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Seconda carrellata sui giocatori che potrebbero essere scelti alla
numero 30: Shan Foster (Vanderbilt), DJ White (Indiana), Jason Thompson (Rider), Roy Hibbert (Georgetown), Brandon Rush (Kansas), Chris Douglas-Roberts (Memphis), Richard Hendrix (Alabama).
Shan Foster
Vanderbilt, Senior
198 cm, guardia
Assomiglia a: Jason Kapono
33.7 minuti
20.3 punti
47% da tre punti
8.4 tentativi da tre punti
Ci sono bambini che giocano a mosca cieca o a nascondino, che si dilettano con le macchinine o con i trenini, che vanno sull'altalena o che - nello scenario peggiore - dialogano con l'orsacchiotto di peluche. Ci sono poi bambini come Shan che si portano dietro ovunque una palla di qualsivoglia dimensione e la tirano in qualsiasi oggetto ricordi loro un cestino, fin dall'età di 4 anni. Risultato? Il migliore tiratore da tre punti della NCAA 2008.
Se vogliamo dirla tutta, le sue precoci sessioni di tiro gli valgono oggi una meccanica ben lontana dall'essere perfetta, ma quello che entusiasma è la rapidità e l'efficacia nelle conclusioni dinamiche dalla distanza, per le quali ha oggettivamente pochi eguali a questi livelli anche perchè il rilascio avviene dove sono appesi gli stendardi e le maglie ritirate grazie a centimetri e braccia lunghe.
Il dato curioso è che come spesso capita per questi specialisti non si può parlare con gli stessi termini entusiastici del riscontro ai liberi, ma più in generale il difetto dell'esecuzione si concentra nel portare la palla troppo dietro la testa e nel conseguente minor feeling con la retina in situazione statiche.
Resta tiratore di striscia che può essere indifferentemente buco nero offensivo o trascinatore dei suoi Commodores a seconda della serata, ma non ha un bagaglio tecnico offensivo completo: ball-handling, primo passo, mano sinistra, penetrazioni, sagacia nel subire falli e mid range game rappresentano tutti missing links che lo delineano come attaccante un filo troppo monodimensionale in prospettiva professionistica, considerando anche atletismo e forza solo nella media.
Piace invece per l'intensità e la voglia in difesa: deve rendere conto ad una mobilità laterale affannosa ma normalmente da questi specialisti offensivi è prassi aspettarsi un contributo ben inferiore nella propria metà campo, sia per voglia che per fondamentali. Un realizzatore e specialista dall'arco dei tre punti fa sempre gola ai front office NBA, che magari però tenderanno a non spendere per lui una prima scelta a causa del potenziale non elevatissimo che tarperebbe le ali ai sogni dei tifosi ed alle ambizioni della piazza.
Possibilità di essere presente alla #30 : *****
DJ White
Indiana, Senior
205 cm, ala grande
Assomiglia a: Leon Powe
33.5 minuti
17.4 punti
10.3 rimbalzi
60% dal campo
DJ si è tolto la magliettina della salute che sfoggiava fino all'anno scorso, e guarda caso le sue prestazioni e le sue cifre sono decollate in questa particolare stagione degli Hoosiers. Non si può trascurare nella crescita di tre punti e di tre rimbalzi delle statistiche del ragazzo la presenza di Eric Gordon come esterno, ma se il prodotto dell'Alabama ostenta miglioramenti anche nella fase difensiva c'è evidentemente una nuova consapevolezza dei propri mezzi che va al di là dei compagni più forti che si ritrova attorno.
Energia, atletismo e schiacciate erano aspetti già ampiamente presenti nella vecchia edizione di DJ, ma White aveva nella forza fisica, nella fluidità e nello scolastico gioco spalle canestro i maggiori vuoti di sceneggiatura, raggiungendo tuttavia il massimo livello di anomalia estetica nella corsa tutto campo con gambe e braccia che sembravano scollegate dal corpo in un tragicomico mix tra Mr.Bean e Benny Hill all'inseguimento del vecchietto pelato.
Non era immune da tutto ciò il brutto infortunio al piede che gli aveva fatto saltare la stagione da sophomore, ma ora il lavoro in palestra è sotto gli occhi di tutti ed anche nel gioco dal post basso i progressi si fanno apprezzare avendo in parte superato la brutta tendenza a fermare il movimento o il palleggio dopo aver concluso il nulla e trovandosi quindi in piena emergenza. Ancora non è il massimo da vedere quando raddoppiato e nei piccoli spazi anche se è discretamente abile nel trovare gli scarichi per il tagliante o sul perimetro
E' certamente rimbalzista di prima fascia per tecnica e voglia, mentre ha ormai messo a puntino un solidissimo jumper dai 4-5 metri con spazio ad ulteriore conferma della qualità delle sue mani, testimoniato infine dalla fantastica percentuale dal campo superiore al 60%; tuttavia il range della sua esecuzione resta limitato così come il ball-handling ampiamente sotto media, ma fosse solo per la maturità e l'attitudine encomiabile il ragazzo merita più di un'attenzione anche nei pressi del primo giro del prossimo draft.
Possibilità di essere presente alla #30 : ****
Jason Thompson
Rider, Senior
209 cm, ala grande
Assomiglia a: Mark Blount
34.6 minuti
20.4 punti
12.1 rimbalzi
2.7 stoppate
Ci sono giocatori NCAA che hanno una sola grande colpa, ovvero timbrare il cartellino con regolarità e statistiche sontuose in conference minori contro avversari ritenuti (a ragione) non credibili. La MAAC ed i Rider Broncos esemplificano in pieno questo concetto e Thompson rappresenta il classico giocatore del sommerso collegiale che sale alla ribalta senza grande clamore.
E' un giocatore parzialmente atipico ed un lungo sui generis della nuova generazione, ma prima di ogni altro aspetto un notevolissimo e completo atleta, sia per il compromesso ideale tra mobilità e centimetri, che per la capacità di correre e saltare per il campo.
Sul piano tecnico è invece un ibrido di difficilissima lettura. Ha mani e tocco per prendersi soluzioni dalla media distanza (molto meno incisivo negli automatismi ai liberi) ed in generale ama molto di più giocare fronte a canestro che ricevere in post basso. Sorprende per la capacità di muoversi in palleggio per quanto vivamente sconsigliato dal farlo per lungo tempo e nel traffico, ma ancora più entusiasmante è la prerogativa nel passaggio e nel coinvolgimento dei compagni, ampiamente sopra media per un lungo.
Anche negli intangibles e nelle giocate di sacrificio per i compagni sa farsi valere, anche se in realtà quasi esclusivamente nella fase offensiva, mentre il dato a rimbalzo è un pizzico ingigantito dal livello dei lunghi che ha affrontato in stagione, per quanto sia ampiamente solidissimo in assoluto.
Non convince invece nell'approccio, nelle scelte e soprattutto nell'intensità difensiva, francamente a tratti contornata da lassismo molto preoccupante. Non è concentrato, perde il proprio uomo o lo lascia passare dopo il primo movimento, non gli piace uscire dall'area e sembra proprio giudicare veniale ed insignificante la parte del gioco che prevede l'onere di non far segnare punti agli avversari.
Se riuscisse a trovare un maestro di basket meglio ancora se specialista difensivo che gli permettesse di fare il salto di qualità nella propria metà campo e registrare il suo IQ cestistico a luci ed ombre, ha il potenziale per essere uno dei segreti meglio nascosti del draft 2008.
Possibilità di essere presente alla #30 : ***
Roy Hibbert
Georgetown, Senior
217 cm, centro
Assomiglia a: Zydrunas Ilgauskas
26.3 minuti
13.4 punti
6.4 rimbalzi
61% dal campo
Per tutti coloro che hanno ancora negli occhi le immagini del torneo NCAA 2007, quando Roy elevò il livello del suo gioco e risultò determinante per portare i cagnacci alla Final Four ed alla bellissima sfida (persa) contro Greg Oden, potrebbe rendersi necessario un rilevante passo indietro: non si può infatti sfuggire dalla considerazione che Hibbert sia stata forse la più grande delusione della stagione di college ormai in dirittura d'arrivo.
Il repertorio è sempre di primo livello e resta un simbolo affidabile dello storico concetto di centro puro: buona mano e notevole gioco in post, sotto controllo in attacco con ottime selezioni, più che interessante opera di smistamento della palla grazie a buon fondamentale di passaggio e soprattutto comprensione del gioco all'interno della Princeton Offense degli Hoyas, tutt'altro che facile da battere in difesa uno contro uno dal post ma ancora meglio nella voglia e nella sapienza sui raddoppi o sugli aiuti nonostante la lentezza cronica, etica del lavoro a cui si aggiunge ora l'esperienza ad alti livelli acquisita in questi quattro anni.
Ma i difetti restano tutti presenti ed in bella mostra: troppo meccanico nei movimenti spalle a canestro (tranne il meraviglioso e fluido movimento dorsale in avvicinamento dopo palleggio sul posto in virata), scarse aggressività e forza fisica e conseguente mediocre resistenza ai contatti, mobilità laterale e reattività in area sotto il minimo sindacale, annosa difficoltà a saltare anche un foglio di giornale, rimbalzista sotto standard per l'altezza, inconsistenza al tiro frontale oltre i quattro metri.
Aveva fatto la sua comparsa nelle prime cinque posizioni dei mock draft dell'anno scorso ed era tutt'altro che da escludere una preferenza di Atlanta per lui al posto di Al Horford, ma Roy ha poi optato per il prestigio che una laurea a Georgetown comporta ed oggi quel credito è fortemente ridimensionato dalla mancata crescita nella sua stagione da senior. Resta ovviamente un big man da lotteria per le tante qualità che ha messo in mostra e che fanno parte del suo bagaglio a prescindere, ma dovrà sicuramente aspettare qualche minuto in più per ascoltare il suo nome pronunciato da David Stern a fine Giugno.
Possibilità di essere presente alla #30 : *
Brandon Rush
Kansas, Junior
198 cm, guardia
Assomiglia a: Eddie Jones
29.7 minuti
13.3 punti
5.1 rimbalzi
42% da tre punti
Finalmente: dopo una serie di eliminazioni al torneo NCAA che ha creato quel psicodramma di numerose versioni di Kansas, Brandon e Mario Chalmers hanno condotto i compagni a sfatare l'incantesimo, acquisendo gloria personale ma anche legittimazione in funzione del draft ed in prospettiva NBA. Bella rivincita per Rush dopo che il suo ginocchio aveva fatto crac proprio quando stava per prendere la decisione sull'evenienza di rendersi o meno eleggibile al draft 2007, a seguito di un torneo NCAA nel quale fu l'unico a salvarsi per i suoi Jayhawks.
Talento offensivo in alcuni momenti elettrizzante ma decisamente troppo intermittente, al rientro dall'infortunio qualcosa è cambiato anche se non sembra aver perso moltissimo sul piano della fluidità e dell'atletismo, non necessariamente straripante ma soprattutto di eleganza rara. Non ha tecnica e fondamentali purissimi, come emerge dalla modesta perizia nel coinvolgere i compagni a difesa schierata, dalla meccanica di tiro difettosa - anche a causa di un grave incidente al braccio da bambino - e soprattutto dal trattamento di palla sotto standard per imporsi senza fronzoli nei piani alti della lega di David Stern.
Eppure è nella naturalezza e negli istinti con cui trova la retina in certe fasi delle partite che fa innamorare di sè l'osservatore: quando ispirato si muove nel mid range game come se fosse nel salotto di casa sua, con la facoltà felina di arrestarsi in poco spazio ed andare su per appoggi e sospensioni difficilmente marcabili. Sa andare fino in fondo nelle penetrazioni ed ugualmente nell'esecuzione dalla distanza può fornire notevole contributo realizzativo, in crescita quest'anno se messo in relazione al minor numero di minuti giocati per permettergli di recuperare al meglio poco alla volta e partendo anche dalla panchina.
Le braccia sono di una lunghezza disumana e gli permetterebbero di allacciarsi le scarpe senza piegare la schiena; diventa così onnipresente sulle linee di passaggio ed autentico rompiscatole in difesa sia sull'uomo che lontano dalla palla, come dimostra una predisposizione alla stoppata irreale per una guardia.
Non sempre muove i piedi con la rapidità richiesta ed accende e spegne troppo spesso nella propria metà campo, ma quest'ultimo è un problema che riguarda tutto il suo gioco - come testimoniato dal continuo ricorso alle locuzioni "in alcuni momenti" o "in certe fasi della partita" - e che racchiude buona parte delle perplessità che l'hanno costretto a lungo ad una sofferta seconda metà di primo giro nelle previsioni per il prossimo draft. Il tutto prima di alzare le marce alla conquista del torneo NCAA.
Possibilità di essere presente alla #30 : *
Chris Douglas-Roberts
Memphis, Junior
202 cm, guardia
Assomiglia a: Jerry Stackhouse
28.7 minuti
18.1 punti
4.1 rimbalzi
54% dal campo
Se ne parlava poco e non veniva indicato come uno dei migliori prospetti del ruolo nel lato occidentale dell'Atlantico, ma è certamente il più gradevole e fluido realizzatore sul piano estetico con una grazia ed una musicalità nei movimenti che rischiano di farlo apparire quasi lento o poco intenso ed aggressivo. Un favoloso torneo NCAA con vittoria sfumata a 10 secondi dal termine - non senza suoi errori decisivi nel finale - hanno tuttavia rimesso le cose a posto.
In effetti il suo difetto principale è la scarsa forza fisica e non a caso nasconde con la discutibile maglietta della salute i pochi muscoli nella parte alta del corpo, ma è un compromesso particolare e raffinato di agilità, corsa tutto campo e verticalità, pur non essendo certo esplosivo ed atleta appariscente di primissimo livello. Si muove come un gattone senza palla ed è pericoloso in qualsiasi zona del campo riceva perchè la versatilità offensiva è uno dei suoi marchi di fabbrica.
Prende le migliori linee di fondo dell'intero panorama NCAA ma è soprattutto formidabile nel gioco dalla media distanza con unica competenza nell'arrestarsi da 3-4 metri per appoggi raffinatissimi e mai scontati che richiedono estrema delicatezza nel tocco. Alla luce dei due metri di altezza che probabilmente raggiunge, è davvero sorprendente nel trattamento di palla ed il repertorio spazia a piacimento dalla virata nel traffico al palleggio arresto e tiro, senza trascurare esecuzione perimetrale dallo scarico e magnetica predisposizione ai falli subiti.
In difesa si impegna ma ha dei vuoti di sceneggiatura preoccupanti lontano dalla palla, con scarsa attenzione per ciò che gli succede intorno e conseguenti figure da tonto; anche nel contenimento in scivolamento sull'uomo ha il pessimo vizio di usare troppo le mani e di vanificare così la discreta volontà. Però ha braccia chilometriche che gli permettono interessanti lavori sulle linee di passaggio e buona presenza a rimbalzo.
Forse non ci sono ancora le stigmate del fuoriclasse, le sue cifre sono in parte pompate dall'altissimo livello dei compagni e gli errori determinanti nella finalissima del torneo possono incidere nella valutazione complessiva, ma così tanti sprazzi di talento offensivo e tutto ciò che ha combinato prima di quei maledetti momenti finali della sua carriera NCAA meritano enorme attenzione per lo sviluppo e la sua crescita tra i pro, oltre ad una più che possibile scelta al primo giro del draft.
Possibilità di essere presente alla #30 : **
Richard Hendrix
Alabama, Junior
204 cm, ala grande
Assomiglia a: Paul Millsap
30.6 minuti
17.8 punti
10.1 rimbalzi
2.0 stoppate
Giunto nella NCAA piuttosto atteso dopo la sua esperienza liceale di primo piano, è stato a lungo dimenticato nei giudizi e nei pareri dagli osservatori oltreoceano che raramente lo inserivano nelle varie classifiche o al cospetto delle attenzioni generali, costringendo il sottoscritto ad una citazione controcorrente nel ranking dello scorso anno che tuttavia una volta tanto sembra oggi cominciare a pagare dividendi.
D'altro canto con Richard non si può certo parlare di un talento in grado di mettere tutti d'accordo, perchè la qualità del suo gioco offensivo è piuttosto limitata e ci sono alcuni indizi statistici (52% ai liberi) e tecnici (panico in partenze frontali ed in palleggio nel traffico, quasi assente jumper da oltre i 5 metri) che rischiano di ridimensionarlo ulteriormente quando si avvicinerà il momento del draft NBA, ma a livello di IQ cestistico siamo certamente ai vertici assoluti nel ruolo.
Ha una totale inclinazione per il lavoro sporco ed è onnipresente su palle vaganti, quando c'è da deviare un pallone in difesa ed a rimbalzo, specie in attacco sfoggiando astuzia e tempismo con pochi eguali. Grazie ad apertura alare notevole è anche stoppatore di valore specie dal lato debole, mentre nell'uscire sul perimetro o nell'uno contro uno sull'uomo siamo messi piuttosto male, perchè non ha la rapidità di piedi e la concentrazione necessaria per evitare di farsi battere ingenuamente.
E' inoltre uno dei migliori giocatori di post basso del ruolo ed ha come specialità un dolcissimo gancetto destro di rara efficacia, ma è anche abile ed intelligente a prendere posizione sotto muovendosi con insospettabile reattività nei piccoli spazi. Non è però un atleta NBA al momento: i centimetri sono pochi e l'agilità risente ancora del peso eccessivo nonostante un importante lavoro estivo sul suo corpo (dicesi dieta) che gli permette di correre meglio per il campo e di dare qualche segnale incoraggiante a livello di verticalità. Se Millsap è un enorme fattore anche tra i pro, non vedo i motivi per cui non possa esserlo anche Richard.
Possibilità di essere presente alla #30 : ****
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