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Ok, tifiamo Boston Celtics, ma quanto sappiamo in realtà della città di Boston, della sua storia, delle sue tradizioni? Ed allora ho pensato che potrebbe risultare interessante un tuffo nella capitale del “virtuale” New England analizzandola da un punto di vista storico, turistico e sportivo.
Perché se è vero che i Celtics hanno accompagnato la loro città solo per una sessantina d’anni, è altrettanto sacrosanto che i tifosi e il substrato culturale con cui hanno interagito sono particolari ed unici anche in un teatro variegato come quello delle metropoli statunitensi.
LA STORIA
La città venne fondata alla confluenza dei fiumi Charles e Mystic il 17 settembre 1630 da un gruppo di coloni puritani in fuga dall’Inghilterra. L’antico nome dell’insediamento era “Trimountaine”, in onore delle tre colline che lo circondavano. Poi, però, esso venne cambiato in onore della città inglese di Boston nel Lincolnshire, dalla quale provenivano molti dei notabili del luogo. La particolare posizione geografica ne fece un porto ed un cantiere navale di prim’ordine, nonchè il trampolino naturale per il commercio con l’Europa, e tale fattore economico favorì la crescita facendola a diventare la città più popolosa degli Stati Uniti, primato che mantenne fino al 1760.
Il primo Governatore della Baia, John Winthrop, diede un impulso alla creazione di scuole pubbliche, università (Harvard venne fondata nel 1636) e biblioteche, il primo passo verso la nascita del principale polo culturale e d’opinione dell’intera nazione. Non solo luci nel passato, però: l’integralismo puritano furono la miccia dell’orribile “Caccia alle Streghe di Salem” del 1692, che si concluse con un processo e con l’impiccagione di 20 presunte streghe. I giorni più luminosi - e sanguinosi - nei suoi quattro secoli di vita Boston li conobbe nel 18° secolo, quando la sua condizione di città ricca ed in costante crescita venne a scontrarsi con gli interessi economici dell’Inghilterra. L’Impero britannico, dopo aver praticamente cacciato dalla madre patria coloro che “dissentivano” dalla religione di Stato, continuava a “mungerli” anche nel Nuovo Mondo, mantenendo il controllo con il pugno di ferro dei reparti militari d’occupazione, e la ribellione era solo questione di tempo.
Nel marzo del 1770 ebbe luogo il “Boston Massacre”, che, utilizzato ad arte a fini propagandistici dal futuro governatore del Massachusetts Sam Adams per fomentare la ribellione anti-britannica, vide le truppe inglesi reagire esageratamente ad una sciocca provocazione e causare la morte di cinque civili. Le tasse esose incamerate dalla Compagnia delle Indie aumentarono il malcontento: come facevi a spiegare a dei coloni che dovevano pagare il tè inglese molto più caro di quanto lo avrebbero pagato facendolo arrivare direttamente dall’Asia?
E così, il 16 dicembre 1773 un gruppo di 150 cittadini capitanato da Samuel Adams abbordò tre navi cargo britanniche e, una volta conquistatele, gettò il loro carico di tè nelle fredde acque della Baia: fu la scintilla che scatenò la Guerra d’Indipendenza. Alcuni episodi del conflitto interessarono Boston da vicino, come le battaglie di Bunker Hill, Concord e Lexington, e la stessa città venne assediata. Paul Revere, assieme ad un fiero manipolo di giovani combattenti, costruì la leggenda dei “Minutemen”, ovvero di “Uomini pronti a combattere in un solo minuto”, in quello che tra l’altro ancor oggi è il “nickname” degli atleti dell’Università del Massachusetts.
Dopo la fine della guerra Boston potè cogliere ed assaporare i frutti della vittoria, diventando il porto più ricco del mondo: le famiglie più potenti (i Cabot ed i Lodge in primis) entrarono a far parte di un’elite sociale e culturale invidiata in ogni angolo d’America, ed i loro patriarchi vennero battezzati i “Bramini di Boston”. Ma le principali caratteristiche cittadine sono sempre state la duttilità e l’estrema lucidità nel capire al volo il mutare delle condizioni di mercato: da porta commerciale del Nuovo Mondo, Boston andò sempre più trasformandosi in centro manifatturiero ed industriale.
Di pari passo procedette anche un ulteriore raffinamento culturale che ne fece il faro artistico, letterario ed umano degli Stati Uniti oltre che il perno del movimento per l’abolizione della schiavitù. La Guerra di Secessione risparmiò Boston, che anzi potè sfruttare l’occasione per consolidare il suo ruolo di leader economico nazionale. Nel frattempo continuavano i lavori di “land reclamation”: dal 1630 al 1890 la città praticamente triplicò la propria ampiezza riempiendo stagni, fossati e paludi con la terra trasportata dalle colline che circondano la città.
L’inizio del 19° secolo fu teatro di un altro importante mutamento sociale per l’intera area del New England: cominciarono ad arrivare infatti le prime ondate di emigranti italiani ed irlandesi. Boston, da città nata protestante, diventò così a maggioranza cattolica, ed oggi le due etnie sono quelle maggiormente rappresentate, con gli irlandesi a contare il 15,6% e gli italiani l’8,3% dell’intera popolazione urbana. I giorni dorati della Guerra di Secessione finirono presto: ai primi del Novecento la popolazione aveva superato abbondantemente il mezzo milione, ma i costi crescenti della manodopera e le strutture sorpassate stavano spostando verso sud il baricentro economico statunitense. I primi sindaci irlandesi trovarono le contromisure adatte nello sviluppo dei mercati legati ai servizi, alla vendita all’ingrosso e al dettaglio ed al banking.
Tali sforzi risultarono vani però non appena due importanti fattori colpirono l’economia locale: il primo, quello meno determinante, fu il Proibizionismo che praticamente azzerò il fiorente commercio di rum con l’Europa, mentre il secondo colpo, devastante non solo per la città ma per l’intero panorama nazionale, fu la Grande Depressione degli anni ’30. Di pari passo con la rinascita economica portata dalle ricche commesse procurate dalla Seconda Guerra Mondiale, cominciò un altro periodo politicamente oscuro per Boston, quello della corruzione e della segregazione razziale. Mentre la corruzione venne in qualche modo limitata dall’estensione a tutti i cittadini della possibilità di ottenere un seggio al consiglio cittadino (1951), il problema razziale continuò a rimanere una ferita aperta, specie per una città che nemmeno 100 anni prima era stata un simbolo per l’abolizione della schiavitù.
Dal punto di vista economico, la Beantown trovò nuova linfa nelle idee degli studenti laureatisi al MIT, che furono la punta della lancia di un nuovo commercio: quello dei computer e dell’alta tecnologia. Razzismo, criminalità in aumento, e soprattutto il fenomeno della “gentrification” (vecchi quartieri vengono ricostruiti e gli stabili vengono rivenduti a prezzi salatissimi) che dal 1959 al 1980 ha portato un sensibile aumento del costo della vita, di fatto hanno spinto dato il via ad una sorta di “fuga da Boston”, con 240,000 abitanti (circa il 30% della popolazione nel 1950) a lasciare la città in cerca di una vita meno cara. E la diminuzione delle persone soggette al pagamento delle tasse ha portato ad un aumento delle stesse, in un circolo vizioso che ha regalato un ruolo importante alle zone della Greater Boston quali Brookline (dove viveva Larry Bird), Quincy, Newton, Cambridge, Winthrop, Watertown, Chelsea e Revere solo per citarne alcune. L’Amministrazione si rese conto abbastanza velocemente del problema, e varò dei provvedimenti (la creazione della Boston Redevelopment Authority) per rivitalizzare la città: vennero costruiti vari edifici tra i quali un auditorium, uffici, e soprattutto la “Prudential Tower”, luogo dove abitava Red Auerbach fino a pochi anni prima della sua morte.
Vennero abbellite la zona del porto e quella di Faneuil Hall con i suoi negozietti caratteristici, e completate una serie di opere tese a rendere meno caotico il traffico, compresa la serie di tunnel del “Big Dig” che però ha cominciato a creare qualche dubbio ed apprensione quando nell’estate del 2006 un crollo ha causato la morte di un’automobilista. Anche dal punto di vista fiscale le amministrazioni cittadine si sono date molto da fare, ed i benefici effetti sono risultati evidenti quando il numero dei residenti ha ricominciato (seppur timidamente) a crescere.
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