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UBUNTU : una parola, un credo, non la solita trovata per vendere Merchandisng. Celtics partono 18-2, i perchè di una partenza sicuramente inattesa anche ai più ottimisti. Inoltre l'emergente Glen "Big Baby" Davis, e un Natale con in mano un primo bilancio per l'est.
34 + 20 + 5 = 17 ?
Voi mi direte la matematica non è un opinione, però la somma di questi tre addendi potrebbe veramente portare al tanto atteso diciassettesimo “banner”. Premesso che la storia NBA è piena di squadre che hanno fatto partenza sfolgoranti e che poi hanno perso il titolo (è anche vero altresì che la storia NBA è piena anche di squadre che il titolo l'hanno vinto dopo partenza sfolgoranti), per il momento possiamo senza dubbio consolarci con il fatto che in casa Celtics nulla viene lasciato al caso. La cosa che differenzia i Celtics dal resto delle contender (vere o presunte), in questo mese e mezzo è sicuramente il fatto che a Boston di gare "presunte facili" non ne sono state perse, mentre altrove tranne che in casa Spurs, come minimo due tre scivoloni sulla coscienza ci sono già, Dallas sprofondata, Houston inspiegabile, Suns spesso in difficoltà con lunghi forti, questo per l'ovest, mentre ad Est, Bulls ancora comodamente in zona lotteria, Pistons apatici e svogliati come sempre in era Suanders, Cavs per ora ingiudicabili a causa delle troppe assenze. Resta l'anomalia Orlando, peraltro con un pò di fiatone nelle ultime gare, sta di fatto che le uniche due contender che per ora hanno fatto il loro dovere sono Boston e San Antonio.
Tralasciando per ovvi motivi gli Spurs, credo che dopo un quarto di stagione regolare sia opportuno fare il punto su quanto accaduto in casa Celtics, perché ridurre tutti i meriti dei Celtics, al calendario "facile" , come sembra di moda nell'ultima settimana sui media, è senza dubbio ingiusto per una squadra che sicuramente a livello di voglia e motivazioni in questo mese e mezzo ha dato tre piste a tutti.
Da dove partire quindi se non dai Big Tree (ormai mi sono rassegnato a chiamarli così) ? Ecco, i soliti puristi del basket, anzi delle statistiche, stanno storcendo il naso di fronte alle cifre di Garnett, alle percentuali di Ray Allen, ad un Pierce che sembra accendere e spengere un po troppo spesso. Balle, niente altro che balle, ancora non si vuole capire che la parola UBUNTU non è una trovata pubblicitaria per vendere magliette o cose simili, ma una cosa che chi l'ha coniata la sta prendendo dannatamente sul serio. I nostri Big Tree danno il massimo di se stessi in difesa, e in attacco con il loro talento si possono pure permettere "pause" controllate per lasciare spazio ai compagni, ottenendo da loro poi un impegno difensivo ancora maggiore. Una volta si chiamava "pride", ovvio che dopo venti anni di batoste scomodare un termine così importante per la storia bianco verde rischiava di essere un arma a doppio taglio, ma la sostanza non cambia, la difesa dei Celtics è la migliore dell'NBA intera non tanto per le cifre in se stesse, quanto per la qualità, e il fatto stesso che le tue stelle diano il meglio di se nella fase difensiva, è un chiaro indice su quanta voglia di "successo" ci sia nel gruppo.
Così se è molto semplice notare che le cifre offensive di Ray Allen potrebbero essere migliori, non dovrebbe neppure essere difficile notare che Ray Allen in difesa è ad un livello mai visto prima in carriera (suonare al campanello di tale Gordon Ben per ulteriori informazioni in merito, visto la totale eclissi a cui è stato sottoposto di recente), e in attacco lo staff tecnico gli sta chiedendo qualcosa di diverso dalla sua precedente vita, infatti Ray Allen penetra molto di più (e tra l'altro molto bene) rispetto al passato. Ovvio che in questa fase transitoria, le sue cifre ne risentano un minimo, ma alla fine i conti andranno fatti in tarda primavera e se per allora Ray si sarà creato questo doppia dimensione per gli avversari il rebus su come difendere contro di noi potrebbe essere ancora più difficile da risolvere.
Il "capitolo Garnett" è difficilmente liquidale il poche righe. Se c'è un giocatore il cui rendimento non rispecchia minimamente le proprie cifre questo è lui. Attribuire a Garnett autentiche maree di "intangibles" sembra quasi ridicolo visto che queste cose generalmente vengono scomodate per giocatori di secondo piano, che magari compensano i loro limiti tecnico atletici, con grande QI cestistico (chiaro esempio il nostro ex Ryan Gomes), però se c'è un giocatore di primo piano NBA (insieme a Tim Duncan), che può cambiare una gara anche con cifre irrisorie questo è Garnett. Il dominio difensivo è a tratti irreale e per certi versi ricorda un nostro ex che ha portato per tredici anni la maglia numero sei e che se ne è andato con le mani piene di anelli. Il paragone con Russell ai più può sembrare blasfemo e forse lo è pure, ma in questo mese e mezzo Garnett ha semplicemente scoraggiato chiunque ad avvicinarsi al suo raggio d'azione, i Bulls hanno pagato dazio con sette stoppate in un'unica gara, nella famosa "asfaltata" ai danni dei Knicks a fine novembre Garnett con cifre quasi nulle ha cambiato la gara annullando del tutto Zach Randolph e placcando ogni tipo di penetratore si avvicinasse nella sua zona di competenza. Il nuovo Garnett è questo, concentrato, motivato, conscio che la strada che porta all'anello per una squadra che schiera tre dei primi venti giocatori al mondo, passa più dalla difesa che dall'attacco, dove il talento a disposizione per ora è sufficiente a togliere le castagne dal fuoco in qualsiasi situazione, e il fatto stesso che Garnett sia indifferente ai propri numeri, a favore del risultato di squadra gli rende ancora più merito. E se c'è un opinione che mette d'accordo tutti gli analisti NBA in questo inizio di stagione è che il vero MVP è lui, al di la delle cifre.
In rampa di lancio : Big Baby
Poteva mancare ai Celtics la consueta magata di Ainge al draft ? Certo che no, solo che nel clamore estivo l'arrivo di Glen Davis a Boston nella trade con i Sonics è passato quasi inosservato. Glen reduce da una stagione al college non all'altezza di quella precedente dove con LSU era arrivato alla Final Four, aveva avuto pure sfortuna rimediando un paio di piccoli infortuni durante i workout con Philadelphia che sembrava seriamente intenzionata a sceglierlo al primo giro. Il destino lo recapita nelle mani del "sor Ainge", che come al solito spiazza tutti, lasciando li Nick Fazekas e Josh McRoberts sicuramente più quotati di Davis in quei giorni, ricevendosi la sua bella dose di critiche. Chissà tutti quei critici cosa ne pensano oggi della scelta di Ainge, dopo che una buona metà del primo giro di uno dei draft più quotati di sempre non da il minimo segnale di vita e che i due "bianchi" sopra citati di fatto non vedono campo. Che poi a Boston ci sia il "segreto di pulcinella" ossia il signor Clifford Ray è cosa nota, ma attenzione a non sottovalutare l'agonismo e la voglia di questo "ragazzone", perché se con quelli colma qualche carenza difensiva e atletica, poi in attacco le mani sono cinque stelle (leggi recente 10/10 dalla lunetta), e lo stesso Garnett in attacco lo coinvolge sempre molto presto nell'azione e non solo per trovarlo poi più carico in difesa, ma anche perché dalle sue mani può nascere lo scarico o un tiro vellutato in pochi decimi di secondo. Rimbalzista che per la mole è davvero notevole, ha il grande pregio che una volta catturato il rimbalzo offensivo va con facilità al tiro senza doversi aggiustare o mettere palla in terra a differenza di quello che fa Perkins un pò più macchinoso in merito, e questo fattore oltre che ad una maggiore quantità di tiri segnati, gli consente frequenti viaggi in lunetta. Quindi per i Celtics c'è una freccia in più in faretra, unica cosa da evitare un inutile dualismo con Kendrick Perkins, visto che i due per specifiche tecniche si completano a meraviglia. Però la vera esplosione io ne la attendo per il prossimo anno, perché conoscendo il modo di lavoro dello staff tecnico, è facile immaginare che si presenterà al via con molti chili in meno, e che le cure di Clifford fisicamente lo stravolgeranno. Intanto al capitolo "panchina corta", dopo le certezze House e Posey aggiungiamo pure lui.
La settimana dell'est
Come regalo di Natale i Celtics ci offriranno in dono il fatto di avere molto più chiare le idee sull'est. Infatti dopo la gara interna contro i Bucks, Boston incontrerà Toronto in Canada e a seguire Detroit Chicago e Orlando in casa, quattro test importanti prima di partire per l'ovest che ci dovranno dire se i Celtics almeno ad est sono di un altro livello oppure se il tutto va rimesso in discussione. Toronto è già stata battuta due volte in stagione ma sembra in leggera ripresa, Detroit come di consueto va a corrente alternata, però alla fine i conti si sa che probabilmente saranno fatto tra Celtics e Pistons, quindi lecito immaginarsi una gara ad alto tasso emotivo, Chicago sembra di non riuscire a trovare la fine del tunnel, la nostra recente vittoria allo United Center sembra avergli spezzato le gambe dopo un buon periodo. Infine i Magic forse la gara su cui sono incentrate le maggiori attenzioni visto che la sconfitta di novembre in Florida grida ancora vendetta. Quindi Babbo Natale ci potrebbe portare in dote il ruolo a volte pure scomodo di "netta" favorita per l'est, sicuramente non male per una squadra che a detta di tutti in sede di pronostici, sarebbe dovuto essere un cantiere aperto, con risultati molto altalenanti.
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