Max Giordan
ha scritto:
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| Non credo che comunque vada sarà un successo, l'obbiettivo minimo per questo primo anno è la finale di conference, ampiamente alla portata: solo allora una sconfitta potrà venire accettata senza troppe polemiche. In ogni caso è vero che l'unico obbiettivo dei C's è l'anello: con una squadra di veterani, per non dire di vecchi, l'unico obbiettivo è quello, non altro. Quanto al rispetto, questa squadra se l'è meritato con le vittorie, con la difesa e la costanza durante tutta la regular season: ora si sa che viene il difficile, perchè le eventuali lacune di gente come Rondo, Perkins e anche coach Rivers nei playoff verranno evidenziate (e qualcosa già si è visto contro la modesta Atlanta). Quanto all'eccezionalità della ricostruzione, nulla da dire: ma ho come il sospetto che magari è stata la prima, ma non sarà l'ultima, perchè il "mercato" NBA ormai ha preso una piega che lo fa assomigliare più a un "suk" marocchino che a Wall Street. Prima Allen ai C's in cambio di quasi niente, poi Gasol ai Lakers in cambio di niente di niente, in futuro scommettiamo su Lebron a NY per un tozzo di pane raffermo? Questo non è mercato, assomiglia un po' al gioco delle 3 carte dove gira gira i mercati piccoli perdono sempre e i giocatori buoni finiscono sempre nelle metropoli... In questo mercato, l'abilità del GM non è nel prevedere o riconoscere il talento, ma solo nell'avere le conoscenze giuste e i proprietari col portafoglio largo... |
Angelo
ha scritto:
| ...perchè, l'unico obbiettivo degli Spurs, o di Detroit, che è? La semifinale di conference? L'età media dei big più o meno è quella e, per gli Spurs, questa spiaggia è veramente l'ultima. E non credo sarà una consolazione chiudere un ciclo con una mancata vittoria. Trovo che si carichino i celtics di troppe aspettative, o meglio, che si ritenga che solo i celtics debbano avere l' obbligo morale" di vincere, altrimenti sarebbe una debacle clamorosa. Noto, da parte di molti, quelli che tifosi biancoverdi non sono, quelli che a inizio anno si indispettivano per gli arrivi di KG e Allen, quelli che affermavano "Si ma siete senza panchina", "si ma Rivers è un perdente", "si, ma avete pagato un prezzo troppo alto", "si, ma siete vecchi", una sorta di maligna soddisfazione nell'alzare l'asticella delle aspettative per poter dire, alla fine :"ALLELUJA, NON CE L'AVETE FATTA, ORA RIABBASSATE LA CRESTA". Mi sono divertito per 6 mesi, e non accadeva da quando ero un ragazzino di 15 anni...non mi suiciderò in caso di sconfitta con Detroit... PS: la trade Allen e quella Gasol non possono stare nella stessa frase, nemmeno con i dovuti distinguo... |
marco fusi
ha scritto:
| Credo che il comunque vada sarà un successo è applicabile solo ed esclusivamente per Ainge perchè quello che ha fatto il GM dal termine della scorsa stagione all'inizio di questi PO sia difficilmente replicabile per chiunque. Per gli altri esistono secondo me dei distinguo si può essere eliminati e questo credo che tutti ce ne rendiamo conto, ma nella malagurata ipotesi succedesse vorrei andare fuori pensando che abbiamo fatto l'impossibile sia a livello di giocatori che di coach nell'insieme e questo naturalmente lo potremo valutare solo a giochi fatti, comunque qualcosa meno delle finale di conference dopo una regular season come la nostra sarebbe mentalmente difficile da assorbire anche in chiave futura. |
tiber48
ha scritto:
| Qualche giocatore si è davvero spostato in cambio di niente, o di così poco da sembrare niente, ma KG è costato 7 giocatori, se contiamo anche le scelte cedute. Questo rende più realistica l'idea che difficilmente sarà un successo l'aver fatto risultati solo in regular season. Non credo che attendersi l'anello sia caricare troppo i giocatori e lo staff tecnico. Fino a pochi giorni fa l'attesa era quella. Poi sono arrivati JJ e Horford e a qualcuno le attese sono calate, sembra che i Celtics per quest'anno abbiano già dato tutto. Per me l'anello è l'aspettativa. Anche se dovesse arrivare con 16-12, ma non vorrei mi prendessero in parola. |
Angelo
ha scritto:
| Tiber, ammazza, 16-12??? Mi arresterebbero per sospetto commercio illegale di cardiotonici...e sarebbe solo uso personale... |
tiber48
ha scritto:
| Dopo più di 20 anni il 17° anello mi va bene anche con tutti 4 a 3. Per il cuore, nonostante l'età, non ho ancora problemi. dev'essere perché è biancoverde. |
Angelo
ha scritto:
(e qualcosa già si è visto contro la modesta Atlanta). (Max Giordan) Prendo spunto: perchè nei commenti, Atlanta è "modesta" di default mentre philadelphia è "solida", "tignosa", "insidiosa" (a scelta)? I record erano così diversi? ...per tacere dei Raptors... |
reggie76
ha scritto:
| A inizio stagione Atlanta era in coda. Woodson era stato pronosticato come il primo coach a dover fare le valigie. Però sono ancora lì... solo per poco però. Phila Toronto e anche New Jersey e New York erano valutate molto di più. Adesso Atlanta continua ad essere definita modesta anche perché è tornata in coda come l'ultima ai playoff. |
Angelo
ha scritto:
| Francamente non credo possa interessare moltissimo, per decidere se una squadra è buona o scarsa, quali fossero le previsioni di inizio anno. Atlanta post-Bibby vale senz'altro più della Toronto attuale. Quanto ai Sixers, la differenza tra "modesta" e "pericolosa" passa da tre vittorie in più in RS? |
Christian Spazian
ha scritto:
Allen ai C's in cambio di quasi niente, poi Gasol ai Lakers in cambio di niente di niente (max) Continui a sminuire il lavoro di Ainge e questo non lo accetto. Ha lavorato benissimo per anni attirandosi critiche e quando mette a frutto il suo lavoro gli si dice che gli hanno regalato i giocatori? Nient'affatto, Allen è stato pagato bene, nessun regalo, così come Garnett. |
Max Giordan
ha scritto:
| I Sonics stanno svendendo tutto e tutti per motivi non cestistici, un po' come Memphis. Non sorprendano quindi i regali ad altre franchigie, c'è un motivo ben chiaro dietro. La tua opinione è che Ainge abbia pagato il giusto per Allen e Garnett, e io la rispetto, ma ti assicuro che l'argomento "trade celtiche dell'estate" è stato uno dei più discussi negli ultimi mesi, e la stragrande maggioranza di coloro con cui ho parlato - anche tifosi celtici - propende per il regalone, in particolare sull'affaire Garnett. Viceversa, secondo me Garnett è venuto via a prezzo di favore, ma non regalato - anche se alla fin fine in quella trade hanno messo in mezzo una barca di giocatori ma solo un paio veramente validi a parte KG. Invece la trade di Allen è stata una vera e propria regalia, basta vedere poi cosa se ne sono fatti dei giocatori che hanno preso per lui... Per carità, bravo Ainge ad approfittare del GM che sta regalando, ma solo qualche anno fa, quando il mercato era una cosa un po' più seria di adesso, Danny si sarebbe trovato a fine stagione con un branco di giovani dal futuro incerto e nessuno si sarebbe sognato di prenderli in blocco svendendo 2 all star come Allen e Garnett. Non parliamo poi dello scandalo degli scandali, Gasol ai Lakers... Ripeto, secondo me di questo passo la prossima a beneficiare di regali sarà New York... ![]() |
marco fusi
ha scritto:
| Che lo scambio di Allen fosse più che normale lo dimostra il rendimento della coppia West/Szczerbiak che a livello di play-off sta producendo in coppia una ventina di punti più di sei assist e quattro rimbalzi, senza dimenticarsi della quinta scelta, se poi Seattle non è stata capace di utilizzare il materiale ricevuto in cambio è un altro discorso. Accostare questa trade con la truffa di Gasol mi sembra il voler fare di tutt'erba un fascio. |
Andrea Del Vanga
ha scritto:
| Sulla trade Allen si e' corti di memoria. All'epoca fu presa da molti, anche su questo sito, come 1 cantonata di Ainge, soprattutto per aver lasciato partire la quinta scelta assoluta e per le condizioni di salute di Allen, reduce da 2 operazioni. Sullo scambio Garnett si sono scritti fiumi di parole e resta almeno per me uno scambio equilibrato, visto che Minnesota esce alla fine con Jefferson, Gomes, Telfair, un grosso quid salariale e una scelta da lotteria che potrebbe essere la prima assoluta...non proprio noccioline nella NBA di oggi che come dici giustamente tu Max e' diventata una sorta di mercato delle occasioni. |
Michele Pulcini
ha scritto:
| Tornando al tema di Leo, il "been there, done that" ha un peso specifico rilevante in ogni pretendente che si rispetti all'anello ed è un peso che a noi oggi manca, soprattutto a livello di squadra, perchè solo qualche giocatore, individualmente, lo ha (Posey, Cassell e anche PGA hanno giocato finali di conference). Quanto possa pesare rispetto alla voglia di vincere nessuno può saperlo, ma è questo l'aspetto forse più preoccupante in ottica della nostra corsa. Il nervosismo piccolo o grande che vediamo nelle partite con Atlanta non deve essere sottovalutato perchè i tentativi di provocazione aumenteranno nelle prossime (speriamo) serie, con i vari Haywood, Maxiell ecc pronti a farlo. Quanto ai nostri limiti a livello di PO, beh, per quanti avessero visto gara 5 dei Cavs mi pare evidente che anche gli altri hanno i loro limiti: Cleve riesce a perdere una partita nella quale era sopra di 5 a 1.30 dalla fine con LBJ in campo e il loro tanto ammirato coach non riesce a inventarsi niente di diverso dagli isolamenti di LBJ in punta senza uno straccio di adattamento alla zonetta mascherata degli altri, mentre i Wizards tirano il 18% dal campo nel quarto decisivo e il loro centro sarà anche più forte di Perkins, ma io il cambio non lo farei. Sui Pistons, che comunque alla fine hanno battuto i Sixers, abbiamo già scritto tanto, quindi prima di vedere solo i nostri limiti esaminiamoli nel contesto generale della lega. |
Leonardo Ancilli
ha scritto:
Non credo che comunque vada sarà un successo, l'obbiettivo minimo per questo primo anno è la finale di conference, ampiamente alla portata: solo allora una sconfitta potrà venire accettata senza troppe polemiche. (Max Giordan) E' chiaro che il titolo di questo articolo si concedeva un minimo di licenza poetica, ovvio che se arrivasse l'eliminazione con Atlanta sarebbe una delusione cocente, anche perchè la serie ormai in 5 gare ha parlato chiaro se i Celtics ci sono con la testa tra le due squadre ci sono 15-20 punti di distacco, altrimenti si perde, e se si dovesse perdere per limiti mentali francamente ci sarebbe da puntare il dito solo contro i giocatori. Da li in poi rimaniamo comunque una squadra da titolo ma ci sono ostacoli seri. Probabilmente troveremo LeBron e i Cavs al secondo turno, squadra nel complesso sicuramente inferiore a noi, ma in mezzo c'è uno che tra qundici anni quando smetterà sarà nell'olimpo di questo sport a fare compagnia a gente come Russell, Chamberlain Magic, Bird e Jordan, e magari se farà le scelte giuste che lo porteranno ad un alto numero di anelli ha pure tutto per mettersi alle spalle tutte queste leggende. Ovvio che se i Cavs fanno quadrato in difesa e poi LeBron ti piazza una o più gare come la gara5 contro Detroit la possibilità di perdere c'è. Se si vince siamo in finale di conference probabilmente contro Detroit (ma non sottovaluterei Orlando che ha il doppio di energia in corpo e Detroit non ha nessuno che sembra volersi sbattere 40 minuti su ogni posesso contro Dwight Howard), a quel punto che dice Max obbiettivo minimo raggiunto. In verità questo articolo voleva provare a portare i tifosi su un concetto di tipo meno "stressato", quando leggo che l'unico risultato valido è l'anello credo che il tifoso per primo si spiani la strada per una possibile cocente delusione in cso di sconfitta e in caso di vittoria di godersela meno del dovuto. Ci sono 4-5 squadre nelle nostre condizioni di vincere e ne vincerà solo una, per questo la cosa più assurda che si può leggere è che se si dovesse perdere questa squadra va smembrata, questa è follia, se a San Antonio dopo il titolo del 99 avessero ragionato così quando ne buscavano tutti gli anni dai Lakers, oggi Duncan sarebbe altrove e magari San Antonio sarebbe nel bel mezzo di un processo di rifondazione da 5-6 anni. Noi siamo usciti da poco da un processo di rifondazione e adesso che i nostri giovani sono altrove e li possiamo valutare in modo meno fazioso, mi pare evidente che anche nel caso super ottimistico si fosse preso al draft un Durant una squadra con lui Jefferson Rondo e qualche altro (con Pierce sicuramente altrove) per quanto eccitante e futuribile per problemi di età in linea di massima era a quattro cinque anni da un possibile titolo ammesso che poi andasse tutto dritto e non ci fossero problemi con rinnovi o infortuni pesanti. Comunque vada per 3-4 anni si prosegue con questo gruppo, cercando di migliorarlo con intelligenza, buttare tutto via alla prima delusione sarebbe deleterio e inutile. Riguardo al discorso su Seattle e Memphis e le trade Allen e Gasol qui credo siamo su due situazioni diverse. Seattle prendendosi Kevin Durant (uno super sul serio) ha un giocatore potenzialmente fortissimo su cui puntare e quindi ricostruisce intorno a lui. Sarebbe stato perfettamente inutile tenergli accanto un Ray Allen che quando Durant sarà in grado di farti vincere sul serio avrà già lasciato il basket, oppure rifirmare un Rashard Lewis alle cifre di Orlando visto che Lewis poi gioca nello stesso ruolo di Durant e quindi avrebbe solo intralciato il lavoro. Li un progetto di ricostruzione tecnica al di la della rilocation c'è e quindi in quel contesto è molto più utile prendere un altro pick altissimo come Jeff Green che tenersi Allen e Lewis. A Memphis, non c'è un giocatore di riferimento, o meglio c'era aveva 28 anni (quindi giovane quanto basta per ricostruire qualcosa intorno a lui) ma l'anno regalato solo perchè l'ex GM di Memphis e Lakers era un amico di infanzia e frequentava West Virginia come l'attuale GM di Memphis, tant'è che lo stesso Stern ha cazziato di brutto la franchigia dicendo apertamente che l'NBA non può tollerare un franchigia che porta in giro per le arene un mucchio di giovani sottopagati senza un minimo di progetto su di essi, e se Stern si scomoda per questo tipo di ingerenze interne è segno che il problema c'è sul serio. |
giusegandi
ha scritto:
| Condivido quanto dice Leonardo: possiamo/dobbiamo vincere ma ATTENZIONE, nella NBA nessuno regala niente. Noi abbiamo KG che (se gioca al 100%) può risolvere quasi da solo qualunque partita ma le altre hanno LBJ, Kobe (puah! però....) e un certo Tim Duncan (l'unico giocatore oggi superiore come qualità complessive a KG). Sono dei tempi di Larry Bird e da allora non ho più goduto come quest'anno, quello che viene va bene! Ovviamente secondo me ![]() |
Stefano Papa
ha scritto:
| Caro Flavio, Dare credito ad Atlanta ottima squadra, giovane, costruita bene e fisica nei primi cinque. Stanotte penso sia la gara (6) decisiva per la stagione, andare a gara 7 minerebbe la fiducia un domani. Occorre vincere una partita fuori fisicamente, con cattiveria, i playoff sono un altro sport, per ritrovare la condizione e convinzione. Sinceramente ci manca questo, gli occhi di tigre alla ginobili e la fisicatà bruta alla POWE e KG. Speriamo bene. |
Christian Spazian
ha scritto:
| Stavo per risponderti Max, ma vedo che Marco, Andrea e Leonardo hanno già fatto il mio lavoro, quindi rimando alle loro risposte, che condivido in toto. |
Alberto
ha scritto:
| Io ho detto fino da Roma al training camp che l'obiettivo minimo era la finale NBA e lo ribadisco ancora, Ainge ha fatto tutto quello che poteva fare per mettere a disposizione di Rivers una squadra per raggiungere tale obiettivo e un risultato diverso lo riterrei un fallimento totale. Non dobbiamo nasconderci ma bisogna avere il coraggio di ammettere che il PGA è molto in là con gli anni e il contorno anche (Posey, Cassell, PJ, Pollard, House) ma sopratutto dobbiamo metterci in testa che il sistema di gioco basato sulla difesa e sull'aiuto di tutti sacrificando l'ego personale può durare massimo due stagioni quindi tirate voi le debite somme. |
Angelo
ha scritto:
| Alberto, se ogni risultato diverso dall'anello sarà un "fallimento totale" indipendentemente da ogni imprevisto, infortunio, tiro da tre finito sul ferro allo scadere, errore arbitrale in gara 7 delle finali...beh, mi sembra francamente esagerato. Non abbiamo più possibilità di vittoria di quante ne abbiano Detroit o San Antonio, e a Ovest ci sono altre squadre che, pur a un livello leggermente più basso, possono dire legittimamente la loro. Questa situazione rende il titlo per noi "possibile" ma non "probabile", e spero che la differenzqa risulti chiara a tutti. In altre parole, se Detroit, Boston e San Antonio hanno, ciascuna, il 25% di possibiltà di raggiungere l'anello, vuol dire che noi, al 75%, non lo porteremo a casa (in realtà non sarebbe proprio così, a livello statistico, ne avremmo qualcuna in più, ma tanto per rendere l'idea...) Tutto questo per dire che ci sono anche gli altri, e se bastasse perdere in finale con San Antonio per essee "falliti", allora una bella fetta di NBA è un ritrovo di falliti. Il miracolo di quest'anno è stato quello di essere diventati una delle favorite partendo da una situazione ai limiti dell'imbarazzante. Da qui in poi è questione di testa e gambe, ma non siamo gli unici ad avere testa e gambe per vincere. |
Alberto
ha scritto:
| Angelo, leggi bene perchè ho detto che il fallimento sarà se non arriviamo almeno in finale NBA. |
Michele Pulcini
ha scritto:
| Prima di decidere un "fallimento totale" di una stagione, verifichiamo prima le condizioni che non ci permetteranno di arriva a quella finale, in ogni caso la ritengo comunque una grande stagione, certo essere eliminati da Atlanta sarebbe una cosa molto grave, perchè vorrebbe dire che la testa dei giocatori in teoria trainanti non è quella giusta: non si possono vincere tre partite di RS con gli Hawks a spasso e lo stesso in gara 1/2/5 per poi farsi eliminare, significa che la superiorità tecnica esistente viene azzerata da problemi mentali dei giocatori. Però il problema non si pone e stanotte si vince, poi sotto a chi tocca. |
Angelo
ha scritto:
| Vero, Alberto, chiedo scusa. Vale tutto il resto, ovvero che gli episodi ti possono punire anche prima della finale di conference, e un 4-3 contro detroit io non lo vivrei come un fallimento totale |
lelejuve
ha scritto:
| Non sono affatto d'accordo con te questa volta Leonardo. Se usciamo possiamo ben considerarci uno dei più grandi flop della storia sportiva. Perchè tutti abbiamo considerato disastrose le ultime due stagioni di Dallas ed eventualmente positiva la nostra di quest'anno? Far bene la regular season è importante, ma poi le vere squadre di vedono nei play off. Chi baratterebbe un anello partendo dal 16° record con un'eliminazione al primo turno dopo aver ottenuto il miglior record? Ma dai, anche un turno in più ai play off è certamente meglio di un record in RS. E resto dell'idea che l'anno giusto per vincere per noi è questo...in futuro sarà sempre più difficile per mille ragioni. |
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Quando leggo che l'unico obbiettivo per i Celtics è l'anello, francamente credo che si stia perdendo di vista la realtà. Sia chiaro i Celtics hanno tutto per vincere l'anello, forse sono pure i favoriti essendo reduci da una stagione regolare incredibile, ma è pur vero che le carte in regola per vincere l'anello non ce le abbiamo solo noi, ma altre 3-4 squadre e che comunque vada l'anello lo vincerà una sola. E quando ti vai a giocare una serie di playoff molto equilibrata spesso a fare la differenza sono gli "episodi". Ad esempio la serie tra Spurs e Suns è stata decisa dall'unico tiro da tre scoccato dalle mani di Duncan da quattordici mesi a questa parte, in una partita che i Suns hanno deliberatamente perso dopo aver avuto in mano il colpo della vittoria per almeno tre volte. E a vedere dall'andamento di gara1 fino allo scottante finale, i Suns sembrava avere il doppio di birra degli Spurs. E invece abbiamo visto com'è andata.
E un altro capitolo in cui lo staff dirigenziale ha visto lungo è proprio l'unità e la compattezza dello spogliatoio, nato dalla forte volontà di stare lontano da personaggi che nel momento più bello ti creano il "problema" che poi ti condiziona, cito il Carmelo Anthony che alla vigilia di una serie di playoff si fa pescare alticcio alla guida, oppure il Josh Howard che nel bel mezzo di una serie che assomiglia tanto all'ultima spiaggia della sua squadra, va alla ESPN a dichiarare che in periodo di playoff fa uso di mariauna, oppure alla coppia TJ Ford / Chris Bosh che trasforma quella che doveva essere la stagione della consacrazione di Toronto, in una sfida personale contro l'anima europea della squadra, facendo arrivare i suoi Raptors ai playoff logori e svogliati, e la lista potrebbe proseguire. A Boston nulla di tutto ciò, anni fa quando emerse che Ainge si avvaleva delle consulenze del Dottor Niednagel, e che per evitare "casini" aveva varato un "codice Ainge" in molti nell'NBA si misero a risero, oggi a fronte di spogliatoi NBA dove l'ingestibilità la fa da padrona, a Boston come ben espresso da Buffa nella parte in neretto quel tipo di problemi sembra distante anni luce.






