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Di sicuro va detto una cosa, i Celtics sono una squadra vietata ai
malati di cuore, perchè qui le emozioni non finiscono mai, anzi forse
ci attendono quelle più belle, le Finals NBA.
Boston ritorna nella Finale a 21 anni di distanza da quelle del 1987 perse contro i Lakers da una versione tanto eroica, quanto acciaccata dei Boston Celtics di Larry Bird, che arrivarono in finale nonostante una lunga serie di infortuni che minò tutta la stagione. Fu una finale conquistata con il cuore, con il Pride esattamente come questa, una finale conquistata in mezzo a mille difficoltà, da una squadra che dopo una stagione regolare ai limiti dell'irripetibile, all'impatto con i playoff si è scontrata con problemi inattesi, sembra passata una vita ma un mese fa eravamo attoniti davanti alle TV a cercare di capire come mai una squadra con i nervi a fior di pelle non riusciva ad avere ragione di una squadra come Atlanta che in stagione regolare aveva vinto trenta gare meno di noi.
Siamo cresciuti gara dopo gara, tra mille sofferenze, in mezzo ad arbitraggi perlomeno discutibili, e di fronte ad avversari forti come i Cavs, e fortissimi come i Pistons, scrivendo autentiche pagine di storia come la memorabile gara sette contro Cleveland con il duello tra Pierce e LeBron, e la gara quasi perfetta di stanotte, e grazie al grande cuore questa squadra sale sul palcoscenico più importante del mondo, le Finals, nelle quali troveranno proprio quei Lakers con cui hanno scritto insieme le pagine più epiche della storia NBA.
Un primo risultato veramente importante da dedicare a tutti quei tifosi che per venti anni hanno sofferto le pene atroci, vedendosi costretti a tifare per personaggi che nulla avevano a che fare con la nostra leggenda, ma soprattutto da dedicare a tutta quella classe di giornalisti scettici che, dopo aver sparato a zero sui Celtics e su Ainge per anni neppure di fronte all'evidenza hanno modificato i loro pareri, andando a cavalcare argomenti sempre più labili e spesso insostenibili, e non mi riferisco solo ad alcuni commentatori italiani (a tal proposito prepariamoci ad un commento sulle finali molto di parte e ovviamente non della nostra), ma anche a stimati Columnist d'oltreoceano che probabilmente dopo aver pronosticato i Celtics come terza forza ad est, hanno vissuto questa stagione con un groppo in gola, perchè vedevano le loro opinioni crollare giorno dopo giorno e mese dopo mese, lanciando sentenze sempre più ridicole criticando tutto e tutti, si va da i classico "Rondo non è un play", alle consuete critiche su un Perkins inadeguato (quello che poi ha deciso il pivotal game della finale di conference), alle critiche ad un Ray Allen (che ha segnato il canestro più importante della finale di conference) in difficoltà anche per motivi extra basket, mosse da qualcuno che parlava di due big e mezzo invece che tre non più di una settimana fa, alle assurde critiche preconcette verso un Doc Rivers su cui non più di una settimana qualcuno continuava a sparare sentenze assurde, al punto che lo stesso Doc ha preso sulla stampa una posizione importante in un momento in cui c'era da pensare ad altro.
Questa finale è proprio dedicata a loro ai vari Bill Simmons e Peter May di tutto il mondo, gente che pur di cavalcare i suoi "io lavevo detto" è arrivata al punto di coprirsi di ridicolo davanti al mondo.
E ora sotto con i Lakers, gli avversari di sempre, i nemici di sempre, non ci deve essere pietà, abbiamo la consapevolezza che l'anello può e deve essere nostro, e che il Garden accoglierà i nostri Eroi per Gara 1 con il roboante Grido Beat La Beat LA.
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