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Danny Ainge aveva aperto le danze e Danny Ainge le chiude. Il doppio colpo PJ Brown - Sam Cassell chiude di fatto una rivoluzione trasversale che ha attraversato tutta l'NBA sotto la spinta di un'altro doppio colpo del GM biancoverde, ossia quello estivo Ray Allen / Kevin Garnett. Nel frattempo l'NBA non è più la stessa.
Gasol ai Lakers, Kidd a Dallas, Shaq a Phoenix, Kurt Thomas a San Antonio. In meno di un mese l'NBA è stata letteralmente stravolta da una serie di trade dal peso specifico enorme con tutte le contender coinvolte, e se i Celtics non potevano permettersi e non avevano neppure bisogno di una trade importante, Ainge a comunque chiuso di fatto le ostilità sul mercato con un doppio colpo che da alla panchina dei Celtics in profondità e uno spessore fuori dal comune.
A questo punto a prescindere da comunque si chiuda la stagione dei Celtics, si può affermare senza ombra di dubbio che il nostro GM ha fatto il possibile e l'impossibile per mettere a roster la miglior squadra possibile.
A consolidare il roster dei Celtics che si è innalzato sulle vette dell'NBA sin dalle prime gare di stagione regolare, arrivano due giocatori che per certi versi tre i Free Agent sono stati i sogni invernali della stragrande maggiornaza dei General Manager : Sam Cassell e PJ Brown
Sam Cassell in verità Free Agent lo è diventato solo da poche ore e solo per accasarsi ai Celtics. Trentanove anni, due anelli al dito nelle sue prime due stagioni di NBA a fianco del grande Olajuwon, e un decennio abbondante di concenti delusioni, hanno convinto l'ex play dei Clippers che era inutile chiudere quella che forse sarà la sua ultima stagione nel grigiore dei Clippers, dove e tante troppe assenza hanno fato si che una squadra che poteva giocarsi i playoff ad fine febbraio fosse già fuori gioco. Sam aveva già dichiarato da tempo che si vedeva bene in "verde", dove oltre alla concreta chance di rivincere l'anello rotroverà due dei suoi ex compagni con cui all'anello ci è andato vicino, ossia Ray Allen con cui ha diviso i momenti di gloria ai Bucks nel 2001, e Kevin Garnett con cui condivise la grande cavalcata del 2004 a Minnesota, finita male forse solo per un infortunio sul più bello (finale di conference contro i Lakers) dello stesso Cassell.
Arriva a Boston per dare venti minuti di qualità, per prendere sotto la sua ala protettiva quel Rajon Rondo che va annoverato senza dubbio tra le più gradite sorprese della stagione NBA, e Rajon per primo sa benissimo che l'arrivo di Cassell a Boston non è di sicuro una bocciatura per lui, ma solo una grande opportunità di avere accanto a se un giocatore di grande spessore che in partita può prendersi sulle spalle la squadra in situazioni scottanti e in allenamento può trasmettere a Rajon moltissimo.
PJ Brown è soprannominato "The Body" per il suo corpo scultoreo. Nella passata stagione a Chicago più che un fisico di un quasi quarantenne sembrava avere il fisico di un rookie. Filiforme, senza tracce de grasso, spalle larghe e braccia lunghe. Per tre volte in carriera è stato inserito nel secondo quintetto difensivo, ma è uno di quei giocatori che non fa notizia per le cifre, ma per quelle spesso deficitarie a cui riduce i suoi avversari diretti. E' stato per diversi mesi il sogno proibito di quasi tutti i GM, ma lui e il suo potentissimo agente David Falk probabilmente hanno deciso che restare ai box fino a fine febbraio per poi accasarsi nella situazione migliore per vincere il suo primo anello era la cosa migliore. I Bulls si dice che lo abbiano corteggato a lungo sia per farlo giocare con loro, sia per firmarlo e inserirlo in trade. Invece per una volta siamo di fronte ad un giocatore che invece di prendersi l'intera MLE da qualcuno, preferisce accontentarsi del minimo salariale per vincere finalmente l'anello, e quando un grande e riconosciuto serio professionista come lui fa una scelta del genere è facile immaginare che farà suo in pochi suo quell'UBUNTU che è stato la marcia in più della stagione biancoverde fino ad adesso.
Con le addizioni di Cassell e PJ Brown la panchina dei Celtics assume un qualità e una profondità forse senza uguali nell'NBA, Posey per qualità ed efficacia meriterebbe il premio di sesto uomo dell'anno, il Dr House per ora si è guadagnato benone la pagnotta, togliendo letteralmente le castagne dal fuoco in diverse situazioni di difficoltà con il suo micidiale tiro, Tony Allen se un giorno si ricorderà di essere un super difensore, e che in attaco è meglio lasciar fare a chi a mani migliori e QI più alto, potrebbe per noi potrebbe essere un arma tattica importantissima, e poi c'è la coppia Glen Davis / Leon powe che magari difetterà in cm, ma di sicuro non difetterà in cuore e volgia di fare.Facile immaginare che a roster sano il trio Scalabrine Pollard Pruitt sarà in borghese.
Adesso come si suol dire la palla ai giocatori e al coach, quello che il GM poteva e dovea fare l'ha fatto in modo perfetto.
Chiudo quest'editoriale con un paragagone tra come stavamo dodici mesi fa e come stiamo adesso. Un anno fa di questi tempi eravamo reduci dalla peggior striscia di sempre, con mezzo roster infortunato e una autentica banda di ventenni a spasso per i campi NBA, e con i tifosi che già da mesi si interrogavano se fosse meglio Oden o Durant (peraltro puntualmente finiti altrove). Oggi ci ritroviamo in vetta alla lega nonostante quelche difficoltà e qualche infortunio e con la concreta speranza di giocare per l'anello.
Roster a marzo 2007 :
Quintetto base (presunto perchè mezzi erano infortunati ) :
Delonte West, Wally Szczerbiak, Paul Pierce, Al Jefferson, Theo Ratliff
Panchina :
Sebastian Telfair, Rajon Rondo, Allan Ray, Tony Allen, Gerald Green, Ryan Gomes, Leon Powe, Brian Scalabrine, Kendrick Perkins, Michael Olowokandi,
Roster attuale
Quintetto base :
Rajon Rondo, Ray Allen, Paul Pierce, Kevin Garnett, Kendrick Perkins
Panchina
Sam Cassell, Eddie House, Tony Allen, Gabe Pruitt, James Posey, Brian Scalabrine, Leon Powe, PJ Brown, Scot Pollard, Glen Davis
A cui va pure aggiunta la firma di quello che ad oggi è diventato forse l'assistente più famoso della lega ossia Tom Thibodeau. Direi un gran lavoro da parte di Ainge, che in fin dei conti deve aver fatto suo un vecchio slogan pubblicitario in voga in Italia : "Meglio cambiare no?"
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