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Around the Celtics 2008 # 1: Ubuntu PDF Stampa E-mail
Scritto da Christian Spazian   
venerdì 08 agosto 2008
In questa felice estate per la vittoria Celtica approfondiamo in “Around the Celtics” alcuni aspetti che riguardano la nostra franchigia preferita che siamo stati costretti a trascurare per gli eventi frenetici della stagione appena conclusa.

 

Negli anni Novanta e nei primi anni di questo secolo il Celtic Pride, bisogna ammetterlo, è stato abbandonato, perso. La dirigenza, i giocatori, gli allenatori si sono purtroppo dimenticati di quello che ha permesso in 20 anni di creare una filosofia seria, altruista, che riusciva a rendere migliori le persone che lo accettavano e che ha permesso di rendere la franchigia bostoniana la più vincente della Lega. Gli avversari o non lo conoscevano, ed allora rimanevano inconsapevoli della loro sorte, oppure lo conoscevano, e quindi lo temevano.

2008_60_ainge.jpgAnche se da due decenni non esisteva quasi più nella squadra, il Celtic Pride era però rimasto vivo nei tifosi e nei giocatori che lo hanno vissuto nei decenni precedenti, e proprio uno di questi ex-giocatori, il mitico Danny Ainge, con la collaborazione decisiva della nuova dirigenza capitanata da Wyc Grousbeck, hanno deciso che era arrivato il momento di rinverdire i vecchi fasti.

Già gli anni scorsi si è lavorato molto per rendere la franchigia migliore e sia Ainge che tutta la dirigenza hanno voluto creare delle regole chiare e condivise da tutti, racchiuse nel codice di comportamento che ha iniziato a regolare l’atteggiamento di tutti quelli che lavoravano ai Celtics (giocatori, allenatori, dipendenti) rivolta ad una filosofia incentrata sul successo del gruppo e non sulla gloria del singolo, desiderosa di avere un comportamento serio e leale con gli altri membri del gruppo. Questo lavoro è stato evidente anche nelle scelte dei giocatori, buoni, di talento, ma soprattutto brave persone, che avrebbero accettato senza problemi la nuova filosofia.

La scorsa estate è stato infine deciso di invertire in modo radicale la tendenza perdente della franchigia monetizzando tutto il gran lavoro che Ainge ha fatto negli anni precedenti, ed i nuovi arrivi, Garnett su tutti, hanno fatto loro la nuova filosofia, l’hanno modellata e tradotta a tutti con una parola chiara e semplice: ubuntu.

Ubuntu.

2008_60_ubuntu.jpgUna parola che, prima di un anno fa, era conosciuta da alcuni come uno dei tanti sistemi operativi per PC basato su Linux, ma sconosciuta dai più. Ma cos’è Ubuntu e perché è stata utilizzata dai Celtics? Andiamo a scoprire le origini e le motivazioni di questa parola.

Ubuntu non è una semplice parola, ma un’ideologia dell’Africa sub-Sahariana, ovvero centrale e meridionale, che vuole rendere leali le persone e le relazioni tra di esse. L’origine semantica deriva dalla famiglia di lingue bantù (di cui le due più famose sono lo swahili e lo zulu).

L’interpretazione probabilmente più corretta è: “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”. Tradotto nella situazione attuale dei Celtics significa: io sono bravo in campo grazie anche al lavoro che fanno i miei compagni e tutti assieme lavoriamo per aiutarci l’un l’altro per vincere.

Ora è chiaro il significato, molto simile al detto francese “uno per tutti e tutti per uno”, ognuno deve lavorare per il gruppo ed aiutarsi perché sa che, in caso di difficoltà, i compagni lo aiuteranno; esempio lampante è il gran lavoro fatto dai compagni di squadra per sostenere un Ray Allen molto al di sotto dei suoi standard nelle prime due serie play-off, senza questo lavoro non è sicuro che il buon Ray sarebbe riuscito a giocare una finale NBA così travolgente tanto da impensierire Pierce nell’assegnazione del titolo di MVP. Queste parole per un Celtic non sono del tutto nuove, il concetto praticamente uguale ricorda il già citato Celtic pride in voga fino agli anni Ottanta del secolo scorso, quando tutti i giocatori lavoravano non per la propria gloria personale, ma per la vittoria della squadra.

L’arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1999, una volta disse: “una persona con ubuntu è aperta e disponibile agli altri, solidale con gli altri, non si sente minacciata dal fatto che gli altri siano validi e buoni, perché ha quella sicurezza che deriva dal sapere di appartenere ad un tutto più grande, e che siamo feriti quando gli altri sono umiliati o feriti, torturati o oppressi”.

L’ubuntu è il Celtic pride riveduto, corretto e riadattato ai giorni nostri? Sicuramente si. Dopo tanti anni bui serviva una scossa, un qualcosa di nuovo per rinverdire i vecchi fasti, ubuntu ha ottenuto il risultato sperato in modo eccellente.

Commenti (12)add comment

Christian Spazian ha scritto:

  É stato interessante andare a cercare cosa vuol dire ubuntu, non pensavo che avesse una storia così importante e con un significato così profondo.

Ritengo che, se proprio si voleva cambiare nome al Celtic Pride, questa scelta sia stata quella giusta.
commento inserito alle 00:28 del 09 agosto 2008

Giovanni ha scritto:

  @ Christian Se non e' zuppa e' pan bagnato. Quel che conta e' il risultato e direi che ha funzionato egregiamente
commento inserito alle 14:43 del 09 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Tanto per ricordare a tutti come la penso, il merito di aver scelto l'ubuntu per la stagione è stato di coach Rivers, che non avrà lo zen del maestro Phil Jackson, ma quanto a letture e successive applicazioni nello spogliatoio di concetti pseudo filosofici non è da meno.

Lo spirito dell'ubuntu, ovviamente, è perfetto per un gruppo che vuole giocare a basket, ma non altrettanto facile che sia accettato e condiviso da tutti ed è in questo che il lavoro di Rivers è stato grande, non commettere gli errori passati di altre squadre piene di stelle (gli stessi lakers versione Shaq/Kobe/Payton/Malone, per esempio), ma fare dell'ubuntu una pietra miliare nello spogliatoio.
L'intelligenza umana e cestistica delle nostre star ha completato poi l'opera, ma il merito di Ainge di scegliere prima persone speciali (Doctor Brain non è poi stata una spesa inutile) e poi gicoatori da anello è stato comunque grande.

Una domanda, l'ubuntu funziona anche per due anni di seguito?
commento inserito alle 15:17 del 09 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Una domanda, l'ubuntu funziona anche per due anni di seguito? (Michele Pulcini)


Spero di si, non ho dubbi su quelli del quintetto, troppo intelligenti i Big Three, troppo affamati Rondo e Perkins. Serve qualcosa di più dalla panchina, ovvio che se muoviamo qualcosa ci vuole un giocatore adatto a sacrificarsi, leggo di Miami disposta a cedere Haslem, sarebbe perfetto.

Complimenti a Christian per l'articolo, la mentalità ubuntu c'era sul serio a differenza di quanto pensavano tutti quanti, e il sacrificio dell'uni per gli altri ha fatto tutta la differenza del mondo.
commento inserito alle 15:37 del 09 agosto 2008

Christian Spazian ha scritto:

 
Una domanda, l'ubuntu funziona anche per due anni di seguito? (Michele)


In teoria dovrebbe funzionare per vari decenni, così com'è successo col Celtic Pride, ma mi rendo conto che i tempi attuali sono diversi rispetto al passato.

Per me funzionerà. smilies/grin.gif
commento inserito alle 22:23 del 09 agosto 2008

Bob Black ha scritto:

 
Leonardo Ancilli ha scritto:Leggo di Miami disposta a cedere Haslem

Accidenti,sarebbe realmente un bel colpo.Proprio ieri pensavo che sarebbe stato il sostituto ideale di Posey(in ogni caso unico!),anche se in attacco sono piuttosto diversi.
Riguardo a l'Ubuntu, a molti sembrava una operazione di MKTG ben congegnata;alla luce di quanto attestato dal campo sfido tutti i soloni del pianeta basket(ovviamente non parlo dei tifosi celtics,ma gli stessi che davano per vincenti i Lakers in finale per esempio o i Bulls finalisti di Conference...)a smentire che l'ubuntu del 2008 non è altro che la rivisitazione del "Celtics Pride"! smilies/grin.gif smilies/grin.gif
commento inserito alle 11:54 del 11 agosto 2008

ShamrockSam ha scritto:

  L'UBUNTU va bene come filosofia a priori, ma se poi non c'hai UOMINI (prima che giocatori) seri ed intelligenti come i nostri Celtics di quest'anno, allora e' tutto inutile. L'Ubuntu, come principio, nei Lakers di Kobe non servirebbe a nulla perche' lui e' L'Egoista per antonomasia...
Grandi ragazzi e soprattutto grandissimi Doc e Danny che hanno valutato il materiale umano prima che tecnico.
Spero proprio che UBUNTU duri almeno altri 3-4 anni...per il momento: REPEAT!!!
smilies/grin.gif
commento inserito alle 18:26 del 13 agosto 2008

Movy Apicella ha scritto:

  egoista o no...
i suoi Lakers sono andati in finale dominando i playoffs a Ovest.
commento inserito alle 11:09 del 14 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Forse è tempo sprecato scrivere di lakers e magari anche OT, ma sono in ferie e il tempo, per fortuna, è maggiore: non erano davvero una cattiva squadra e con anche l'MVP in piena forma e avevano battuto Utah e SA in modo netto.
La loro sfortuna è stata di aver incontrato una squadra migliore e anche nettamente, basterebbe verficare il risultato del terzi periodi di gioco nei quali li abbiamo distrutti.
Un dominio difensivo e offensivo che li ha fatti sembrare scarsi, ma in effetti eravamo noi molto superiori, oserei dire, anche grazie all'eseprienza maturata nei turni precedenti.

Una squadra vera, contro un gruppo di giocatori buono, ma non a sufficienza per questi C's.

Lo posto qui perchè non vedo alternativa: primo scambio che potrà cambiare qualcosa davvero a Est tra le nostre rivali, i Cavs purtroppo trovano una guardia davvero buona in Mo Williams, scambiato in un giro a tre con i Bucks (a cui arrivano Damon Jones, Adrian Griffin e Ridnour) e i Sonics (che prendono Joe Smith e Desmond Mason).
Williams è un buonissimo giocatore (17 punti, 6 assist e quasi il 40% da tre), ma le sue cifre scenderanno in una squadra migliore e il suo salario (oltre 8ML) lascia il cap dei Cavs al secondo posto tra i più alti (il nostro è il quinto per la prossima stagione): mossa vincente o mossa disperata? lo vedremo, per certo perdono un giocatore quasi inutile (Jones) e accorciano la rotazione dei lunghi, ora limitata a Ilga, Wallace e Varejao: cosa ne verrà fuori? un attacco probabilmente più bilanciato, meno dipendente da LBJ (Williams è però un play tiratore più che costruttore) e con un giocatore migliore di West o Gibson, ma una difesa che potrebbe scendere di intensità, soprattutto se prosegue il declino di Wallace; LBJ può giocare da 4? Possibile, anche se non lo vedo a marcare KG o Rasheed, però potrebbe essere un'alternativa tattica come quando abbiamo usato noi Posey.
In conclusione una buona trade per i Cavs e una notizia non buona per i C's, ma ora Cleveland credo abbia sparato la sua cartuccia estiva e non hanno preso una star, solo un giocatore molto buono, quindi siamo ancora in vantaggio noi.
commento inserito alle 13:42 del 14 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
In conclusione una buona trade per i Cavs e una notizia non buona per i C's, ma ora Cleveland credo abbia sparato la sua cartuccia estiva e non hanno preso una star, solo un giocatore molto buono, quindi siamo ancora in vantaggio noi. (Michele)


Sicuramente una trade vantaggiosa per i Cavs, anche perchè Mo Williams ha molti punti nelle mani, però non sottovaluteri la partenza di Joe Smith che nei playoff offriva come PJ da noi 20 minuti da solità sotto le plance, minuti che a meno di trade verranno a mancare.

Non sono invece convinto che il mercato dei Cavs sia finito qui, Wally a quasi 12 M$ in scadenza potrebbe far gola a molti di quelli che vogliono scaricare contratti pesanti, e pare che a NY ad esempio randolph sia in lista cessioni, se Ferry accosta a Wally qualcosa di appetibile (scelte future o magari un Sign & Trade con Delonte dentro) non escluderei l'arrivo di Zach da LBJ.
commento inserito alle 15:22 del 14 agosto 2008

Angelo ha scritto:

  Ferie quasi finite e tristo ritorno a casa...ben ritrovati!!!

Rientro giusto per leggere di questo scambio. Difficile dire come ne uscirà Cleveland. Mo Williams è essenzialmente un realizzatore e sicuramente migliorerà i meccanismi offensivi dei Cavs, costringendo gli avversari a distogliere parte dell'attenzione che normalmente le difese avversarie sono costrette a rivolgere a LeBron. Velocità, ottime doti di penetratore, tiratore con i fiocchi al di qua e al di la dell'arco. Come dicevate giustamente non è un creatore di gioco, ma in una squadra in cui il play ha sempre avuto il compito di passare il centrocampo e darla a James, questo non sarà un problema. Tutto perfetto, quindi? Mica tanto: in difesa è tutto tranne un solido difensore, per attitudine e voglia. Inoltre Smith non sarà certo una perdita indolore, dato che era utile nella doppia dimensione di difensore affidabile che poteva anche far male con un tiro tutt'altro che disprezzabile, e il confronto che faceva Leo con il nostro Posey è tutt'altro che peregrino. Gli rimane Ilgauskas e la coppia Varejao-Wallace, vedremo...

Certo è che Cleveland ha il dovere di provarle tutte per avere una squadra competitiva prma che LeBron possa prendere il volo.

PS: Ma quanto avrei voluto vedere Garnett alle Olimpiadi...
commento inserito alle 19:19 del 14 agosto 2008

Andrea Del Vanga ha scritto:

  A proposito di Cleveland direi ottima mossa per loro che a mio giudizio li fa gia' la seconda forza ad est. Non so se Ferry muovera' Wally quest'anno. Preso da disperazione e' probabile di si' ma cosi' si annullerebbe del tutto lo spazio di manovra per i prossimi anni. Ma si sa che per i Cavs l'imperativo e' vincere ora.
commento inserito alle 21:12 del 14 agosto 2008

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