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Scritto da Giampaolo Scaglione   
domenica 06 gennaio 2008
Quasi tutte le leggende nascono a New York...

Quasi tutti lo ricordano (e lo ricorderanno) come “l’altro Red”. E in effetti il curriculum di William Holzman non è neppure comparabile a quello di Arnold Auerbach. Entrambi, però, accendevano un sigaro dopo una vittoria.

E le analogie non finiscono qui. A cominciare dal nickname: anche se Holzman aveva tracce di rosso nei capelli, mentre Auerbach era rosso tout court, anche nel temperamento a dir poco combattivo. Tutti e due avevano origini ebraiche e provenivano da Brooklyn.

‘Red’ Holzman nasce nel 1920 e la sua passione per il basket prende forma alla Franklin K. Lane High School, da lui frequentata a metà degli anni Trenta. Va all’università prima a Baltimore e poi al City College of New York, prima di intraprendere la carriera da professionista nel 1945.

Esordisce nella National Basketball League con i Rochester Royals: quando la franchigia dello stato di New York trasmigra nella Nba, Holzman (che gioca nel ruolo di guardia) ha già 29 anni, che per un atleta della sua epoca non sono pochi: questo non gli impedirà di conquistare un Anello alle Finali del 1951.

Quando Holzman corona la sua carriera da giocatore con un titolo, Auerbach guida dalla panchina i Boston Celtics, i quali sono in piena crescita grazie a Bob Cousy e Ed Macauley ma sono ancora incapaci di giocarsela ad armi pari con le corazzate di New York, Philadelphia e Syracuse.

Anche “l’altro Red” vuole diventare un allenatore e spende il suo ultimo anno da giocatore nelle vesti di player-coach per i Milwaukee Hawks. I risultati non sono granché ma gli assicurano la conferma per la stagione successiva (1954-55), l’ultima in Wisconsin per gli Hawks, che l’anno dopo prendono casa a Saint Louis. 

Nella fatidica primavera del 1956 accade che gli Hawks scelgono al Draft un center di nome Bill Russell, di cui si dice un gran bene. Ma a St.Louis non sono troppo convinti di aver fatto la scelta giusta, tanto che a Red Auerbach basta mettere sul piatto Macauley (un center già chiamato sei volte All-Star) per realizzare lo scambio che determinerà le sorti della Lega nei 15 anni a venire.

Per Holzman in particolare tutto cambia subito e in peggio: i suoi Hawks non ingranano nonostante la coppia Bob Pettit-Ed Macauley sia in teoria un’arma letale e dopo 33 partite (14L-19W) viene esonerato. Qualche mese dopo, i Celtics di Auerbach vincono il loro primo Anello.

Ma “l’altro Red” non è tipo da scoraggiarsi: trova posto ai Knicks e per dieci anni fa l’assistente allenatore, mettendo a punto i principi che avrebbe messo in pratica a partire dall’inverno del 1967, quando viene “promosso” head-coach al posto di Dick McGuire.

Alle dipendenze di Holzman c’è gente come Willis Reed, Dick Barnett, Cazzie Russell, Walt Bellamy, Walt Frazier, Bill Bradley e, last but not least, un’ala di nome Phil Jackson. Per il coach di Brooklyn è molto importante “fare squadra”: porta i suoi ai play-off e in vista della stagione successiva riesce ad avere anche Dave DeBusschere.

I Knicks sono tra i protagonisti assoluti della post-season 1969, ma i Celtics del player-coach Bill Russell li escludono dalla corsa al titolo alle finali della East Division. È solo questione di un anno, per Holzman: l’incredibile striscia di Boston (11 titoli in 13 anni) è finita, e la squadra da battere, adesso, è proprio la sua.

La stagione dei Knicks edizione 1969-70 è da incorniciare nella leggenda: 18 vittorie consecutive tra il 24 ottobre e il 29 novembre 1969 convincono tutti che Reed e soci fanno sul serio. Dopo aver totalizzato 60 vittorie in regular season, New York accede alle Finali Nba dopo aver eliminato Baltimore e Milwaukee.

La serie contro Los Angeles è memorabile: i Lakers schierano Chamberlain, West e Baylor e riescono a resistere alla forza d’urto degli uomini di Holzman, che alla vigilia di gara 6 sono avanti (3-2) ma devono fare a meno di Reed, fuori per infortunio.

Los Angeles distrugge New York e rimanda tutto alla sfida decisiva del Madison: non si sa se Reed giocherà ma quando il numero 19 dei Knicks appare nello starting-five il pubblico e i giocatori di casa diventano una cosa sola, il cui obiettivo è spazzare via i Lakers. Fu così che la Grande Mela ebbe il suo primo titolo Nba.

Holzman e i suoi si ripeteranno nel 1973, in maniera ancora più convincente: il marchio di fabbrica di quei Knicks erano l’intensità in difesa e un gran movimento senza palla in attacco. Non a caso, Phil Jackson dirà di essere stato ispirato dal gioco dell’allenatore di Brooklyn quando ebbe a sviluppare la propria filosofia cestistica.

Il ciclo vincente dei fantastici Knicks anni ‘70 finisce con il secondo titolo ma l’avventura di Holzman continuerà fino al 1982, anno in cui “l’altro Red” lascia la panchina con un record di 696 vinte e 604 perse. Seicentotredici sono le vittorie ottenute con New York.

Per questo motivo, i Knicks ritireranno in suo onore la maglia numero 613, così come i Celtics ritireranno il numero 2 per Red Auerbach: il giusto tributo per due tra i massimi interpreti del basket pro americano.    

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