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Time Out #14 - Comunque vada sarà ... PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
giovedì 01 maggio 2008
... un successo. Lo scrivo adesso che abbiamo buone possibilità di passare il primo turno, ma che tecnicamente l'eliminazione è ancora possibile, questa squadra comunque vada, merita più rispetto di quanto tutti quanti gliene abbiano riconosciuto fino ad oggi

Sono bastate due sconfitte, pur dolorose ed evitabili a scatenare di nuovo l'esercito di iene che non aspettano altro di cibarsi con la carogna dello sconfitto. Inizio a  trovare veramente fastidioso che professionisti stimati del calibro di Peter May (Vedi LINK ) e Bill Simmons (Vedi LINK ), dopo aver sparato sentenze senza appello per anni sulla gestione Ainge, per tutta la stagione abbiano giocato a nascondino, evitando sistematicamente di parlare della brillante stagione biancoverde, salvo poi ripresentarsi in grande spolvero appena arriva una sconfitta cocente per ridare fiato alle loro trombe, dimostrando ancora una volta di più che ormai sono solo schiavi delle loro opinioni passate, e l'obbiettività risiede altrove.

tuta 16 titoli.jpgQuando leggo che l'unico obbiettivo per i Celtics è l'anello, francamente credo che si stia perdendo di vista la realtà. Sia chiaro i Celtics hanno tutto per vincere l'anello, forse sono pure i favoriti  essendo reduci da una stagione regolare incredibile, ma è pur vero che le carte in regola per vincere l'anello non ce le abbiamo solo noi, ma altre 3-4 squadre e che comunque vada l'anello lo vincerà una sola. E quando ti vai a giocare una serie di playoff molto equilibrata spesso a fare la differenza sono gli "episodi". Ad esempio la serie tra Spurs e Suns è stata decisa dall'unico tiro da tre scoccato dalle mani di Duncan da quattordici mesi a questa parte, in una partita che i Suns hanno deliberatamente perso dopo aver avuto in mano il colpo della vittoria per almeno tre volte. E a vedere dall'andamento di gara1 fino allo scottante finale, i Suns sembrava avere il doppio di birra degli Spurs. E invece abbiamo visto com'è andata.

Non trovo coerente quindi dire che i Celtics devono vincere per forza e un eventuale bilancio su una sconfitta deve per forza mettere in conto come sarà maturata questa sconfitta, un discorso sarebbe uscire ora con Atlanta oppure prendersi un capppotto o un 4-1 prima della finale un discorso diverso sarebbe perdere una serie lottata fino alla fine con Pistons o in finale.

Credo che un pò tutti dimentichiamo un fattore fondamentale ossia che nella storia NBA nessuna squadra rivoluzionata al suo primo anno ha centrato il titolo, quella che forse c'è andata più vicina era la Miami del 2005 quando si ritrovò avanti 3-2 in finale di conference contro i Pistons, ma poi Wade si fece male alle costole saltò gara sei e giocò menomato gara 7 solo per fare presenza, e comunque dopo quella serie c'era da vincere poi eventualmente la finale contro i migliori Spurs di sempre.

I sondaggi e le opinioni di inizio anno non prevedevano certo una stagione regolare da dominatori, eravamo accreditati tra le 50 e le 55 W, ma nessuno pensava che potevamo vincere l'est. E il motivo è semplice ossia per mettere insieme un sistema come quello dei Celtics attuali, ci sono squadre che hanno avuto bisogno di due tre anni di lavoro. E per far capire meglio questo concetto mi prendo la libertà di quotare un passaggio della recente intervista di Federico Buffa rilasciata a playitusa.com (reperibile a questo link ) :

  • Domanda : - … ma soprattutto tu hai predetto i Boston Celtics fuori in semifinale di Conference. Questo per carità, può ancora succedere, ma così dicendo ti sei inimicato una folta schiera di affezionati dei Celtics che adesso vogliono “linciare”, ovviamente lo diciamo con il sorriso, te e Flavio Tranquillo, perché nelle vostre telecronache parlate poco e male dei Boston Celtics. Io ti do l’occasione, se vuoi, di lanciare un messaggio di pace a questi infervorati tifosi dei Celtics…
  • Risposta Federico Buffa : Hanno ragione! Questa è una visione un po’ italiana ma fondamentalmente hanno ragione. Io non credevo che Boston potesse arrivare dove è arrivata, così in fretta. Cioè: come fai a convincere i giocatori a un sistema così oneroso, emotivo, impegnativo come quello che giocano in così breve tempo? Normalmente arrivi a un punto in cui ti viene inevitabilmente una specie di rigetto… E invece qui c’è il ministro della cultura, si chiama Kevin Garnett, che ha preso molto bene il contesto, ha invertito il tema culturale, il giro è stato di 180 gradi, e ha fatto capire ai compagni che si dovevano allenare in un certo modo, che si giocava in un certo modo e che si prendevano le cose che venivano dallo staff tecnico in un certo modo. In piu’ c’era la mistica biancoverde, l’attesa, ed è venuta fuori una squadra impressionante in regular season. Ora ci sono i playoff, primo turno poco alcolico, ma da li’ in poi vedrai che ci divertiam di piu’.

Direi che la parte in neretto mette chiaramente in evidenza come il lavoro fatto dallo staff tecnico e manageriale dei Celtics rasenti la perfezione e soprattutto rischi di diventare una cosa mai successa in precedenza nella storia recente dell'NBA. Poi però come detto ci si confronterà con altre realtà vicine al nostro potenziale, che magari avendo diversi anni di esperienza collettiva alle spalle potrebbero pure avere qualche vantaggio in più in un confronto diretto. Ovvio che la grande forza di Boston è quella emotiva e di voglia, ma c'è anche un roster che ha tutto per vincere.

Quindi squadra perfetta ? No assolutamente no, ci sono problemi come altrove, d'altronde in una NBA dove con 30 squadre il talento è annacquato anche a causa del fatto che ormai l'NCAA non è più una scuola di basket e di vita, ma un passaggio obbligato da espletare nel minor tempo possibile, nel quale peraltro l'impegno è più profuso alla valorizzazione del singolo più che al contesto di squadra, non si può pretendere di certo di avere rotazioni di alta qualità di 9-10 uomini.

Ma anche da questo punto di vista a Boston è stato fatto il possibile, dopo i roboanti arrivi di Ray Allen e Kevin Garnett è passato un pò in sordina l'arrivo di un giocatore "speciale" come James Posey uno di quelli che ti fa vincere davvero, uno che magari se invece di accettare di venire a Boston dove in definitiva tutto era una grande scommessa, se avesse accettato le offerte di Spurs o Suns avrebbe messo queste due squadre in una posizione di vantaggio netto in cui la seconda era distante e non poco. E dopo Posey, mentre mezza NBA si è fatta prendere dal panico lanciandosi su trade rischiose che hanno pagato dividendi disastrosi (chiedere a Dallas e Phoenix) e che per di più si ripercuoteranno sul cap per diversi anni, a Boston sono arrivati ancora una volta in sordina due come Sam Cassell e PJ Brown che se approdati altrove avrebbero fatto le classiche giornalate. Due giocatori sicuri che al bisogno ci sono (e Cassell in linea di massima in questi due mesi ha già deciso partite pesanti) e che soprattutto non creano problemi all'interno dello spogliatoio.

ainge doc.jpgE un altro capitolo in cui lo staff dirigenziale ha visto lungo è proprio l'unità e la compattezza dello spogliatoio, nato dalla forte volontà di stare lontano da personaggi che nel momento più bello ti creano il "problema" che poi ti condiziona, cito il Carmelo Anthony che alla vigilia di una serie di playoff si fa pescare alticcio alla guida, oppure il Josh Howard che nel bel mezzo di una serie che assomiglia tanto all'ultima spiaggia della sua squadra, va alla ESPN a dichiarare che in periodo di playoff fa uso di mariauna, oppure alla coppia TJ Ford / Chris Bosh che trasforma quella che doveva essere la stagione della consacrazione di Toronto, in una sfida personale contro l'anima europea della squadra, facendo arrivare i suoi Raptors ai playoff logori e svogliati, e la lista potrebbe proseguire.  A Boston nulla di tutto ciò, anni fa quando emerse che Ainge si avvaleva delle consulenze del Dottor Niednagel, e che per evitare "casini" aveva varato un "codice Ainge" in molti nell'NBA si misero a risero, oggi a fronte di spogliatoi NBA dove l'ingestibilità la fa da padrona, a Boston come ben espresso da Buffa nella parte in neretto quel tipo di problemi sembra distante anni luce.

Dando quindi per scontato che la dirigenza e lo staff tecnico fino ad oggi hanno lavorato in modo impeccabile, in definitiva cosa chiedere ai nostri ? Di esserci, la storia NBA è piena di serie equilibratissime decise da episodi (cito il tiro di Fisher con 0,4 secondi sul cronometro della gara 5 di semifinale di conference del 2004, oppure il gioco da tre punti di Nowitzki che mando in overtime una latra semifinale di conference del 2006 dell'ovest tra Dallas e San Antonio, oppure i tanti tiri di Horry, o lo stesso tiro da tre di Duncan di pochi giorni fa), ai miei chiedo di essere li a giocarsela, se poi troviamo una squadra più forte o un avversario che pesca la giocata della vita fa parte del gioco, in fin dei conti tante volte i Celtics nella loro storia hanno avuto episodi e giocate a loro favore, la famosa rubata di Havlicek immortalata dalle parole di Johnny Most, oppure la interminabile finale dei tre overtime del 1976, o la gara sette di finale del 1969 al Forum di Los Angeles decisa dal tiro rocambolesco di Don Nelson. Noi dobbiamo essere li a giocarsela, il resto viene da se, e se questa squadra fallirà l'appuntamento con l'anello quest'anno avrà tutto il diritto di riprovarci nelle prossime 2-3 stagioni, in fin dei conti ad inizio stagione era opinione diffusa che questa stagione per i Celtics sarebbe stata di rodaggio e che l'anno buono sarebbe stato il 2009. 

Commenti (25)add comment

Angelo ha scritto:

 
ai miei chiedo di essere li a giocarsela (Leonardo)


condivido...poi può succedere di tutto, non stà scritto nelle stelle che si debba vincere, ma provarci fino all'ultimo respiro sarebbe comunque il coronamento di una stagione che tutti ricorderemo con affetto negli anni a venire.
commento inserito alle 23:58 del 01 maggio 2008

Max Giordan ha scritto:

  Non credo che comunque vada sarà un successo, l'obbiettivo minimo per questo primo anno è la finale di conference, ampiamente alla portata: solo allora una sconfitta potrà venire accettata senza troppe polemiche.

In ogni caso è vero che l'unico obbiettivo dei C's è l'anello: con una squadra di veterani, per non dire di vecchi, l'unico obbiettivo è quello, non altro.

Quanto al rispetto, questa squadra se l'è meritato con le vittorie, con la difesa e la costanza durante tutta la regular season: ora si sa che viene il difficile, perchè le eventuali lacune di gente come Rondo, Perkins e anche coach Rivers nei playoff verranno evidenziate (e qualcosa già si è visto contro la modesta Atlanta).

Quanto all'eccezionalità della ricostruzione, nulla da dire: ma ho come il sospetto che magari è stata la prima, ma non sarà l'ultima, perchè il "mercato" NBA ormai ha preso una piega che lo fa assomigliare più a un "suk" marocchino che a Wall Street. Prima Allen ai C's in cambio di quasi niente, poi Gasol ai Lakers in cambio di niente di niente, in futuro scommettiamo su Lebron a NY per un tozzo di pane raffermo? Questo non è mercato, assomiglia un po' al gioco delle 3 carte dove gira gira i mercati piccoli perdono sempre e i giocatori buoni finiscono sempre nelle metropoli...

In questo mercato, l'abilità del GM non è nel prevedere o riconoscere il talento, ma solo nell'avere le conoscenze giuste e i proprietari col portafoglio largo...
commento inserito alle 23:59 del 01 maggio 2008

Angelo ha scritto:

  ...perchè, l'unico obbiettivo degli Spurs, o di Detroit, che è? La semifinale di conference? L'età media dei big più o meno è quella e, per gli Spurs, questa spiaggia è veramente l'ultima. E non credo sarà una consolazione chiudere un ciclo con una mancata vittoria.

Trovo che si carichino i celtics di troppe aspettative, o meglio, che si ritenga che solo i celtics debbano avere l' obbligo morale" di vincere, altrimenti sarebbe una debacle clamorosa.

Noto, da parte di molti, quelli che tifosi biancoverdi non sono, quelli che a inizio anno si indispettivano per gli arrivi di KG e Allen, quelli che affermavano "Si ma siete senza panchina", "si ma Rivers è un perdente", "si, ma avete pagato un prezzo troppo alto", "si, ma siete vecchi", una sorta di maligna soddisfazione nell'alzare l'asticella delle aspettative per poter dire, alla fine :"ALLELUJA, NON CE L'AVETE FATTA, ORA RIABBASSATE LA CRESTA".

Mi sono divertito per 6 mesi, e non accadeva da quando ero un ragazzino di 15 anni...non mi suiciderò in caso di sconfitta con Detroit... smilies/smiley.gif

PS: la trade Allen e quella Gasol non possono stare nella stessa frase, nemmeno con i dovuti distinguo...

commento inserito alle 00:17 del 02 maggio 2008

marco fusi ha scritto:

  Credo che il comunque vada sarà un successo è applicabile solo ed esclusivamente per Ainge perchè quello che ha fatto il GM dal termine della scorsa stagione all'inizio di questi PO sia difficilmente replicabile per chiunque.
Per gli altri esistono secondo me dei distinguo si può essere eliminati e questo credo che tutti ce ne rendiamo conto, ma nella malagurata ipotesi succedesse vorrei andare fuori pensando che abbiamo fatto l'impossibile sia a livello di giocatori che di coach nell'insieme e questo naturalmente lo potremo valutare solo a giochi fatti, comunque qualcosa meno delle finale di conference dopo una regular season come la nostra sarebbe mentalmente difficile da assorbire anche in chiave futura.
commento inserito alle 00:28 del 02 maggio 2008

tiber48 ha scritto:

  Qualche giocatore si è davvero spostato in cambio di niente, o di così poco da sembrare niente, ma KG è costato 7 giocatori, se contiamo anche le scelte cedute. Questo rende più realistica l'idea che difficilmente sarà un successo l'aver fatto risultati solo in regular season. Non credo che attendersi l'anello sia caricare troppo i giocatori e lo staff tecnico. Fino a pochi giorni fa l'attesa era quella. Poi sono arrivati JJ e Horford e a qualcuno le attese sono calate, sembra che i Celtics per quest'anno abbiano già dato tutto. Per me l'anello è l'aspettativa. Anche se dovesse arrivare con 16-12, ma non vorrei mi prendessero in parola.
commento inserito alle 00:30 del 02 maggio 2008

Angelo ha scritto:

  Tiber, ammazza, 16-12???

Mi arresterebbero per sospetto commercio illegale di cardiotonici...e sarebbe solo uso personale...
commento inserito alle 00:39 del 02 maggio 2008

tiber48 ha scritto:

  Dopo più di 20 anni il 17° anello mi va bene anche con tutti 4 a 3. Per il cuore, nonostante l'età, non ho ancora problemi. dev'essere perché è biancoverde.
commento inserito alle 00:43 del 02 maggio 2008

Angelo ha scritto:

 
(e qualcosa già si è visto contro la modesta Atlanta). (Max Giordan)


Prendo spunto: perchè nei commenti, Atlanta è "modesta" di default mentre philadelphia è "solida", "tignosa", "insidiosa" (a scelta)? I record erano così diversi?

...per tacere dei Raptors...
commento inserito alle 00:44 del 02 maggio 2008

reggie76 ha scritto:

  A inizio stagione Atlanta era in coda. Woodson era stato pronosticato come il primo coach a dover fare le valigie. Però sono ancora lì... solo per poco però.
Phila Toronto e anche New Jersey e New York erano valutate molto di più.
Adesso Atlanta continua ad essere definita modesta anche perché è tornata in coda come l'ultima ai playoff.
commento inserito alle 00:54 del 02 maggio 2008

Angelo ha scritto:

  Francamente non credo possa interessare moltissimo, per decidere se una squadra è buona o scarsa, quali fossero le previsioni di inizio anno.
Atlanta post-Bibby vale senz'altro più della Toronto attuale. Quanto ai Sixers, la differenza tra "modesta" e "pericolosa" passa da tre vittorie in più in RS?

commento inserito alle 01:01 del 02 maggio 2008

Christian Spazian ha scritto:

 
Allen ai C's in cambio di quasi niente, poi Gasol ai Lakers in cambio di niente di niente (max)


Continui a sminuire il lavoro di Ainge e questo non lo accetto. Ha lavorato benissimo per anni attirandosi critiche e quando mette a frutto il suo lavoro gli si dice che gli hanno regalato i giocatori? Nient'affatto, Allen è stato pagato bene, nessun regalo, così come Garnett.
commento inserito alle 01:08 del 02 maggio 2008

Max Giordan ha scritto:

  I Sonics stanno svendendo tutto e tutti per motivi non cestistici, un po' come Memphis. Non sorprendano quindi i regali ad altre franchigie, c'è un motivo ben chiaro dietro.

La tua opinione è che Ainge abbia pagato il giusto per Allen e Garnett, e io la rispetto, ma ti assicuro che l'argomento "trade celtiche dell'estate" è stato uno dei più discussi negli ultimi mesi, e la stragrande maggioranza di coloro con cui ho parlato - anche tifosi celtici - propende per il regalone, in particolare sull'affaire Garnett. Viceversa, secondo me Garnett è venuto via a prezzo di favore, ma non regalato - anche se alla fin fine in quella trade hanno messo in mezzo una barca di giocatori ma solo un paio veramente validi a parte KG.

Invece la trade di Allen è stata una vera e propria regalia, basta vedere poi cosa se ne sono fatti dei giocatori che hanno preso per lui...

Per carità, bravo Ainge ad approfittare del GM che sta regalando, ma solo qualche anno fa, quando il mercato era una cosa un po' più seria di adesso, Danny si sarebbe trovato a fine stagione con un branco di giovani dal futuro incerto e nessuno si sarebbe sognato di prenderli in blocco svendendo 2 all star come Allen e Garnett.

Non parliamo poi dello scandalo degli scandali, Gasol ai Lakers...
Ripeto, secondo me di questo passo la prossima a beneficiare di regali sarà New York... smilies/cry.gif
commento inserito alle 01:35 del 02 maggio 2008

marco fusi ha scritto:

  Che lo scambio di Allen fosse più che normale lo dimostra il rendimento della coppia West/Szczerbiak che a livello di play-off sta producendo in coppia una ventina di punti più di sei assist e quattro rimbalzi, senza dimenticarsi della quinta scelta, se poi Seattle non è stata capace di utilizzare il materiale ricevuto in cambio è un altro discorso. Accostare questa trade con la truffa di Gasol mi sembra il voler fare di tutt'erba un fascio.
commento inserito alle 07:09 del 02 maggio 2008

Andrea Del Vanga ha scritto:

  Sulla trade Allen si e' corti di memoria. All'epoca fu presa da molti, anche su questo sito, come 1 cantonata di Ainge, soprattutto per aver lasciato partire la quinta scelta assoluta e per le condizioni di salute di Allen, reduce da 2 operazioni.

Sullo scambio Garnett si sono scritti fiumi di parole e resta almeno per me uno scambio equilibrato, visto che Minnesota esce alla fine con Jefferson, Gomes, Telfair, un grosso quid salariale e una scelta da lotteria che potrebbe essere la prima assoluta...non proprio noccioline nella NBA di oggi che come dici giustamente tu Max e' diventata una sorta di mercato delle occasioni.
commento inserito alle 07:54 del 02 maggio 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Tornando al tema di Leo, il "been there, done that" ha un peso specifico rilevante in ogni pretendente che si rispetti all'anello ed è un peso che a noi oggi manca, soprattutto a livello di squadra, perchè solo qualche giocatore, individualmente, lo ha (Posey, Cassell e anche PGA hanno giocato finali di conference).
Quanto possa pesare rispetto alla voglia di vincere nessuno può saperlo, ma è questo l'aspetto forse più preoccupante in ottica della nostra corsa.
Il nervosismo piccolo o grande che vediamo nelle partite con Atlanta non deve essere sottovalutato perchè i tentativi di provocazione aumenteranno nelle prossime (speriamo) serie, con i vari Haywood, Maxiell ecc pronti a farlo.

Quanto ai nostri limiti a livello di PO, beh, per quanti avessero visto gara 5 dei Cavs mi pare evidente che anche gli altri hanno i loro limiti: Cleve riesce a perdere una partita nella quale era sopra di 5 a 1.30 dalla fine con LBJ in campo e il loro tanto ammirato coach non riesce a inventarsi niente di diverso dagli isolamenti di LBJ in punta senza uno straccio di adattamento alla zonetta mascherata degli altri, mentre i Wizards tirano il 18% dal campo nel quarto decisivo e il loro centro sarà anche più forte di Perkins, ma io il cambio non lo farei.
Sui Pistons, che comunque alla fine hanno battuto i Sixers, abbiamo già scritto tanto, quindi prima di vedere solo i nostri limiti esaminiamoli nel contesto generale della lega.
commento inserito alle 08:07 del 02 maggio 2008

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Non credo che comunque vada sarà un successo, l'obbiettivo minimo per questo primo anno è la finale di conference, ampiamente alla portata: solo allora una sconfitta potrà venire accettata senza troppe polemiche. (Max Giordan)


E' chiaro che il titolo di questo articolo si concedeva un minimo di licenza poetica, ovvio che se arrivasse l'eliminazione con Atlanta sarebbe una delusione cocente, anche perchè la serie ormai in 5 gare ha parlato chiaro se i Celtics ci sono con la testa tra le due squadre ci sono 15-20 punti di distacco, altrimenti si perde, e se si dovesse perdere per limiti mentali francamente ci sarebbe da puntare il dito solo contro i giocatori. Da li in poi rimaniamo comunque una squadra da titolo ma ci sono ostacoli seri. Probabilmente troveremo LeBron e i Cavs al secondo turno, squadra nel complesso sicuramente inferiore a noi, ma in mezzo c'è uno che tra qundici anni quando smetterà sarà nell'olimpo di questo sport a fare compagnia a gente come Russell, Chamberlain Magic, Bird e Jordan, e magari se farà le scelte giuste che lo porteranno ad un alto numero di anelli ha pure tutto per mettersi alle spalle tutte queste leggende. Ovvio che se i Cavs fanno quadrato in difesa e poi LeBron ti piazza una o più gare come la gara5 contro Detroit la possibilità di perdere c'è. Se si vince siamo in finale di conference probabilmente contro Detroit (ma non sottovaluterei Orlando che ha il doppio di energia in corpo e Detroit non ha nessuno che sembra volersi sbattere 40 minuti su ogni posesso contro Dwight Howard), a quel punto che dice Max obbiettivo minimo raggiunto.

In verità questo articolo voleva provare a portare i tifosi su un concetto di tipo meno "stressato", quando leggo che l'unico risultato valido è l'anello credo che il tifoso per primo si spiani la strada per una possibile cocente delusione in cso di sconfitta e in caso di vittoria di godersela meno del dovuto. Ci sono 4-5 squadre nelle nostre condizioni di vincere e ne vincerà solo una, per questo la cosa più assurda che si può leggere è che se si dovesse perdere questa squadra va smembrata, questa è follia, se a San Antonio dopo il titolo del 99 avessero ragionato così quando ne buscavano tutti gli anni dai Lakers, oggi Duncan sarebbe altrove e magari San Antonio sarebbe nel bel mezzo di un processo di rifondazione da 5-6 anni. Noi siamo usciti da poco da un processo di rifondazione e adesso che i nostri giovani sono altrove e li possiamo valutare in modo meno fazioso, mi pare evidente che anche nel caso super ottimistico si fosse preso al draft un Durant una squadra con lui Jefferson Rondo e qualche altro (con Pierce sicuramente altrove) per quanto eccitante e futuribile per problemi di età in linea di massima era a quattro cinque anni da un possibile titolo ammesso che poi andasse tutto dritto e non ci fossero problemi con rinnovi o infortuni pesanti.

Comunque vada per 3-4 anni si prosegue con questo gruppo, cercando di migliorarlo con intelligenza, buttare tutto via alla prima delusione sarebbe deleterio e inutile.

Riguardo al discorso su Seattle e Memphis e le trade Allen e Gasol qui credo siamo su due situazioni diverse. Seattle prendendosi Kevin Durant (uno super sul serio) ha un giocatore potenzialmente fortissimo su cui puntare e quindi ricostruisce intorno a lui. Sarebbe stato perfettamente inutile tenergli accanto un Ray Allen che quando Durant sarà in grado di farti vincere sul serio avrà già lasciato il basket, oppure rifirmare un Rashard Lewis alle cifre di Orlando visto che Lewis poi gioca nello stesso ruolo di Durant e quindi avrebbe solo intralciato il lavoro. Li un progetto di ricostruzione tecnica al di la della rilocation c'è e quindi in quel contesto è molto più utile prendere un altro pick altissimo come Jeff Green che tenersi Allen e Lewis.

A Memphis, non c'è un giocatore di riferimento, o meglio c'era aveva 28 anni (quindi giovane quanto basta per ricostruire qualcosa intorno a lui) ma l'anno regalato solo perchè l'ex GM di Memphis e Lakers era un amico di infanzia e frequentava West Virginia come l'attuale GM di Memphis, tant'è che lo stesso Stern ha cazziato di brutto la franchigia dicendo apertamente che l'NBA non può tollerare un franchigia che porta in giro per le arene un mucchio di giovani sottopagati senza un minimo di progetto su di essi, e se Stern si scomoda per questo tipo di ingerenze interne è segno che il problema c'è sul serio.
commento inserito alle 09:47 del 02 maggio 2008

giusegandi ha scritto:

  Condivido quanto dice Leonardo: possiamo/dobbiamo vincere ma ATTENZIONE, nella NBA nessuno regala niente. Noi abbiamo KG che (se gioca al 100%) può risolvere quasi da solo qualunque partita ma le altre hanno LBJ, Kobe (puah! però....) e un certo Tim Duncan (l'unico giocatore oggi superiore come qualità complessive a KG).
Sono dei tempi di Larry Bird e da allora non ho più goduto come quest'anno, quello che viene va bene!
Ovviamente secondo me smilies/grin.gif
commento inserito alle 10:58 del 02 maggio 2008

Stefano Papa ha scritto:

  Caro Flavio,
Dare credito ad Atlanta ottima squadra, giovane, costruita bene e fisica nei primi cinque. Stanotte penso sia la gara (6) decisiva per la stagione, andare a gara 7 minerebbe la fiducia un domani. Occorre vincere una partita fuori fisicamente, con cattiveria, i playoff sono un altro sport, per ritrovare la condizione e convinzione. Sinceramente ci manca questo, gli occhi di tigre alla ginobili e la fisicatà bruta alla POWE e KG. Speriamo bene.
commento inserito alle 11:05 del 02 maggio 2008

Christian Spazian ha scritto:

  Stavo per risponderti Max, ma vedo che Marco, Andrea e Leonardo hanno già fatto il mio lavoro, quindi rimando alle loro risposte, che condivido in toto.
commento inserito alle 11:43 del 02 maggio 2008

Alberto ha scritto:

  Io ho detto fino da Roma al training camp che l'obiettivo minimo era la finale NBA e
lo ribadisco ancora, Ainge ha fatto tutto quello che poteva fare per mettere a disposizione di Rivers una squadra per raggiungere tale obiettivo e un risultato diverso lo riterrei un fallimento totale.
Non dobbiamo nasconderci ma bisogna avere il coraggio di ammettere che il PGA è molto in là con gli anni e il contorno anche (Posey, Cassell, PJ, Pollard, House) ma sopratutto dobbiamo metterci in testa che il sistema di gioco basato sulla difesa e sull'aiuto di tutti sacrificando l'ego personale può durare massimo due stagioni quindi tirate voi le debite somme.
commento inserito alle 14:05 del 02 maggio 2008

Angelo ha scritto:

  Alberto, se ogni risultato diverso dall'anello sarà un "fallimento totale" indipendentemente da ogni imprevisto, infortunio, tiro da tre finito sul ferro allo scadere, errore arbitrale in gara 7 delle finali...beh, mi sembra francamente esagerato.

Non abbiamo più possibilità di vittoria di quante ne abbiano Detroit o San Antonio, e a Ovest ci sono altre squadre che, pur a un livello leggermente più basso, possono dire legittimamente la loro. Questa situazione rende il titlo per noi "possibile" ma non "probabile", e spero che la differenzqa risulti chiara a tutti. In altre parole, se Detroit, Boston e San Antonio hanno, ciascuna, il 25% di possibiltà di raggiungere l'anello, vuol dire che noi, al 75%, non lo porteremo a casa (in realtà non sarebbe proprio così, a livello statistico, ne avremmo qualcuna in più, ma tanto per rendere l'idea...)

Tutto questo per dire che ci sono anche gli altri, e se bastasse perdere in finale con San Antonio per essee "falliti", allora una bella fetta di NBA è un ritrovo di falliti. Il miracolo di quest'anno è stato quello di essere diventati una delle favorite partendo da una situazione ai limiti dell'imbarazzante. Da qui in poi è questione di testa e gambe, ma non siamo gli unici ad avere testa e gambe per vincere.
commento inserito alle 14:33 del 02 maggio 2008

Alberto ha scritto:

  Angelo, leggi bene perchè ho detto che il fallimento sarà se non arriviamo almeno in finale NBA.
commento inserito alle 15:41 del 02 maggio 2008

Michele Pulcini ha scritto:

  Prima di decidere un "fallimento totale" di una stagione, verifichiamo prima le condizioni che non ci permetteranno di arriva a quella finale, in ogni caso la ritengo comunque una grande stagione, certo essere eliminati da Atlanta sarebbe una cosa molto grave, perchè vorrebbe dire che la testa dei giocatori in teoria trainanti non è quella giusta: non si possono vincere tre partite di RS con gli Hawks a spasso e lo stesso in gara 1/2/5 per poi farsi eliminare, significa che la superiorità tecnica esistente viene azzerata da problemi mentali dei giocatori.

Però il problema non si pone e stanotte si vince, poi sotto a chi tocca.
commento inserito alle 16:59 del 02 maggio 2008

Angelo ha scritto:

  Vero, Alberto, chiedo scusa. Vale tutto il resto, ovvero che gli episodi ti possono punire anche prima della finale di conference, e un 4-3 contro detroit io non lo vivrei come un fallimento totale
commento inserito alle 19:49 del 02 maggio 2008

lelejuve ha scritto:

  Non sono affatto d'accordo con te questa volta Leonardo.
Se usciamo possiamo ben considerarci uno dei più grandi flop della storia sportiva.
Perchè tutti abbiamo considerato disastrose le ultime due stagioni di Dallas ed eventualmente positiva la nostra di quest'anno?
Far bene la regular season è importante, ma poi le vere squadre di vedono nei play off.
Chi baratterebbe un anello partendo dal 16° record con un'eliminazione al primo turno dopo aver ottenuto il miglior record?
Ma dai, anche un turno in più ai play off è certamente meglio di un record in RS.
E resto dell'idea che l'anno giusto per vincere per noi è questo...in futuro sarà sempre più difficile per mille ragioni.
commento inserito alle 20:23 del 03 maggio 2008

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