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2007-08 NBA Champions: Sam Cassell PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Movy Apicella   
giovedì 28 agosto 2008
"...giovinetto ancora
son io: tu d'anni e di virtù mi vinci,
e dell'etade giovanil ben sai
i difetti: cuor caldo e poco senno.
"

All Star Game 2008, il coach dell'Est è Doc Rivers, l'allenatore della più blasonata squadra NBA che dopo 4 lustri ha concrete speranze di tornare ad appendere e infilarsi ninnoli.
Cosa manca ai possessori del miglior record NBA per vincere? Lo sanno tutti, la coperta dell'esperienza è corta perchè sfilacciata all'estremità del play e del centro. Per il lungo c'è già una coppia d'assi che lavora di retorica per convincere dietro le quinte della parata delle stelle il golem PJ Brown a ri-oliare i meccanismi e che il Massachussetts è la terra promessa di quest'annata per chi sia alla ricerca di finora fallace argenteria.

Dietro il problema persiste e il mercato latita di free agent veramente interessanti, si è fatto invece spesso il nome di uno che il contratto ce l'avrebbe, e con esso anche tutta l'esperienza che un bi-campione nba possa portare con sè. La Deadline passa e i fantomatici scambi con i Clippers per i servigi di Sam I am tramontano senza poi esser stati così splendenti, ma arrivano, attese, le dichiarazioni del giocatore che vorrebbe chiudere la carriera in una squadra di vertice e ambirebbe a un buyout degno di chi, in una realtà tanto bistrattata come quella dei Clippers, aveva saputo ergersi a leader e guida.
La trattativa va per le lunghe perchè Sterling se può far da controfigura ad Arpagone non ci pensa su 2 volte, difatti è tutto personaggio, perchè è evidente che certe posizioni siano insostenibili, impossibile non concedere un vantaggioso buyout a un veterano comportatosi correttamente nei confronti della tua franchigia, senza per giunta potergli promettere prospettive a breve termine.

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Se prima della fine della transazione la destinazione era incerta con Denver possibilità molto concreta, al momento della stessa era praticamente certo che la squadra che avrebbe accolto il play da Florida State sarebbe stata quella dei 16 titoli NBA, perchè alle dichiarazioni di apprezzamento di inizio anno I'm style "I Celtics non andranno 82-0 ma saranno una squadra solida" si aggiungono quelle di conferma del gradimento della città dei biancoverdi, meta ideale per provare (e sappiamo riuscire) a vincere un altro titolo NBA, per il terzo più vecchio giocatore NBA ad avere una media maggiore di 14 punti nella sua ultima stagione.

La Carriera
La biografia ufficiale recita che dopo essersi diplomato alla Dunbar High School di Baltimora, con una delle sue tante scelte "originali", decida di partire la sua carriera universitaria andando a al San Jacinto College in Texas dove può fare bello e cattivo tempo e farsi conoscere alla nazione per le sue grandi doti offensive. Attira le mire di Florida State dove continua ad accumulare cifre stratosferiche nonostante divida la leadership con Bob Sura, termina la carriera NCAA con cifre di tutto rispetto, 18.3p 4.9a 4.3r a gara nell'ultimo anno, miglior rubapalloni dell'ACC. La sua maglia di College viene ritirata nel giorno di San Valentino dell'anno corrente, solo la quarta appesa al soffitto dalla sua università.
Viene selezionato col pick 24 dagli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon e Rudy Tomjanovic nel 1993, in un gioco speculare di quella che sarà la sua fine carriera vince un titolo da giovane sfacciato per i cambi di ritmo dell'esperto cecchino Kenny Smith.

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L'anno seguente la sua verve giovanile unita a quella di Horry regalerà l'unico titolo della carriera anche a Drexler.
Scambiato ai Suns per il tentativo fallimentare di Houston di 3 stelle per un titolo, non si inserisce mai in una squadra che sta cercando una nuova identità e che dopo meno di un anno lo riscarica a Dallas per ripartire da Kidd, ancora solo 16 partite e nelle valige ecco mettere i maglioni pesanti per dirigersi a New Jersey; ha una stagione positivissima a livello di prestazioni personali, viene riconfermato nonostante divenisse free agent a fine stagione ma a metà della successiva è ancor vittima di un miraggio della sua squadra (Marbury) che lo scarica in uno scambio a 3 a Milwaukee dove ha il suo carrier high di punti 40 contro Chicago, fa parte del trio che con R.Allen e G.Robinson porta a una gara dalla finale NBA i Bucks che cedono solo all'immensità di Allen I.

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Che abbia lasciato anche lì ottimi ricordi lo dimostra sia stato premiato nell'anno in corso come 9° giocatore più forte di tutti i tempi della franchigia. Quella che potrebbe essere l'inizio di una bella parentesi arriva al capolinea quando Karl pretende la minestra riscaldata di Payton e lui diventa di troppo ed è costretto a spostarsi per l'ennesima volta, stavolta in Minnesota. Di certo non si offende perchè anche qui con Sprewell e Garnett regala l'emozione di una finale di conference ai T-Wolves che sfuma molto probabilmente per un suo infortunio alla caviglia in gara uno (il terzo "big three" c'era già arrivato in finale di conference e quindi gli ha chiesto un regalo più grande). In questa stagione guadagna l'All Star Game e il secondo quintetto NBA. Ma la sua pare una maledizione, a fine stagione Sprewell rompe il giocattolo perchè ha una famiglia da mantenere (evidentemente serve il latte ai bambini in tazze d'argento). Il progetto deve ripartire e a fine stagione di un'annata anonima decide di accasarsi alla sponda più simpatica di L.A.
Facile per la sua esuberanza di principe dei trash talker credere possa essere un elemento di disturbo e che le realtà vincenti in cui sia stato siano state una fortuna più che un merito, ma ai Clippers si erge a leader assoluto e trasforma la macchietta NBA in una compagine insidiosa da playoffs come solo per una stagione M.Jackson, D.Manning e L.Brown erano stati capaci, rinuncia a un paio di milioni di dollari come già capitato a New Jersey per continuare il progetto intrapreso dimostrandosi per l'ennesima volta un giocatore serio. Ma la sfiga e lo scarso appeal dei Clippers ancor più che l'attenzione al portafoglio di Sterling lo costringono dopo 2 altre stagioni al taglio e all'approdo titolato in casa Celtics.

La Stagione
Va a formare la coppia di magnifici 38enni dal 4 Marzo, il giorno susseguente il previsto, cioè il depennamento dalla lista d'attesa dei tagliati, perchè il passaggio ai Celtics deve cedere il passo a un suo lutto familiare. Dopo un inizio a singhiozzo da' un chiaro segno di quello che potrà dare il 17 Marzo, proprio nel giorno di San Patrizio, quando contro i campioni uscenti dei San Antonio Spurs è una delle chiavi della rimonta da - 22. In quell'occasione si carica, con scelte al limite dello scellerato, l'attacco impastato dei Celtics ed è lui a segnare la bomba del primo vantaggio nel quarto quarto per 3 dei suoi 17 punti per l'89-87, sua soprattutto però la bomba del 93-91 a 46 secondi dalla fine che ricuce il secondo e ultimo strappo di San Antonio che indirizza la vittoria definitivamente verso il Massachussets.

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Dopo qualche altro piccolo guizzo qua e là (da "ricordare" il season high in maglia Celtics di 22 punti nel 99-93 sui Knicks del finale di stagione) nei playoffs dimostra comunque alla fine di lui ne sia valsa la pena, a fronte va detto di qualche prova eccessivamente fuori controllo offensivo, è difatti nel valzer di protagonismo dei play che lui riesce in un paio di occasioni a dare la zampata richiesta.
D'altronde che sia uno "ready to fight" lo dimostrano le statistiche del sito ufficiale NBA che ci dicono che le sue migliori cifre sia capace di profonderle nei back to back perchè il suo gioco è molto poco atletico, ma di tocco e tecnica (ricordiamo sempre le sue lezioni di NBA Fundamentals che è possibile ancora trovare in rete); solo per la cronaca 15.7p 4.1a 3.2r nelle partite senza nemmeno un giorno di riposo.
E' protagonista "quasi" costante nei primi 2 Round, sa anche cercare di smuovere l'ambiente come in occasione di un flagrant foul su LeBron in gara1 delle semifinali di conference che da il là a un parziale Celtics.
Putroppo nella finale di conference il suo contibuto cala (anche 5 punti in meno rispetto ai primi 2 turni) perchè sale l'apporto di House, in finale saprà essere protagonista in negativo anche nella grande rimonta di gara 4, finali senza risultare praticamente mai devastantemente decisivo in campo. E' chiaro però per atteggiamenti e incitamenti sia una presenza di personalità ed esperienza importantissima per lo spogliatoio e non solo.
Da ricordare come in gara 6 sia stato l'unico abilitato che non sia entrato in campo perchè "questo è un momento per i giovani o per chi comunque non abbia mai vissuto la gioia di un titolo NBA".
Non si sa se si ritirerà, l'ipotesi Nuggets è tornata in auge... vedremo.

Piccola curiosità
Molti pensano che sia nato su Saturno, con il suo fratello gemello E.T. si sprecano in rete le "biografie" fantascientifiche che lo vedono protagonista. Come detto in precedenza ha descritto per l'NBA il fondamentale del mid-range game.

Commenti (7)add comment

Gabrielex ha scritto:

  Non so quale contributo abbia portato allo spogliatoio ma secondo me in campo si è rivelato un giocatore poco utile se non in alcuni casi dannoso. Parliamoci chiaramente il titolo lo vincevamo anche senza di lui
commento inserito alle 15:59 del 28 agosto 2008

Legend ha scritto:

  L'incipit dell'articolo di Movy rende già l'idea delle difficoltà incontrate dal nostro nel trattare di un contributo impalpabile nei playoffs come quello di Sam I Am. Citare il "traduttor dei traduttor d'Omero" dimostra come per Cassell il contributo retorico col quale ha tenuto unito lo spogliatoio ormai sia preponderante rispetto all'apporto sul campo, dove ci vogliono meno parole montiane e più fatti. Preferisco i giocatori "romantici" alla "Ugo Brown"....
commento inserito alle 16:34 del 28 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Io non sono d'accordo che non ha avuto la sua importanza, ricordo che un in paio di gare casalinghe con Atlanta e soprattutto in un paio con i Cavs nel secondo quarto ci rimise decisamente in carreggiata dandoci un bel po di ossigeno.
commento inserito alle 19:49 del 28 agosto 2008

Angelo ha scritto:

  Premettendo che la torta dei meriti per il trionfo deve essere divisa tra tutti, direi che a Sam spetta una fetta abbastanza piccola...più grande, certo, di quelle di Pollard, Pruitt e Scalabrine, anche di Davis se ci limitiamo a considerare il rendimento nei playoffs, ma mi fermerei qui.
Concordo con Leo che abbia giocato qualche buon quarto, ma se non avesse fatto nemmeno quel poco il suo apporto sarebbe stato veramente impalpabile. Tanto è vero che nessuno, nemmeno qui, ha mai caldeggiato un altro anno di permanenza in biancoverde (al contrario di PJ)
commento inserito alle 20:15 del 28 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  E chi può dire con certezza che anche senza di lui avremmo vinto? Io no di certo, l'anello è merito di tutti quelli scesi in campo e comunque ha dato il suo apporto, non potendoci limitare a quanto visto in campo per giudicarlo.

Possibile che lo staff si aspettasse un contributo diverso e magari superiore da lui, ma mi ricordo anche che molti commentatori (Tranquillo in primis) prevedevano che avrebbe rovinato lo spogliatoio o "impicciato" il sistema: la prima ipotesi non mi pare proprio si sia verificata, la seconda è stata forse ridotta dallo scarso minutaggio, ma non ha comunque prodotto danni sul risultato finale.

Sam, campione NBA anche lui.
commento inserito alle 21:46 del 28 agosto 2008

luca9 ha scritto:

  Nel primo e secondo turno di PO ha avuto un ruolo importante... e nessuno può negarlo...
commento inserito alle 09:59 del 29 agosto 2008

Legend ha scritto:

  Diciamo però che ci saremmo tutti aspettati qualcosina di più, specie nei momenti difficili delle due serie da 7 partite, ed invece fuori casa "Sam I Am" si è trasformato in "Sam I Am Not". Cassell ci ha illuso a San Antonio, ma poi quello è rimasto tutto sommato un episodio semi-isolato.

Sulle catastrofiche previsioni dei media stendo un pietoso silenzio, visto che era palese la ricerca del granellino di sabbia che potesse grippare il potente motore dei Celtics. Se una squadra ti sta simpatica dimenticherai anche che ha perso 4 partite in fila nei playoffs 2007, se ti sta antipatica continuerai ad aspettare che perda, nella segreta speranza di poter poi dire "Visto? Ve l'avevo detto". L'hanno fatto May e Shaughnessy, fino ad un certo punto l'ha fatto Peterson, ma direi che il premio per il San Tommaso dell'anno sia stato vinto a mani basse da Tranquillo.
commento inserito alle 11:19 del 29 agosto 2008

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