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Around the Celtics 2008 # 2: il fallo contro Rambis PDF Stampa E-mail
Scritto da Christian Spazian   
giovedì 14 agosto 2008
In questa felice estate per la vittoria Celtica approfondiamo in “Around the Celtics” alcuni aspetti che riguardano la nostra franchigia preferita che siamo stati costretti a trascurare per gli eventi frenetici della stagione appena conclusa.

 

È il fallo più famoso della storia dell’NBA, quello in cui Kevin Mchale ferma un Kurt Rambis in contropiede e lo stende, ma vediamo cos’è successo partendo dal principio, ovvero dall’inizio della serie.

Stagione 1983-84, finale NBA, di fronte si trovano per l’ennesima volta i Celtics ed i Lakers, dopo essersi sbarazzati dei rispettivi avversari. La tensione è ai massimi livelli, tutte le televisioni vogliono testimoniare la sfida tra Bird e Magic.

In questo contesto elettrizzante si pensava che sarebbe stata una finale molto combattuta, ma l’inizio della serie è stata negativa per i Celtics, perdenti alla prima sfida in casa pareggiando la serie con molta fatica al supplementare in gara-2.

In gara-3 fu un massacro per i Celtics nella città losangelina, sconfitti per 137 a 104. A fine gara Larry Bird è furioso, prima di tutto con sé stesso per non essere riuscito a vincere la partita (anche se era l’unico a non aver colpa della sconfitta), ma soprattutto perché vedeva allontanarsi il titolo, infatti era in NBA già da vari anni ed era riuscito a vincere un solo titolo nel 1981, e lui ne voleva conquistare parecchi. Bird doveva assolutamente invertire la tendenza della serie e decise di adottare un comportamento a lui poco consono, ovvero si sfoga con i giornalisti invece di “lavare i panni in casa” e giudica il comportamento della sua squadra in questo modo: “abbiamo giocato come delle signorine”, la parola esatta di Bird è stata Cinderella ovvero Cenerentola, il peggio del peggio da dire a dei giocatori americani di basket.

Ora però è necessario fare delle precisazioni. Com’è noto ci sono varie differenze tra l’America e l’Italia, e tra queste una molto nota è che gli americani sono molto più orgogliosi di noi italiani, orgogliosi della bandiera, della patria e della divisa che indossano, che sia militare, sportiva o della ditta per cui lavorano. Tra questi orgogli c’è anche quello del maschio duro e potente, che fa della sua forza motivo di vanto e fonte delle sue fortune nella vita. Ecco quindi che, in questo contesto, un’accusa di essere delle signorine, o delle Cenerentole, cosa che in Italia farebbe quasi sorridere, in America è un’offesa gravissima da lavare immediatamente con una prestazione forte, dura e che faccia capire a tutti che è stato un grave errore fare delle simili illazioni.

Se Bird l’avesse detto in un playground ne sarebbe nata una rissa, ma in quel contesto, dopo una sconfitta nella finale NBA, la risposta sarebbe dovuta arrivare sul campo, immediatamente, alla partita successiva, una risposta inequivocabile, da vero Celtic.

Forse non tutti avevano capito esattamente le sue parole, ma i suoi compagni di squadra, e soprattutto quei compagni di squadra, che facevano del duro lavoro in palestra, dell’impegno e dell’intensità massima sul parquet la fonte delle loro fortune in campo cestistico, il messaggio è stato perfettamente recepito.

Come sempre, Bird mostrò a tutti il “buon” esempio nella successiva gara-4 sbattendo fuori dal campo col sedere il losangelino Cooper prima di rimettere in campo il pallone. Ecco, con quel gesto il buon Larry ha mostrato ai compagni di squadra cosa dovevano fare per evitare d’essere tacciati come Cinderella… e loro eseguirono: ogni tiro era sporcato, ogni tentativo di penetrazione sarebbe stato doloroso fisicamente per i losangelini e nessun canestro doveva essere lasciato impunito.

2008_61_mchalerambis.jpgAd un certo punto Kurt Rambis vola in contropiede, è da solo e ci si aspetta un facile appoggio nel canestro biancoverde. Kevin McHale, uno che a durezza non ha nulla da invidiare a Bird, gli arriva da dietro e gli mette un braccio intorno al collo facendolo cadere a terra. Ne nasce subito una rissa che sarebbe stata sedata a fatica, ma il messaggio era chiaro: nessun canestro sarebbe stato facile, i losangelini se li sarebbero dovuti sudare tutti, e così è stato.

Dopo la gara la frase più emblematica è stata: “prima di quel fallo correvano da una parta all’altra, imprendibili, dopo diventarono come una persona anziana che deve attraversare la strada: guarda a destra, a sinistra, poi di nuovo a destra e poi, tentennando, parte”.

Dopo ben 7 combattutissime partite i Celtics avrebbero vinto il loro secondo titolo dell’era-Bird, ma senza quello sfogo e senza l’orgoglio americano ed il Celtic Pride in particolare, i Lakers probabilmente avrebbero sconfitto i biancoverdi con facilità.

Numerose polemiche sono sorte su quel fatto, molti avrebbero voluto sanzionare il fallo di McHale con un’espulsione, e se fosse successo ai giorni nostri sarebbe probabilmente arrivata, ma il giocatore non è stato espulso e si è proseguito a giocare. Da quel giorno quel fallo, e la foto di questo articolo, è diventato il simbolo del fallo duro, è tornato in voga dopo il fallo fatto da Marvin Williams degli Hawks contro Rajon Rondo in gara-5 del primo turno dei play-off 2008 ed è stata rispolverata quando lo stesso Rambis si è fatto vedere allo Staples Center durante la finale NBA contro i Celtics, attualmente assistente allenatore dei Lakers.

Quando gli hanno chiesto come si è sentito ad essere stato usato come simbolo del riscatto dei Celtics in una situazione difficile per i biancoverdi la risposta è stata laconica: “non l’ho rivista molto (l’azione), sono stato fortunato di non essermi fatto male” aggiungendo che non ha mai parlato con McHale di questo fatto.

Rambis quindi vuole lasciarsi tutto alle spalle, forse non gli interessa più nulla, oppure sa d’essere stato l’inconsapevole artefice del titolo dei Celtics nel 1984 e vuole cercare di dimenticare.

Ma che dire di Kevin McHale: è da condannare o da lodare? Dal punto di vista meramente sportivo è sicuramente da condannare, ma non possiamo dimenticare che senza quell’azione probabilmente non sarebbe arrivato il titolo, alla fine nessuno si è fatto male, e, quel che più conta per i compagni di squadra di Bird, l’onta dell’accusa d’essere delle Cinderella è stata completamente lavata, e sicuramente questa è la cosa più importante.

 

Commenti (4)add comment

Angelo ha scritto:

  Bei tempi...è stato forse il primo episodio NBA che io ricordi. Avevo 12 anni e iniziavo a seguire il basket di Bird e soci. Inutile negare che ricordi con affetto il tutto...episodio sportivamente da condannare, ne convengo, e mi sta bene che gli altri tifosi lo considerino antisportivo, anche io lo farei se fossi nei loro panni.
Resta il fatto che il tifo è per definizione di parte, e allora mi tengo stretta la grinta, la cattiveria, l'orgoglio e la voglia di vincere di quei Celtics e quel McHale d'annata.
commento inserito alle 21:23 del 14 agosto 2008

converse33 ha scritto:

  rivista l'azione almeno 300 volte.....e pensare che x un attimo i gialloviola pensavano che il fallo fosse stato commesso da Gerald Henderson...
il filmato:
http://www.youtube.com/watch?v=X7r6vXeOfyQ
commento inserito alle 21:34 del 14 agosto 2008

giusegandi ha scritto:

  Brutto fallo, non c'è dubbio, perchè fatto da dietro però.....
1. nessuno si è fatto male.
2. chi ha fermato Rambis buttandolo a terra nella reazione al fallo? Worthy (Los Lakers)
3. chi ha tirato su Rambis? Larry Bird, calmissimo.
4. cha fama aveva il buon Kurt? Io lo ricordo benissimo, era un superduro e ha avuto quello che ha dato. Tanto è vero che lui stesso oggi minimizza. Chi dà prima o poi riceve...
A mio avviso il punto 4 spiega i primi 3 punti.
E poi..... Forza C's!!
commento inserito alle 12:26 del 15 agosto 2008

Christian Spazian ha scritto:

 
3. chi ha tirato su Rambis? Larry Bird, calmissimo (giusegandi)


Io sono convinto che Bird stava pensando: missione compiuta, la serie è stata rivoltata a nostro favore. smilies/cheesy.gif
commento inserito alle 10:57 del 16 agosto 2008

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