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La Storia di "Boston" PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
mercoledì 03 settembre 2008
Ok, tifiamo Boston Celtics, ma quanto sappiamo in realtà della città di Boston, della sua storia, delle sue tradizioni? Ed allora ho pensato che potrebbe risultare interessante un tuffo nella capitale del “virtuale” New England analizzandola da un punto di vista storico, turistico e sportivo.

Perché se è vero che i Celtics hanno accompagnato la loro città solo per una sessantina d’anni, è altrettanto sacrosanto che i tifosi e il substrato culturale con cui hanno interagito sono particolari ed unici anche in un teatro variegato come quello delle metropoli statunitensi.

LA STORIA

La città venne fondata alla confluenza dei fiumi Charles e Mystic il 17 settembre 1630 da un gruppo di coloni puritani in fuga dall’Inghilterra. L’antico nome dell’insediamento era “Trimountaine”, in onore delle tre colline che lo circondavano. Poi, però, esso venne cambiato in onore della città inglese di Boston nel Lincolnshire, dalla quale provenivano molti dei notabili del luogo. La particolare posizione geografica ne fece un porto ed un cantiere navale di prim’ordine, nonchè il trampolino naturale per il commercio con l’Europa, e tale fattore economico favorì la crescita facendola a diventare la città più popolosa degli Stati Uniti, primato che mantenne fino al 1760.

Il primo Governatore della Baia, John Winthrop, diede un impulso alla creazione di scuole pubbliche, università (Harvard venne fondata nel 1636) e biblioteche,  il primo passo verso la nascita del principale polo culturale e d’opinione dell’intera nazione. Non solo luci nel passato, però: l’integralismo puritano furono la miccia dell’orribile “Caccia alle Streghe di Salem” del 1692, che si concluse con un processo e con l’impiccagione di 20 presunte streghe. I giorni più luminosi - e sanguinosi - nei suoi quattro secoli di vita Boston li conobbe nel 18° secolo, quando la sua condizione di città ricca ed in costante crescita venne a scontrarsi con gli interessi economici dell’Inghilterra. L’Impero britannico, dopo aver praticamente cacciato dalla madre patria coloro che “dissentivano” dalla religione di Stato, continuava a “mungerli” anche nel Nuovo Mondo, mantenendo il controllo con il pugno di ferro dei reparti militari d’occupazione, e la ribellione era solo questione di tempo.

Nel marzo del 1770 ebbe luogo il “Boston Massacre”, che, utilizzato ad arte a fini propagandistici dal futuro governatore del Massachusetts Sam Adams per fomentare la ribellione anti-britannica, vide le truppe inglesi reagire esageratamente ad una sciocca provocazione e causare la morte di cinque civili. Le tasse esose incamerate dalla Compagnia delle Indie aumentarono il malcontento: come facevi a spiegare a dei coloni che dovevano pagare il tè inglese molto più caro di quanto lo avrebbero pagato facendolo arrivare direttamente dall’Asia?

E così, il 16 dicembre 1773 un gruppo di 150 cittadini capitanato da Samuel Adams abbordò tre navi cargo britanniche e, una volta conquistatele, gettò il loro carico di tè nelle fredde acque della Baia: fu la scintilla che scatenò la Guerra d’Indipendenza. Alcuni episodi del conflitto interessarono Boston da vicino, come le battaglie di Bunker Hill, Concord e Lexington, e la stessa città venne assediata. Paul Revere, assieme ad un fiero manipolo di giovani combattenti, costruì la leggenda dei “Minutemen”, ovvero di “Uomini pronti a combattere in un solo minuto”, in quello che tra l’altro ancor oggi è il “nickname” degli atleti dell’Università del Massachusetts.

Dopo la fine della guerra Boston potè cogliere ed assaporare i frutti della vittoria, diventando il porto più ricco del mondo: le famiglie più potenti (i Cabot ed i Lodge in primis) entrarono a far parte di un’elite sociale e culturale invidiata in ogni angolo d’America, ed i loro patriarchi vennero battezzati i “Bramini di Boston”. Ma le principali caratteristiche cittadine sono sempre state la duttilità e l’estrema lucidità nel capire al volo il mutare delle condizioni di mercato: da porta commerciale del Nuovo Mondo, Boston andò sempre più trasformandosi in centro manifatturiero ed industriale. 

Di pari passo procedette anche un ulteriore raffinamento culturale che ne fece il faro artistico, letterario ed umano degli Stati Uniti oltre che il perno del movimento per l’abolizione della schiavitù. La Guerra di Secessione risparmiò Boston, che anzi potè sfruttare l’occasione per consolidare il suo ruolo di leader economico nazionale. Nel frattempo continuavano i lavori di “land reclamation”: dal 1630 al 1890 la città praticamente triplicò la propria ampiezza riempiendo stagni, fossati e paludi con la terra trasportata dalle colline che circondano la città.

L’inizio del 19° secolo fu teatro di un altro importante mutamento sociale per l’intera area del New England: cominciarono ad arrivare infatti le prime ondate di emigranti italiani ed irlandesi. Boston, da città nata protestante, diventò così a maggioranza cattolica, ed oggi le due etnie sono quelle maggiormente rappresentate, con gli irlandesi a contare il 15,6% e gli italiani l’8,3% dell’intera popolazione urbana. I giorni dorati della Guerra di Secessione finirono presto: ai primi del Novecento la popolazione aveva superato abbondantemente il mezzo milione, ma i costi crescenti della manodopera e le strutture sorpassate stavano spostando verso sud il baricentro economico statunitense. I primi sindaci irlandesi trovarono le contromisure adatte nello sviluppo dei mercati legati ai servizi, alla vendita all’ingrosso e al dettaglio ed al banking.

Tali sforzi risultarono vani però non appena due importanti fattori colpirono l’economia locale: il primo, quello meno determinante, fu il Proibizionismo che praticamente azzerò il fiorente commercio di rum con l’Europa, mentre il secondo colpo, devastante non solo per la città ma per l’intero panorama nazionale, fu la Grande Depressione degli anni ’30. Di pari passo con la rinascita economica portata dalle ricche commesse procurate dalla Seconda Guerra Mondiale, cominciò un altro periodo politicamente oscuro per Boston, quello della corruzione e della segregazione razziale. Mentre la corruzione venne in qualche modo limitata dall’estensione a tutti i cittadini della possibilità di ottenere un seggio al consiglio cittadino (1951), il problema razziale continuò a rimanere una ferita aperta, specie per una città che nemmeno 100 anni prima era stata un simbolo per l’abolizione della schiavitù.

Dal punto di vista economico, la Beantown trovò nuova linfa nelle idee degli studenti laureatisi al MIT, che furono la punta della lancia di un nuovo commercio: quello dei computer e dell’alta tecnologia. Razzismo, criminalità in aumento, e soprattutto il fenomeno della “gentrification” (vecchi quartieri vengono ricostruiti e gli stabili vengono rivenduti a prezzi salatissimi) che dal 1959 al 1980 ha portato un sensibile aumento del costo della vita, di fatto hanno spinto dato il via ad una sorta di “fuga da Boston”, con 240,000 abitanti (circa il 30% della popolazione nel 1950) a lasciare la città in cerca di una vita meno cara. E la diminuzione delle persone soggette al pagamento delle tasse ha portato ad un aumento delle stesse, in un circolo vizioso che ha regalato un ruolo importante alle zone della Greater Boston quali Brookline (dove viveva Larry Bird), Quincy, Newton, Cambridge, Winthrop, Watertown, Chelsea e Revere solo per citarne alcune. L’Amministrazione si rese conto abbastanza velocemente del problema, e varò dei provvedimenti (la creazione della Boston Redevelopment Authority) per rivitalizzare la città: vennero costruiti vari edifici tra i quali un auditorium, uffici, e soprattutto la “Prudential Tower”, luogo dove abitava Red Auerbach fino a pochi anni prima della sua morte.

Vennero abbellite la zona del porto e quella di Faneuil Hall con i suoi negozietti caratteristici, e completate una serie di opere tese a rendere meno caotico il traffico, compresa la serie di tunnel del “Big Dig” che però ha cominciato a creare qualche dubbio ed apprensione quando nell’estate del 2006 un crollo ha causato la morte di un’automobilista. Anche dal punto di vista fiscale le amministrazioni cittadine si sono date molto da fare, ed i benefici effetti sono risultati evidenti quando il numero dei residenti ha ricominciato (seppur timidamente) a crescere.

Commenti (7)add comment

Michele Pulcini ha scritto:

  Ho potuto visitare "l'edificio più vecchio degli Stati Uniti", come viene rivenduta la casa di Paul Revere, sorridendo alla data di fine diciottesimo secolo, soprattutto per un romano abituato a oltre due millenni di storia.
Ho anche visitato il museo delle streghe a Salem, con meno motivi di ilarità, ma di ammirazione per un popolo che riesce a dare interesse a fatti che in Italia riterremmo insignificanti.

In assoluto, Fabio, una fortuna raccontare la storia di una città con poco più di trecento anni alle spalle, fossimo tifosi dell'Olimpiakos o del Panathinaikos sarebbe molto più impegnativo!
commento inserito alle 12:02 del 03 settembre 2008

Bois de la lune ha scritto:

  Ed hai pensato bene caro Fabio, questi articoli sono un piacere ed un arricchimento culturale che dovrebbero interessare non solo i tifosi dei Celtics, ma anche quelli che amano tutto cio' che li circonda, dalla citta' alle origini, dalla storia alla cultura. Recandosi a Boston e' possibile ammirare il Freedom trail, dove in queste 3 miglia, anzi , " sentiero della liberta " tracciato da una linea rossa, troviamo tra i piu' importanti siti di interesse turistico. Dal Old Granary Buriel Ground, edificio dove giacciono personaggi della rivoluzione come Paul Revere e Samuel Adams. Oppure l'Old State House, ex quartier generale dei governatori Inglesi, uno degli edifici in assoluto piu' antichi di Boston, e sul prato adiacente sorge il simbolo per eccellenza della citta', i cinque cerchi di pietra che indicano il luogo del Boston Massacre. Pultroppo non si tratta di un evento accaduto il 17 giugno dove furono seppelliti i resti dei Lakers ma, di un episodio storico che risale al 1770 - come riportato dall'articolo - dove perirono 5 patrioti!
Amo tutto il New England in generale, dal Maine al Vermont, ma non sono mai stato a Boston e per questo invidio il nostro amico Michele smilies/smiley.gif per esserci stato.
Mi piacerebbe un giorno poter visitare questa citta' e' scoprire da vicino tutti quei posti storici narrati da Fabio nell'articolo, oltre al fatto di potermi gustare nell'occasione una bella vittoria dei Celtics al Garden, magari in una gara 7 delle finali.

Ottimo lavoro, spero in futuro ce ne siano altri di questi articoli!
commento inserito alle 14:56 del 03 settembre 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Ci saranno altri due appuntamenti nelle prossime settimane, uno sarà una vera e propria guida alla città di Boston, e uno ci illustrerà i luoghi sacri dello sport della zona di Boston. Poi faremo un bel file .pdf con i tre articoli, da usare come guida, in caso di viaggio a Boston.
commento inserito alle 15:14 del 03 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Ringrazio per i complimenti, posso solo aggiungere che il "trittico" è già stato testato sul campo da uno degli amici che sono parte del tessuto di ICP praticamente da sempre.
Nessuna pretesa di fornire la "guida perfetta" per la "Beantown", ma solo di regalare qualche spunto a chi di solito di Boston segue solo i Celtics. ICP è anche questo...
commento inserito alle 16:24 del 03 settembre 2008

ShamrockSam ha scritto:

  Boston e' una gran bella citta' ed una delle poche negli States che ti fa veramente respirare la storia (seppur recente in confronto alle nostre capitali europee). Io ci sono stato solo una volta nel 2001 durante una settimana. Ovviamente la ragione della mia visita era prettamente una, i CELTICS, pero' mi sono passato a setaccio la citta' in lungo e in largo e me ne sono innamorato.
Ci voglio tornare l'anno prossimo, tra febbraio e marzo, ovviamente in base allo schedule casalingo dei nostri eroi... smilies/grin.gif
commento inserito alle 18:33 del 03 settembre 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Ad un italiano fa sorridere vedere i bostoniani orgogliosi per un pezzo di storia che ha un paio di secoli, ma dobbiamo anche pensare che la scoperta dell'America è relativamente recente (1492) e per un secolo abbondante non ci sono stati insediamenti significativi degli europei ed i nativi americani in genere non erano stanziali.

Vorrei inoltre far notare all'amico che pensa che sarebbe un problema scrivere un articolo sulla storia di una squadra greca che le vicissitudini di quella regione sono interessanti fino all'arrivo dei Romani, da quel punto in poi non hanno dato molto ai libri di storia, fermo restando che l'epoca pre-romana è bella corposa.
commento inserito alle 10:24 del 04 settembre 2008

Piero ha scritto:

  Sono stato a Boston nel 2003 e sono rimasto affascinato dalla città. Certo era il mese di agosto ed il sole splendeva, mentre mi han detto che da novembre a febbraio la siruazione meteo non è delle più ludiche...
Da qualche parte devo avere la foto "sulla panchina con Red" (nella piazza del Market c'è un monumento a Red che siede sulla panchina).
Per i miei 40anni - 2010 - (i primi ma speriano non gli unici) vorrei tornarci per correre la maratona (a maggio, é la più antica delle competizioni moderne) e magari riuscire anche a vedere nuovamente i Celtics dopo Roma.
Complimenti per l'articolo e "l'iniziativa culturale".

commento inserito alle 13:04 del 04 settembre 2008

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