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L’All-Star Game si tinge di biancoverde PDF Stampa E-mail
Scritto da Christian Spazian   
domenica 10 febbraio 2008
Con oltre 2,4 milioni di voti Kevin Garnett è stato il più votato dai tifosi di tutto il mondo per la partecipazione all'All-Star Game, una soddisfazione per il giocatore, per i suoi tifosi e per la dirigenza stroncata dall'infortunio che non gli permetterà di giocare a New Orleans.

Non è all’ordine del giorno la notizia che un Celtic è stato il più votato per l’All-Star Game.

Il motivo è semplice: i Celtics sono sempre stati una squadra operaia, tanto lavoro, pochi fronzoli, scarse occasioni per i giornali per (s)parlare della franchigia che esuli dal basket. In costa ovest invece è tutto il contrario, l’apparire è più importante dell’essere, quindi luci dei flash, colonne a caratteri cubitali, più spettacolo che sostanza. Differenze semplicistiche? Può darsi, ma la tendenza degli anni Ottanta non sembra scemare negli anni Duemila (San Antonio permettendo, più squadra dell’est che dell’ovest).

I Celtics sono sempre stati l’anima della squadra operaia perché anche i loro abitanti sono molto dediti al lavoro, anche duro, e molto meno allo showbiz. A chi è un Celtic però non conta molto avere addosso le luci della ribalta, il suo unico pensiero è al titolo NBA, e Kevin Garnett, vincitore del voto popolare, sembra nato per essere un Celtic perché tutto quello che abbiamo detto prima lo condivide completamente: non ama le attenzioni dei media, lavora sempre duro, pensa solo al titolo NBA. Non si fa neanche troppi problemi a saltare l’All-Star Game, andrà a New Orleans per onore di firma e nel frattempo cercherà di guarire dall’infortunio fastidioso che lo tormenta da qualche settimana: il suo obiettivo è solamente essere al meglio ai play-off.

In realtà il giocatore avrebbe voluto rientrare in campo subito dopo l’infortunio, ma la consapevolezza che lo stiramento ai muscoli addominali sarebbe stato un infortunio tutt’altro che veloce da guarire e col rischio di una ricaduta che avrebbe causato uno stop ancora più lungo ha costretto lo staff biancoverde a bloccare le intenzioni del giocatore perché la cosa importante sono solo i play-off, e per allora bisogna essere al 100% della forma fisica.

Il valore quindi degli oltre 2 milioni di voti dati a Garnett è ben superiore al mero numero, dato che non sono stati di certo ricercati con frasi ad effetto e 50elli che non servirebbero a cementare un gruppo ora ben affiatato, oltre le più rosee previsioni della vigilia.

A tenere alto il prestigio dei Celtics ci sarà tale Pierce Paul, una vecchia conoscenza dei tifosi biancoverdi, losangelino doc, quindi quanto di più agli antipodi per il popolo bostoniano, eppure per il temperamento, per il cuore, per la voglia di lottare, quanto di più vicino ai suoi tifosi del New England.

Ha trascorso una vita cestistica a Boston ed ormai c’è la quasi certezza che finirà la carriera in biancoverde, magari con la sua maglia appesa sopra le volte del Garden, cosa che fino all’anno scorso non era per nulla scontata. Non solo Pierce ha un temperamento, ma anche un attaccamento alla maglia biancoverde inusuale per un losangelino, e proprio per questo l’ammirazione per lui è sempre stata molto alta. Come è normale per un Celtic, non è stato votato nel quintetto dai tifosi, ma gli allenatori non ci hanno pensato due volte a chiamarlo nelle riserve, cosa che è accaduta per altri 6 anni, e sarebbero stati sicuramente 7 se l’anno scorso non si fosse infortunato.

Discorso a parte per il terzo componente del PGA Tour, il Ray Allen che come inizio di stagione ha giocato un po’ sotto tono, anche se i buzzer beater più importanti li ha segnati lui. Per pochi voti non è entrato nel quintetto dell’est, ma poi gli allenatori non lo hanno chiamato come riserva, e per come ha giocato mediamente il buon Ray, non possiamo purtroppo dargli torto. Però Ray, escluso in prima battuta, è stato chiamato a sostituire Caron Butler e farà la sua bella figura, ne siamo sicuri.

Per completare la presenza dei biancoverdi a New Orleans troviamo Rajon Rondo, ignorato al suo primo anno NBA ed ora chiamato tra i secondo anno. Arrivato a Boston solo grazie alla generosità dei Phoenix Suns che hanno ceduto la loro scelta per un’altra dei Celtics ed alla lungimiranza del nostro eccezionale general manager Danny Ainge, dopo aver trascorso un primo anno a capire come funziona l’NBA, sembra che questo processo di comprensione stia procedendo in modo favoloso, dato che ora a Rajon gli viene pronosticato un futuro da star. Rimanendo coi piedi per terra, al momento è giusto che il giovane play si prenda la soddisfazione di giocare assieme ai migliori parietà.

Al momento Pierce e Rondo sono anche accreditati di un giochetto di quelli che l’NBA insiste ad organizzare, che poi cambiano dopo pochi anni per la pochezza del gioco stesso. Sarà solo un’occasione di divertimento spicciolo, se poi sarà vero divertimento lo vedremo a New Orleans.

Buon divertimento quindi all’All-Star Weekend, che quest’anno sarà un po’ più biancoverde del solito.

 

Commenti (2)add comment

Michele Pulcini ha scritto:

  Visto chi è Ray Allen? Avrebbe meritato l'MVP, altro che James, il quale, però, vende più scarpe e magliette di Ray.

Però bene così, è in salute e un'iniezione di fiducia e adrenalina fa bene anche a lui.
commento inserito alle 08:51 del 18 febbraio 2008

nordovest ha scritto:

  Ray Allen è la pallacanestro. Punto. Mi sono già espresso, sono troppo tifoso e ipercritico proprio perché da lui mi aspetto sempre il meglio, per questo non ero sorpreso dalla mancata convocazione. Se poi aggiungete che il mio secondo giocatore preferito è Ginobili, allora è evidente che vedo la pallacanestro diversamente da chi fa le squadre per l'ASG...
commento inserito alle 11:16 del 19 febbraio 2008

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