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Niente Garnett, niente Pierce, niente Ray Allen, niente sconfitta. I Celtics guidati da Powe e Posey passeggiano anche sui Bobcats. 101-78 il finale con primo posto assoluto in cassaforte e record di "best single season turnaround" superato.
Recap
Ebbene si: due traguardi raggiunti con il minimo sforzo, senza nemmeno un rimasuglio di "big three" in campo, in trasferta e contro una squadra che, quest'anno, ci aveva creato più di un problema. Partita tranquilla, messa da subito nei giusti binari, con le riserve che si sono mosse (quasi) sempre con un sincronismo e una sicurezza altamente indicativa di come, insieme ai tre campioni, sia tutto il "sistema Celtics" creato da Coach Rivers e dal suo staff a meritare di essere celebrato.
Quintetti base rivoluzionati: a Pierce, papà da Venerdi notte della piccola Prianna Lee (Auguri!), viene ovviamente concessa la libera uscita; giornata di riposo anche per Garnett e Ray Allen. Si presentano quindi in campo Perkins, Powe, Posey, T. Allen e Rondo. Dall'altra parte, stante l'assenza di Gerald Wallace sofferente per un risentimento inguinale risalente all'ultima vittoria contro i Raptors, si risponde con Okafor, Davidson, Richardson, Carroll e Felton. Quintetto veloce, quindi, per coach Vincent.
Da subito i ragazzi in biancoverde fanno capire che non sarà una gita scolastica e, con una scioltezza che ha dell'incredibile, scavano immediatamente il parziale che consentirà di vivere una serata ancora una volta priva di particolari patemi: a metà quarto siamo già 21-13, con un Posey eccellente su entrambi i lati del campo che mette a referto 11 punti (con 3/3 da dietro l'arco). Se qualcuno volesse vedere in 30 secondi che tipo di giocatore sia il nostro James, si riguardi quello che accade tra il 5.30 e il 5.00 del cronometro. Prima la bomba che fissa il risultato sul 21-13, poi, dopo una rubata di Davidson a Rondo, la stoppata in recupero con la mano sinistra che blocca in partenza l'attacco al ferro di Richardson (vedi foto a lato), non proprio l'ultimo arrivato in questo genere di situazioni. Dopo 12 minuti siamo già 37-25 e, da quel momento, il vantaggio non scenderà quasi mai sotto la doppia cifra. Palpabile la presenza di Leon Powe, che ringhia e sgomita sotto le plance portando i soliti quintali di fieno in cascina (11 punti e 5 rimbalzi). Rondo si diverte senza forzare, timbrando il cartellino con 5 assist.
Nel secondo quarto Rivers dà ampio spazio alle seconde linee delle seconde linee (sic!) e si rivede anche Scalabrine il quale, a fine partita, collezionerà quasi 18 minuti di presenza. Ma è Eddie House a entrare subito in ritmo: un piazzato da 5 metrie un tiro da tre, uniti a un altro bel canestro di Glen Davis, portano il risultato sul 46-30, massimo vantaggio. Timeout di frustrazione per i Bobcats. Al rientro i nostri avversari stringono un po' le maglie in difesa e, grazie a un boykins che fa ammattire il povero Cassell, costruiscono un parziale di 9-0 che riporta sotto Charlotte. Ma è' solo un fuoco di paglia: le riserve mantengono il vantaggio intorno alla doppia cifra e, con il ritorno dei "titolari", si arriva al 64-50. Impietoso il conto dei rimbalzi, che parla di un 27-12 per i Celtics.
Il terzo periodo inizia ancora con i Bobcats che ci provano. 6-0 e, dopo una tripla di Jason Richardson si và al celere timeout. A proposito, per la serie "Posey non deve essere giudicato solo dalle sue statistiche", J-Rich in 27 minuti mette a referto la bellezza di 5 punti...fate voi. Il solito Powe versione 2.0 domina sotto canestro, continua a prendersi numerosi falli e non sbaglia un libero (alla fine saranno 12/13). Per la verità non è una fase di gioco particolarmente brillante: molti gli errori da una parte e dall'altra. Mohammed e Okafor ci creano qualche problema a rimbalzo, poca cosa per preoccuparsi. Alla sirena siamo 82-69.
Ultimo periodo senza storia, con i Bobcats che mettono a referto la bellezza di 3 canestri dal campo e 9 punti totali. Aperta parentesi, da segnalare un cult assolutamente imperdibile: palla rubata di Davis a Dudley, transizione solitaria con passaggio di palla dietro la schiena e layup finale. Standing Ovation. Scherzi a parte: questo ha un fisico da lottatore di sumo ma una coordinazione e due mani che il 90% dei lunghi NBA si possono sognare. Chiusa parentesi. per completare la festa manca l'iscrizione al box score, voce "points" del dimenticato Scal; risponde presente con un libero a 5.33 dalla fine. Finisce 101-78, con un imbarazzante 54-35 ai rimbalzi.
Vittoria indicativa dell'orgoglio delle nostre riserve e risposta piuttosto eloquente alle critiche di "panchina scarsa" che, ciclicamente, ritornano nei commenti di esperti e non. Esperimento da riproporre ancora prima della fine della regular season, magari contro Milwaukee, per allontanare il rischio di infortuni alle nostre stelle. 61-15, bene così.
Migliore in campo: Come detto, Powe ha fatto benissimo, migliora di partita in partita e ora tira anche i liberi come Ray Allen, ma Posey è stato assolutamente perfetto: date un'occhiata alle cifre di Richardson e comparatele con quelle di questa notte: 9 punti, 1/7 al tiro in 32 minuti, cifre da comprimario. Se a ciò aggiungiamo 19 punti con 3/7 da tre punti e 4/6 da due, beh, dobbiamo dare a James quello che è di James. Firewall attivo.
Peggiore in campo: Cassell ha la voglia di un ragazzino ma questa notte è stato abbastanza irritante nonostante la scampagnata in quel di Charlotte: crocifisso da Boykins in difesa nel secondo quarto, forza all'inverosimile ogni situazione offensiva, chiudendo 2/9 dal campo.
Boston statistiche: Powe 22 pts, 9 rbs; Posey 19 pts, 3 rbs; House 16 pts, 4 rbs; Davis 9 pts, 8 rbs
Charlotte statistiche: Okafor 17 pts, 8 rbs; Boykins 15 pts, 4 rbs (e altezza 1.65...); Felton 11 pts, 10 ast; Dudley 10 pts, 5 rbs.
Preview
Chi non ricorda quei 3-4 secondi in cui successe di tutto? C'era appena stato il tiro in allontanamento del capitano, primo ferro, rimbalzo Felton...
"Maledizione, proprio con questi dobbiamo andare a perdere? Tiri liberi e a casa... no, non hanno ancora raggiunto il bonus, peggio ancora, hai voglia a fare un fallo veloce, intanto perdiamo altro tempo".
...Poi la rimessa, Richardson che tentenna, cerca il compagno libero, il tempo passa, palla buttata dentro, House la tocca, Pierce se la trova in mano, vede Ray appena oltre l'arco, lo serve. Ray mette i piedi a posto, salto, rilascio (il tutto in una frazione di secondo), quel dannato pallone sfida tutte le leggi della fisica e si muove al rallentatore, almeno così sembra, poi non si degna nemmeno di sfiorare il ferro. Sirena. Vittoria. Infarto.
Ormai sono passati 4 mesi e i destini di Bobcats e Celtics hanno seguito strade diametralmente opposte. Da una parte il cammino trionfale che ha portato i biancoverdi a toccare in scioltezza le 60 vittorie, dall'altra un campionato deludente nonostante le buone premesse iniziali e un roster che appariva, finalmente, competitivo. Grazie all'arrivo della stella di Golden State, Jason Richardson, giocatore ideale per affiancare Gerald Wallace e Emeka Okafor, sembrava che si potesse tentare il primo approccio ai playoffs. Purtroppo, alcuni problemi strutturali del roster, unito agli infortuni pesanti di Sean May e Adam Morrison hanno tarpato le ali ai sogni di gloria.
Il record dei nostri avversari parla di 28 vittorie e 47 sconfitte e un cammino che, nell'ultimo periodo, definire isterico sembra riduttivo. Una striscia di 5 sconfitte consecutive, poi 5 vittorie, poi ancora 5 sconfitte, una trasferta ad Ovest inaspettatamente positiva (corredata di scalpo Lakers), prima delle ultime L al cospetto di Raptors e Cavaliers. Incostanti? Probabilmente. Sta di fatto che contro i Celtics, in almeno due occasioni, si sono mostrati all'altezza, rivelandosi avversario ostico al di là delle differenze di classifica.
Ma vediamo meglio chi sono i giocatori che andremo ad affrontare:
Chi sarà il centro titolare, non è certo. Coach Vincent ha proposto, ultimamente, due quintetti distinti, a seconda delle opportunità. L'uno, "tradizionale", composto da Mohammed, Okafor, Wallace, Richardson e Felton, l'altro, con velleità di small ball, vede Dudley in qualità di PF affiancato da Okafor. Difficilmente, al cospetto di "Re" Kevin Garnett, sarà rischiato il giovane rookie, troppo in debito di centimetri e classe. Presumibilmente quindi, Perkins dovrà vedersela con Mohammed, uomo di esperienza, al decimo anno da professionista; può garantire una solida presenza sotto le plance e un piazzato tutt'altro che disprezzabile.
Su Okafor occorre aprire un piccolo capitolo a parte. Molte delle speranze di una buona stagione per i Bobcats dipendevano proprio dall'attesa e definitiva esplosione di questo giocatore. Purtroppo, dalla sua comparsa nel mondo NBA, non si sono visti miglioramenti sostanziali. Rimane un riferimento importante, più di 10 rimbalzi e 13 punti a partita, difensore affidabilissimo, più che discreto nella metà campo avversaria; poco, comunque, per quello che ci si aspettava da un ragazzo che si era fatto preferire, nel 2005, a un certo Dwight Howard nella corsa al titolo di rookie of the year. Attraversa attualmente un'ottimo momento di forma e la sua probabile sfida con Garnett è tra quelle più intriganti della serata, soprattutto nella metà campo di Charlotte.
Gerald Wallace è, probabilmente, uno dei giocatori più sottovalutati dell'intera NBA: Quasi 20 punti di media a partita, atletismo impressionante, buona rapidità, tremenda attitudine ad attaccare il ferro, difensore attento in uno contro uno, eccellente in aiuto. Avesse anche un piazzato affidabile e il tiro da tre sarebbe all-star di diritto. Può creare più di un problema a Pierce.
Jason Richardson è la prima "bocca da fuoco" di questi Bobcats: unico tiratore affidabile dall'arco, ottimo piazzato, fisico potente, difficilmente controllabile nell'uno contro uno, non ha nella difesa la sua arma migliore. Nei tre incontri precedenti ci ha sempre fatto malissimo, segnando 30 punti di media.
Raymond Felton, nonostante sia un sicuro talento, è uno dei grandi equivoci di questa squadra. E' una buona point guard, tiratore dalla media, pericoloso in penetrazione, ma con questo roster è tutto fuorchè quello che serve a Charlotte. Spieghiamoci meglio: può una squadra che spesso gioca con 4 piccoli e ha in campo realizzatori di tutto rispetto avere il ventitreesimo attacco della lega? Il problema è che, per far funzionare un attacco di questo genere, occorrono a) giocatori affidabili nel tiro da tre, in grado di svuotare il pitturato a beneficio delle qualità offensive dei vari Wallace e Richardson e/o b) un play in grado di fare da perno per un'efficiente circolazione di palla. Come abbiamo visto, l'unico cecchino è J-Rich e Felton non è l'uomo in grado di fare da metronomo. Ne consegue che la palla staziona troppo tra le mani dei giocatori e l'attacco è limitato all'effettuazione di isolamenti e pick & roll, buoni finchè la difesa non trova le contromisure.
La panchina, abbastanza corta anche a causa dei già citati infortuni a May e Morrison, offre la bella sorpresa di Jared Dudley, rookie di fisico non esattamente esplosivo e piedi tutt'altro che rapidi ma con QI cestistico sopra la media, ottimo difensore che cerca di farsi sentire anche nella metà campo avversaria. Completano la rotazione Matt Carroll, abbastanza pericoloso il suo tiro da tre e il "piccolo grande uomo" Earl Boykins, in grado di dare quei cambi di ritmo che consentono un minimo di imprevedibilità all'attacco di Charlotte.
In conclusione, sicuramente non ci aspetta una partita facile. Charlotte ci terrà a fare bella figura davanti al suo pubblico e a confermarsi come una delle poche squadre che ci ha dato filo da torcere. Le chiavi della partita potranno essere molteplici a seconda dello schieramento che sarà adottato da coach Vincent. La difesa sugli esterni nun è certamente un punto di forza dei Bobcats, quindi è facile prevedere spazi per Ray Allen. Anche House, Posey e Pierce dovrebbero trovare possibilità per tiri da tre non disagevoli. Felton soffre i giocatori veloci, contro TJ Ford ha sudato sette camicie e subito una marea di penetrazioni; non sembra avere le gambe, difensivamente, per tenere Rondo; d'altra parte, anche Rajon ha motivi per temere il dirimpettaio: durante l'anno abbiamo visto che ha maggiormente sofferto i play con buona forza nella parte superiore del corpo. Certo, Felton non è Deron Williams (e nemmeno Arenas), ma nelle precedenti occasioni ha sempre creato diversi fastidi. Attenzione anche ai possibili accoppiamenti Pierce-Wallace e Allen-Richardson. Il secondo, in particolare, appare difficoltoso: J-Rich ha la tecnica e la potenza per portare a spasso Ray. Rivers, in caso di difficoltà, potrebbe riservare un minutaggio considerevole a Posey o T.Allen, che, se fosse in giornata, potrebbe essere l'elemento ideale.
60-15, giochiamola senza patemi, avremo tempo di preoccuparci ai playoffs.
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