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Firewall ossia muro di fuoco, in informatica i Firewall sono programmi che ti proteggono dagli attacchi esterni. Esattamene quello che fa James Posey nei Celtics. Quale soprannome potrebbe essere più approppriato per il nostro numero 41 ?
Dietro alle ultime esaltanti vittorie, c'è sicuramente uno spirito di squadra probabilmente senza uguali nel panorama NBA attuale, una squadra che trae la propria linfa vitale non dall'attacco e dalle grandi giocate dei solisti, ma bensì dalla difesa e di un "collettivo" equilibrato in cui ogni giocatore è chiamato a dare il massimo in termini di volgia ed energia.
Tra i tanti singoli che si sbucciano i gomiti i difesa tutte le sere ce ne è uno forse troppo poco celebrato da tutti, James Posey.
James è un'arma globale, è un difensore che può prendersi sia gente come Kobe e TMac, oppure può prendersi gente di oltre 2,10 come Nowitzki come il tedesco ben ricorda. Il tutto con risultati identici, ossia enormi problemi dell'attaccante e enormi grattacapi per il coach avversario sul come impostare la gara con Posey in campo.
La tanto celebrata "Small Ball" che negli anni scorsi andava tanto di moda, di fatto si sta evolvendo e il vero successo di questa "idea" di gioco sta sicuramente nell'avere un giocatore che in attaco tenga impegnato l'avversario (Posey tira con quasi il 40% da tre punti, quindi è sconsigliabilissimo lasciarlo solo) meglio se portandolo lontano dal canestro e quindi aprendo l'area, ma soprattutto creando problemi di marcatura al suo avversario se è un lungo classico e stanziale, e che questo giocatore in difesa sia in grado come detto sopra di prendersi sia eventuali piccoli adattati in ala grande sia lunghi classici.
Insomma non riesce difficile immaginare che il giocatore che risponde meglio a questo identikit di tutta l'NBA sia il nostro James Posey. Guadagna solo 3,5 M$ grazie all'ennesima magata estiva di Danny Ainge, ma per il peso specifico che ha nell'economia dei Celtics attuali ne meriterebbe tre volte.
Un esempio classico di quanto scritto sopra : a San Antonio tenendo lui in capo Rivers ha obbligato Popovich a snaturare i suoi Spurs, ricorrendo ad un Horry abbastanza fuori palla e a qualche minuto con Bowen da ala grande soluzione che notoriamente fa perdere colpi agli Spurs. La sera dopo Posey si è preso cura (non da solo) di Tracy McGrady e dietro l'opaca prestazione del numero uno dei Rockets (un misero 4-11 al tiro) c'è ancora lui.
Quindi va a lui il mio personale MVP delle prime due gare dello "Sweet Texas", giocatore umile, ma combattivo, forse quello tra i giocatori attuali che incarna meglio il Celtics Pride delle dinastie precedenti.
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