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Draft 08 : Talenti da Celtics - Parte 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Gerry Donato   
domenica 15 giugno 2008
Seconda carrellata sui giocatori che potrebbero essere scelti alla numero 30: Shan Foster (Vanderbilt), DJ White (Indiana), Jason Thompson (Rider), Roy Hibbert (Georgetown), Brandon Rush (Kansas), Chris Douglas-Roberts (Memphis), Richard Hendrix (Alabama).

Shan Foster

Vanderbilt, Senior
198 cm, guardia

Assomiglia a: Jason Kapono

33.7 minuti
20.3 punti
47% da tre punti
8.4 tentativi da tre punti

Ci sono bambini che giocano a mosca cieca o a nascondino, che si dilettano con le macchinine o con i trenini, che vanno sull'altalena o che - nello scenario peggiore - dialogano con l'orsacchiotto di peluche. Ci sono poi bambini come Shan che si portano dietro ovunque una palla di qualsivoglia dimensione e la tirano in qualsiasi oggetto ricordi loro un cestino, fin dall'età di 4 anni. Risultato? Il migliore tiratore da tre punti della NCAA 2008.

Se vogliamo dirla tutta, le sue precoci sessioni di tiro gli valgono oggi una meccanica ben lontana dall'essere perfetta, ma quello che entusiasma è la rapidità e l'efficacia nelle conclusioni dinamiche dalla distanza, per le quali ha oggettivamente pochi eguali a questi livelli anche perchè il rilascio avviene dove sono appesi gli stendardi e le maglie ritirate grazie a centimetri e braccia lunghe.

Il dato curioso è che come spesso capita per questi specialisti non si può parlare con gli stessi termini entusiastici del riscontro ai liberi, ma più in generale il difetto dell'esecuzione si concentra nel portare la palla troppo dietro la testa e nel conseguente minor feeling con la retina in situazione statiche.

Resta tiratore di striscia che può essere indifferentemente buco nero offensivo o trascinatore dei suoi Commodores a seconda della serata, ma non ha un bagaglio tecnico offensivo completo: ball-handling, primo passo, mano sinistra, penetrazioni, sagacia nel subire falli e mid range game rappresentano tutti missing links che lo delineano come attaccante un filo troppo monodimensionale in prospettiva professionistica, considerando anche atletismo e forza solo nella media.

Piace invece per l'intensità e la voglia in difesa: deve rendere conto ad una mobilità laterale affannosa ma normalmente da questi specialisti offensivi è prassi aspettarsi un contributo ben inferiore nella propria metà campo, sia per voglia che per fondamentali. Un realizzatore e specialista dall'arco dei tre punti fa sempre gola ai front office NBA, che magari però tenderanno a non spendere per lui una prima scelta a causa del potenziale non elevatissimo che tarperebbe le ali ai sogni dei tifosi ed alle ambizioni della piazza.



Possibilità di essere presente alla #30 : *****


DJ White


Indiana, Senior
205 cm, ala grande

Assomiglia a: Leon Powe

33.5 minuti
17.4 punti
10.3 rimbalzi
60% dal campo

DJ si è tolto la magliettina della salute che sfoggiava fino all'anno scorso, e guarda caso le sue prestazioni e le sue cifre sono decollate in questa particolare stagione degli Hoosiers. Non si può trascurare nella crescita di tre punti e di tre rimbalzi delle statistiche del ragazzo la presenza di Eric Gordon come esterno, ma se il prodotto dell'Alabama ostenta miglioramenti anche nella fase difensiva c'è evidentemente una nuova consapevolezza dei propri mezzi che va al di là dei compagni più forti che si ritrova attorno.

Energia, atletismo e schiacciate erano aspetti già ampiamente presenti nella vecchia edizione di DJ, ma White aveva nella forza fisica, nella fluidità e nello scolastico gioco spalle canestro i maggiori vuoti di sceneggiatura, raggiungendo tuttavia il massimo livello di anomalia estetica nella corsa tutto campo con gambe e braccia che sembravano scollegate dal corpo in un tragicomico mix tra Mr.Bean e Benny Hill all'inseguimento del vecchietto pelato.

Non era immune da tutto ciò il brutto infortunio al piede che gli aveva fatto saltare la stagione da sophomore, ma ora il lavoro in palestra è sotto gli occhi di tutti ed anche nel gioco dal post basso i progressi si fanno apprezzare avendo in parte superato la brutta tendenza a fermare il movimento o il palleggio dopo aver concluso il nulla e trovandosi quindi in piena emergenza. Ancora non è il massimo da vedere quando raddoppiato e nei piccoli spazi anche se è discretamente abile nel trovare gli scarichi per il tagliante o sul perimetro

E' certamente rimbalzista di prima fascia per tecnica e voglia, mentre ha ormai messo a puntino un solidissimo jumper dai 4-5 metri con spazio ad ulteriore conferma della qualità delle sue mani, testimoniato infine dalla fantastica percentuale dal campo superiore al 60%; tuttavia il range della sua esecuzione resta limitato così come il ball-handling ampiamente sotto media, ma fosse solo per la maturità e l'attitudine encomiabile il ragazzo merita più di un'attenzione anche nei pressi del primo giro del prossimo draft.



Possibilità di essere presente alla #30 : ****
 
 
Jason Thompson

Rider, Senior
209 cm, ala grande

Assomiglia a: Mark Blount

34.6 minuti
20.4 punti
12.1 rimbalzi
2.7 stoppate

Ci sono giocatori NCAA che hanno una sola grande colpa, ovvero timbrare il cartellino con regolarità e statistiche sontuose in conference minori contro avversari ritenuti (a ragione) non credibili. La MAAC ed i Rider Broncos esemplificano in pieno questo concetto e Thompson rappresenta il classico giocatore del sommerso collegiale che sale alla ribalta senza grande clamore.

E' un giocatore parzialmente atipico ed un lungo sui generis della nuova generazione, ma prima di ogni altro aspetto un notevolissimo e completo atleta, sia per il compromesso ideale tra mobilità e centimetri, che per la capacità di correre e saltare per il campo.

Sul piano tecnico è invece un ibrido di difficilissima lettura. Ha mani e tocco per prendersi soluzioni dalla media distanza (molto meno incisivo negli automatismi ai liberi) ed in generale ama molto di più giocare fronte a canestro che ricevere in post basso. Sorprende per la capacità di muoversi in palleggio per quanto vivamente sconsigliato dal farlo per lungo tempo e nel traffico, ma ancora più entusiasmante è la prerogativa nel passaggio e nel coinvolgimento dei compagni, ampiamente sopra media per un lungo.

Anche negli intangibles e nelle giocate di sacrificio per i compagni sa farsi valere, anche se in realtà quasi esclusivamente nella fase offensiva, mentre il dato a rimbalzo è un pizzico ingigantito dal livello dei lunghi che ha affrontato in stagione, per quanto sia ampiamente solidissimo in assoluto.

Non convince invece nell'approccio, nelle scelte e soprattutto nell'intensità difensiva, francamente a tratti contornata da lassismo molto preoccupante. Non è concentrato, perde il proprio uomo o lo lascia passare dopo il primo movimento, non gli piace uscire dall'area e sembra proprio giudicare veniale ed insignificante la parte del gioco che prevede l'onere di non far segnare punti agli avversari.

Se riuscisse a trovare un maestro di basket meglio ancora se specialista difensivo che gli permettesse di fare il salto di qualità nella propria metà campo e registrare il suo IQ cestistico a luci ed ombre, ha il potenziale per essere uno dei segreti meglio nascosti del draft 2008.



Possibilità di essere presente alla #30 : ***

 
Roy Hibbert

Georgetown, Senior
217 cm, centro

Assomiglia a: Zydrunas Ilgauskas

26.3 minuti
13.4 punti
6.4 rimbalzi
61% dal campo

Per tutti coloro che hanno ancora negli occhi le immagini del torneo NCAA 2007, quando Roy elevò il livello del suo gioco e risultò determinante per portare i cagnacci alla Final Four ed alla bellissima sfida (persa) contro Greg Oden, potrebbe rendersi necessario un rilevante passo indietro: non si può infatti sfuggire dalla considerazione che Hibbert sia stata forse la più grande delusione della stagione di college ormai in dirittura d'arrivo.

Il repertorio è sempre di primo livello e resta un simbolo affidabile dello storico concetto di centro puro: buona mano e notevole gioco in post, sotto controllo in attacco con ottime selezioni, più che interessante opera di smistamento della palla grazie a buon fondamentale di passaggio e soprattutto comprensione del gioco all'interno della Princeton Offense degli Hoyas, tutt'altro che facile da battere in difesa uno contro uno dal post ma ancora meglio nella voglia e nella sapienza sui raddoppi o sugli aiuti nonostante la lentezza cronica, etica del lavoro a cui si aggiunge ora l'esperienza ad alti livelli acquisita in questi quattro anni.

Ma i difetti restano tutti presenti ed in bella mostra: troppo meccanico nei movimenti spalle a canestro (tranne il meraviglioso e fluido movimento dorsale in avvicinamento dopo palleggio sul posto in virata), scarse aggressività e forza fisica e conseguente mediocre resistenza ai contatti, mobilità laterale e reattività in area sotto il minimo sindacale, annosa difficoltà a saltare anche un foglio di giornale, rimbalzista sotto standard per l'altezza, inconsistenza al tiro frontale oltre i quattro metri.

Aveva fatto la sua comparsa nelle prime cinque posizioni dei mock draft dell'anno scorso ed era tutt'altro che da escludere una preferenza di Atlanta per lui al posto di Al Horford, ma Roy ha poi optato per il prestigio che una laurea a Georgetown comporta ed oggi quel credito è fortemente ridimensionato dalla mancata crescita nella sua stagione da senior. Resta ovviamente un big man da lotteria per le tante qualità che ha messo in mostra e che fanno parte del suo bagaglio a prescindere, ma dovrà sicuramente aspettare qualche minuto in più per ascoltare il suo nome pronunciato da David Stern a fine Giugno.



Possibilità di essere presente alla #30 : *


Brandon Rush

Kansas, Junior
198 cm, guardia

Assomiglia a: Eddie Jones

29.7 minuti
13.3 punti
5.1 rimbalzi
42% da tre punti

Finalmente: dopo una serie di eliminazioni al torneo NCAA che ha creato quel psicodramma di numerose versioni di Kansas, Brandon e Mario Chalmers hanno condotto i compagni a sfatare l'incantesimo, acquisendo gloria personale ma anche legittimazione in funzione del draft ed in prospettiva NBA. Bella rivincita per Rush dopo che il suo ginocchio aveva fatto crac proprio quando stava per prendere la decisione sull'evenienza di rendersi o meno eleggibile al draft 2007, a seguito di un torneo NCAA nel quale fu l'unico a salvarsi per i suoi Jayhawks.

Talento offensivo in alcuni momenti elettrizzante ma decisamente troppo intermittente, al rientro dall'infortunio qualcosa è cambiato anche se non sembra aver perso moltissimo sul piano della fluidità e dell'atletismo, non necessariamente straripante ma soprattutto di eleganza rara. Non ha tecnica e fondamentali purissimi, come emerge dalla modesta perizia nel coinvolgere i compagni a difesa schierata, dalla meccanica di tiro difettosa - anche a causa di un grave incidente al braccio da bambino - e soprattutto dal trattamento di palla sotto standard per imporsi senza fronzoli nei piani alti della lega di David Stern.

Eppure è nella naturalezza e negli istinti con cui trova la retina in certe fasi delle partite che fa innamorare di sè l'osservatore: quando ispirato si muove nel mid range game come se fosse nel salotto di casa sua, con la facoltà felina di arrestarsi in poco spazio ed andare su per appoggi e sospensioni difficilmente marcabili. Sa andare fino in fondo nelle penetrazioni ed ugualmente nell'esecuzione dalla distanza può fornire notevole contributo realizzativo, in crescita quest'anno se messo in relazione al minor numero di minuti giocati per permettergli di recuperare al meglio poco alla volta e partendo anche dalla panchina.

Le braccia sono di una lunghezza disumana e gli permetterebbero di allacciarsi le scarpe senza piegare la schiena; diventa così onnipresente sulle linee di passaggio ed autentico rompiscatole in difesa sia sull'uomo che lontano dalla palla, come dimostra una predisposizione alla stoppata irreale per una guardia.

Non sempre muove i piedi con la rapidità richiesta ed accende e spegne troppo spesso nella propria metà campo, ma quest'ultimo è un problema che riguarda tutto il suo gioco - come testimoniato dal continuo ricorso alle locuzioni "in alcuni momenti" o "in certe fasi della partita" - e che racchiude buona parte delle perplessità che l'hanno costretto a lungo ad una sofferta seconda metà di primo giro nelle previsioni per il prossimo draft. Il tutto prima di alzare le marce alla conquista del torneo NCAA.



Possibilità di essere presente alla #30 : *

 
Chris Douglas-Roberts

Memphis, Junior
202 cm, guardia

Assomiglia a: Jerry Stackhouse

28.7 minuti
18.1 punti
4.1 rimbalzi
54% dal campo

Se ne parlava poco e non veniva indicato come uno dei migliori prospetti del ruolo nel lato occidentale dell'Atlantico, ma è certamente il più gradevole e fluido realizzatore sul piano estetico con una grazia ed una musicalità nei movimenti che rischiano di farlo apparire quasi lento o poco intenso ed aggressivo. Un favoloso torneo NCAA con vittoria sfumata a 10 secondi dal termine - non senza suoi errori decisivi nel finale - hanno tuttavia rimesso le cose a posto.

In effetti il suo difetto principale è la scarsa forza fisica e non a caso nasconde con la discutibile maglietta della salute i pochi muscoli nella parte alta del corpo, ma è un compromesso particolare e raffinato di agilità, corsa tutto campo e verticalità, pur non essendo certo esplosivo ed atleta appariscente di primissimo livello. Si muove come un gattone senza palla ed è pericoloso in qualsiasi zona del campo riceva perchè la versatilità offensiva è uno dei suoi marchi di fabbrica.

Prende le migliori linee di fondo dell'intero panorama NCAA ma è soprattutto formidabile nel gioco dalla media distanza con unica competenza nell'arrestarsi da 3-4 metri per appoggi raffinatissimi e mai scontati che richiedono estrema delicatezza nel tocco. Alla luce dei due metri di altezza che probabilmente raggiunge, è davvero sorprendente nel trattamento di palla ed il repertorio spazia a piacimento dalla virata nel traffico al palleggio arresto e tiro, senza trascurare esecuzione perimetrale dallo scarico e magnetica predisposizione ai falli subiti.

In difesa si impegna ma ha dei vuoti di sceneggiatura preoccupanti lontano dalla palla, con scarsa attenzione per ciò che gli succede intorno e conseguenti figure da tonto; anche nel contenimento in scivolamento sull'uomo ha il pessimo vizio di usare troppo le mani e di vanificare così la discreta volontà. Però ha braccia chilometriche che gli permettono interessanti lavori sulle linee di passaggio e buona presenza a rimbalzo.

Forse non ci sono ancora le stigmate del fuoriclasse, le sue cifre sono in parte pompate dall'altissimo livello dei compagni e gli errori determinanti nella finalissima del torneo possono incidere nella valutazione complessiva, ma così tanti sprazzi di talento offensivo e tutto ciò che ha combinato prima di quei maledetti momenti finali della sua carriera NCAA meritano enorme attenzione per lo sviluppo e la sua crescita tra i pro, oltre ad una più che possibile scelta al primo giro del draft.



Possibilità di essere presente alla #30 : **


Richard Hendrix

Alabama, Junior
204 cm, ala grande

Assomiglia a: Paul Millsap 

30.6 minuti
17.8 punti
10.1 rimbalzi
2.0 stoppate

Giunto nella NCAA piuttosto atteso dopo la sua esperienza liceale di primo piano, è stato a lungo dimenticato nei giudizi e nei pareri dagli osservatori oltreoceano che raramente lo inserivano nelle varie classifiche o al cospetto delle attenzioni generali, costringendo il sottoscritto ad una citazione controcorrente nel ranking dello scorso anno che tuttavia una volta tanto sembra oggi cominciare a pagare dividendi.

D'altro canto con Richard non si può certo parlare di un talento in grado di mettere tutti d'accordo, perchè la qualità del suo gioco offensivo è piuttosto limitata e ci sono alcuni indizi statistici (52% ai liberi) e tecnici (panico in partenze frontali ed in palleggio nel traffico, quasi assente jumper da oltre i 5 metri) che rischiano di ridimensionarlo ulteriormente quando si avvicinerà il momento del draft NBA, ma a livello di IQ cestistico siamo certamente ai vertici assoluti nel ruolo.

Ha una totale inclinazione per il lavoro sporco ed è onnipresente su palle vaganti, quando c'è da deviare un pallone in difesa ed a rimbalzo, specie in attacco sfoggiando astuzia e tempismo con pochi eguali. Grazie ad apertura alare notevole è anche stoppatore di valore specie dal lato debole, mentre nell'uscire sul perimetro o nell'uno contro uno sull'uomo siamo messi piuttosto male, perchè non ha la rapidità di piedi e la concentrazione necessaria per evitare di farsi battere ingenuamente.

E' inoltre uno dei migliori giocatori di post basso del ruolo ed ha come specialità un dolcissimo gancetto destro di rara efficacia, ma è anche abile ed intelligente a prendere posizione sotto muovendosi con insospettabile reattività nei piccoli spazi. Non è però un atleta NBA al momento: i centimetri sono pochi e l'agilità risente ancora del peso eccessivo nonostante un importante lavoro estivo sul suo corpo (dicesi dieta) che gli permette di correre meglio per il campo e di dare qualche segnale incoraggiante a livello di verticalità. Se Millsap è un enorme fattore anche tra i pro, non vedo i motivi per cui non possa esserlo anche Richard.



Possibilità di essere presente alla #30 : ****

 

Commenti (17)add comment

Christian Spazian ha scritto:

  Non lo conoscevo prima, ma personalmente ispira parecchio Jason Thompson, dato per scontato che Hibbert non sarà mai alla 30 e quindi non riusciremo a prenderlo, tentativi di scendere al draft esclusi.
commento inserito alle 10:01 del 24 giugno 2008

giusegandi ha scritto:

  Incredibile, c'è gente a cui interessa chi sceglieremo con il numero 30!!
Ragazzi godiamoci il titolo, facciamo (fate..) piuttosto una bella serie di articoli dedicati ad ognuno dei nostri big three analizzando la loro stagione nel dettaglio!! smilies/cheesy.gif
Voglio tenermeli in archivio per i tempi grami che potrebbero venire (e qui mi tocco smilies/grin.gif)
commento inserito alle 12:18 del 24 giugno 2008

Angelo ha scritto:

  Giuse, i nostri big three non sono eterni, e un buon giovane con un po' di prospettive potrebbe essere importante per il futuro.
Ovvio, i miracoli sono improbabili, ma ricordo che un certo Stephen Jackson fu scelto oltre la 40. Questo vuol dire fare la fortuna di una franchigia.

(ovvero, e se ci capitasse la botta di c...?) smilies/smiley.gif
commento inserito alle 12:32 del 24 giugno 2008

nordovest ha scritto:

  Io sceglierei la biondina che intervista Thompson nel filmato, mi sono letteralmente innamorato...
commento inserito alle 12:33 del 24 giugno 2008

Tozzy ha scritto:

  Non vedo che male ci sia ad interessarsi ai prossimi giocatori che avremo a roster... Cmq sia concordo con Christian Thompson mi stuzzica, anche se avere a disposizione uno dei finalisti NCAA non sarebbe male, ma questo credo sarebbe veramente un regalo incredibile da parte degl'altri GM, altroche scambio Gasol!
commento inserito alle 12:35 del 24 giugno 2008

celticsman ha scritto:

 
Giuse, i nostri big three non sono eterni, e un buon giovane con un po' di prospettive potrebbe essere importante per il futuro.
Ovvio, i miracoli sono improbabili, ma ricordo che un certo Stephen Jackson fu scelto oltre la 40. Questo vuol dire fare la fortuna di una franchigia.

(ovvero, e se ci capitasse la botta di c...?)

quoto
commento inserito alle 13:15 del 24 giugno 2008

Fish ha scritto:

  Avendo seguito praticamente nulla dell'NCAA nell'ultimo anno, e avendo solo dato un'occhiata alle final 4, conosco solo Douglas-Roberts, ma assolutamente in maniera superficiale. Ho visto che le possibilità che arrivi alla 30 sono piuttosto limitate.

ah, scusate l'ot, perchè ci terrei a riba-dirlo anche ad una settimana di distanza:

sto ancora godendo come um riccio!!!!! NBA champions 2008!!!!!!!! che roba ragazzi, che roba.....
commento inserito alle 13:40 del 24 giugno 2008

celticsman ha scritto:

  bisogna ancora godere... è giusto così smilies/grin.gif; almeno fino ad ottobre... poi inizia la nuova corsa!
commento inserito alle 16:07 del 24 giugno 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Dite bene, bisogna godersi fino in fondo questo titolo altrimenti succede come quei due amici che... no, ve lo dico nel report di fine campionato il 5 luglio. smilies/tongue.gif

Due risposte:

facciamo (fate..) piuttosto una bella serie di articoli dedicati ad ognuno dei nostri big three analizzando la loro stagione nel dettaglio (giusegandi)

Luglio, col mese che ti voglio, a legger dei nostri big la-la-la-laa. smilies/wink.gif

Io sceglierei la biondina che intervista Thompson nel filmato, mi sono letteralmente innamorato (nordovest)

La prossima volta mettiamo un filmato in cui viene intervistato da una suora. smilies/tongue.gif
P.S.: comunque hai ragione, è un bel bocconcino. smilies/grin.gif
commento inserito alle 20:30 del 24 giugno 2008

Gabrielex ha scritto:

  Ci serve un lungo con tanti centimetri anche proveniente al limite dall' high school un Bynum per intenderci
commento inserito alle 00:53 del 25 giugno 2008

Alberto ha scritto:

 
1) - Il repertorio è sempre di primo livello e resta un simbolo affidabile dello storico concetto di centro puro: buona mano e notevole gioco in post, sotto controllo in attacco con ottime selezioni, più che interessante opera di smistamento della palla grazie a buon fondamentale di passaggio e soprattutto comprensione del gioco all'interno della Princeton Offense degli Hoyas, tutt'altro che facile da battere in difesa uno contro uno dal post ma ancora meglio nella voglia e nella sapienza sui raddoppi o sugli aiuti nonostante la lentezza cronica, etica del lavoro a cui si aggiunge ora l'esperienza ad alti livelli acquisita in questi quattro anni.

2) - Ma i difetti restano tutti presenti ed in bella mostra: troppo meccanico nei movimenti spalle a canestro (tranne il meraviglioso e fluido movimento dorsale in avvicinamento dopo palleggio sul posto in virata), scarse aggressività e forza fisica e conseguente mediocre resistenza ai contatti, mobilità laterale e reattività in area sotto il minimo sindacale, annosa difficoltà a saltare anche un foglio di giornale, rimbalzista sotto standard per l'altezza, inconsistenza al tiro frontale oltre i quattro metri.



Sono innamorato di lui non lo nego e fossi Danny farei di tutto per portarlo da noi.
Il punto 1) è sotto gli occhi di tutti e poi quando si legge dell'attacco Princeton io vi riporto ad un'altra mia "sparata" che feci un paio di mesi fa quando dissi, anche se si fosse vinto il titolo, che la squadra aveva bisogno di più varietà in attacco e citai Pete Carril.
Sono sempre più convinto di questo e ci tengo a sottolinearlo.
Per il punto 2) Roy da noi non può che migliorare giocando accanto a KG e sopratutto allenandosi con lui ogni giorno senza contare gli altri componenti la nostra squadra.
Poi c'è un certo Clifford Ray che ha tirato fuori un giocatore da Perkins e non dimentichiamoci come era Kendrick quando arrivò da noi.
Poi se Roy fosse il nuovo Ralph Sampson in negativo potremmo dire di averci sempre provato ma non ci sarà da mangiarsi tanto le mani per avere speso qualche giocatore che ci serve poco per poter scendere di almeno 10 posizioni per arrivare a Hibbert.
Ma se Roy è quel giocatore che penso ragazzi
commento inserito alle 10:06 del 25 giugno 2008

Alberto ha scritto:

  questo è il più grande furto del DRAFT della storia della NBA.
commento inserito alle 10:07 del 25 giugno 2008

nordovest ha scritto:

  Per Gabrielex:

non credo che si possa più scegliere un liceale, mi risulta che il regolamento non lo consenta più.
commento inserito alle 10:27 del 25 giugno 2008

legend79 ha scritto:

  X me quest'anno x la prima volta ainge potrebbe scegliere non in base al talento in assoluto ma bensi tenendo in cpnsiderazione il bisogno della squadra. un conto è ricostruire e quindi prendi il meglio che c'è e un conto è essere campioni. è chiaro che tantissimo dipende da quello che fanno posey e p.j. la nostra curiosità domani notte avrà un nome e un cognome. ma confido che,chiunque esso sia, se danny lo sceglierà è perchè di sicuro un buon giocatore. non mi ricordo una chimaata fatta al draft da lui che poi si siam rivelata completamente sballata
commento inserito alle 10:47 del 25 giugno 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Che bello essere così poco interessati al draft, fatalità in un anno nel quale il draft è anche povero!

Solo dodici mesi fa una tensione enorme per capire che futuro potevamo avere (e grande delusione alla lotteria), oggi siamo alla finestra per criticare le scelte degli altri, con il titolo in tasca e il migliore record.

Grazie Danny!
commento inserito alle 11:09 del 25 giugno 2008

Stefano Papa ha scritto:

  Ma GERRY DONATO From KANSAS a che numero viene quotato nel PROSSIMO DRAFT, perchè io alla n°30 lo scelgo smilies/grin.gif smilies/grin.gif smilies/grin.gif

GRANDE GERRY GIU' il cappello come sempre!!
commento inserito alle 14:28 del 25 giugno 2008

lelejuve ha scritto:

  Il discorso relativo al draft mi sembra molto semplice: Ainge penso che sappia chi rimane dei giocatori che quest'anno hanno vinto l'anello e chi no.
Mi sembra che l'unico in dubbio sia Posey, o sbaglio?
Se lui ha fatto intendere che resterà con noi, Ainge deve puntare a prendere il meglior giocatore possibile, al di là del ruolo.
Poi con una scambio potrebbe eventualemnte colmare un altro buco.
La squadra non deve essere stravolta quest'anno, mi sembra evidente, bastano un paio di innesti giusti.
commento inserito alle 18:54 del 25 giugno 2008

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