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Il "34" entra nella storia PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
marted́ 20 maggio 2008
L'immagine che rimarrà della combattutissima gara sette contro i Cavs? Nessun dubbio, il sorriso di Paul Pierce dopo che il suo tiro libero che ha di fatto sancito la vittoria, era rimbalzato sul ferro schizzando in alto e poi ricadendo nel canestro. E da Celtics vero qual'è il "capitano" poco dopo in conferenza stampa Paul darà il merito di tutto questo allo spirito di Red Auerbach.

E' un Paul Pierce stanco e stravolto quello che aspettta seduto in terra il suo momento per andare ai microfoni nel dopo gara sette, ma è un Paul Pierce felice perchè sa benissimo di avere scritto una pagina incancellabile della storia dei Celtics.

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Una volta ai microfoni dichiarerà:

 “I thought the ghost of Red (Auerbach) was looking over us,” “You know, I wish he was here today to be with us, but I think that was him looking over us that guided the ball in. I think he kind of tapped it in the right direction, and it went through the net and it sort of put a smile on my face. Just the way the night was going.”

Parole da "Celtics vero" cosa che Paul è sempre stato e che in molti hanno fatto fatica a riconoscerlo. La serie contro i Cavs serve allo scopo di far capire al mondo che Paul Pierce è uno dei giocatori più sottovalutati dell'ultimo decennio, per le prime sei gare si è preso in cura un certo James LeBron, tenendolo a percentuali "infime" (33% nelle prime sei gare, contro il 48% della serie precedente contro Washington), salvo poi inventarsi una gara sette "offensiva" da consegnare alla leggenda, un duello tra due ragazzi che di sicuro non si sono mai amati da quando giocano nella stessa lega, ma che per tutta la serie hanno dato lezione al mondo di come va affrontato un "duello tra grandi" in campo, mai un gioco sporco, massimo rispetto, pacche sulle spalle anche in momenti di massima tensione, una sfida epica che ha riportato nella mente di tutti il duello tra Larry Bird e Dominique Wilkins del 1988.

Paul Pierce chiude con 41 punti, LeBron con 45, ma quello che conta è che i 41 di Pierce valgono per i Celtics il ritorno in finale di conference dopo sei lunghi anni. Giusto quindi dare il meritato tributo ad un ragazzo che ad un certo punto della sua carriera si è trovato nel bel mezzo di una ricostruzione in cui sembrava quasi un estraneo per l'età bassissima del resto della squadra, ma proprio in quel momento si è visto il vero attaccamento di Pierce alla maglia, perchè la tendenza comune in NBA per i giocatori vicini alla scadenza di contratto in contesti simili è quella di fare le valigie e andare a cercarsi altrove l'anello. Paul invece è rimasto inchiostrando un contratto in un momento in cui ai Celtics non si parlava certo del presente, ha avuto fiducia nel suo GM e nei suoi piani di lavoro, e dopo un estate 2007 di cui lui stesso è stato il primo ad essere stupito per tutte le trade, in gara sette o meglio in tutta la serie contro i Cavs ha ripagato in pieno la fiducia del suo General Manager, gudagnandosi a pieno titolo, comunque vada il resto della sua carriera il diritto sacrosanto di veder appesa la sua maglia numero 34 al soffitto del Garden, insieme a tutte quelle degli altri "immortali" biancoverdi.

Commenti (4)add comment

Piero ha scritto:

  Tutto giusto, tutto bello anzi "cinematografico"... Però adesso bisogna andare fino in fondo per il classico finale all'americana dove l'impegno viene pagato con la vittoria.
Direi che dall'ultima apparizione ai PO i Celtics hanno cambiato veste, faccia e mentalità ed il capitano, che con Perk è l'unico reduce, si può esprimere - finalmente - da vincente quale è. Si perchè si può essere forti e motivati quanto si vuole individualmente ma questo è pur sempre uno sport di squadra.
commento inserito alle 12:59 del 20 maggio 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Giusto tributo al nostro capitano, si merita la gloria che gli è mancata per troppo tempo e spero che ne arriverà altra col titolo in mano. smilies/wink.gif
commento inserito alle 16:48 del 20 maggio 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Leo ha ragione, le chiacchiere tra i due giocatori con il sorriso durante una gara tiratissima e decisiva sono un promo anche più bello dei vari "happens" che ci dobbiamo sorbire.

Però questo è il Pierce che in molti, compreso il nostro editore, davano in disarmo e in parabola discendente solo pochi mesi fa? Il giocatore che si è meritato il terzo quintetto NBA e che ha dimostrato che difende anche alla grande se non deve essere l'unico punto di riferimento offensivo della squadra?
Davvero complimenti al capitano di cui ho avuto l'onore di scrivere in presentazione di stagione e del quale conservo come una reliquia una sua foto insieme a me scattata a Roma durante il training camp (ne ho ovviamente anche una insieme a coach Rivers, ma a quella non ci terrebbe nessuno temo).

Secondo Tranquillo e Buffa nessuno è come Carmelo Anthony come completezza offensiva, mi permetto davvero di dissentire.

Capitano, mio capitano!
commento inserito alle 17:59 del 21 maggio 2008

luca9 ha scritto:

  Doveroso omaggio al 34!
commento inserito alle 11:09 del 28 maggio 2008

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