”!
Film tosto e molto più profondo di quanto sembri. Nicholson, uno dei miei attori preferiti, in questo monologo è in uno dei suoi momenti migliori, e poi se penso che involontariamente ha fatto un complimento a Paul Pierce, suo nemico in quanto Celtic...

Sono contento per Pierce che è sempre stato uno dei miei giocatori preferiti, anche se a volte – Christian cita un caso, ma ce ne sono almeno una decina –dimentica di accendere il cervello prima di far funzionare la bocca. Un grande, comunque, e degno di andare a far compagnia a quelli lassù in alto. Adesso poi che ha superato nella classifica dei marcatori bianco verdi ogni tempo anche K.C. e Sam Jones e Bill Russell, e si appresta a sorpassare Cousy e ad attaccare Parish e McHale per il terzo posto ogni epoca dietro ad Havlicek e Bird...
commento inserito alle 10:51 del 22 agosto 2008

Bob Black ha scritto:

  Io credo che il Capitano si sentisse frustrato perchè non gli veniva riconosciuto lo status che il suo talento gli avrebbe dovuto garantire: molti dei suoi atteggiamenti si spiegano così e non hanno certo pesato poco sulla sua carriera,anzi.
Penso che il titolo e ed il tributo come MVP non potranno che renderlo un giocatore migliore.
Tecnicamente è sempre stato un fuoriclasse,tranne forse per il palleggio,ma non credo che nella Lega ci sia un giocatore che faccia le cose con una tale apparente semplicità.
Un grande che merita di stare tra i più grandi. smilies/smiley.gif
commento inserito alle 12:46 del 23 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Le sempre attente osservazioni di Legend mi hanno fatto riflettere su quanto le parole di Nicholson/Jessup possano essere applicate al lavoro di un allenatore e nello specifico di un allenatore NBA.

Cosa viene chiesto al coach? Vincere e magari sviluppare i giovani, a seconda di quale tipo di situazione sia la franchigia, ma questi due obiettivi devono essere raggiunti a prescindere dal "come", così come Jessup doveva fare a Guantanamo.
Un coach che deve vincere può sacrificare in panchina giovani che potrebbero meritare spazio, ma non sono ancora pronti, oppure può impostare un gioco brutto a vedersi, ma che sia redditizio, oppure può accettare che l'ego della sua star di turno passi sopra ai normali rapporti tra compagni di squadra.

In questo è un lavoro molto difficile (anche se molto ben pagato) e credo che il giudizio sui risultati del lavoro stesso sia da ponderare attentamente prima di renderlo definitivo e penso prima di tutto a Mike D'Antoni (prima un genio e COY in modo meritato, poi scaricato da PHX senza troppi ripensamenti perchè incapace di vincere) in rapporto al nostro Rivers (prima un mezzo idiota, incapace di vincere o di sviluppare i nostri giovani, poi vincitore di un anello strapazzando Phil Jackson e grazie anche al contributo dei giovani Rondo, Perkins e Powe da lui sviluppati).

Facile criticare quando c'è comunque la coperta di un allenatore come bersaglio e magari capro espiatorio da cacciare.
commento inserito alle 14:53 del 23 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
... Nicholson gli risponde “You can’t handle the truth”, non puoi gestire la verità...


Mi pare ovvio che Nicholson non può gestire la verità (Pierce) ... tifa per la squadra sbagliata e perdente .... -39 non va dimenticato mai -39 !
commento inserito alle 19:25 del 23 agosto 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Preciso la precisazione di Legend facendo notare che Nicholson era veramente un corruttore, visto che ha modificato gli orari dgli aerei del militare che doveva andarsene da Guantanamo; il suo secondo lo sapeva bene e per questo ha preferito uccidersi, riteneva il suo superiore troppo potente e con troppi agganci per poterlo smascherare.
commento inserito alle 12:38 del 24 agosto 2008

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