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I luoghi "sacri" dello Sport a Boston PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
mercoledì 17 settembre 2008
Lo scrittore Oliver Wendell Holmes nel 1858 definì la città di Boston “the Hub of the solar system”, in pratica “l’Ombelico del Mondo”, e se è vero che dal punto di vista storico ed economico da allora la “Beantown” ha perso il suo ruolo di predominanza, dal punto di vista sportivo è rimasta uno dei centri d’attenzione del mondo.

E se la “Freedom Trail” racconta la nascita e la storia di una nazione, e rappresenta perfettamente Boston come città in cui il passato vive a fianco del presente, perché non costruirci una sorta di “Boston Sport Trail”, una linea immaginaria ad unire i punti “storici” che hanno dato un contributo di gioia, lacrime e sangue alla storia dello sport?  Partiamo dalla zona occidentale della città, nel punto in cui il Muddy River prova stancamente ed inutilmente a ricongiungersi al fiume Charles e la Mass Pike comincia impercettibilmente ad allontanarsi dalla Back Bay….

1. Fenway Park - Anche se non amate il baseball, dovete imboccare Yawkey Way fino a Fenway, e quindi visitare uno dei luoghi sacri dello sport statunitense. E’ il teatro in cui Babe Ruth diede vita a “The Curse of the Bambino”, la maledizione di un giocatore che si vendicava per la cessione agli Yankees tenendo i Red Sox all’asciutto di vittorie nelle World Series dal 1918 al 2004: prima di allora Boston si era aggiudicata 5 dei 15 titoli disponibili. Costruito quasi un secolo fa (fu aperto nel 1912) ha subito molti “lifting” e ristrutturazioni, Il Green Monster, il verde muro che si erge ad oltre 11 metri di altezza e che ha fatto disperare centinaia di battitori negando loro il fuori campo, è uno dei simboli sportivi americani più famosi. Passando davanti al tabellone del punteggio, si devono cercare le iniziali dei due ex-proprietari dei Red Sox Tom e Jean Yawkey, incise in codice Morse. Se poi si cammina fino alle tribune oltre “l’outfield” fino ad arrivare alla sezione 42, fila 37, posto 21, ci si trova davanti ad una poltroncina dallo schienale rosso, unica in tutti i “bleachers”: è il “Posto di Ted Williams”, a ricordare il devastante home-run che lo “Splendid Splinter” cacciò a 153 metri dal piatto il 9 giugno 1946, colpendo sul suo cappello di paglia un sonnacchioso tifoso di New York (e questo particolare ai tifosi bostoniani non dispiace proprio). Proseguendo verso l’esterno destro, arriviamo al “Pesky’s Pole”, il “Palo di Pesky” (un interbase non proprio potente) che segnala il limite oltre al quale un fuoricampo diventa una semplice “palla-foul". All’uscita dei “bleachers” su Landsowne, se percepiamo il fragrante odore degli hot dog, vuol dire che siamo vicino al baracchino del “Sausage Guy”. Vale la pena di provarlo, ma se c’è una partita in corso, sarà meglio guardare in alto non appena sentiamo il pubblico esultare: una pallina sbattuta fuori da “Papi” potrebbe farci andare di traverso il panino.

2. Abe & Louie’s - Se siamo affamati e l’ora è quella giusta, passando sotto la “Mass Pike” è arrivato il momento di prendere Boylston Street, dove al civico 793 “Abe & Louie’s” serve ottime bistecche neppure troppo care (partono da circa 10 dollari). E’ lì, tra le fini pareti rivestite di mogano, che Paul Pierce e Kenny Anderson andarono a festeggiare un’importante vittoria ai playoffs della squadra allora allenata da Jim O’Brien. Ed anche Tom Brady, quarterback dei Patriots, è stato visto più volte intento a fare la festa ad un’enorme “porterhouse” (costata di manzo) al Cabernet.

3. The Prudential Tower – Red Auerbach ha affittato per anni un appartamento nella splendida torre (chiamata “Pru” dai bostoniani) che si affaccia su Boylston Street e domina con i suoi 52 piani le acque della Baia. Non può passare inosservata: simbolo della rinascita economica cittadina negli anni ’60, è alta 229 metri ed è teatro di uno dei più interessanti centri commerciali cittadini. Anche se nel corso degli anni è stata superata in altezza da altri edifici (per prima la “John Hancock Tower), rimane nel cuore dei bostoniani “doc”. Nel 2004 “Mister Celtics” aveva deciso di traslocare a Washington dopo la morte della sua amata Dottie, gli amici  che l’hanno aiutato nel trasloco (Murray Lieberman e Jeff Twiss) hanno raccontato di aver visto saltar fuori dai cassetti più nascosti e meno “visitati” una serie di incredibili cimeli sportivi che avrebbero fatto felice il manager della Hall of Fame di Springfield. Un esempio per tutti? Uno splendido boccale da birra con le firme di tutti i componenti della squadra campione NBA nel 1968…..

4. Daisy Buchanan’s – All’altezza dell’intersezione tra Newbury e Fairfield, proprio tra la “Prudential Tower” ed il fiume Charles, ci imbattiamo nel locale in cui i Bruins dell’hockey ed i Red Sox del baseball si ritrovavano (ed a volte si ritrovano) dopo le partite. Un posto quasi leggendario tra i ragazzi cresciuti nella zona, visto che potevano condividere la serata con i loro eroi fino a fare le ore piccole. Consigliato come ultimo stop prima di andare a nanna.

5. Boston Common – Riprendiamo Boylston Street e ci dirigiamo verso Chinatown, fino a trovarci uno splendido parco sulla sinistra: sì, lo so, vi ho già accennato al più vecchio parco pubblico d’America, ma c’è anche una “ragione sportiva” per la quale dovreste visitarlo: la notte del 12 maggio 1974, dopo la vittoria del dodicesimo titolo celtico, Dave Cowens festeggiò fino a tarda ora, e non avendo voglia di tornare a casa, si mise a dormire su una panchina del Boston Common in modo da essere lì vicino per la parata della mattina seguente. Nessuno andò a disturbarlo….. indispensabile quindi la “genuflessione” di fronte ad una panchina del parco, ma non provate ad imitare Dave…..

6. Bird Watching – Adesso è arrivato il momento di visitare la zona di Brookline, “piazzata” nella “Back Bay” a ridosso del Charles River. Torniamo quindi su Boylston Street, e subito dopo l’Hynes Convention Center prendiamo Newbury Street: negli anni ’80, tra i bostoniani era in voga la famosa pratica del “Bird Watching”: solo che l’oggetto della loro ricerca non erano i pennuti delle specie più rare, ma il Baffo da French Lick. Bastava imboccare la lunga Newbury Street e, al punto giusto, se si era fortunati, ci si imbatteva in un esemplare maschio, su 2 metri e 6, dal caratteristico manto biondo. Tant’è che alla fine, nella casa di Brookline, Larry e Dinah sentivano spesso passare delle auto che suonavano il clacson in segno di saluto, ed il capitano dei Celtics aveva dovuto smettere di tagliare l’erba in giardino per evitare di venir assediato da orde di tifosi Celtici…

7. Boston Marathon – Inversione a U su Newbury Street, svoltiamo a destra in Dalton Street e poi pieghiamo a sinistra su Newton Street fino ad arrivare nelle vicinanze del Boston College: che sia il terzo lunedì d’aprile o meno, siamo nel posto giusto per fare la conoscenza con la Boston Marathon, la più antica maratona organizzata del mondo (nacque nel 1897 sfruttando il successo della gara olimpica di Atene di un anno prima): è lì infatti che si trova “Heartbreak Hill”, la “Collina Spaccacuore”, il tratto più conosciuto dell’intera competizione. E’ l’ultima delle “Newton Hills”, subito dopo Commonwealth Avenue, ed anche se molti credono che il suo nome sia dovuto alla dura selezione che le sue salite creano tra i partecipanti, in realtà il nome le è stato appioppato da un episodio accaduto nell’edizione del 1936. Il campione in carica John Kelley, quando raggiunse sulle Newton Hills il leader della corsa Ellison “Tarzan” Brown, gli battè la mano sulla spalla per consolarlo, ma ottenne l’effetto contrario, visto che Brown, caricato dal gesto, riprese il comando proprio sull’ultima collina, “spezzando il cuore di Kelley”, come scrisse il reporter del Globe Jerry Nason (che tra l’altro in seguito diventò uno dei cronisti delle imprese dei Celtics). Siccome il buon Kelley corse ben 61 edizioni della gara (l’ultima nel 1992, a 84 anni!), la Boston Athletic Association nel 1993 eresse sulla “Heartbreak Hill” una statua raffigurante un giovane Kelley che idealmente prende per mano al vecchio Kelley mentre taglia il traguardo.  Da ricordare anche il fatto che la Maratona di Boston ha legami molto stretti con i Celtics: George V. Brown (padre di Walter Brown, fondatore dei Celtics), fu a sua volta il fondatore della Maratona, ed un fratello di Walter, Thomas, ne è stato il presidente per molti anni. Dal 1905 in poi un Brown è stato lo “starter ufficiale” della corsa in tutte le edizioni meno una, ed in onore della famiglia la partenza della gara dal 1924 in poi è il sobborgo di Hopkinton, dal quale provengono i Brown….

8. Alumni Stadium e Conte Forum – Siamo arrivati alla  sede di Boston College, sulla splendida collina di Chestnut Hill che in passato, fra scandali e pettegolezzi, venne persino chiamata “Chernob Hill”. All’Alumni Stadium gioca la squadra di football, mentre al Conte Forum (un catino da 8,606 posti che prende il nome dal congressista americano Silvio Conte, di chiare origini italiane) evoluiscono i discreti “Eagles” del basket. I tifosi si autoproclamano “Conte Crazies” prendendo in prestito il “Cameron Crazies” dei più fortunati colleghi di Duke, ma i risultati sportivi non sono dello stesso livello. Boston College rimane comunque il meglio sulla Baia, come testimoniato anche due stagioni fa con una partenza da 20 vittorie in fila, l’accesso alle “Sweet Sixteen” e la sanguinosa eliminazione per un solo punto ad opera dei Villanova Wildcats di Allan Ray.

9. The Buzz – Da Chestnut Hill torniamo verso il centro su Stuart Street: al numero 67 di questa via ci imbatteremo nel “Buzz”, il club in cui nel settembre del 2000 Paul Pierce venne accoltellato da un trio di “gangsta” per aver sorriso ad una ragazza della “posse”. Le pugnalate arrivarono ad un paio di centimetri dal cuore, e lo spesso giubbotto di pelle che il capitano indossava gli salvò probabilmente la vita. Il “Buzz” da allora ha perso molto del suo fascino, tanto che nel maggio 2006 i proprietari ne hanno cambiato la sede, spostandolo altrove. Ed allora ci passiamo davanti per mera curiosità, effettuiamo una inversione ad U, e deviamo verso Tremont Street.

10. New England Medical Center – Quando incrociamo Tremont Street, proseguiamo dritti in direzione di Chinatown e della Massachusetts Turnpike: eccoci in Kneeland Street, di fronte all’ospedale in cui Paul venne immediatamente ricoverato dopo l’aggressione. Un cenno del capo per ringraziare silenziosamente il dottor Roger Graham ed il suo staff (Pierce ha già fatto capire il suo apprezzamento donando 2,5 milioni di dollari alla fondazione dell’ospedale nel 2003), e ritorniamo su Boylston lasciandoci Copley Square alle spalle.

11. Huntington Avenue Grounds – In prossimità del “Pru” lungo Boylston Street, puntiamo ora verso il South End ed imbocchiamo Huntington Avenue, dove ad un certo punto ci imbattiamo negli “Huntington Avenue Grounds”, la “prima casa” dei Red Sox nonchè il luogo in cui furono giocate le prime World Series nel lontano 1903. Il 5 maggio 1904, poi,  Cy Young vi completò il primo “perfect game” dell’era moderna, e nel 1993 venne scoperta una statua a ricordarlo come uno dei più grandi interpreti di sempre del ruolo di lanciatore. Una capatina non è tempo perso….

12. Boston Arena/Matthews Arena – Posizionata su St. Botolph Street (la via parallela di Huntington Avenue), a galleggiare tra “Back Bay” e “South End”, la Boston Arena fu costruita nel 1909 ed è stata per molto tempo la casa dei Boston Bruins e dei New England Whalers dell’hockey. In seguito fu teatro di diversi eventi sportivi, dai leggendari incontri pugilistici di Joe Louis, Jack Dempsey e Gene Tunney, alle partite dei Celtics. Nel 1977 venne comprata dalla Northeastern University, ed è lì che il più famoso e sfortunato giocatore degli “Huskies”, Reggie Lewis, si fece conoscere. E sempre in Botolph Street diede l’addio ai suoi tifosi nelle pubbliche esequie dopo che il suo cuore aveva smesso di battere nel luglio del 1993 (nel frattempo la Boston Arena era stata ribattezzata “Matthews Arena”). Per tornare agli uffici dei Celtics, proprio come fece l’umile Reggie per recarsi alla conferenza stampa la sera del draft 1987, prendiamo la “T” invece di una “Limousine”.

13. Merrimac Street – Una volta rientrati nella zona del TD Banknorth Garden, possiamo passare da Causeway Street, sede dei vecchi Celtics,  a Merrimac Street, dove al numero civico 151 alzando lo sguardo possiamo gettare uno sguardo agli uffici del quinto piano occupati dal personale biancoverde, ed immaginare quali nuove strategie siano al vaglio sui monitor ultrapiatti in quel preciso istante per riportare in auge la nostra franchigia preferita: battaglia navale? Tetris? Super Mario Bros?

14. TD Banknorth Garden - Una volta, quando con la metropolitana arrivavi dall’aeroporto Logan uscendo dal Sumner Tunnel,  l’emozione provata non appena appariva la grande scritta “Boston Garden” ti prendeva alla gola e non ti lasciava, mentre le carrozze rollavano pigramente fino alla North Station. Poi il vecchio Garden è stato demolito e al posto della sua insegna sono apparse le vele stilizzate del Fleet Center: oggi il nuovo nome dell’edificio che sorge ad una sassata dalla I-93 è quello di TD Banknorth Garden, e l’emozione si è decisamente ridimensionata. Ma anche se da quando hanno tolto il vecchio parquet non puoi più andare a caccia delle zone del campo in cui Havlicek, Henderson e Bird rubarono la palla, puoi sempre alzare lo sguardo verso le quiete 16 bandiere pendenti dal soffitto, e sorridere. Tempo di uscire in Causeway Street, e sopraffatti dall’emozione cercare un buon bar….

15. City Hall Plaza – Ci intruppiamo in Causeway Street verso sud, e poi prendiamo Congress Street, per arrivare al luogo in cui durante la festa per il titolo 1981 Larry Bird disse “C’è solo un altro posto al mondo in cui vorrei essere adesso, French Lick”. E’ teatro principale dei festeggiamenti delle franchigie bostoniane che conquistano il massimo trofeo professionistico, anche se ultimamente è frequentata spesso da quelli del “Superbowl”, ed in un’occasione da quelli delle “World Series”. Ma quest'anno ci sono tornati prepotentemente anche quelli dei canestri! 

16. Faneuil Hall – Estremamente vicino a City Hall Plaza ed a due passi dal TD Banknorth, con la sua mole nasconde la statua di Red Auerbach, piazzata lì dietro all’altezza del Quincy Market. Dopo esserci fumati un sigaro sulla panchina a fianco del grande Red, torniamo all’edificio principale e puntiamo al Brearley Collection”, dove potremo acquistare splendide foto in bianco e nero dei Celtics passati facendoci aiutare nella scelta dalla simpatica Amy.

17. The Place – Proseguiamo in direzione del porto, ed al numero 2 di Broad Street, ad un isolato a sud-est di Faneuil Hall, troviamo un posto niente male dove seguire le partite. Prezzi non esagerati, musica e Veejays, e quando gioca una squadra di Boston, si tifa e si mangia pizza. Alle 18:45 ed all’1:45 poi, vi spezzano il cuore con un video di 16 minuti sui grandi dello sport a Boston….. preparate i fazzoletti di carta!

18. The Country Club – Newton Street ad un certo punto comincia a scorrere lungo il percorso delle 27 insidiose buche del Country Club per accedere al quale bisogna imboccare Clyde Street. Questo club privato nel 1999 fu teatro di una combattutissima Ryder Cup (la sfida tra golfisti europei ed americani) decisa alla buca 17 dal putt di 14 metri di Justin Leonard, che imbucò un colpo sbilenco ma efficace e regalò il successo alla squadra americana.

19. Waltham Sports Authority e Brandeis Auerbach Arena – E’ giunto il momento di emigrare: prendiamo la nostra macchina a noleggio o uno dei mezzi pubblici e prepariamoci ad una quindicina di chilometri di percorso. Sulla Mass Pike seguiamo il corso del fiume Charles verso nord-est. Passiamo le forche caudine del “toll booth” a Weston, e puntiamo sulla I-95/128 verso nord. Prendiamo la Exit 27/B su Winter Street, e quindi seguiamo i cartelli per due chilometri e mezzo: siamo a Waltham (rigorosamente pronunciato “Wall-tham”), la “Watch City” per la sua fiorente attività di produzione orologi nell’Ottocento. Ma a noi interessa per due ragioni in particolare: la prima è lo Sports Authority Training Center, l’importante centro di allenamento dei Celtics costruito nel 1999 e sito all’840 di Winter Street. Waltham sta ai Celtics come Milanello sta al Milan o Trigoria sta alla Roma, insomma, ed al Training Center è abbastanza facile trovare dei giocatori che si allenano sul parquet incrociato o nella fornitissima sala pesi. Col passare del tempo è diventato praticamente il “centro di comando” delle operazioni dei Celtics, tanto che è lì che tengono praticamente quasi tutte le conferenze stampa. La seconda ragion per la quale siamo a Waltham è la palestra della Brandeis University che divenne uno dei luoghi più tristi della storia Celtics il 27 luglio 1993, quando Reggie Lewis vi cadde vittima di un attacco cardiaco. Se passiamo vicino alla Auerbach Arena (che triste gioco del destino: Reggie morì su un campo dedicato al Grande Vecchio della squadra per la quale giocava), un pensiero al capitano sfortunato è d’obbligo.

20. Gillette Stadium – Bene, girare per i sobborghi di Boston ci acchiappa, ed allora siamo pronti a macinare altri trenta chilometri in direzione sud-est per arrivare nel sobborgo di Foxboro: prendiamo la Route 1 ed usciamo in corrispondenza della “Casa dei Patriots”. Ma attenzione, non il vecchio Foxboro Stadium che ormai è stato convertito in una ampio parcheggio, ma ovviamente il Gillette Stadium dove al numero 1 di Patriot Place (gioco di parole: “One Patriot Place”) nei fine settimana o nel “Monday Night” Tom Brady e Corey Dillon si esibiscono nelle serate da uomini veri. Aperto nel 2002, permette a 68,756 persone di assistere agli eventi, siano essi le gare dei Patriots, siano quelle calcistiche dei New England Revolution, siano essi dei concerti musicali: strepitoso quello dei Rolling Stones il 5 settembre 2002, poco prima dell’apertura ufficiale del 9 settembre.

21. Springfield Hall Of Fame – Ormai al termine della nostra visita guidata nei meandri dello sport bostoniano, non possiamo non fare un ultimo stop nella cattedrale del basket. Ed allora prepariamoci ad un paio di orette in macchina, e puntiamo verso ovest. Solita Massachusetts Turnpike (Route 90) fino all’Exit 4, e poi la I-91 South fino all’Exit 6 (Springfield Center). A quel punto, dopo la rampa d’uscita, ci troveremo in West Columbus Avenue: tre semafori, e troveremo la Hall of Fame sulla destra. Ed è lì, sulla riva del fiume Connecticut a poche miglia dal confine con l’omonimo stato, che potremo assaporare l’aria della culla del basket, del luogo in cui nel 1891 l’insegnante di educazione fisica James Naismith creò uno sport da praticare al chiuso nei mesi invernali mentre la stagione rigida impediva di giocare a baseball. La Naismith Hall of Fame venne battezzata il 17 febbraio 1968, e nel 2002 venne ampliata con la costruzione di un nuovo edificio dalla forma di una palla a spicchi. Per 17 dollari potrete “incontrare” i più grandi della storia dello sport: 258 personaggi (tra i quali 31 Celtics e gli italiani Dino Meneghin, Cesare Rubini e Sandro Gamba), 5 squadre, decine di maglie, fotografie, programmi, palloni “storici”. Ma c’è anche un’area dedicata ai bambini di ogni età, quella in cui si può provare a far canestro cercando per un attimo, in quell’atmosfera particolare, di imitare i grandi dello sport. E poi un vero tifoso bostoniano non può esimersi dal farsi fotografare a fianco della statua di Larry Bird…. 

Commenti (5)add comment

Michele Pulcini ha scritto:

  Molto, molto interessante, davvero.

Mi pare di capire che servono almeno tre giorni solo per la visita "sportiva", vero?
Ho avuto la fortuna di visitare la Hall of Fame, purtroppo parecchi anni fa (quindi senza tante aggiunte recenti), e solo quella merita una giornata intera!
commento inserito alle 10:50 del 17 settembre 2008

Piero ha scritto:

  Bravo Legend.
Se parlando del Fenway Park non si può non nominare Babe Ruth altrettanto si deve fare con "Boston" Bill Rodgers e la Boston Marathon.
Tra l'altro non è a priori escluso che il terzo lunedì di aprile del 2010 un quasi quarantenne (a settembre del 2010) torinese non si trovi a passare (anzi correre) da quelle parti con appuntato sul petto un numero da conservare e magari passare al proprio figlio.
commento inserito alle 11:43 del 17 settembre 2008

ShamrockSam ha scritto:

  Interessante ed utilissimo, grazie Fabio!
Me lo sono gia' stampato in vista della prossima visita a Boston, mi son reso conto che nella mia prima visita alla citta' mi son perso piu' della meta' dei posti da te elencati. A questo punto pero', se uno vuole proprio unire storia, sport (che poi son la stessa cosa no? smilies/grin.gif), cultura, shopping, musei etc. ti ci vogliono 10 giorni buoni. Io la prima volta in cinque giorni di visita feci il possibile ma non sono molti considerando poi che passai 3 serate su cinque nell'allora Fleet Center...
commento inserito alle 08:53 del 18 settembre 2008

Alberto ha scritto:

  Bell'articolo Fabio.
Io sono tifoso dei Celtics dal 1979 e quindi penso di essere abbastanza "fissato" con tutto quello che riguarda questa gloriosa franchigia ma non pensavo mai che l'amore per i Celtics mi facesse innamorare anche dei RED SOX e del Baseball in generale.
Seguo ormai i Red Sox da 7 anni e mi sono tolto più soddisfazioni in così poco tempo che i veri tifosi dei Red Sox in più di 100 anni di storia della franchigia visto che da quando li seguo "abbiamo" vinto 2 World Series di cui la prima dopo 85 anni dalla maledizione del "Bambino" eliminando addirittura gli odiati Yankees in casa loro dopo che eravamo sotto 0-3 nella serie!!!
Questo per confermare alla grande il primo posto di Fenway Park come vero e proprio tempio dello sport che purtroppo non ho ancora avuto l'onore di visitare (ancora non sono mai stato a Boston) ma che alcuni amici di NY (addirittura sponda Yankees) mi hanno descritto in modo bellissimo.
Aggiungo che ho cominciato anche a seguire i Bruins e i Patriots avvicinandomi sempre di più a sport diversi dalla pedata.
commento inserito alle 14:05 del 18 settembre 2008

GregKite ha scritto:

  Grande Legend, as always
commento inserito alle 16:33 del 19 settembre 2008

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