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Autentica icona del college basket di questi anni, ragazzo problematico dalle mille sfaccettature e dal ricco talento, a lungo considerato da
molti un egoista primo attore da odiare e da pochi un piacevole
istrione da amare, è oggi una complessa e profonda personalità da rispettare per il suo nobile tentativo di cambiamento.
L'uomo
"Nessuno mi conosce realmente. Io sono quello che sono e ciò che Dio ha voluto che fossi. Sono carismatico, sensibile, misterioso, affascinante, energico, passionale, ma ho anche un lato oscuro che mi fa essere chiuso e schivo verso gli altri".
Originario di Yukon, Oklahoma City, birbone fin da bambino con senso drammaturgico per lo scherzo già esaltato sui banchi di scuola da sospensioni variegate, nonostante la delicata esperienza liceale con compagni in larga maggioranza bianchi ha sempre amato divertirsi ed essere imprevedibile nelle sue performance, aspetti che si riflettevano anche in campo e che gli hanno permesso una clamorosa e precoce manifestazione del suo talento fin dall'età di dieci anni.
Tanto per rendere l'idea su quanto sia stato sempre celebrato ed apprezzato oltreoceano come giocatore, si è tolto nel 2003 lo sfizio di un esaltante duello contro LeBron James, contenendolo, nei limiti dell'umano, in fase difensiva e battendolo sul piano sportivo con la sua selezione nel Capital Classic, uno dei maggiori All Star Game tra liceali. Prestigioso ed automatico fu il conseguente reclutamento NCAA da parte di Kansas.
La situazione in famiglia era tuttavia nel frattempo molto difficile: il padre Charles lavorava più di 11 ore al giorno presso un rivenditore di pneumatici per sfamare anche le due sorelle di JR, mentre la mamma Dianna deve tuttora convivere con la bombola dell'ossigeno per una gravissima forma di enfisema polmonare causato dall'eccessivo fumo in età giovanile, dopo aver rischiato la vita e trascorso anche cinque mesi in coma farmacologico per superare un'insufficienza respiratoria nel 2004.
Le vicende e le sofferenze dei suoi genitori hanno naturalmente colpito molto JR, a lungo impotente e non in grado di contribuire per il bene della famiglia, ma soprattutto disorientato da anni tra cattive amicizie ed ambienti sbagliati che l'hanno portato ad un'accentuata diffidenza verso il prossimo ed alla fortificazione di un caratteraccio irascibile.
Monellerie adolescenziali e problemi familiari a parte, la carriera e la vita di Justin Ray (suo nome completo) hanno intrapreso la svolta definitiva in un episodio nel maggio 2005, quando durante una rissa scoppiata in una taverna nei pressi di Kansas ("Moon Bar"), fu coinvolto insieme al suo gruppo di amici in una serie di provocazioni fisiche e verbali che gli costarono in primo luogo una coltellata al polpaccio destro e ben trenta punti di sutura per riparare la drammatica ferita che aveva coinvolto l'arteria, e secondariamente un anno di libertà condizionata e l'obbligo di sedute di psicoterapia, perchè nei contorni mai del tutto chiariti del fattaccio pare che il rabbioso Giddens non sia stato solo a guardare.
Ulteriore e meno grave conseguenza fu l'allontanamento da Kansas, deciso in via consensuale con coach Bill Self - che puntava decisamente su di lui come testimoniato dalla doppia cifra di punti negli ottimi primi due anni come Jayhawk - ma motivato anche da una certa indifferenza - prima, durante e dopo la lunga convalescenza - dei compagni che non hanno mai amato troppo il suo eccessivo protagonismo e la sua indole individualista.
Dopo un anno di stop e tanti pensieri per la testa, il suo approdo nel nuovo ambiente di New Mexico ha comportato l'improvvisa svolta, ovvero una costante crescita dell'uomo JR e di pari passo del giocatore Giddens: umiltà, disponibilità, nuova capacità di coinvolgere i compagni in campo e di andare d'accordo col resto del mondo fuori, grazie anche al ruolo chiave di coach Ritchie McKay.
Poichè la natura umana ha il potere di trasformarsi ma non di stravolgersi del tutto in così poco tempo, JR è caduto ancora nella trappola nel febbraio 2007, quando è stato sospeso per qualche giorno da McKay per motivi disciplinari di secondo piano come al solito inerenti a problemi avuti coi compagni, ma non resi pubblici nel dettaglio. Confortante tuttavia la maturità con cui ha accettato la decisione e la leadership del coach.
Resta il fatto che nel transfer ha sicuramente perso in prestigio a livello di visibilità di squadra - finendo coi suoi Lobos nella non certo eclatante Mountain West Conference - ma ha altrettanto certamente fatto un bel guadagno in fatto di score personale e qualità generale della propria vita.
Il giocatore
Guardia pura, 194 cm, campione di salto in alto con un interessante misura di 2.10 superata, è effettivamente uno dei migliori atleti verticali dell'intera NCAA e dopo aver sfruttato questa abilità per vittorie assortite in gare delle schiacciate, ne ha fatto un uso letteralmente clamoroso a rimbalzo, viaggiando a medie stratosferiche nel suo ultimo anno (8.8 carambole a gara).
Realizzatore di striscia ma solido attaccante in generale (16.3 punti in 32 minuti), è giocatore esplosivo ma anche tiratore fluido se in ritmo dalla media distanza specie nella preparazione del gesto che poi per la verità esegue con meccanica ancora rivedibile, come emerge dalla pessima percentuale ai liberi per un piccolo, addirittura sotto il minimo sindacale del 60%. Potrebbe incontrare problemi anche nel passaggio alla distanza perimetrale NBA e non rappresentare un affidabile finalizzatore da 3 sugli scarichi.
Nonostante l'atletismo patisce i contatti e sembra poco propenso alle penetrazioni nel traffico anche a causa di un trattamento di palla che non convince fino in fondo, mentre in campo aperto e con spazio ogni occasione è buona per un highlight.
Ha effettivamente modificato il suo originario approccio alla partita, giocando ora con entusiasmo, cuore, intensità e facendo sforzi enormi per migliorare i compagni ed i risultati della sua squadra ("ammiro giocatori come Magic e LeBron perchè sanno passare la palla ed io voglio dare credito ai miei compagni"), pur non essendo un grande passatore per tecnica, tempismo, visione e più in generale per DNA.
In difesa è invece competitivo da sempre, senza essere uno specialista: adora il duello, sente la sfida e si galvanizza nell'uno contro uno contro giocatori che lo stimolano, tramutando questa voglia in mobilità di piedi e contenimento del proprio avversario grazie alle mani veloci. Il nuovo stile di gioco di New Mexico con il nuovo coach Steve Alford gli ha permesso quest'anno di esaltarsi anche in aiuto e lungo le linee di passaggio, raddoppiando non a caso le cifre in stoppate (1.2) e recuperi (1.4).
A Boston
Non facile individuare il ruolo che può avere JR in questi Boston Celtics. Ha poco a che vedere con James Posey, anzi volendo cercargli un ruolo diverso dallo spot di guardia è più facilmente spendibile sui play avversari in difesa e non certo utilizzabile come ala piccola; a rigor di logica può essere il sostituto di Tony Allen nelle nostre rotazioni. Più dell'aspetto tecnico e dell'interessante discorso difensivo, credo possa aver convinto Danny Ainge lo spirito competitivo e la fame enorme di Giddens, che è stato non a caso uno dei pochi ragazzi provinati ad inizio mese dal nostro GM che quindi era convinto ed aveva individuato da tempo le sue qualità.
E' un senior e quindi un pizzico più pronto di molti prospetti scelti anche davanti a lui, inoltre lo speciale spogliatoio dei Celtics sembra fatto apposta per fargli fare il definitivo allontanamento da quelle "bad decisions" che tanto hanno inciso sulla sua giovinezza.
"Non preoccupatevi di me quando la gente dice che sono egoista, perchè questo non sono io. Imparate a fidarvi di me come io finalmente ho imparato a fidarmi delle persone che mi vogliono bene. Solo così posso continuare a controllare il mio temperamento e diventare una persona migliore". Benvenuto JR.
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