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Quanti soldi avreste scommesso all'inizio dell'anno su Powe in campo e così al centro dell'attenzione? Chi è rimasto stupito per la sua annata? Potete anche scagliare pietre se ne avete a portata di mano. Powe protagonista, perchè lo è stato.
La storia di vita di questo giocatore credo sia risaputa ma è sempre meglio riparlarne perchè ciò può far capire totalmente il motivo delle caratteristiche che contraddistinguono questo giocatore. Il padre lascia la famiglia quando Leon aveva due anni ed all'età di sette anni, la sua casa brucia ed è costretto a vivere "homeless" per anni. Tolto alla mamma, si prende cura di lui un istituto. Per concludere il tutto, la mamma muore qualche giorno prima che lui al liceo (dove aveva cifre molto importanti) giocasse le finali di Stato.
Al College eletto freshman dell'anno della Pac - 10, ma si infortuna successivamente al ginocchio e si pensa che non possa tornare ad essere il giocatore che era prima. L'ultimo anno, oltre 20 punti e 10 rimbalzi e l'entrata al Torneo.
Al draft poche squadre vogliono rischiare la sua scelta e lo fa Denver che, però, lo cede a Boston che insiste per averlo.
Mi ricordo i commenti del periodo e la totale insicurezza su un giocatore che poteva avere problemi fisici, con un passato tragico e con un altezza ed una tecnica che si sposavano poco con il gioco NBA e per avere un forte od un reale impatto.
Detto questo, la sofferenza che ha vissuto nei suoi anni di vita ha cresciuto in lui la voglia di dimostrare il suo valore, di combattere per ogni cosa perchè niente è regalato e bisogna conquistarlo con fatica. La voglia di staccarsi dal fondo. Anche se a volte la superficialità delle analisi può fermarsi alle apparenze che ingannano eccome.
Nel primo anno poche possibilità di farsi vedere ma Ainge lo conferma.
A Roma, da vicino, ho potuto apprezzare un combattente senza paura dei contatti (da ricevere e da dare), con un grande senso della posizione. Tiri sempre spalle a canestro con movimenti di potenza oppure conclusioni da rimbalzo offensivo. Ottimo in difesa, spesso su Garnett, il baricentro basso lo facilita nella fase difensiva. Il suo limite il tiro frontale piazzato ed i tiri liberi. Percentuali molto basse e quasi un senso di frustrazione quando durante il training camp non riusciva a realizzare dalla linea del tiro libero.
Molto simpatico, sempre con il sorriso ed un modo di camminare che sembra possa aver perso qualche muscolo delle cosce per strada....
Inizia la stagione e lo spazio è risicato se non peggio dello scorso anno. In fondo alla rotazione, gioca solo nei minuti di garbage time e non riesce a dimostrare qualcosa che lo porti ad essere maggiormente considerato.
L'impegno in allenamento, però, non cala sicuramente. Ha lottato tanto nella sua vita, impegnarsi in allenamento è quasi uno scherzo ed il dare una mano ai titolari ed a rendere difficile le scelte al coach è piacevole.
I dieci minuti spesi sul parquet a New York il 29 novembre non devono trarre in inganno visto che la partita si è conclusa praticamente molto prima della fine reale, quindi in campo chi gioca meno.
Continua a giocare in partite già chiuse, mettendo a referto discreti numeri in relazione ai minuti in campo. Arriva il periodo più nero tra il 23 dicembre ed il 16 gennaio con solo un minuto giocato in 13 partite ma, poi, il 18 gennaio è alle porte ed anche se si tratta sempre di una partita vinta facilmente, arriva la prima doppia cifra in punti insieme a sei rimbalzi in 14 minuti.
Forse è la svolta della sua stagione.
Qualche partita con maggiori minuti in campo ma la svolta può avvenire solo grazie ad un intervento esterno che possa far capire le reali potenzialità ed il reale valore del giocatore di Oakland: l'infortunio di Garnett.
Arriviamo al 29 gennaio e sfordera la prestazione migliore mai avuta fin qui con 25 punti ed 11 rimbalzi contro Miami dominata. Uno Scalabrine non proprio splendido e Garnett fuori aprono la strada a Powe che, però, si merita una giornata così ed una nuova situazione che non vuol dire necessariamente giocare più minuti ma significa che anche lui fa parte della squadra e può essere protagonista di una possibile cavalcata trionfale. Anche Rivers lo tiene maggiormente in considerazione.
Pochi giorni dopo sa essere fondamentale per una vittoria, o meglio fa vincere i Celtics all'ultimo secondo capitanando la cavalleria bostoniana proiettata a prendere il rimbalzo in attacco per cercare di segnare. Layup all'ultimo secondo e vittoria. E' veramente cambiato qualcosa. Si dice che non è importante iniziare in campo quanto lo sia finire, lui ci è riuscito.
Spesso in doppia cifra in assenza di Kevin, quando torna il cinque vede meno il campo per qualche partita ma Doc capisce che Powe è presente ed importante e comincia ad impegnarlo anche con tutti presenti ed arruolabili.
Nel frattempo aggiunge sicurezza nei liberi (più o meno sulle cifre dello scorso anno ma con maggiori tentativi e minori incertezze) e si vede tirare anche dalla media, dimostrando che con il lavoro si aggiungono maggiori armi e maggiore consapevolezza nei propri mezzi.
Tra la fine di gennaio e la fine di febbraio tiene una media di 10.6 punti e 5.4 rimbalzi.
La consacrazione nella rotazione avviene il mese successivo e nel tragitto s'incontra una nuova partita speciale contro i Rockets imbattuti da 22 partite e che i Celtics battono finalmente supportati da 21 punti del Leone nazionale.
Da qui in poi sono partite da alti e bassi in punti segnati (non in contributo) ma con impieghi sempre oltre i quindici minuti. Fino all'ultimo match che segna il record personale di 27 punti contro New Jersey.
Ma non dimentichiamoci della sua difesa.
Si arriva ai play - offs dove per regolamenti non scritti di gerarchie americane consolidate negli anni gioca poco (come meno gioca tutta la panchina) nelle partite più importanti dopo la serie con Atlanta dove viene ben impegnato ma non fa mancare il suo picco in una serie che farà la storia dei Celtics: l'otto giugno, in soli 15 minuti, segna 21 punti e fa parlare di lui tutti gli Stati Uniti.
E' il giusto coronamento di una stagione in crescendo culminata con l'incitamento incessante dei tifosi invocanti il suo nome. A livello personale niente di meglio si può chiedere. Riconoscimento totale (dirigenza, staff tecnico, compagni, tifosi) per un giocatore che non può farsi voler male per il suo cuore, la sua voglia, il suo combattere contro i suoi limiti per dare il contributo massimo per vincere e convincere.

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