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Scritto da Fabio Anderle
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giovedì 10 luglio 2008 |
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Dei tre fratelli Auerbach, Arnold era sempre quello più attivo: se c’era da tagliare l’erba, aiutare il vicino, lavare qualche macchina o consegnare giornali, “Red” era il ragazzo giusto.
Tanto che persino il fratello maggiore, quando aveva bisogno di qualche spicciolo, invece di chiederlo al “vecchio russo”, papà Hymie, si rivolgeva a “Red” e non rimaneva mai deluso. Nonostante fosse il più “pratico” dei tre fratelli (Victor era quello “colto”, Zangwell era l’artista – è l’autore del logo dei Celtics, per chi non lo sapesse) ed eccellesse negli sport, non era uno stupido: al liceo dopo un inizio claudicante si era messo di buzzo buono ed aveva cominciato ad ottenere risultati brillanti. E quando era passato alla George Washington University, nonostante fosse una delle stelle della squadra di basket, non trascurava né lo studio, né l’appoggio all’attività del padre: durante i periodi di maggior lavoro, un panino ed una bottiglia d’acqua, passava le notti a “pressare” i vestiti nella lavanderia di famiglia. A 15 cents per vestito, ce n’era di roba da “pressare” prima di fare giornata. Ma per la famiglia Auerbach, sfuggita alle persecuzioni antisemite in atto a Minsk alla fine del 1800, quella casetta al 246 di Lynch Street era una reggia, ed il lavoro duro non faceva paura.
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