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Negli anni Settanta è successo di tutto, è vero...
Non tutte le storie americane nascono in una metropoli: a volte, bisogna anche andare in provincia, da dove spesso muovono uomini e cose destinati a far parlare di sé. Bene o male, dipende molto spesso dai punti di vista.
Lexington, Kentucky, è definita con un po' di enfasi "la capitale mondiale delle corse dei cavalli": si trova nel cuore della Bluegrass region, famosa per le sue distese di graminacee particolarmente apprezzate dal bestiame locale (e non solo).
(Nasce un po' più a Sud-Est l'omonimo genere musicale - originale intreccio assimilabile al coubtry - patrimonio degli immigrati scozzesi e irlandesi che colonizzano l'area dei monti Appalachi, nei primi decenni del Novecento,)
Brown è un cognome che conta più di qualcosa nella Lexington anni Trenta: John Y. (Y. sta per Young) è infatti un affermato avvocato ed esponente di spicco del partito democratico. Nelle sue arringhe, cita volentieri (e a memoria) passi della Bibbia.
Nel 1933, mentre Brown assume il ruolo di portavoce della Camera dei Rappresentanti del Kentucky, nasce John Y. jr. Il giovanotto segue le orme del papà fino alla laurea in legge, poi trascorre otto anni tra i riservisti dell'esercito Usa.
Per fare meglio e di più del pur valente genitore, Brown jr. si butta negli affari e acquista dalle mani del fondatore - il leggendario 'Colonel' Harland Sanders - un'azienda destinata a grandi cose e grandi profitti: la Kentucky Fried Chicken.
Grazie all'indubbio talento di Brown jr. per gli affari, la KFC diventa una multinazionale del fast-food: per il suo proprietario, il ritorno in termini di immagine è notevole. Il momento è propizio per l'ingresso in grande stile nel mondo dello sport.
Nel 1973, Brown acquista una franchigia Aba: i Kentucky Colonels, che hanno sede a Louisville, la città più importante dello stato. Guidata da Hubie Brown, la squadra vince il campionato 1975, forte di una coppia d'assi del calibro di Dan Issel e Artis Gilmore.
Solo un anno dopo la lega 'alternativa' alla Nba chiude i battenti, ma Brown jr. rimane nel business aggiudicandosi la proprietà dei Buffalo Braves, che nel roster hanno Bob McAdoo e Moses Malone, il quale proviene da una franchigia Aba e finisce quasi subito a Houston.
Si arriva così al 1978: Brown jr. entra in contatto con Irv Levin, il proprietario dei Boston Celtics, un californiano che muore dalla voglia di possedere una squadra Nba nella sua terra. Trapiantare i Green ad Ovest è impossibile, ma è possibile farlo con i Braves.
A questo punto, basta scambiarsi le rispettive franchigie e il gioco è fatto: Brown jr. va in Massachusetts e Levin acquista Buffalo e trasferisce il team a San Diego. Nascono così ì Clippers, che troveranno poi definitiva sistemazione a Los Angeles a partire dal 1984.
Non sono in molti, nel 1978, a sapere che lo scambio delle franchigie Braves-Celtics è stato 'benedetto' da un funzionario della Nba di nome David Stern, che più tardi diventerà il numero uno della Lega. Ma non sono in molti, peraltro, a sapere che lo scambio sia avvenuto.
Sembra incredibile, ma trent'anni fa era possibile portare a termine una trattativa del genere senza fare troppo clamore. Anche gli osservatori più attenti non danno troppo peso al trade tra la neonata San Diego e Boston: ma dietro un 'normale' scambio di giocatori c'è altro, stavolta.
Per la cronaca, si ricordi che Nate Archibald, Marvin Barnes e Billy Knight vanno ai Celtics, in cambio di Kermit Washington, Kevin Kunnert e Sydney Wicks.
Ma tutto questo non è in cima ai pensieri di Brown jr., che infatti lascia Boston e l'Nba nel 1979: in quell'anno, infatti, diviene il cinquantacinquesimo Governatore del Kentucky. Sembra l'inizio di una carriera politica di alto profilo, per il businessman di Lexington.
Non sarà così: Brown fallisce nella corsa al Senato degli Usa e non riesce nemmeno ad essere rieletto alla carica di governatore. Lasciata la politica, l'ex proprietario dei Celtics torna al mondo degli affari: nel frattempo, suo figlio, John Y. Brown III, ha iniziato il suo cursus honorum.
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