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Titletown... PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Anderle   
sabato 05 luglio 2008
Era già successo nel 2004, si è ripetuto nella notte del trionfo: in pochi minuti "Titletown" diventa "Murderapolis". Fino a che punto il tifo può giustificare degli atti di violenza? Fino a che punto la polizia di Boston può agire con leggerezza?

David Woodman non è troppo lontano da casa. I Celtics hanno appena strapazzato i Lakers nella sesta ed ultima partita di Finale, e tutti stanno festeggiando il primo titolo in 22 anni. Mancano venti minuti all’una. In compagnia di quattro amici, il ragazzo ha appena lasciato il bar di Kenmore Square in cui ha seguito il massacro dei Lakers, e sorseggia una birra in Brookline Avenue, l’arteria centrale che collega la zona dove Beacon Street costeggia il Fiume Charles ed il quartiere di Brookline, quello in cui una volta abitava Larry Bird. I ragazzi si stanno divertendo, a due passi dall’ingresso dell’Emmanuel College: l’ateneo ad una sassata dal diamante di Fenway Park in cui poco tempo prima David aveva frequentato i corsi della facoltà di Storia.

Per il giovane tifoso è il primo titolo NBA, visto che nel 1986 era appena nato, e quindi troppo piccolo per fumarsi un sigaro a Faneuil Hall, vicino alla statua di Red Auerbach, o per bere una birra in Canal Street. A dire il vero anche oggi pare sia meglio evitare Faneuil Hall e Canal Street, perché gira voce che in quella zona un nugolo di pseudo-tifosi abbia già cominciato a sfasciare finestre, distruggere fioriere, rovesciare panchine. Chiamali “festeggiamenti”…

fans_sfasciano.jpg

Manca un quarto all’una: a quell’angolo tra Brookline e Fenway arriva una squadra di nove agenti di polizia in tenuta anti-sommossa. I “cops” si avvicinano al gruppo di tifosi, ed è a questo punto che la storia diventa due storie diverse, la verità diventa due verità distinte, diverse, a seconda di chi le racconta.

Secondo gli amici David, bicchiere di birra in mano, commenta sarcasticamente lo spiegamento di forze. “Wow, ci dev’essere un sacco di criminali in questa zona”, dice, provocando una reazione esagerata dei tutori dell’ordine che si scagliano su di lui, lo sbattono a terra, lo ammanettano e lo lasciano steso sull’asfalto.

 

La versione del Boston Police Department racconta invece nel tono piuttosto formale dei comunicati stampa che David era in possesso di alcolici in un contenitore aperto (in America la “Open Container Law” rende illegale l’uso di bicchieri, bottiglie o altri contenitori di alcolici in luogo pubblico) ed ha reagito al tentativo di arresto da parte degli agenti, che pertanto sono stati costretti ad spingerlo a terra per ammanettarlo. Se tutto si fosse risolto qui, la storia che vi sto raccontando sarebbe uguale ad altre dieci, cento, mille.

Un ragazzo manca di rispetto ad un poliziotto (o il poliziotto ha l’impressione che un ragazzo gli manchi di rispetto), il poliziotto lo arresta. Ma questa non è una storia come le altre. David Woodson, 22 anni, mentre è ammanettato e steso sul grigio asfalto di Brookline Avenue, smette di respirare. Gli agenti se ne accorgono subito? Troppo tardi?

Alle 12:47 quando chiamano l’ambulanza segnalando la presenza di un ubriaco in custodia, o alle 12:53, quando replicano la chiamata dandole carattere di urgenza? Il nocciolo della questione sta tutto in quei sei minuti, in quanto accade in quei 360 secondi che fanno la differenza tra la vita e la morte.

Un poliziotto inizia a praticare la respirazione artificiale, e lascia poi spazio ai paramedici dell’ambulanza accorsa sul posto. Woodson viene trasferito con urgenza al “Beth Israel Deaconess Medical Center”, a circa 200 metri di distanza dal luogo dell’arresto, e viene ammesso all’ospedale all’1:11, 24 minuti dopo.

bapd2.jpg Intanto, nelle decine di bar che circondano il TD Banknorth Garden e Fenway Park, migliaia di tifosi festeggiano la vittoria. La maggior parte di loro è pacifica, si scambia “high-five” e commenta l’intensità di Kevin Garnett, la classe di Ray Allen e l’entrata nell’empireo dei grandi da parte di Paul Pierce. “Il 99% dei tifosi si è comportato in modo fantastico”, commenterà poi il sindaco di Boston, Thomas Meninno.

David invece non festeggia. I medici del “Beth Israel” gli somministrano delle cure che lo fanno scivolare nel coma farmacologico per aiutarlo e per verificare se la mancanza di afflusso di ossigeno al cervello possa aver provocato danni, mentre nel frattempo i componenti della squadra del Boston Police Department rientrano e si sottopongono ad una seduta con lo psicologo del distretto, motivando la richiesta con lo stress generato da quanto accaduto.

Si viene a sapere che Woodman in passato aveva sofferto di uno scompenso cardiaco, non sufficientemente pericoloso da precludergli l’attività sportiva, ma evidentemente abbastanza pericoloso, se sono bastati lo stress o forse la violenza subiti a mettere a repentaglio la sua vita.Il ragazzo è in coma, mentre la città di Boston abbraccia i suoi eroi, il 19 giugno, nella “Parade” che lentamente si snoda da Causeway Street a Boylston Street.

Pierce e compagni esultano a bordo delle 16 “Papere”, le “Duck Boats” usate sessanta anni prima dai marines in guerra, e due ali di folla esultano per il ritorno dei Celtics sulla vetta dell’NBA. Ormai Boston è “Titletown”, la “Città dei Titoli”, dopo gli ultimi successi dei Patriots, dei Celtics e dei Red Sox. Nessuno o quasi ricorda che il 21 ottobre 2004, il giorno in cui i Red Sox interruppero il lungo digiuno vincendo il campionato di baseball, la studentessa Victoria Snelgrove venne uccisa da un pallino sparato da un poliziotto proprio vicino a Fenway Park, a qualche centinaio di metri dal luogo in cui si è consumata l’altra tragedia, 44 mesi dopo. I giorni passano lenti, in questo giugno pigro e sonnacchioso.

David riceve le visite dei parenti che gli parlano come se fosse sveglio. Aiuta la guarigione, dicono, sentire delle voci familiari attraverso il velo del coma. L’estensione del danno cerebrale non è chiara, ma un costante seppur lento miglioramento induce i medici a destarlo il 23 giugno, a quattro giorni dal ricovero. David riconosce i genitori, si esprime a fatica e sussurra “Cos’è accaduto”?

Giovedì 26 giugno sorride debolmente ad un reporter del Boston Globe che è andato a sincerarsi delle sue condizioni. Appare confuso, ed una vasta abrasione è visibile in prossimità dell’occhio destro. Sabato 28 chiede di essere dimesso, parla lentamente ed a bassa voce, ed i genitori stanno già interessandosi a quella che prevedono una lunga terapia di riabilitazione.

Ed invece no, niente riabilitazione: David si spegne improvvisamente, alle 2:30 di domenica, ad esattamente 11 giorni di distanza dal suo arresto.

Ci dicono che è stata una tragica fatalità, che il cuore era debole, che nessuno poteva prevederlo.

Ci dicono che due dei poliziotti nella squadra avevano precedenti legati ad episodi violenti.

Ci dicono che David era stato condannato, in passato, per atti di vandalismo su delle automobili.

david-woodman.jpg Ci dicono che i poliziotti dopo un arresto sono responsabili della salute del fermato.

Ci dicono che dalle prime indagini della sezione “Affari Interni”, non risulta che sia stato fatto un uso eccessivo o brutale della forza fisica.

Ci dicono tante cose, che però non spiegano come sia possibile morire a 22 anni, mentre si festeggia la vittoria dei Boston Celtics."Titletown"? Un titolo sportivo vale la morte di un ragazzo o di una ragazza di bent'anni? Ma l’America è anche questa. Ti riempie i sensi di colori, odori, suoni e sapori, ti ruba l’anima, ti fa innamorare. Devi stare attento, perché se ti lasci andare e ti fai abbagliare dalle mille luci, potresti non vedere quello che accade proprio lì, all’angolo tra Brookline e Fenway in una notte che doveva essere gioia ed Ubuntu, ed invece ha trasformato "Titletown" in "Murderapolis".

La pubblica amministrazione di Boston, ha aperto un’inchiesta che vedrà impegnate l’unità investigativa della sezione omicidi della polizia ed il giudice distrettuale della contea di Suffolk.

Commenti (24)add comment

Angelo ha scritto:

  Bello! Un articolo dai connotati più "sociali" che sportivi.

Ci dicono che dalle prime indagini della sezione “Affari Interni”, non risulta che sia stato fatto un uso eccessivo o brutale della forza fisica.


Mi avrebbe stupito il contrario...purtroppo gli eccessi della polizia statunitense escono alla ribalta ciclicamente...certo, non deve essere facile il mestiere del tutore dell'ordine in un paese dove praticamente chiunque, dagli 8 anni ai 90 può spararti addosso perchè lui stesso, il papà, la mamma o il vicino di casa è felice possessore di un arsenale, ma il sospetto che ogni tanto alcuni Cops tendano a sentirsi al di sopra della legge che cercano di far rispettare è più che lecito.

Contraddizioni del paese delle libertà e di un emendamento introdotto 200 anni fa, in un momento di instabilità politica e che non si è ancora ben capito se debba riguardare anche i privati cittadini...ma tant'è...

Resta il fatto che, a quanto pare, il calcio non ha il copyright mondiale degli imbecilli...chi festeggia sfasciando la proprietà altrui non ha cittadinanza, appartiene alla congrega degli idioti.
commento inserito alle 23:23 del 06 luglio 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  L'NBA a notoriamente tifosi pacifisti, spensierati, spesso snob, però quello che succede a finali vinte esce da ogni logica, a Chicago quando vincevano i titoli mettevano sottosopra la città, ai Los Angeles nei tre titoli di inizio decennio fecero di tutto. Sui poliziotti si giudica male, in Italia con il fenomeno "ultras" sono spesso stati demonizzati, avranno avuto i loro eccessi, ma si trovano anche in mezzo a situazioni spesso ingestibili e pericolose.
commento inserito alle 23:34 del 06 luglio 2008

serfuoco ha scritto:

  Penso che sono cose al di sopra delle nostre competenze e informazioni.
Non siamo in grato di commentare certe cose e questo sito non è nato per questo.
Brutto articolo, spero venga cancellato in quanto non ha niente a che fare con i Celtics!
commento inserito alle 00:40 del 07 luglio 2008

boston ha scritto:

  xleonardo ancilli
caro leo,se tu avessi visto quello che certi poliziotti(ne conosco certi che sono in gamba e pagati male per quello che rischiano)hanno combinato e combinano a genova,non scriveresti così.io non ho niente contro di loro,come trovo delinquenti quelli che si definiscono pseudo-tifosi e rompono tutto.
commento inserito alle 01:28 del 07 luglio 2008

boston ha scritto:

  xserfuoco
nel momento che riguarda una festa di una vittoria e nello stesso momento della vita diuna persona.ci deve interessare.senza se e senza ma smilies/angry.gif smilies/angry.gif smilies/angry.gif
commento inserito alle 01:31 del 07 luglio 2008

Legend ha scritto:

 
questo sito non è nato per questo
(serfuoco)

E' interessante che tu spieghi a me perchè è nato questo sito, visto che sono uno dei tre che l'hanno creato.
Comunque grazie per la critica costruttiva, mi spronerà a scrivere meglio.
commento inserito alle 07:44 del 07 luglio 2008

Alberto ha scritto:

  Bentornato Fabio, sono contento.
La storia è agghiacciante perchè un momento di festa non può andare a finire così.
Gli USA hanno il privilegio di avere un pubblico sportivo che da italiano invidio tantissimo e vorrei esportare qui da noi altro che esportazione della democrazia con le bombe o altre cavolate varie made in USA che i nostri politicanti di m....cercano di inculcarci solo per il loro tornaconto personale e dei loro amici.
Comunque questa sportività che hanno fa parte della loro cultura dove tutto è divertimento e va pesato per quello che è.
Poi quando succedono queste cose ti accorgi che fuori dei palazzetti o degli stadi c'è un'altra America che non conosci o che non ti fanno conoscere e allora due domandine cominci a fartele e capisci che il prodotto made in USA è venduto molto bene nel mondo.
Mi fermo qua per non andare troppo oltre anche perchè ci vorrebbe un blog apposito per questo argomento.
commento inserito alle 08:47 del 07 luglio 2008

TheRock ha scritto:

  E' un argomento pesante la violenza. Forse è vero che questo sito è nato per raccontare le gesta dei nostri beniamini, però far vedere anche il rovescio della medaglia è importante e non lo si fa spesso, e questo è male.

Da
commento inserito alle 08:51 del 07 luglio 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  La nazione degli eccessi da ogni punto di vista, nel bene e nel male, del resto sono gli unici americani che abbiamo e dobbiamo tenerceli.

Trovo l'articolo molto utile e interessante, nell'orgia di notizie del post vittoria mi era sfuggita questa storia, ed è però impossibile dare un giudizio attendibile sulle possibili colpe.

Certo, se però penso che ogni capodanno da noi ci scappa il morto o il ferito grave per i botti, allora il giudizio generale sulla vicenda assume anche una prospettiva diversa.
commento inserito alle 09:04 del 07 luglio 2008

Meisk ha scritto:

  Esatto Michele, la nazione degli eccessi e direi anche delle contraddizioni per eccellenza...ti danno la macchina a 16 anni, se la vuoi una pistola a 21...ma non puoi girare con una bottiglia di birra in mano e la devi nascondere in un sacchetto di carta! Mah...smilies/cry.gif

Non sapevo che anche in America eccedessero con i festeggiamenti, purtroppo tutto il mondo è paese; comunque anche per me articolo interessante che scopre una parte normalmente tenuta nascosta, e poi segna il ritorno di Fabio che saluto con molta stima.
commento inserito alle 09:24 del 07 luglio 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Non siamo in grato di commentare certe cose e questo sito non è nato per questo.
Brutto articolo, spero venga cancellato in quanto non ha niente a che fare con i Celtics! (serfuoco)


Mi sembra invece che abbia molto a che fare con i Celtics, visto che il ragazzo che è morto non è che festeggiava la vittoria dela locale squadra di bocce. Quindi anche il solo chiedere di cancellarlo mi pare un tantino fuori luogo. Il fatto di non piacere o meno poi è una cosa personale su cui non discuto.


commento inserito alle 09:46 del 07 luglio 2008

tiber48 ha scritto:

  Un articolo come questo mi fa apprezzare ancora di più questo sito e fa superare qualsiasi altra divergenza di opinioni. Certo non vorrei mai leggere storie di questo genere, ma la realtà e il contesto in cui si vivono anche le emozioni più belle come un titolo vinto, non possono assolutamente essere ignorate.

La questione di David Jeffrey Woodman sarà affrontata dalla solita "investigazione indipendente", che dovrà tenere conto delle condizioni in cui spesso si trovano ad operare le forze di polizia e questo non accade solo a Boston.

Credo che il problema di certi "festeggiamenti", (che noi spesso archiviamo frettolosamente come eccessi da tifosi di calcio, o reputiamo sacrifici umani comunque dovuti al dio del Capodanno o del Carnevale o del Sabato Sera, nei ricorrenti e disgraziatamente consueti, periodici riti tribali nostrani o esteri), risieda nella mancanza, che alcuni evidentemente soffrono più di altri, di differenti opportunità di esprimere in maniera esagerata i propri sentimenti e non è una questione di costume solo di alcuni popoli. Anni fa per una partita di calcio scoppiò una guerra tra due nazioni.

Credo che per evitare certi eccessi ci vogliano dei sistemi educativi, famiglie incluse in primis, che preparino maggiormente ad affrontare situazioni eccezionali. Tutti siamo sottoposti a stress, sia chi deve rispettare le leggi, sia chi deve farle rispettare. Un certo stress è essenziale per essere attivi e partecipi. Ma il troppo fa sempre male. E può anche costare la vita a un giovanissimo. Peccato perché sciupa una meravigliosa festa dei Celtici di tutto il mondo. Ma è necessario fare una riflessione su queste cose. Come è stato scritto: "Il cuore dei saggi è in una casa in lutto".
commento inserito alle 11:15 del 07 luglio 2008

Angelo ha scritto:

 
Penso che sono cose al di sopra delle nostre competenze e informazioni.
Non siamo in grato di commentare certe cose e questo sito non è nato per questo.
Brutto articolo, spero venga cancellato in quanto non ha niente a che fare con i Celtics!


Serfuoco, perdonami, ma non è bello che tu sostenga che certe cose sono al di sopra delle "nostre" competenze. Conosco le "mie" competenze e personalmente mi ritengo in grado di discutere anche di questi fatti, oltre che di basket. Inoltre non mi sembra scandaloso che si parta da una questione legata al titolo appena conquistato (dopotutto si parla dei festeggiamenti) per divagare su fatti a sfondo sociale. Certo, se questo diventase un sito di politica sarei il primo a dispiacermene, sostenendo che la rete è piena di forum che si occupano di quell'argomento, ma trovo che, ogni tanto, un pretesto per dare uno sguardo fuori dai palazzetti non sia censurabile, anche perchè scopri che le persone con cui commenti le trades, i recap e quant'altro scrivono frasi di questo genere:

Poi quando succedono queste cose ti accorgi che fuori dei palazzetti o degli stadi c'è un'altra America che non conosci o che non ti fanno conoscere e allora due domandine cominci a fartele e capisci che il prodotto made in USA è venduto molto bene nel mondo.(Alberto)


Esatto Michele, la nazione degli eccessi e direi anche delle contraddizioni per eccellenza...ti danno la macchina a 16 anni, se la vuoi una pistola a 21...ma non puoi girare con una bottiglia di birra in mano e la devi nascondere in un sacchetto di carta! Mah...(Meisk)


E' un argomento pesante la violenza. Forse è vero che questo sito è nato per raccontare le gesta dei nostri beniamini, però far vedere anche il rovescio della medaglia è importante e non lo si fa spesso, e questo è male. (The Rock)


Sui poliziotti si giudica male, in Italia con il fenomeno "ultras" sono spesso stati demonizzati, avranno avuto i loro eccessi, ma si trovano anche in mezzo a situazioni spesso ingestibili e pericolose. (Leonardo)


Per non citare tuto il post di Tiber, assolutamente perfetto, e anche quello di Michele, o Boston, che può dare spunti di riflessione.

Ecco, leggendo questi pensieri mi rendo conto che ABBIAMO decisamente la capacità di travalicare (ogni tanto) i limiti del campo di basket e, riallacciandomi alla frase di Tiber: "Un articolo come questo mi fa apprezzare ancora di più questo sito".

Scusate per la lunghezza del post.
commento inserito alle 13:32 del 07 luglio 2008

serfuoco ha scritto:

  Leggete i post, anche con la scusante di essere in piena astinenza di basket giocato, cosa si legge se non di sociologia etica e politica?
Genova, america, giovani, e violenza.
Ci mancherebbe che ognuno non posso commentare qualsivoglia evento di cronaca, ma i discorsi e le conclusioni che si traebbero non sarebbero molto diverse da quelle argomentate e demagocicamente inutili dei vari muri di siti ultras.
Per favore risparmiatecelo e risparmiatevelo.
commento inserito alle 15:42 del 07 luglio 2008

marco fusi ha scritto:

  A parte il dispiacere per quello che è successo non mi sento di dare un giudizio specifico sull'avvenimento, mi sembra però più evidente che la violenza che sfocia dagli sport americani sia molto ma molto diversa da quella che affligge il nostro sport, qui mi sembra si tratti quasi sempre di eccessi (spesso alcolici) nei festeggiamenti dopo regular season e playoff estremamente tranquilli da noi si sta sulla corda tutto l'anno con bande più o meno armate che si scontrano tutto l'anno tra loro o con la polizia dove l'evento sportivo è alla fine secondario.
commento inserito alle 16:21 del 07 luglio 2008

Christian Spazian ha scritto:

 
Contraddizioni del paese delle libertà e di un emendamento introdotto 200 anni fa, in un momento di instabilità politica e che non si è ancora ben capito se debba riguardare anche i privati cittadini...ma tant'è... (Angelo)

Ti devo contraddire Angelo, pochi giorni fa la (credo) Corte di Giustizia americana ha decretato che è diritto di ogni cittadino detenere un'arma, e con questo viene chiusa la questione.
Ovviamente i produttori di armi ringraziano.

Penso che sono cose al di sopra delle nostre competenze e informazioni.
Non siamo in grato di commentare certe cose e questo sito non è nato per questo.
Brutto articolo, spero venga cancellato in quanto non ha niente a che fare con i Celtics! (serfuoco)

A me invece sembra un articolo ben fatto e da cui traspare una certa conoscenza dell'argomento.
L'argomento non sè è comunque utile e deve far capire certe cose, poco note in Italia, purtroppo l'America è piena di contraddizioni, più che da noi, sia positive che negative, e farle presente non ha nessuna contraddizione.
(moderazione on)
La tua richiesta di cancellazione è negata, mi spiace.
(moderazione off)

Ci mancherebbe che ognuno non posso commentare qualsivoglia evento di cronaca, ma i discorsi e le conclusioni che si traebbero non sarebbero molto diverse da quelle argomentate e demagocicamente inutili dei vari muri di siti ultras.
Per favore risparmiatecelo e risparmiatevelo (serfuoco)

La tua preoccupazione qui quotata invece è più che legittima e ti garantisco che verranno moderati tutti i messaggi che si discostano da un commento neutro, oltre ovviamente a tutti i commenti di natura (esplicitamente o meno) politica.

segna il ritorno di Fabio che saluto con molta stima (meisk)

Sei stato distratto in questi giorni, questo non è il primo articolo di Fabio dal suo ritorno. smilies/wink.gif

Anni fa per una partita di calcio scoppiò una guerra tra due nazioni. (tiber)

A cosa ti riferisci?
commento inserito alle 17:24 del 07 luglio 2008

boston ha scritto:

  xtutti
io sono un'amante della musica rock anni '70 e,vi posso garantire che quando andavo in germania,gli americani delle basi nato si ubriacavano e creavano incidenti(un mio amico per prendere un biglietto,si è preso unpugno).Ora questo non vuoldire che tutti gli americani fanno così o tutti i polizziotti sono cattivi.io conosco ragazzi americani(stato in casa loro)che sono simpatici.ora io ho trovato giusto che anderle abbia fatto questo articolo,perchè ricordiamocelo sempre,l'imbecille è vicino a noi.giusto non trattare politica,ma ricordiamoci che per festeggiare i boston,un ragazzo è morto.non possiamo essere menefreghisti.se il mondo và così è anche e parecchio per questo.Vi faccio a tutti i complimenti,perchè trovare in un sito gente che scrive così fà veramente piacere,più di una vittoria dei boston.Ricordiamoci che gli americani fanno quelle feste pazze,tipo il mardi gras,dove un mio amico per poco non ci rimaneva.quindi scrivo per cognizione di causa.mi siete ancorapiù simpatici.grazie anderle
xserfuoco
ti potrei anche capire,se tu avessi detto non mettiamo dentro la politica.li sì,ma pensa a quella famiglia del ragazzo,lui per quel che ne sappiamo era un tifoso come noi.e io quando muore uno per cose così mi girano letteralmente le scatole.non si può nella vita sempre far finta di niente,io ho perso un nipote a 26 anni e non me lo sono mai perdonato.è la prima volta che lo scrivo,ma era per farti capire che purtroppo non si può sempre far finta di niente.sempre con affetto smilies/cheesy.gif smilies/cheesy.gif smilies/cheesy.gif
commento inserito alle 19:21 del 07 luglio 2008

Angelo ha scritto:

 
Per favore risparmiatecelo e risparmiatevelo (serfuoco)


Scusa, detto con affetto, ma risparmiateCElo a chi? Sei l'unico a cui l'articolo non è piaciuto... smilies/smiley.gif
commento inserito alle 20:11 del 07 luglio 2008

Legend ha scritto:

  Caro serfuoco, nel mio articolo non vedo niente di demagogico (con due g, e non con due c), perché nessuno vuole cercare il consenso di nessuno.
Credo che ogni situazione, sportiva, economica, storica possa essere interpretata solo se inserita nel contesto socio-culturale in cui si evolve, e quindi che ogni articolo che ci aiuta a conoscere meglio la città di Boston, nel bene e nel male, possa essere utile per capire i Celtics.
Parlare di Bill Russell senza menzionare il suo rapporto con i luoghi in cui visse (Louisiana, California e Massachussetts) significherebbe limitarsi solo all’aspetto sportivo senza comprendere l’uomo. Lo stesso Larry Bird non sarebbe mai stato una Leggenda se non fosse cresciuto nell’Indiana rurale degli anni ’60, in una delle zone più povere non solo dello stato ma degli interi Stati Uniti. E faremmo un brutto torto allo stesso Leon Powe, se non fossimo in grado di capire quanta forza sia stata necessaria, dentro, per dire “no” al crimine in quella Oakland che rappresenta una delle realtà più colpite dal fenomeno delle gang e dalla piaga della droga. Tre epoche diverse, tre contesti diversi, ma tutti da considerare, quando vogliamo dare dei giudizi. Conoscere “The Land of the Free”, capire quante Americhe ci siano in quel contenitore di cinquanta stati federali e 300 milioni di abitanti di cultura, razza, lingua ed origini diverse ci può permettere di comprendere meglio non solo l’NBA e tutto quanto le ruota intorno, ma un pochino anche noi stessi.
Per concludere, il mio era un pezzo di cronaca, volutamente neutrale in modo tale da lasciare a tutti la possibilità di trarre le proprie conclusioni. Non ti piace? Passa oltre, se non mi leggi non mi offenderò. Anzi.
commento inserito alle 22:45 del 07 luglio 2008

tiber48 ha scritto:

  Christian mi devi scusare, ma a volte dò per scontati fatti che hanno colpito me, ma evidentemente per altri, a motivo dell'età o altro hanno un significato minore.
Il riferimento è a quella che fu chiamata "la guerra del calcio" tra Honduras e El Salvador nel 1969. Più di 2000 morti e almeno 50.000 sfollati in meno di una settimana. Era l'estate 1969 e poiché avevo 21 anni e diversi colleghi di università centroamericani ne fui particolarmente rattristato. I rapporti tra i due paesi non erano buoni da tempo, ma quello che alla fine scatenò il conflitto fu la partita di calcio, per la qualificazione, non so se per il campionato mondiale o quello americano. Si arrivò alla guerra dopo tanti disordini, il suicidio di una ragazza salvadoregna, e tante altre manifestazioni di odio incontrollate. Dispiace sempre quando capita, ma anche in altre occasioni purtroppo lo sport non ha portato ciò per cui è nato: felicità, sane emozioni e possibilità di condividere i propri sentimenti con altri.
commento inserito alle 23:05 del 07 luglio 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Capito tiber, ricordo quella guerra per averla letta sui libri di storia, ma solo vagamente...
commento inserito alle 23:36 del 07 luglio 2008

Legend ha scritto:

  .... "la Guerra de las Cien Horas"... due nazioni che non avevano nemmeno gli occhi per piangere si misero a fare a botte con la scusa di una qualificazione ai Mondiali di Calcio. Una guerricciola da "Dittatore dello Stato Libero di Bananas", ma vallo a spiegare ai duemilacinquecento morti.
commento inserito alle 00:12 del 08 luglio 2008

CapitanBeppeBoston ha scritto:

  Mi trovo d'accordo con tutti.
Credo non solo sia utile parlare di questo ma che sia oltremodo doveroso e necessario.
Lo sport mi piace perchè ti fa provare emozioni incredibili, ti porta in mondi nuovi, e sapere che proprio x lo sport un ragazzo che aveva un solo anno più di me è morto mi fa salire una rabbia e una tristezza incredibili.
Prima di questo articolo non ero a conoscenza dell'accaduto.
Bisogna prendere consapevolezza di queste disgrazie per fare in modo che non accadano mai più e far rimanere lo spor una gioia e non una tragedia.
Si perla di un tifoso, uno come noi, credo sia stato giustissimo parlarne.
commento inserito alle 18:59 del 08 luglio 2008

Jerome ha scritto:

  Articolo bellissimo,che ci toglie il sorriso che abbiamo stampato in faccia. Giudicare per quanto accaduto è rischioso in quanto non siamo in grado di sapere cosa sia realmente accaduto e cosa abbia fatto perdere la vita ad un ragazzo. Sono d'accordo con chi dice che gli USA a volte siano un paradosso, un cornocopia di contraddizioni.Sta di fatto che anche questa volta è successo ciò che non sarebbe mai dovuto succedere, un poliziotto e un ragazzo che muore.
Mi sia concesso il dubbio sul sistema operativo che viene adottato dalla polizia negli USA, francamente non so se pensare alla polizia di facciata, pagliaccesca che ci viene proposta in TV (Cops e company su Sky) dove tutti recitano come attori e dove gesta e parole vengono condizionate dalla telecamera, o a quella che dovrebbe essere tra le migliori al mondo in termini di efficienza e rigore.
Capitolo tasso alcoolico
Sono fermamente convinto che in ogni azione 'fuorilegge' o che ci conduca a tenere comportamenti distruttivi (vedi foto dell'articolo) ed anche lesivi verso terzi, sia determinante. Sappiamo benissimo tutti che superato il limite, il buonsenso vada un po' a puttane ecco,sappiamo bene che quando sei in queste condizioni ribaltare una panchina o staccare una mano al Biancone diventa molto semplice.Così come diventerebbe piu semplice mandare a fare in culo un poliziotto che ti rompe le balle in un momento di festa.
Presupposizioni che lasciano il tempo che trovano, ma che potrebbero essere non così stupide.
Con questo mi astengo da ogni giudizio e prego per il fratello Celtico.
commento inserito alle 18:58 del 10 luglio 2008

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