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Serata estiva di flashback celebrativo della trionfale affermazione stagionale. Partita scelta per la visione, gara 7 semifinali di Conference a inizio terzo quarto parte un replay rallentato di uno dei gesti "tecnici" più improbabili dell'anno...
Si potrebbe sospettare conoscendo il numero 50 in maglia Celtics si tratti di un'azione di tiro da 3, meno che il tiro lo stia scoccando LeBron James e che il buon Eddie stia effettuando un balzo dalla panchina per schioppargli un applauso volante dietro le orecchie e infastidirne la conclusione (a segno ovviamente).
Degno della definizione che di lui ne ha dato coach Tasselli, un "bullo da strada" se ce ne è uno, per mia vocazione geografica opterei per il termine scugnizzo. Questa definizione ha uno splendido lato B, difatti a suscitarla è stata un'altra azione, Szczerbiack controlla la palla sfilar via nella sua metacampo da quella offensiva, potrebbe controllarla e "accontentarsi" dell'infrazione di campo, ma attende, House non ci pensa 2 volte si tuffa e dal parquet di tocco serve Posey che sta seguendolo in questa strana transizione, il 41 guadagna 2 liberi, Eddie si rialza e incita pubblico e compagni.
Non proprio il vostro solito decimo giocatore da rotazione da 2.5 punti a partita, si è saputo scoprire un difensore solido e indefesso (pochi ricorderanno la trasferta a Ovest in cui accumulammo 3 sconfitte consecutive, lui cui marcò B.Davis e Iverson senza mai cedere il passo).
Ovviamente però resterà sempre l'uomo dal rilascio assassino arrestandosi nello spazio di uno spillo, una meccanica di tiro così istintiva che non si può credere quante volte in questa stagione abbia eseguito tiri con punta delle dita sulla linea, insomma tiri da 2 e 3/4.
Che fosse la realizzazione il suo marchio di fabbrica era chiaro sin dal college di Arizona St. dove è ancora leader storico per punti realizzati con 2.044 punti, unico giocatore ad averne segnati più di 2000. Più che degno erede di Ike Diogu fu anche nominato giocatore dell'anno della Pac-10. e 2 volte votato nella All-Conference Team. Si dice per tenersi in forma andasse avanti a zuppe e milkshake.
Scelta numero 37 di Miami il suo trattamento di palla più che sospetto è stato sempre un buon motivo per bocciarlo, la sua mano infuocata per metterlo a roster, risultato? 8 squadre in 8 anni di NBA e se si escludono le sole 5 gare a Milwaukee con tutte esperienze significative. Si fa notare a Charlotte dove nella nuova squadra d'espansione finalmente va sopra la doppia cifra di media a partita, ma esplode definitivamente un 3 stagioni fa a Phoenix dove trova il sistema giusto per le sue non convenzionali conclusioni in transizione, diviene quindi un importante spaccapartite per i New Jersey che provano gli ultimi assalti alla leader della eastern conference.
Arriva a Boston con un contrattino piccolo piccolo e la massima fiducia di dirigenza e staff, già a Roma nella vittoria per 89-85 sui Raptors più dei suoi 14 punti coinvolge la personalità e lo spirito di squadra che si respira dal suo incitare e sbraitare, non ci sta a perdere e lo dimostra fino alla fine.
A 30 anni è protagonista di una stagione da gregario di grande sacrificio, in cui in tanti individuano nella point guard di riserva il punto debole dell'armata biancoverde, ottiene il massimo stagionale con 20 punti contro Miami, sfiora il ventello in altre situazioni ma spesso si tratta di blowout nei quali rimpingua nel garbage time, forse quindi la sua miglior prova è in una vittoria sui Blazers in cui realizza 10 punti 5 assist e 4 rimbalzi.
Anche se la foto della sua stagione sarà sempre il canestro del sorpasso 84-83 in gara 4 delle finali, dove come già nelle serie precedenti aveva saputo farsi trovare pronto (8 punti 2.5 assists 41% da 3 in finale era stato sempre sotto il 40 prima) di fronte alle non perfette condizioni di Rondo e la scarsa vena a L.A. di Cassell, nonostante fosse di nuovo stato retrocesso immeritatamente a terza scelta per lo spot di numero 1.
Alla sua collezione di dvd potrà aggiungere quello del trionfo di quest'anno e mostrare ai suoi 3 figli che è lui quello a tenere la palla in mano per l'ultima gioiosa infrazione di 24 secondi dell'anno, anche se non sarà il solo a rivedersi perchè, come si potrà notare dalla foto sottostante, e come sarà stato visibile ai più, una delle mascotte della stagione Celtics è stato Jaelen House, suo figlio sempre in campo a saltare, incitare e divertirsi.
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