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NBA : Come allenarli ? Parte 1 PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
venerd́ 28 dicembre 2007
Il mestiere più difficile nell'NBA ? Sicuramente l'allenatore. Un Blog per porsi delle domande, poi tra quelche giorno un nuovo blog per provare a dare le risposte.

Giusto quindi porsi il problema di come allenare star viziate, strapagate e talvolta pure presuntuose, a detta di molti semplicemente inallenabili.

Da cosa nasce l questo mio Blog ? Semplicemente da due cose. La prima è una intervista a PJ Carlesimo rilasciata la scorsa estate appena dopo essere stato nominato Head Coach dei Sonics, la seconda è la presa visione di un documento in DVD che è un vero e proprio "cult" che ogni appassionato di NBA ma soprattutto di Celtics non può non vedere, ossia "Red on Roundball" DVD Tributo dedicato dall'NBA al "maestro" Red Auerbach.

L'intervista di Carlesimo (di cui purtroppo non ritrovo il link) è una di quelle cose che ti lascia da pensare, infatti al neo coach dei Sonics fu chiesto dai Media se intendesse forgiare i Sonics del futuro come una squadra prettamente difensiva, uscendo lui da un lungo periodo a fianco di Coach Popovich nel sistema di San Antonio.

La risposta fu eloquente, ossia "A San Antonio la squadra non è pensata come una squadra difensiva, ma come una squadra che con utilizzo al meglio dei fondamentali limita al massimo gli errori" .

Appunto i "fondamentali" ossia ilfilo portante del DVD di cui sopra, tant'è che Auerbach notoriamente non aveva un playbook enciclopedico ma un set di giochi molto limitato, lo stesso playbook limitato per cui ad esempio in passato abbiamo spesso criticato il nostro attuale Coach Doc Rivers.

Quei fondamentali che in una NBA tecnicamente impoverita, con troppa gente arrivata senza saper giocare a basket, se sfruttati al meglio già possono essere un fattore. Il saper portare un blocco nei tempi giusti, oppure una corretta tecnica di tiro o un semplice dai e vai possono portare a risultati molto più importanti di un playbook alto come un volume della Treccani, tipo quello di Jeff Van Gundy a Houston della passata stagione, quello con cui Rafer Alston si addomentava alla terza pagina, "battuta" dell'anno pronunciata da Fabio a Roma in ottobre ma tremendamente vera, in quanto in una lega "anarchica" come l'NBA nessun giocatore si ricorderà mai tutto quel malloppo di roba.

E qui ritornamo a San Antonio dove secondo una recente statistica in questo avvio di stagione circa il 42% dei giochi offensivi degli Spurs parte da una situazione di Pick N'Roll alto, quindi quasi un gioco su due, da li in poi ovviamente la differenzapiù che le varianti a questo schema, la fa la qualità delle esecuzioni da parte dei singoli.

La domanda che è giusto porsi è allora questa ? Per andare in alto in NBA serve di più la corretta applicazione di un set di giochi tutto sommato limitato, oppure un insieme infinito di giochi che punto ovviamente sulla non conoscenza di questi da parte dell'avversario a costo di eseguirli in modo non corretto ?

A voi la parola nei commenti, poi dopo le feste con un nuovo Blog proverò a trarre qualche conclusione. intanto sotto vi metto alcuni estratti di "Red on Roundball"  presi da Youtube.com, per chi volesse vedere il filmato in versione integrale chieda in mailing list oppure al sottoscritto.

 

"Red on Roundball" - Drills w/ Pistol Pete Maravich 

 

"Red on Roundball" Corner Position w/ Maravich and Erving

 

"Red on Roundball" - Shooting - Larry Bird

 

"Red on Roundball" - Alley Oop w/ Maravich & Thompson

 

"Red on Roundball" -  Rick Barry underhand free throw

 

"Red on Roundball" - Pistol Pete Maravich - Passing

Commenti (4)add comment

DNGMRZ ha scritto:

  maravich era veramente fenomenale!
tra pochi giorni è l'anniversario della sua scomparsa. ricordiamolo.
commento inserito alle 19:48 del 28 dicembre 2007

Christian Spazian ha scritto:

  Gli esercizi sono da insegnare ai ragazzini.
commento inserito alle 00:28 del 29 dicembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Discorso affascinate e soprattutto legato all'NBA.
Non credo che siano gli schemi la fondamentale discriminante dell'allenare, quanto la qualità degli interpreti e la loro capacità di interpretare le situazioni e gli aggiustamenti della difesa.
In questo i Bulls di Jordan e i nostri mitici eltics degli anni '80 sono stati esempi perfetti.
In più il giocatore medio NBA non ha la voglia di imparare una serie troppo ampia di schemi e giochi, quindi meglio lasciare alle loro capacità di leggere il campo la soluzione delle situazioni, se poi sono poco capaci di interpretarle, allora i problemi sono seri.
commento inserito alle 21:52 del 29 dicembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Non sono d'accordo che siano solo esercizi da insegnare ai ragazzini, perchè l'NBA odierna è piena di questi ex ragazzini a cui o non li hanno insegnati o se ne sono scordati in fretta. Teoricamente dovrebbe essere inutile se nell'NBA tutti li conoscessero a memoria, ma anche qui la realtà è diversa, tantissimi delle ultime generazioni sopratutto di quelli dell'era dei liceali, di fondamentali ne conoscono ben pochi, credo che se uno Stromile Swift (giusto per citarne uno, ma potrei dire Tyson Chandler, Tyrus Thomas, Darius Miles, Kwamw Brown, Gerald Green, Travis Outlaws ecc ecc) avesse nella zucca assimilato il 30% di quanto spiegato da Red in quel DVD, questo Swift o chi per lui dominerebbe l'NBA a completo piacimento, invece siamo di fronte a gente che non sa neppure fare un passaggio schiacciato in terra, oppure evitare di saltare alla prima finta dell'attaccante. Due giocatori come Roy e Horford che un po di questa roba al college se la sono imparata dimostrano proprio in questi giorni quanto l'applicazione dei fondamentali possa alla fine sopperire di molto alla differenza di talento di base, accetto scommesse che i due al momento del loro abbandono al liceo non erano tra i primi 20-30 della classe di liceali.
commento inserito alle 23:33 del 29 dicembre 2007

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