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The Road to 17° - Offseason 2007 PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
sabato 05 luglio 2008
Parte una lunga serie di articoli che ripercorrerà l'ultimo anello dei Celtics da poco conquistato, si inizia in questo articolo rivisitando la stellare Off Season 2007, per chiudere con la finale contro i Lakers.

Antefatto

Come noto per risalire la china bisogna toccare il fondo: 11 febbraio 2007, i giovani Celtics falcidiati dagli infortuni, rischiano di vincere a Minnesota, con un ottimo Paul Pierce alla soglia dei 30 punti, un efficacissimo Ryan Gomes e un Delonte West non lontano dalla tripla doppia. Ma di fronte c'è un certo Kevin Garnett (ne risentiremo parlare) che con una suntuosa tripla doppia porta i suoi alla vittoria. Per i Celtics è la diciottesima sconfitta consecutiva, la striscia perdente più lunga della gloriosa storia biancoverde, Boston tocca il fondo.

Tre giorni dopo al TD Banknorth Garden con una vittoria contro i Bucks per 117 a 97 la striscia viene chiusa, ma la stagione dei Celtics ormai è andata, e i tifosi sognano solo due nomi Greg Oden e Kevin Durant, i due fenomeni presenti al draft di giugno, due giocatori a detta di tutti in gradi di cambiare radicalmente le sorti delle squadre che avranno la possibilità di sceglierli.

L'incubo datato 22 maggio 2007

Boston chiude la stagione con un deleterio 24 - 58, penultimo record della lega che porta in dote ai Celtics una cospicua dote di palline da Ping Pong. Il pensiero ricorre alla sfortunata lotteria di dieci anni prima, quando i Celtics avevano per le mani sia la propria scelta che una ricevuta via trade che significavano il primo e il terzo peggior record della lega, quindi una mezza assicurazione di potersi avvalere dei servizi di un certo Tim Duncan, tutti dicono che gli Dei del basket nel draft 2007 avrebbero risarcito i Celtics dello "scippo" subito dieci anni prima.

Nelle ore precedenti al draft vengono sviscerate ogni tipo di possibili combinazioni per la lotteria, ce ne è una che inquieta i tifosi del trifoglio, se dalla busta numero sei sarà estratto il logo dei Milwuakee Bucks per i Celtics sarà automatica la scelta numero cinque (ossia la peggiore che si potrebbe avere), e così sarà, le tre squadre con i tre peggiori record (Memphis, Boston e Milwuakee nell'ordine) vengono scalzate dai prim tre posti da tre squadre che tutto sommato a Oden e Durant ci avevano pensato il giusto. La prima va a Portland con cui un mese dopo sceglierà Greg Oden, la seconda a Seattle con cui sceglierà Kevin Durant. Boston rimane con in mano un pugno di mosche, ancora una volta le palline da ping pong e i Celtics non si sono attratti.

Il draft comunque si prospetta di livello altissimo e molto profondo, comunque con la scelta numero 5 si può prendere un'altro ottimo giovane da aggiungere ad un roster già ricco di talento da crescere, ma da subito la sensazione è che l'ipotesi della cessione della scelta si fa sempre più concreta.

Giugno

E' il mese dei rumors, veri o presunti, mai confermato, vicini al concretizzarsi e cose varie. Il primo nome che salta fuori è quello di Shawn Marion, secondo il rumor doveva arrivare a Boston in cambio della cinque, Theo Ratliff e Gerald Green, poi salta fuori il nome di Rashard Lewis, anche qui la scelta numero cinque coinvolta insieme a qualcosa di poco definito, peraltro la trade sarebbe impraticabile essendo Lewis in scadenza e andrebbe rimandata a luglio all'apertura del mercato. A pochi giorni dal draft si viene a conoscenza di un tentativo concreto, e poi risultato vero, di portare Kevin Garnett a Boston in cambio della scelta #5, Ratliff, Gerald Green Sebastian Telfair e Al Jefferson, ma Garnett non accetta il trasferimento perchè anche con il suo arrivo ritiene i Celtics non da titolo.

Passano i giorni, a Boston si susseguono i workout degli eleggibili con sensazioni diverse, negli ultimi giorni si capisce che Jeff Green di Georgetown è uno dei papabili, un'altro è Joakim Noah, Ainge vola pure a Phoenix a pochi giorni dal draft per assistere al provino del figlio del tennista, e li ripartono le voci di una trade con Marion in biancoverde. Ma si arriva alle ore precedenti al draft senza particolari certezze.

L'uomo che non ti aspetti: Ray Allen

ray-allen-uniform.jpg Mancano circa 45 minuti all'inizio del draft quando Greg Dickerson, bordocapista di FSN Network l'emittente che segue i Celtics, annuncia, in diretta su ESPN, che Boston cede la scelta numero 5 insieme a Wally Szczerbiak e Delonte West a Seattle in cambio di Ray Allen e una seconda scelta (numero 35). Il mondo biancoverde è spiazzato, cosa ci fa un altro esterno fortissimo, ma sopra i 30 anni, e reduce da una doppia operazione alle caviglie, in mezzo ad una selva di ventenni?


Sarà il tormentone di luglio, una domanda lunga un mese che poi avrà una risposta chiara e inequivocabile. Intanto al draft i Sonics con la scelta ceduta da Boston prendono Jeff Green, e i Celtics scelgono Gabe Pruitt da USC con la numero 32, e Glen Davis da LSU con la 35 ricevuta dai Sonics.

 

Luglio: la lunga attesa

Visto da fuori luglio è stato un mese lungo con tante ipotesi, il pacco Ratliff accompagnato da qualche scelta futura e qualche giovane (Gerald Green) può essere appetibile, salta fuori il nome di Pau Gasol giocatore che con Al Jefferson formerebbe una coppia senz'altro intrigante in attacco, ma si rimane nel campo delle ipotesi, intanto alla Summer League di Las Vegas si mette in mostra Glen Davis, mostrando energia e voglia non propriamente comune alle seconde scelte.

Visto da dentro come si saprà in seguito luglio diventa un lungo inseguimento a Kevin Garnett, i primi contatti arrivano già dai primi giorni del mese, Ainge riparte alla carica, forte di un Ray Allen in più per convincere Kevin ad accettare il trasferimento. Kevin McHale è indeciso, più possibilista l'owner di Minnesota Glen Taylor. Il primo incontro chiave è tra Ainge e Andy Miller agente di Garnett, Miller capisce che per Garnett è l'occasione giusta, l'estate seguente Garnett sarebbe Free Agent, e a quel punto potrebbe scegliere tra il rinnovare con Minnesota e l'emigrare in qualche altra squadra sotto il cap, che però non gli offrirebbe grandi chance di titolo.

Passano i giorni, Miller continua a far presente il suo parere, ma Garnett forse è ancora deciso a non mollare i Wolves, sperando in qualche rinforzo dal mercato. A metà mese circa c'è l'incontro chiave, a Minnesota si ritrovano Glen Taylor, McHale, Garnett e il suo agente, e Taylor fa capire che forse i tempi per un addio di Garnett al Minnesota sono maturi, l'offerta dei Celtics è valida e va presa in seria considerazione. Lì Garnett percepisce che forse da parte dei Wolves lui non è più intoccabile e inizia a muoversi, si sente telefonicamente con Ray Allen prima e Paul Pierce poi, con cui si è allenato nelle estate precedenti, ma chiede pure consiglio ai suoi migliori amici Tyronne Lue e Chauncey Billups, sul come si vive a Boston.

Le trattative sulla contropartita si intensificano, Ainge mette in gioco la famosa scelta soffiata a Minnesota nella trade del gennaio 2006, si delinea lo scambio che prevede Theo Ratliff, Gerald Green Al Jefferson Sebastian Telfair e due prime scelte future. Ainge e Rivers volano a Los Angeles per incontrare Garnett e Andy Miller, prima che Kevin parta per una crociera si inizia a parlare di dettagli, e si trova l'accordo per l'estensione triennale del contratto di Garnett.

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Passano i giorni e i sospetti che qualcosa di grosso bolle in pentola inizia a farsi strada nella mente di molti, i mancati rinnovi di Al Jefferson e Ryan Gomes sono indizi sospetti in materia.

E' la tarda serata del 29 luglio quando qualche ben informato inizia a far circolare la voce che è quasi fatta per Garnett a Boston. Kevin è in crociera nei Caraibi con la moglie, il suo agente lo contatta chiedendogli seccamente "quale numero di maglia vuoi?" Kevin risponde che vuole la numero 5, e si organizza per il suo arrivo a Boston.

Le ultime quarantotto ore sono un susseguirsi di voci e smentite, McHale alza il tiro e vuole anche Rajon Rondo, Ainge resiste ma deve inserire Ryan Gomes nella trattativa, i siti del Boston Globe e del Boston Herald impazziscono, tutti in attesa del "Done Deal", che però tarda ad arrivare.

Sono le due di pomeriggio a Boston del 31 luglio quando per firma di Steve Bulpett del Boston Herald arriva la conferma definitiva, Kevin Garnett è un Celtic. Quattro ore dopo nella conferenza stampa di presentazione Kevin si presenta con un impeccabile abito nero, accanto a lui ci sono Ray Allen e Paul Pierce e tutti e tre mostrano orgogliosi le loro maglie. Vicino a loro Ainge serissimo non lascia trasparire le sue emozioni, mentre Rivers accenna larghi sorrisi.

Agosto

Ma Ainge non si ferma a Garnett, poche ore dopo il suo arrivo a Boston, arrivano le firme di Jackie Manuel e Esteban Batista, entrambi poi tagliati in ottobre, e nei giorni seguenti quelle di Eddie House e Scot Pollard. I nuovi Celtics prendono forma, ma le due pennellate finali devono ancora arrivare. A metà agosto inizia a girare la voce che Tom Thibodeau ex assistente difensivo di Jeff Van Gundy ai Knicks e ai Rockets, potrebbe entrare nello staff tecnico dei Celtics al posto di Tony Brown emigrato a Milwuakee, si tratta del miglior assistente difensivo della lega. Per la conferma ci vogliono dei giorni, e poche ore dopo l'ufficializzazione di Thibodeau Ainge piazza il nuovo colpo a sensazione, firmando James Posey a cifre modeste, convincendo l'ex campione NBA con i Miami Heat ad accettare un biennale da meno di 7M$.

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E' il 26 agosto, e da lì in poi sui Celtics cala un silenzio che durerà fino al primo giorno di traning camp, ma la leggenda narra che già a fine agosto nella blindatissima palestra di Waltham gran parte del roster fosse già al lavoro, compresi i nuovi Big Three, e saranno giorni importantissimi perchè i Celtics arriveranno a Roma per la prima stagionale, molto più preparati di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Intanto l'NBA torna a tingersi di verde e i Big Three che accetteranno intervista solo tutti e tre insieme invadono le copertine delle riviste specializzate.

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Commenti (22)add comment

giusegandi ha scritto:

  Sono "bostoniano" da molti anni ma sono anche un fan di KG; onestamente devo dire che la trade per portarlo a Boston NON l'avrei sottoscritta: un Al J giovane e pimpante più altri discreti giocatori più scelte e altro per un Garnett nella parte in discesa della carriera mi sembrava troppo.
Avevo torto!!!!
commento inserito alle 13:31 del 04 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Giuseppe, consolati, erano in molti a pensarla come te, nel timore che KG non fosse sufficiente per vincere e che il suo arrivo ipotecasse il futuro.

Invece "meglio un uovo oggi, che la gallina domani" ha funzionato e l'uovo del banner 17 è arrivato, mentre non abbiamo certezze sui risultati ai quali ci avrebbe potuto portare Jefferson.

In ogni caso forse sono OT scrivendolo qui, però sono fortemente contrario a ogni corrente di pensiero relativa alla necessità di un "repeat" per giudicare positivamente "l'era Ainge", perchè se valuto in quanti provano da anni a vincere anche con grossi investimenti (tra tutti PHX e Dallas), senza poi raccogliere nulla, allora questo titolo acquista un valore ancora maggiore e diventa addirittura quasi un miracolo se valutiamo quanto ci ha ricordato Leo all'inizio di questo articolo (a proposito, non mi ricordavo uno scarto di 80 punti ai Bucks in quella poco gloriosa partita :-P) e pensiamo che, dopo l'emozione di quella conferenza stampa di presentazione di PGA verso la mezzonotte di proprio un anno fa, i dubbi erano comunque tanti sulla nostra possibilità di vincere.
commento inserito alle 13:55 del 04 agosto 2008

ShamrockSam ha scritto:

  giusto un anno fa, dopo l'operazione KG, cominciavo a sognare il 17esimo banner...quante aspettative, quanta voglia che la stagione cominciasse subito, che tensione per vedere il Big Three far impazzire di nuovo il Garden ed il devotissimo (ma anche critico ed esigente) pubblico di Boston...beh, che dire, l'anno e' volato e 108 partite dopo, che bello e' poter dire che per una volta la REALTA' supera la fantasia ed i sogni. GRAZIE ANCORA RAGAZZI!!!
Ma comunque da ora in poi e' OPERAZIONE REPEAT!!!
commento inserito alle 21:21 del 04 agosto 2008

max77 ha scritto:

  ricordo bene la sera del draft cercavo un canale sul satellite che dava notizie sulle scelte avevamo la 5 ma era un buon draft chissa' chi avremmo preso quando poi ho visto lo scambio per ray ho pensato non male una guardia di livello con jefferson e gomes ancora in roster e magari l'esplosione di gerald potevamo essere da una cinquantina di vittorie. Poi la chicca di kevin ho detto la finale e' nostra. Ringrazio Ainge per essere riuscito a scegliere negli anni giocatori appetibile per altre squadre che volevano rifondare, in cambio di un big. Celtics forever
commento inserito alle 22:59 del 04 agosto 2008

Piero ha scritto:

  Non c'è che dire è stato un anno veramente emozionante oltre che vincente.

Vado anch'io OT e concordo con Michele: non è con il repeat che si può giudicare positivamente l'era Ainge ma è doveroso riconoscerne i meriti già con questo titolo.
Peraltro, da un punto di vista strettamente economico-aziendale, questo titolo ha un peso ancora maggiore in quanto vinto subito rispetto ad un altro vinto dopo 2-3 anni di tentativi: cavalcare l'onda del successo è più facile che salirla.
commento inserito alle 11:27 del 05 agosto 2008

Nomar ha scritto:

  Uh, quel numero di riv ufficiale nba ce l'ho ancora. Dato che sono terribilmente superstizioso x le squadre cui tifo, e dato che mediamente (correggetemi, se del caso) è una mezza rivistaccia, è strano che l'abbia conservata; un numero di pre-season dove si dice, ce la faranno i Celtics? riuscirà KG....etc etc. Divertente rilettura: i fantasmi stavolta nn si sono materializzati. Ora è sul comodino con il num speciale di SI dedicato ai campioni ( bello l'articolo di Leigh Montville sul Gaaahden. Ve lo consiglio), vale a dire, il prima e il dopo..... Invece x il draft mi ero collegato di soppiatto la mattina presto, caffè in mano, a vedere chi caspita avevamo preso; mia moglie pensava stessi guardando i Sox, e invece mi vede sbuffare ' ma nooo....Ray Allen ???...ma a cosa ci serve Ray Allen ??..è anche rotto....' Eh. Si è visto. Un consiglio: godiamoci quanto è successo, è più che giustamente che Leo e co. ci tornano sopra. Il resto, una volta tanto, può interessarci meno. Sono gli altri a dover dire 'wait until next year....'
commento inserito alle 13:20 del 05 agosto 2008

pierluiigi ha scritto:

  certo che non finiremo mai di ringraziare mchale quello scambio solo un folle come lui poteva accettarlo
commento inserito alle 08:02 del 06 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  "What did Ainge understand? What did Ainge do? He understood that the basis for winning an NBA title is having a superstar in his prime. Not an all-star, or a bunch of all-stars, but a superstar. There are only a few in the game at any time so they are almost impossible to get. But he went and got one. He did so by carefully developing young players – aside from Paul Pierce the cupboard was bare in 2003 when he took the reins of the team -- and not being obsessed with short-term performance. By 2007 he had the chips to keep Paul Pierce and still get Kevin Garnett, and to surround him Ray Allen. He moved quickly and decisively in some of the most brilliant GM work in any sport in history."

Questo un estratto di uno dei collaboratori di RealGM (trovate il resto su Celticsblog) su quanto fatto da Ainge e mi pare riassuma brillantemente il grande lavoro del nostro GM.

commento inserito alle 08:56 del 06 agosto 2008

Legend ha scritto:

 
certo che non finiremo mai di ringraziare mchale quello scambio solo un folle come lui poteva accettarlo (Pierluigi)


Scusa, Pier, di solito ci troviamo sulla stessa lunghezza d'onda, ma non questa volta. La tesi “McHale ha fatto un favore ai Celtics” è quella utilizzata da chi non ama Boston al fine di sminuire quanto fatto da Ainge: l’hanno usata Phil Jackson, Bill Simmons, Flavio Tranquillo. Poi però due su tre (indovina chi) non hanno sparato a zero sullo scambio Pau Gasol per Crittenton, Kwame in scadenza e Marc Gasol, ed allora?

Come si è visto ad esempio nell’affare Kurt Thomas a Seattle, le squadre al giorno d’oggi quando vanno in modalità ricostruzione sono disposte persino a dare via delle scelte, pur di togliersi dai piedi un veterano con un contratto imponente. Chiaro, Garnett non è Thomas, ma ormai il divorzio era fatto, i T’wolves avevano deciso di ricostruire, e le offerte erano tutte inferiori a quella dei Celtics: i Lakers Odom ed una scelta non alta, i Suns Marion e poco altro, eccetera. L’unica squadra che, tra scelte (due prime scelte), giovani di valore (Jefferson Gomes e Telfair sono TUTTI stati rifirmati da McHale) e contratti in scadenza (Ratliff) ha fornito il pacchetto completo era Boston, e questo è stato possibile grazie alla “flessibilità” procurata dal nostro GM.

Dire “grazie McHale” significa sminuire il lavoro di Ainge, che per vincere un titolo avrebbe dovuto contare sulla pietà dell’ex compagno. Come se McHale si fosse preoccupato più per il bene dei Celtics che per quello di Minnesota. Cosa che, e l’abbiamo notato anche al draft, è lontanissima dalla realtà.

Anche la tesi “McHale folle” andrebbe riveduta: ho raccolto molto materiale su Garnett, in passato, e questo ha comportato inevitabilmente un’analisi delle situazioni venutesi a creare a Minneapolis nel corso degli anni. Tutti hanno criticato l'uomo da Hibbing per non aver vinto un titolo con Garnett, ma “KG” non ha mai avuto al fianco gente di enorme talento come Pierce ed Allen. E questo è accaduto non per miopia di McHale, che ci ha provato più volte (affidandosi persino a Sprewell e Cassell), ma perché l’owner dei T’wolves non voleva entrare in zona luxury. In più la “furbata” sempre di Taylor con Joe Smith (che è costata un pacco di prime scelte) e la morte di Malik Sealy sono state un insieme di disastri non riconducibili all’operato di McHale ma che ne hanno limitato le possibilità.

Anche qui, noto da parte della stampa italiana una tendenza tutta particolare a sparare sugli ex-Celtics. Unica eccezione Larry Bird, ma non è raro sentire parlare di Ainge, McHale, Walton come fossero dei cretini. Io alle coincidenze credo solo la prima volta, poi l’esperienza mi dice che sono di fronte a qualcos’altro. Non farti influenzare pure te, Pier, non cadere nel tranello di “Quelli che Doc Rivers non sa allenare”...
commento inserito alle 08:58 del 06 agosto 2008

giusegandi ha scritto:

  Concordo pienamente con Legend: McHale sembrava aver fatto un affarone, altro che storie!
Vado un po' OT: mi sembra che nella NBA siamo andati veramente oltre ogni logica, mi spiego con due esempi per non tediare:
- Larry Bird allenatore dell'anno, due anni dopo smette di allenare;
- Mike D'Antoni allenatore dell'anno, due anni dopo cambia squadra tra critiche furibonde (ma con un super contratto).

In generale persone premiate con varie onorificenze dopo un anno o due diventano dei brocchi?
Legend per favore chiariscimi questa cosa!
commento inserito alle 10:40 del 06 agosto 2008

Legend ha scritto:

 
Larry Bird allenatore dell'anno, due anni dopo smette di allenare (giusegandi)


Siamo off topic, ma Bird è un Celtic a vita, e quindi partiamo: Larry non aveva mai fatto mistero di voler allenare solo per tre anni perché è sempre stato dell’opinione che l’allenatore, come il pesce, dopo poco tempo puzzi: secondo lui dopo tre stagioni i giocatori cominciano ad abituarsi al coach e non lo seguono più. E’ un concetto netto, senza compromessi, tipicamente alla Larry che però secondo me non dovrebbe essere considerato in maniera assoluta, perché ci sono casi ed eccezioni. Sono sempre stato convinto che il ruolo del coach in generale sia sopravvalutato, e che bisognerebbe lavorare più sui fondamentali e meno sui “sistemi”, lasciando più spazio al cervello del giocatore, abituandolo a pensare ed a “leggere” le partite. Se poi i giocatori li fai ragionare, saranno loro a renderti la vita più semplice perché potrai curare di più l’organizzazione e soprattutto manterrà florido il rapporto, senza arrivare a fratture (come nei casi Carlisle e Skiles). Larry però ha sempre avuto chiaro il concetto di “controllo”, sia come giocatore che come allenatore, e quando sente che per qualche ragione esso viene a mancare (o potrebbe venire a mancare) si tira indietro. Ad Indiana l’ha fatto anche perché la proprietà gli aveva offerto il ruolo di GM e perché Walsh aveva detto che voleva godersi un po’ la pensione (ma poi Walsh torna a New York… c’è qualcosa sul rapporto Bird-Walsh che non mi torna...).

Mike D'Antoni allenatore dell'anno, due anni dopo cambia squadra tra critiche furibonde (ma con un super contratto). (giusegandi)


Nel caso di D’Antoni, l’inizio della fine dell’amore tra i Suns ed il Lupin dei canestri la dobbiamo far risalire alle lotte tra Bryan Colangelo ed il proprietario di Phoenix Bob Sarver, che portarono alla fuga del GM a Toronto. Da allora Mike non ha nutrito grande simpatia per Sarver, che oltre ad aver costretto alla fuga il suo amico, gli aveva imposto la presenza scomoda del perfettino Steve Kerr, troppo propenso a mettere bocca sugli aspetti tecnici del gioco dei Suns. Pare che Kerr, dopo la trade non brillantissima di Shaq e l’eliminazione per mano degli Spurs abbia imposto a D’Antoni di lavorare maggiormente in difesa e di giocare di più la palla in post per Stoudemire, togliendo responsabilità a Nash: un’ingerenza che D’Antoni non ha preso molto bene, specie se si considera il fatto che lui Shaq non lo voleva nemmeno. D’Antoni è intelligente: piuttosto che camminare sulle uova a Phoenix e fare da capro espiatorio di un’eventuale disastro dei Suns, ha preferito “monetizzare” l’immagine costruita negli ultimi anni ed andare in una realtà di primo piano (almeno sui media) che cerca il rilancio. Secondo me, ha fatto bene D'Antoni, che andandosene mette Sarver e Kerr in una situazione "pericolosa": se Phoenix non dovesse vincere, la colpa non sarà più di D’Antoni, ma di chi l’ha fatto andar via.
commento inserito alle 12:04 del 06 agosto 2008

Piero ha scritto:

  Concordo pienamente Legend/Fabio su quanto hai ancora una volta precisato sull'affare Garnett. Oggi come oggi non ci sono dubbi sul fatto McHale il favore lo ha fatto alla sua squadra in primis.
Null'altro da aggiungere buone vacanze a tutti conto di partire fra un paio d'ore per raggiungere moglie e bimbo (e suoceri) al mare. Forza Celtics waiting for 18th.
commento inserito alle 12:39 del 06 agosto 2008

giusegandi ha scritto:

  X Legend.
Perfetto. Grazie molte per i chiarimenti.
commento inserito alle 13:17 del 06 agosto 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Legend vecchio mio, tu conosci Bird meglio di me (ho letto tempo fa una sua biografia su ICP alla quale tu una certa partecipazione hai dato e mi pare che il tuo nick non sia del tutto estraneo a Larry), ma posso permettermi di aggiungere che il nostro sia anche piuttosto furbetto? Cioè che ha capito quanto sia pericolosa la vita da coach (e mi pare che lui abbia anche i problemi alla schiena che, in qualche modo, lo condizionerebbero in panchina) rispetto a quella da dirigente, preferendo quindi la seconda.

Quanto a D'Antoni, anche in questo caso mi permetto di aggiungere che Mike ha capito che comunque a PHX non avrebbe vinto salvo strane influenze astrali e il fascino di NY comunque colpisce sempre, unito ai non pochi soldi che prenderà e alla sfida di ricorstruire con poco da perdere nella terribile situazione che trova ai Knicks.

Ciò detto, i riconoscimenti a Mike sono dipesi anche dal tipo di gioco adottato, quasi rivoluzionario e che, sono convinto, senza un paio di episodi sfortunati lo avrebbero portato all'anello.
Invece non è accaduto e non sempre il COY è comunque il migliore per forza, perchè potremmo discutere a lungo su Scott premiato quest'anno e incapace di arrivare alla finale di conference partendo da un 2/0 e da un 3/2, ma conta poco e, come spesso letto in questi PO, alla fine conta solo vincere e D'Antoni e Bird, da allenatori non hanno vinto.
commento inserito alle 14:33 del 06 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Mi voglio permettere per un attimo di fare l'avvocato del "Baffo". Io credo che il suo basket fosse quasi utopistico ma la verità è che è arrivato ad un soffio (o ad una porcata di Horry) dall'anello, salvo che sul più bello la proprietà dei Suns si è messa a fare i conti non volendo sforare in zona luxury tax, producendosi in una serie di decisioni che hanno avuto poi del ridicolo, perchè prima per risparmiare hanno svenduto diverse prime scelte Rondo Rodriguez Fernandez, poi hanno regalato Kurt Thomas ai Sonics, salvo poi ritrovarselo di fronte in maglia Spurs ai playoff e dopo aver fatto i conti per anni perdendo nel frattempo un paio di titoli sfuggiti di poco, si sono andati a imbarcare nell'affare Shaq, che salarialmente demolisce tutto per i prossimi due anni. Io credo che al basket utopistico di D'Antoni avessero dato un cambio per Nash decente (il nostro Rajon sarebbe stato un lusso) e uno o due lunghi che al bisogno difendessero in post, Kurt andava benone e c'era già, forse il titolo sarebbe arrivato.
commento inserito alle 18:00 del 06 agosto 2008

giusegandi ha scritto:

  Da "birdiano" di ferro sono estremamente soddisfatto del thread che è nato.
Esagero: non si potrebbe istituirne uno "ufficiale" all'interno di ICP?
Forse è troppo ma gli estimatori di Larry vedo che sono tantissimi quindi...
Grazie!! smilies/grin.gif
commento inserito alle 18:55 del 06 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Da "birdiano" di ferro .... (giusegandi)


Domanda : vi piacerebbe una bella biografia di Larry Bird, completamente in italiano con tanto di foto in formato .PDF (circa 80 pagine), magari scritta dal nostro Legend ?
commento inserito alle 19:33 del 06 agosto 2008

giusegandi ha scritto:

  Assolutamente SI!! smilies/grin.gif
Se è quella che era presente qualche anno fa su Internet, però, è già in mio possesso. smilies/wink.gif
Comunque io sono interessatissimooooo. smilies/grin.gif
commento inserito alle 21:11 del 06 agosto 2008

Lanter ha scritto:

 
Domanda : vi piacerebbe una bella biografia di Larry Bird (Leonardo Ancilli)


Decisamente SI! Avete il mio appoggio totale. Anzi: sbrigatevi!! smilies/grin.gif smilies/grin.gif
commento inserito alle 08:40 del 07 agosto 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Guarda meglio in Home Page smilies/wink.gif smilies/wink.gif smilies/wink.gif
commento inserito alle 10:56 del 07 agosto 2008

Lanter ha scritto:

  Ok, Leo me ne sono accorto dopo aver scritto il post....la solita figura da pollastro smilies/tongue.gif

Comunque bellissima idea!
commento inserito alle 13:29 del 07 agosto 2008

Larry33 ha scritto:

  Scaricata, letta e...occhi lucidi....come dice il mio nickname, Larry per me è la pallacanestro, è quello che mi ha fatto innamorare di questo sport e dei Boston..biografia stupenda...come sempre posso solo dirvi grazie, ma è di cuore, un cuore biancoverde.....GRAZIE MILLE.....
commento inserito alle 18:32 del 07 agosto 2008

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