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#12 - Red e l’overcoaching PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
lunedì 22 settembre 2008
Da fine psicologo, Red sa che l’overcoaching (lo stare “troppo addosso” ai giocatori) può diventare un problema pericoloso quanto la mancanza di allenamento, sia dal punto di vista atletico che da quello motivazionale: non si può tenere una squadra sempre sotto pressione, altrimenti prima o poi esploderà. Come evitare di sovraccaricare psicologicamente i giocatori prima di una partita? Loro si aspettano qualcosa dal coach, il famoso “pep talk”, ed allora Red parte in quarta: “Hey, Sharman, sempre con quelle barrette di cioccolato, eh? Te ne stai lì, come Mister America, a fare il pieno di energia, e non offri mai nulla ai compagni…. Cooz, te ne ha mai offerto un po’ di quel cioccolato? Heinie, ed a te, mai un pezzettino? Loscy, nemmeno una barretta? Ecco, vedete? Questo è il vostro concetto di squadra? La squadra si divide tutto fraternamente, e tu Sharman, sei avaro o cosa? E’ cioccolato, mica oro”. E così avanti fino al momento in cui bussano alla porta dello spogliatoio: è arrivato il momento di entrare in campo. “Oh, Sharman – gracchia Auerbach – per colpa delle tue stupide barrette di cioccolato ho perso un mucchio di tempo ed ora il mio discorso prepartita è sfumato. Beh, magari non siete così stupidi, e riuscite a fare qualcosa di decente lo stesso”. Si gira e se ne va pestando i piedi, arrabbiatissimo. Come credete sia finita quella partita?
Commenti (4)add comment

Michele Pulcini ha scritto:

  Concetti attualissimi che invece alcuni coach non ritengono di applicare, con gli esempi che i vari Carlisle o Avery Johnson poi hanno avuto.

Rivers, in questo, mi pare un allievo modello del suo grande predecessore Red e, forse, l'anello è arrivato anche per questo.
commento inserito alle 08:56 del 22 settembre 2008

ShamrockSam ha scritto:

  Grande Red, unico. Faceva sembrare bastoni anche le carote...e tutto cio' accadeva mezzo secolo prima dell'applicazione delle varie filosofie zen e dei corsi di "psicologia sportiva" tanto di moda ai giorni nostri. Mitico ed ineguagliabile!
commento inserito alle 14:23 del 22 settembre 2008

Christian Spazian ha scritto:

  In effetti mi sembra proprio che, in questo caso, Red abbia utilizzato qualche filosofia zen, o qualcosa del genere.

In ogni caso Red è stato avanti nei tempi in modo incredibile, un precursore.
commento inserito alle 01:21 del 23 settembre 2008

Legend ha scritto:

  Scusate se su questo vi contraddico, ragazzi, ma per me invece Red incarna esattamente il contrario della moda motivazionale “zen” jacksoniana tutta fronzoli e frasi ad effetto tipo “la forza del lupo è il branco, ma la forza del branco sono i lupi”. Auerbach sdrammatizzava, teneve le cose semplici senza enfatizzare, senza voler a tutti i costi usare frasi altisonanti. In questo, nonostante la “bischerata” di Limardi del “tre per uno” (neanche fossero fustini di detersivo), preferisco mille volte l’approccio di Rivers rispetto a quello di Jackson perché se tendi a responsabilizzare i giocatori questi si renderanno conto che dovranno contare in primis su sè stessi, e non si aspetteranno colpi di genio da parte dell’allenatore per ribaltare le partite. E, si sa, a volte i colpi di genio non arrivano...
commento inserito alle 14:56 del 23 settembre 2008

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