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Larry e Dominique non ci sono più, ma non è forse un caso che nell'anno del nostro grande rilancio ai vertici i primi avversari nella - si spera lunga - corsa playoff siano i vecchi amici-nemici della Georgia. Ma chi sono e come giocano questi Atlanta Hawks?
Energia, atletismo, zompi paurosi, un pizzico di talento e tanto casino: sono questi in estrema sintesi i segni distintivi dei falchi, che con l'entusiasmo dei giovani possono fare danni contro chiunque in singola giornata, ma che appaiono certamente come la meno credibile ed attrezzata delle sedici squadre che si sono aggiudicate un posticino ai playoff. Anche nella versione più prudente possibile ed accantonando per scaramanzia l'ipotesi di sweep, è proprio faticoso non ipotizzare la prima serie playoff vinta da coach Rivers in carriera. Unica certezza: dipende solo da noi.
Quintetto
Istruzione per l'uso: i matchup sono da prendere con le molle per la costante tendenza di entrambe le squadre a cambiare nei giochi a due e nei movimenti senza palla con blocco.
Mike Bibby
Arrivato a metà stagione in cambio di una serie di delusioni, comprimari o bidoni assortiti (Shelden Williams, Lorenzen Wright, Anthony Johnson, Tyronn Lue), ha preso in consegna una fetta importante di responsabilità, cercando di fornire quell'apporto di leadership necessario per questo gruppo di sbarbati. Improvvisazioni in attacco, splendido gioco senza palla e tanta qualità nell'interpretazione dei pick and roll compongono il repertorio, condito da tante partite senza domani giocate in passato. Curiosità: è il cognato di Eddie House.
MATCHUP vs Rondo
L'esperienza contro la freschezza, ma il decollo di fiducia e personalità che Rajon ha avuto nel corso di questa stagione ha tranquillizzato coloro che individuavano in lui l'anello debole di questi Celtics. Mike è molto attaccabile da un giocatore dalle caratteristiche di Rondo che può ergersi a protagonista inatteso sfruttando anche la passività negli aiuti di Atlanta (Smith a parte). Il nostro deve fare molta attenzione ad uno dei marchi di fabbrica del rivale, ovvero l'abilità sia nel sfruttare che nel portare blocchi, spesso in funzione dei movimenti di Joe Johnson.
Joe Johnson
E' il leader, è la stella, il terminale offensivo e l'uomo franchigia alla luce dei $15 milioni che
percepirà nel 2010. Ed è anche e soprattutto un amarissimo ex Celtics,
dopo la cessione probabilmente frettolosa a Phoenix del febbraio 2002 nonostante un interessante avvio di stagione in biancoverde. Giocatore di rara
completezza tutto campo, sa per prima cosa segnare sia dal perimetro
che attaccando il canestro, ma è anche in grado di creare dal palleggio
per i compagni ed all'occorrenza difendere o darsi da fare nel lavoro
sporco e soprattutto a rimbalzo (6 di media).
MATCHUP vs Ray Allen
Joe Johnson soffre i giocatori più piccoli e rapidi, ma Ray Allen non rientra del tutto nella fattispecie. Entrambi sono celebrati per la fase offensiva, ma Joe è un decoroso difensore per tecnica e fisico, non così facile da battere in palleggio: con Childress in campo su Allen, infatti, sarà spesso dirottato su Pierce in un duello equilibrato tra due giocatori che non si possono spostare fisicamente a vicenda. In attacco può portare il nostro Ray in post basso sfruttando la maggiore consistenza muscolare. Fondamentale il lavoro dei lunghi nel raddoppiare sulle sue uscite senza palla, all'occorrenza abbandonando anche il diretto avversario; non meno indispensabile il contributo dalla panchina di James Posey.
Marvin Williams
Sembra finalmente aver superato le difficoltà del suo impatto NBA dopo una carriera collegiale extra lusso che l'aveva portato ad essere scelto davanti a Chris Paul e Deron Williams al draft 2005. Comprensione del gioco sotto standard, difficoltà nell'usare il fisico e nel finire in traffico, poca forza nella parte alta del corpo, letture difensive sospette sono i maggiori limiti in lenta risoluzione. Ma il talento è prima classe ed i costanti miglioramenti in attacco lo rendono il probabile terzo violino Hawks nonostante vertiginosi alti e bassi.
MATCHUP vs Pierce
Lo ritengo il duello più nettamente a nostro favore in attacco: Paolino può far soffrire il debuttante Marvin in qualsiasi situazione offensiva, dall'uno contro uno frontale ai soliti isolamenti dal post medio-basso, oltre a fargli pagare l'abissale differenza in termini di esperienza. Non a caso è tutt'altro che da escludere un frequente dirottamento di Johnson sul capitano non appena fa il suo ingresso in campo Childress, che si occuperebbe di Ray Allen con conseguente ampia compressione del minutaggio di Williams. La crescita offensiva di Marvin specie dalla media distanza costringerà tuttavia Pierce a non risparmiarsi nella propria metà campo ed a rincorrerlo nel tanto movimento senza palla che effettua.
Josh Smith
Highlight umano, francamente uno degli atlelti più fluidi ed allucinanti dell'intero pianeta NBA. Fatelo saltare o correre ed è contento, ma continua ad essere un talento individuale poco contestualizzabile nel gioco di squadra, nonostante la crescita nel tiro dalla distanza specie in arresto e tiro o dal palleggio. Ogni azione è buona per una stoppata (specialità della casa), un rimbalzo, un recupero difensivo o una schiacciata in penetrazione, ma anche per zompi totalmente senza senso o per ingenuità grossolane in attacco come in difesa.
MATCHUP vs Garnett
L'unico difetto (se di difetto si può parlare) di Kevin Garnett nella propria metà campo compare quando è costretto ad uscire dall'area a causa di ali grandi duttili e perimetrali, ma Smith è prevalentemente un animale atletico poco indottrinato che ama giocare in avvicinamento, di quelli che possono essere portati a scuola comodamente dalla nostra stella. Possiamo sfruttare i limiti di Josh nel riconoscimento del proprio uomo in transizione, permettendo molti canestri facili a KG nei primi secondi dell'azione.
Al Horford
Onestissima stagione di esordio per il due volte campione NCAA con Florida, il più credibile candidato a contendere il titolo di Rookie of the Year a Kevin Durant. Negli ultimi 30 anni solo 5 centri rookie erano partiti in quintetto per più di 70 volte. Coinvolto in post alto per smistare il gioco ma battezzabile al tiro oltre i 4 metri ancora troppo insicuro, sa correre, passare e prendere rimbalzi ed è l'unico che può dare continuità fisica in area. Curiosamente cavalcato come terminale in uscita dai time-out: occhio alla sua caratteristica esecuzione andando verso destra.
MATCHUP vs Perkins
Tra qualche anno Horford diventerà nettamente superiore, ma oggi c'è qualcosa di simile nei due che potrebbero così annullarsi a vicenda, pur essendo questo l'unico matchup in cui non partiamo in vantaggio. Nei tanti cambi che fanno in difesa gli Hawks e specie quando gli insidiosissimi tentacoli di Smith sono lontani dall'area (su Pierce o Allen), potrebbero tornare molto utili i giochi alto-basso tra il nostro e Garnett e si può dare palla dentro a Perkins che col suo gancetto può far male all'inesperto Al. In difesa Kendrick può concedere molto spazio al tiro inaffidabile di Horford ed occupare l'area per aiuti e raddoppi.
Panchina
La profondità della panchina è un altro grande punto a nostro favore, sia per quantità che per qualità.
Josh Childress è regolarmente il primo cambio ed il sesto uomo designato, in grado di fornire un costante contributo in termini di efficienza tutto campo, spesso anche al di là delle cifre (spicca il 58% dal campo): guardia atletica iperattiva, sa andare a rimbalzo, passare palla, correre e concludere in contropiede, oltre ad essere tra i più vivaci in difesa; ma può concedersi un errore o un calo di concentrazione in ogni momento.
Salim Stoudemire potrebbe rubare minuti come vice Bibby al rookie Acie Law, rispetto al quale ha un pizzico di esperienza in più ma la stessa identica faccia tosta: attenzione alla capacità di entrambi di accendersi in attacco per fiammate improvvise, specie Salim col suo particolare tiro da tre schiacciato, temibile se entra in ritmo.
Zaza Pachulia è il centro di riserva, certo non il giocatore di talento che avvicina i giovani a questo sport e con una sorprendente propensione a farsi mangiare in testa da chiunque: possibile punto debole Hawks.
Solomon Jones, acerbo comprimario tutto da costruire, chiude la rotazione dei lunghi ma senza godere della fiducia dello staff tecnico. Jeremy Richardson e Mario West completano il roster ma a loro volta difficilmente troveranno minuti di qualità in questa serie. Speedy Claxton è out per problema al ginocchio.
Attacco
Altissimo numero di blocchi, molti giochi a due sul lato forte e pick and roll anche in serie, classici schemi con lungo (Horford o Smith) che blocca sul lato per l'uscita di Johnson o Williams e poi si apre o si posiziona in post basso, isolamenti per l'uno contro di Smith o per il post basso di Johnson. Tendono nel complesso ad essere piuttosto scolastici e prevedibili, andando in affanno dopo la prima opzione offensiva. La sensazione è che manchino passatori puri e che siano invece ben presenti giocatori creativi nei modi per perfezionare turnover, aspetto in cui Atlanta può essere considerata tra le peggiori della lega proprio per la stupidità di alcune palle perse. Dall'arrivo di Bibby hanno finalmente cominciato ad alzare il ritmo e sfruttare i tanti atleti in campo aperto.
Difesa
Cambiano sempre ed ovunque le marcature, sfruttando d'altronde una lampante versatilità atletica che permette loro di accettare i matchup senza troppi patemi d'animo. Presi individualmente tuttavia non si intravedono autentici mastini in difesa e patiscono infatti rotazioni eccessivamente selvagge e spericolate, concedendo una sproporzionata quantità di tiri non contestati agli avversari. Con l'arrivo di Bibby, inoltre, hanno alzato il ritmo del gioco contravvenendo ai loro principi difensivi di inizio stagione e soffrendo moltissimo le transizioni offensive ed i contropiedi avversari. Fatta eccezione per le superlative doti di intimidazione di Josh Smith, davvero tanta confusione e grossi limiti.
Coach Mike Woodson
Non proprio adorato dal popolo della Georgia ed ancora meno sicuro del posto per l'anno prossimo, ha fatto veramente poco per portare un pò più di pubblico nei miseri spalti grigi della Philips Arena. Allievo di Bobby Knight ad Indiana dove è nato e cresciuto, ha avuto un'onorevole carriera da giocatore negli anni '80 lasciando il segno ai Kansas City Kings. E' stato assistente di Larry Brown a Philadelphia e Detroit prima di approdare nel 2004 ad Atlanta. Predilige gioco a metà campo, controllo del ritmo ed enorme utilizzo dei blocchi, ma lascia libero sfogo all'iniziativa del singolo. Finalmente con l'arrivo di Mike Bibby si è trovato tra le mani una point guard in grado di spingere palla e di prendere in mano le responsabilità dell'attacco, da un lato liberando Johnson da onerosi compiti come play e diminuendo la dipendenza dal suo fatturato offensivo, dall'altro sfruttando finalmente in campo aperto l'enorme atletismo negli altri ruoli.
Possibili chiavi tecniche
-Correre tanto ma soprattutto bene sfruttando i loro limiti nella transizione difensiva e le tante palle perse a cui li costringeremo con i nostri raddoppi sulla palla ed il nostro caratteristico gioco sulle linee di passaggio.
-Riconoscere i tanti vantaggi che possono scaturire dai loro eccessivi cambi in difesa.
-Aiutare e raddoppiare (specialità di casa Thibodeau-Garnett) su Joe Johnson e fare enorme attenzione ai giochi a due o ai blocchi ciechi tra lui e Bibby che potrebbero portare Rondo a difendere in isolamento contro il troppo più grande JJ.
-Non calare mai nell'intensità difensiva anche se in netto vantaggio, perchè Atlanta ha i mezzi per cavalcare l'entusiasmo di ondate positive ed è squadra di parziali che può sempre rientrare in partita.
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