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Una geniale estate può condizionare l'inverno di un'intera lega?
E’ possibile che una lega come l’NBA venga stravolta da un paio di operazioni di mercato di una squadra? Pare di sì, perché la clamorosa svolta dei Boston Celtics a opera di Ainge con l’arrivo di Garnett e Ray Allen ha cambiato all’improvviso gli equilibri quasi consolidati delle altre 29 franchigie.
I primi due mesi di stagione regolare hanno confermato la teorica bontà delle mosse estive e i sogni di inizio autunno di tutti i tifosi celtici, con un inizio travolgente, una chimica raggiunta con tempi inattesi e un’intensità difensiva che da tempo non si vedeva.
Tutto questo ha di certo spaventato molti tra i GM avversari a riflettere sulle loro possibilità di battere sul campo i Celtics e, con il passare delle partite, diventava chiaro a tutti che Boston non sarebbe stato un avversario facile da battere e che urgevano contro misure adeguate.
Da queste valutazioni l’effetto domino del titolo: una reazione a catena che ha coinvolto le altre teoriche pretendenti all’anello, le quali non hanno potuto evitare pesanti investimenti in giocatori più o meno veterani, con i loro costosi contratti a supporto.
Shaquille O’Neal, Jason Kidd, Ben Wallace e Pau Gasol i nomi eccellenti che hanno lasciato squadre senza speranze di PO per rinforzare franchigie già forti o molto forti, ma si sono spostati anche altri giocatori di livello buono e molto buono come Marion, Bibby, Thomas Harris, Diop e qualcun’altro che di certo dimentico, ma il nostro Ainge ha risposto alla grande portandoci Brown e Cassell (speriamo).
Quello che mi ha impressionato è stata la clamorosa capacità delle squadre a inventarsi questi scambi di altissimo livello, sfruttando tutte le pieghe del regolamento NBA (qualche volta veramente al limite del lecito), per regalarci una primavera con i botti in ottica PO, soprattutto a Ovest: dopo aver verificato che le nostre tre stelle erano in grado di convivere e convincere, a Dallas hanno pensato che la loro stella Nowitsky da sola non era in grado di vincere e hanno voluto affiancarne una seconda come Kidd; a Phoenix allo stesso modo hanno voluto aggiungere a Nash e Stoudamire lo stellone O’Neal, mentre a Los Angeles Kobe era troppo solo e Gasol poteva affiancarlo.
Chi riuscirà a vincere? Una sola, ovviamente, e, quindi, potrebbero restare molto deluse Phoenix nonostante Shaq, oppure Dallas nonostante Kidd o altre e questo, magari, non per colpa di giocatori o allenatori incapaci, ma solo perché il livello delle migliori è di certo più alto adesso: potrebbero finire il loro ciclo quest’anno Avery Johnson o Mike D’Antoni, nonostante il buon lavoro fatto nel passato e i riconoscimenti avuti, ma, come sappiamo, conta solo vincere.
Di certo queste franchigie si sono molto esposte per il futuro: Phoenix, per esempio, ha alcuni giocatori findamentali come Nash, Hill o Shaq a cui rimangono davvero solo una stagione o due ad alto livello, quindi i prossimi PO si annunciano davvero combattuti come non mai: a Ovest sono almeno quattro le super squadre, e non considero Hornets e Jazz tra loro nonostante gli ottimi risultati, mentre a Est abbiamo Celtics, Pistons e Cavs che puntano alla finale NBA con ottime possibilità.
Tutto questo solo per merito, o colpa, delle geniali intuizioni di Ainge e per la sua annunciata "visione", il progetto che in alcuni anni di preparazione e in qualche mese di lavoro questa primavera gli ha consentito di rivoltare la storia della franchigia più titolata della lega, riportandola in vetta.
Grazie Danny!
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