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Time Out #2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Leonardo Ancilli   
giovedì 15 novembre 2007
L'NBA si tinge di verde. Celtics ancora imbattuti, con tanti dubbi e opinioni estive spazzati via in due settimane. Viaggio tra i clamorosi numeri biancoverdi, con un occhio al presente dei nostri ex giovani sacrificati per la causa, e per finire il non più rinviabile "Caso Rivers"

 
L'NBA si tinge di Verde 

Benvenuti a bordo signori, si parte da lontano : Roma 7 ottobre 2007, l'avvocato Federico Buffa, dopo la vittoria della sera prima contro Toronto, parla anche e soprattutto dei Celtics :

 

 


Premetto che ho una forma di autentica venerazione per il "maestro" Federico, che come tutti i "columnist" ha il dovere di esporsi e quindi mettersi in gioco con pronostici che spesso portano a svarioni clamorosi, viste la multitudine di variabili che regola l'NBA, quindi non voglio usare le sue interviste come una critica nei suoi confronti, tanto più che li si parla di punti di arrivo e di fatto siamo poco più la dei punti di partenza, ma solo per anticipare che tanti capi d'accusa presunti contro i Celtics, almeno per ora sono stati spazzati via, da un inizio di stagione assulutamente straordinario, non tanto per le sette vittorie, quanto per la qualità con cui sono state raggiunte.

Voi mi direte, perchè riesumare questa cosa ad un mese e mezzo di distanza, e con un fiume in piena passato sotto i ponti dell'NBA ?

Perchè semplicemente i dubbi di Federico erano condivisi dalla stragrande maggioranza degli adetti ai lavori, che forse avevano clamorosamente sottovalutato quello che forse è l'aspetto primario della faccenda, ossia il lato umano / motivazionale dei Celtics. Si perchè in estate erano tutti a sotenere, che alla fine il pallone è uno solo, che tre stelle sopra in 20 punti di media non sono mai andate oltre la partecipazione alla finale di confernce e via discorrendo, sottovalutando clamorosamente il fattore "Ubunto" (una versione aggiornata del Pride che fu) ossia quello spirito di sacrificio per la squadra che è subito stato evidente sin dai primi allenamenti romani di ottobre. E quello che forse in molti non avevano considerato è che tre stelle come i Celtics adesso, nell'NBA odierna dove il talento è disperso in 30 squadre non ce l'aveva nessuno da un paio di decenni (si ritorna a Celtics e Lakers anni '80), e che se poi queste stella vanno d'amore e d'accordo allora una lunga lista di luoghi comuni sull'NBA con cui conviviamo perlomeno dall'abbandono di Michael Jordan del 98, ha veramente vita breve. 

E così Pierce Allen e Garnett se invece che stare a discutere su quanti tiri prendersi come successo in altre edizioni di BigTree altrove (Houston fine decennio scorso, poi Milwuakee e negli ultimi anni Washington), si mettono a giocare l''uno per l'altro la cosa si fa seria, e con un talento simile votato al comune interesse la cosa si è subito fatta fastidiosa per gli avversari di turno. Ma se in attacco i dubbi alla fine erano relativamente pochi e tutto sommato inconsistenti, i Celtics hanno stupito soprattutto per la difesa, passando da quella che la scorsa stagione era a ragione una delle peggiori difese della NBA intera, a quella che in queste due settimane è stata nettamente la migliore.

Largo alle cifre

Si potrebbe proseguire per ore ad elogiare e compiacersi dell'accaduto, ma alla fine spesso i numeri "parlano" meglio dei cronisti e quindi tuffiamoci dentro ad essi :

Al momento i Celtics hanno il quinto attacco più prolifico della lega con 104,2 punti a gara, ma allo stesso tempo sono la squadra che subisce meno punti, 87,1, con un differenziale di +17,1 punti a gara rispetto agli avversari, dato impressionante se si pensa che la seconda ossia San Antonio, ha circa il 40% meno di noi.

I dati forse più rilevanti escono dalle percentuali di tiro, Boston guida l'NBA intera con 50,1 (unica squadra NBA attualmente sopra il 50%) e allo stesso tempo e la squadra che concede agli avversari la percentuale peggiore 38,9%. Nel tiro da tre punti terza in NBA con 39,8, il tutto concedendo solo 31,5% ossia la sesta peggior percentuale della lega.

Capitolo assist, Boston quarta con 24 a partita, mentre è nettamente la squadra che ne concede meno 16,7 con un impressionante +7,28 di differenziale secondo solo a quello degli Utah Jazz.

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Passiamo al capitolo rimbalzi dove Boston non può eccellere soprattutto negli offensivi data l'alta percentuale realizzativa e quindi un minor numero di rimbalzi disponibile, quindicesima come rimbalzi catturati con 42,5, ma allo stesso tempo nettamente la squadra che ne concede meno con 38, il differenziale è un +4,57 che vale un quarto posto nella graduatoria. Una categoria che ci vedie nelle medie NBA è quella delle stoppate 5 a gara date, 5,14 subite. Celtics invece nettamente primi nelle palle rubate con 11,57 mentre i nostri avversari si fermano a 6,42, per un differenziale clamoroso di + 5,12 che è praticamente il doppio di quello degli Hornets al secondo posto di questa speciale graduatoria.

In buona sostanza tutto ciò serve a dire che se le parole sono "opinabili", un dominio come quello che traspare da questa radiografia delle cifre, parla chiaro, se non chiarissimo.

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Poi non possiamo che augurarci che le previsioni dell'avvocato Buffa siano esatte ossia che ci giocheremo la finale di conference contro i Bulls !

Come vanno i nostr Ex ?

Viaggio nel mondo degli ex Celtics, o meglio dei giovani sacrificati alla causa del nuovo corso nell'ultima estate da Ainge :

Delonte West : Impiegato come uomo da rotazione dalla panchina dai Sonics, viaggia a cifre nettamente inferiori di quelle della passata stagione a Boston 7,7 punti con 3,4 assist in venti minuti di ultilizzo, con il 41% dal campo. Unico dato che spicca il 50% dalla linea dei tre punti. I Sonics per di più non lo hanno neppure rinnovato in vista del contratto in scadenza a fine stagione.

fullj.getty-76076060rw001_timberwolves_kings.jpgAl Jefferson : arrivato alla sua quarta stagione al fatidico 20+10 di cui veniva accreditato da anni. Per Minnesota forse l'unico motivo serio per non abbattersi. Ottima percentuale del campo 52,5% nonostante le attenzioni delle difese siano tutte su di lui. Il solito grande BigAl che abbiamo indicato per anni a ragione come il pilastro dei futuri Celtics quando sembrava che la linea giovane fosse il solo futuro possibile. Già rinnovato da McHale a cifre importanti.

Ryan Gomes : 10 punti e 4 rimbalzi in 27 minuti di impiego, cifre inferiori a quelle della passata stagione. Si parla di un Gomes che comunque non rimarrà a Minnesota la prossima stagione, e che avrebbe fatto carte false per essere tagliato in agosto per ritornare alla base. Qualcuno mormora di un possibile ritorno a casa (Celtics) la prossima estate.

Gerald Green : qui conviene chiamare la Raffai ... disperso, sfiduciato e messo assolutamente ai margini della rotazione di Minnesota, il rinnovo non è arrivato, e quindi è più che possibile che McHale lo infili nella prima trade che farà. Fino ad adesso cifre irrisore, solo 2 presenze su 6 gare con 2,5 punti. Rashar McCants e Corey brewer già preferiti al nostro ex numero 5, già prima del via della stagione, difficile se non impossibilie che inverta la tendenza.


Sebastian Telfair : come al solito qui si potrebbe scrivere un libro. La leggenda narra che grazie all'infortunio di Randy Foye il "nostro" si trovi addirittura in quintetto base, ma tempo una settimana e mezzo di scellerata gestione, gli viene preferito Marko Jaric (tutto ma non un play). Ma il bello deve arrivare, un McHale forse "alticcio" gli offre pure un rinnovo contrattuale, ma Bassy gentilmente declina perchè convinto che l'estate prossima troverà di meglio. Fantastico ! Intanto 7,2 punti e 5,2 assit in trenta minuti di impiego, il tutto titando con un non edificante 30,4 %.

Quelli del berrettino, ossia quelli che hanno indossato il berrettino la sera del draft, ma sono stati subito ceduti :

Jeff Green : 10 punti abbondanti, con 4,7 rimbalzi in venti minuti di utilizzo. Giocatore sicuramente in crescita che sta sicuramente confermando tutto il bene che si diceva di lui in sede di draft. Atleta eccellente, già mostra segnali difensivi importanti, non eccelle in nulla ma fa tutto benone, una sorta di Shane Battier con 5 cm e 10 chili in più, ovviamente con le dovute proporzioni.

Randy Foye : Infortunato ma non solo, chiara la sensazione che non potrà mai giocare da playmaker e in guardia c'è già tanta carne al fuoco in squadra, insomma dubbi tanti dubbi, per di più ora che sta bene si parla pure di un possibile parcheggio in lega di sviluppo. Alla sette di un draft forse è stato scelto di meglio.

Bilancio : se togliamo Al Jefferson tutti stanno rendendo molto meno di quanto non facessero la passata stagione ai Celtics, nonostante il fatto che un anno in più di esperienza per loro dovrebbe essere un fattore nettamente favorevole.


Diamo al Doc quello che è di Doc

Ed eccoci arrivati quindi al piatto forte della giornata. Prima o poi l'argomento andava affrontato, insomma come la mettiamo con il Doc.

fullj.getty-76075443_sb576_bos_njn.jpgNelle ultime due stagioni Rivers è stato il bersagio preferito delle critiche, un bel "fire Rivers" non se lo è fatto mancare quasi nessuno, un pò ovunque sia andava da commenti in stile "non è tutta colpa sua ma poco ci manca", a presunte incapacità nel far crescere i giovani, ad accuse di playbook limitato, passando per difese inadeguate per gli standard NBA e chi più ne ha più ne metta. Per carità tutti problemi tangibili di quei Celtics, ma da stabilire la sua percentuale di colpa.

Ora però lo stesso Rivers, è l'unico coach imbattutto, titolare della miglior difesa, e del miglior attacco non come produzione ma come qualità, passando per esecuzioni di giochi spesso cinque stelle, e non tralasciando il fatto che i giovani per cui veniva accusato di non "saperli crescere" lontano da lui tolto Jefferson in pratica stanno andando tutti alla deriva arrivando dunque a pensare che forse era riuscito a sopravvalutarli, visti i rendimenti attuali.

Quindi se applichiamo l'equazione applicata in passato che i risultati scarsi arrivavano prevalentemente per colpa sua, adesso per la stessa equazione i risultati eccellenti dovrebbero arrivare quasi esclusivamente per merito suo, e siccome sappiamo che non è così, forse vanno pure rivisti i giudizi passati.

In buona sostanza direi quindi che non si può tralasciare il materiale umano che si allena e soprattutto la sua carta d'identità, perchè lo stiamo vedendo con i nostri occhi in questi giorni che con gente di talento esperta vinci a raffica, e con gente di talento ma inesperta vai dritto in lotteria, per chiarimenti citofonare a Seattle o Minnesota due squadre piene zeppe di potenziali ottimi giocatori, ma appunto "potenziali", cito Minnesota e Seattle perchè insieme a Portland sono i tre progetti di ricostruzioni più accattivanti dell'intera NBA attualmente.

Resta il fatto che il Doc a prescindere dal passato ha comunque grandi meriti nella gestione attuale, i luoghi comuni tipo "con quei tre li potrei allenare pure io", oppure "con Thibodeau accanto è tutto facile" li lasciamo ad altri perchè sappiamo non essere veri. Quello che c'è invece di vero e tangibile con mano è che come detto sopra questi Celtics al momento sono motivati al massimo come nessuna squadra NBA, hanno un gruppo solito e unito, e soprattutto la coesione tra i Big Tree sembra andare come meglio non potesse, e qui forse saltano fuori i pregi che un po tutti abbiamo sempre riconosciuto a Rivers, ossia di essere un ottimo motivatore, un coach che sa far gruppo all'interno  dello spogliatoio (questo è successo anche in passato con i giovani, il gruppo era molto unito) e quindi da quel punto di vista evitare gelosie o malumori che spesso devastano squadre importanti (... chi ha detto Chicago ? ). Questo spesso e volentieri con coach magari di buon livello  come Van Gundy (Jeff) o Carlisle oppure Byron Scott  non succede, perchè quei coach vogliono avere il totale controllo su tutto, salvo poi trovarsi un roster teso e spesso demotivato. D'altronde certe libertà se i chiami Pat Riley o Phil Jackson o Greg Popovich i giocatori te le concedono, altrimenti rischiano solo di essere controproducenti.

Con questo è più che ovvio che Rivers è atteso al varco, perchè le zero serie vinte ai playoff non depongono a suo favore (anche se non vanno mai dimenticati i contesti in cui sono arrivate le sconfitte), e perchè uno dei dubbi espressi su di lui in passato ossia quello di non essere un mago degli aggiustamenti a serie in corso aspetta solo conferme o smentite.

Non resta che aspettare la primavera inoltrata, intanto l'unica cosa che possiamo fare e forse quella di chiederci come detto sopra quante fossero le sue colpe sulle sconfitte dell'ultimo biennio e quante non lo fossero, non tanto perchè servano a cambiare il presente, quanto perchè forse è giusto riconoscere che se in passato lo abbiamo criticato a sproposito forse oggi è giusto che gli vengano riconosciuti meriti e colpe in misura dovuta.

Ci tengo a precisare che non voglio minimamente salire sul carro del vincitore (rivers nel caso), ma io per primo forse e bene che metta in discussione qualche mia valutazione forse fatta senza i giusti elementi per la corretta analisi, in alcuni momenti in cui oper forza bisognava trovare una spiegazione alle sconfitte, spiegazione che magari talvota risiedeva altrove. Alcuni miei dubbi su Rivers permangono sia sull'operato presente sia in ottica futura, e come sempre spero che siano totalemnte infondati, perchè la mia passione per i Celtics p molto più importante delle mie opinioni presenti e passate.

Tutte le statistiche citate in questo articolo sono aggiornata a prima delle gare del 15 novembre. 

Commenti (25)add comment

marko72 ha scritto:

  Ottimo articolo, per quello che possono essere significative delle statistiche limitate a meno di 10 partite ... 20/82 saà un giro di boa statistico più attendibile ....
commento inserito alle 08:57 del 16 novembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  In questo sito c’è, da qualche parte, una mia foto insieme a Rivers e questo la dice lunga sul mio pensiero sul Doc, ma non perché lo ritenga il migliore coach della lega, piuttosto per il mio rifiuto nei confronti del ragionamento che lo voleva l’unico responsabile delle ultime stagioni negative della squadra, dimenticando che la qualità dei giocatori con cui ha dovuto lavorare era molto inferiore all’attuale.

E adesso? Certo, sono contento della partenza della stagione, anche se non dimostra ancora nulla sulle qualità del nostro coach, anzi qualcosa lo dimostra: che Rivers in circa due mesi di lavoro ha già saputo creare una chimica superiore a quanto molti di noi pensavano, che l’intesa creata tra i giocatori, stelle e comprimari è notevole e che il livello di qualità difensiva, per essere novembre, è elevato.

Un topic di Celticsblog su Rivers è arrivato in pochi giorni a circa 30 pagine di commenti, perché l’argomento richiama l’attenzione di molti tifosi e alcuni ritengono che Rivers abbia ancora troppe lacune tecniche e non abbia vinto nulla.
Non mi sembra questo l’argomento fondamentale per ritenere valido un allenatore, altrimenti molti altri sarebbero da ritenere inadeguati, però il mio punto di vista è diverso: con un gruppo di veterani ad alto livello come il nostro è necessario un allenatore che abbia il rispetto delle stelle, riesca a impostare un gioco che possa esaltare e non deprimere le loro caratteristiche e sia in grado di gestire il gruppo e i possibili malumori che nel corso di una stagione NBA è possibile che nascano.

Rivers ha dimostrato, in passato e in questo inizio di stagione, di essere in grado di arrivare a questo, non voglio sottostimare l’importanza, come dicono loro, di “x’s and o’s”, ma gli assistenti ci sono apposta, per aiutare in questi aspetti il capo allenatore e, comunque, la qualità tecnica e il tasso di esperienza di questo gruppo permettono di lavorare in modo completamente diverso, come, peraltro, si è visto in queste prime partite.
A prescindere dalla bravura di Tom Thibodeau, potete facilmente immaginare quanto sia più facile impostare una difesa come la nostra con Garnett piuttosto che con Jefferson, oppure quanto sia più fluido un attacco con Allen insieme a Pierce, piuttosto che con i tanti giovani dell’anno scorso: i giochi della stagione passata erano scarsi e disegnati male, oppure c’erano grossi problemi di esecuzione derivanti dalla scarsa esperienza degli interpreti?
Gli stessi problemi ci sono stati in difesa e la qualità degli aiuti difensivi e delle rotazioni che ammiriamo adesso sono frutto del lavoro fatto con lo stesso allenatore di un anno fa, altrimenti, se il merito fosse di Thibodeau, le colpe dell’anno scorso sarebbero tutte di Tony Brown.
C’è stato anche chi ha imputato a Rivers una certa limitatezza di varietà offensiva: argomento davvero superficiale, poichè non è certo il numero degli schemi, soprattutto in una squadra giovanissima, che porta a un buon attacco, quanto la semplicità dello stesso e, in particolare, l’intelligenza dei suoi interpreti, come possiamo vedere quest’anno.

Infine vorrei ricordare come l’importanza del coach sia secondaria rispetto alla qualità dei giocatori e gli esempi in questa stagione sono molti, a partire da santoni come Riley o Phil Jackson, passando per nomi emergenti come Brown (al quale non bastano clamoroso triple doppie di LBJ per vincere già un paio di partite quest’anno) o Carlisle (rimasto senza panchina e del quale a Indianapolis già criticano i metodi troppo rigidi di impostazione del gioco) o Avery Johnson (vogliamo parlare delle conduzione tecnica degli ultimi due PO?) o anche Mike Dantoni (al quale alcuni imputano un gioco bello, ma fine a se stesso e che non può portare a una vittoria finale).
Gli ultimi anelli sono stati vinti da Popovich (meriti suoi, ma anche della struttura di SA e dalla presenza di un certo Duncan), da Larry Brown (poi caduto in disgrazia a NY e in precedenza senza vittorie in molti anni di carriera) e Phil Jackson con l’accoppiata all’epoca quasi illegale Shaq/Kobe: geni illuminati del parquet oppure abili nel gestire il materiale umano di alto livello a loro disposizione?

Quanto al resto del tuo Time Out (quanti ne hai in totale?) lo riservo per il prossimo commento.
commento inserito alle 08:58 del 16 novembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Time out non ha scadenza fissa, in genere una puntata ogni due settimane, quindi sputa il rospo anche su tutto il resto smilies/grin.gif
commento inserito alle 09:12 del 16 novembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Per il resto direi che i numeri dopo così poche partite devono essere pesati, ma hanno comunque un loro valore, quindi dimostrano che la squadra in difesa e in attacco lavora molto bene e neanche nei back to back con la fatica sulle gambe dei "vecchietti" si rilassa.
Proprio la percentuale concessa è il numero più importante perchè sintomatico delle difese affidabili.

Per i nostri giovani, beh, posso solo aggiungere a quanto hai scritto che oltre a Jefferson nessuno godeva di grande pubblicità e, quindi, non ci sono per loro minuti, giochi e situazioni create per consentire loro un rendimento massimo come, invece, veniva fatto a Boston per West o Gomes o, in qualche caso, per Gerald Green.
Aggiungiamo poi che in altre realtà si trovano tanti giovani sui quali lavorare tutti insieme e non hanno magari la voglia di svilupparli tutti e hanno scelto di lasciare fuori dalla rotazione, magari solo per un periodo, il Green di turno.
Quanto ai mancati rinnovi, infine, fanno parte della logica NBA, non è stato prolungato il contratto di Deng, figuriamoci West o Gomes!
commento inserito alle 09:28 del 16 novembre 2007

Meisk ha scritto:

  Come al solito apprezzo molto l'articolo di Leo, e ammetto che ha anticipato un tema che avrei voluto proporre: in tutti i commenti a queste 7 bellissime vittorie, ci siamo soffermati su Rivers veramente poco...ma adesso non possiamo più nasconderci.
Premetto che per me l'importanza del coach è relativa, in tutti gli sport di squadra, perchè in campo ci vanno i giocatori e perchè ho avuto tante conferme di questa tesi sia a livello nba sia a livello di campionati minori; ciò non toglie che una parte del merito di questo inzio debba andare a Rivers, così come negli anni scorsi ovviamente non era esente da colpe. Quello che anch'io gli ho maggiormente imputato in passato è stato lo sviluppo dei giovani "obbligato", mi spiego ad esempio con big Al ha aspettato troppo a farlo giocare tanto e questo è avvenuto soltanto quando altri giocatori erano infortunati e quindi le scelte erano obbligate.
Questo ormai è passato, e mi sembra evidente che adesso se difendiamo molto meglio e se eseguiamo molto meglio il merito non è solo di Thibodeau, sicuramente è in grande percentuale dei giocatori (direi 70-80%), ma una parte di questa percentuale l'head coach se la prende di diritto.
E qua per il momento Ainge sta avendo piena ragione, in estate qualcuno sosteneva "adesso non diamo in mano una ferrari a uno che non sa guidare..." ma evidentemente Danny poteva giudicare il lavoro del coach meglio di chiunque altro, e lui per primo se non avesse avuto fiducia in Rivers l'avrebbe sostituito subito.

Giudizi più completi potranno essere espressi quando il peso specifico delle partite sarà molto più alto, ma per ora ammetto anch'io di avere giudicato il buon Doc forse troppo presto e non soppesando bene tutte le difficoltà con cui ha dovuto convivere.
commento inserito alle 09:37 del 16 novembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Meisk, grazie della tua onestà su Rivers e concordo che il giudizio definitivo potremo darlo solo a fine stagione.

Sull'utilizzo dei giovani, però attenzione, perchè un rookie a novembre non gioca come a febbraio, in quanto deve capire il gioco NBA, il mondo NBA, i compagni, il metro arbitrale ecc.
Quindi non sempre il mancato utilizzo è una "colpa" del coach, il quale magari non lo ritiene semplicemente pronto e ti faccio un esempio extra Celtics: a Cleveland abbiamo visto nei PO Gibson che ha avuto partite ottime, ma perchè coach Brown (giustamente osannato per il lavoro fatto) non lo faceva giocare anche a novembre /dicembre e lo ha messo in quintetto solo dopo la fascite plantare di Hughes? Scemo Brown, oppure Gibson non era ancora pronto?
commento inserito alle 09:46 del 16 novembre 2007

tiber48 ha scritto:

  Grazie per un articolo così ben preparato e per la maniera in cui sono suddivisi gli argomenti.
Certo pronosticare una partenza così era difficile. Ogni anno una squadra parte alla grande, ma sperare che sia proprio la tua sembra sognare troppo.
Paragonarci con l'anno scorso è rievocare un dolore. Telfair!? Cos'è il nome di un morbo? Un grazie di cuore a Kevin McHale.
Per un giudizio più realistico su Rivers, a parte le prossime sei partite, che sono sicuramente significative, nella mia timeline, avevo fissato un punto fisso a dopo la trasferta a Detroit, perché avremo incontrato un buon numero del tipo di squadre che ci possono convincere che il Doc ha finalmente superato il suo blocco mentale e la sua mania di adattarsi supinamente a chi vede più forte.
Sono contento pazzo del 7-0. Non penso neppure alla perfect season (quella è roba da Patriots, non credo sia possibile in altri sport, NBA, NHL e meno che mai MLB). Ma quello che conta è sapere se con questo coach potrà arrivare l'anello. Due anni fa Detroit partì 8-0, vinse la RS, ma l'anello no. Al grande uomo dei Catbirds, manca qualcosa. Forse capire che cosa sono i playoff NBA, perché il problema l'aveva già avuto nella Twin City. Eppure come Brown aveva vinto altrove. Anche Rivers ha già mostrato i suoi limiti come uomo vincente in post-season. Quando conta. Quando c'è l'anello. Ovviamente spero tantissimo di sbagliare, ma preferisco aspettare e vedere cosa succede fino all'inizio di gennaio.
commento inserito alle 10:33 del 16 novembre 2007

DNGMRZ ha scritto:

  intanto gli spurs perdono la 2° dai non irresistibile mavericks...
di squadre imbattibili, quest'anno non ce ne sono. noi compresi ovviamente..
fiducia !
commento inserito alle 10:54 del 16 novembre 2007

Christian Spazian ha scritto:

  Non capisco il motivo per cui molti dicevano che il PGA Tour non si trovava bene assieme avendo dei dubbi sulla loro integrazione.

Fin dall'inizio le parole sono state concilianti e subito dopo sono seguiti i fatti.. a me sembra che si volesse trovare a tutti i costi qualcosa di negativo.
commento inserito alle 11:12 del 16 novembre 2007

DNGMRZ ha scritto:

  ma sto buffa chi cazzo è ?
boh.mai sentito.
bulls in finale.....il canestro è 1 e pp kg e allens ono 3..
bah.
ha azzeccato solo su quella skiappa di bosh
commento inserito alle 11:55 del 16 novembre 2007

Celtic Soul ha scritto:

  Buffa è Dio,ma io non credo nel dogam della infallibilità di Dio.
Il Nostro dichiarava:"questo è l'anno dei Bulls dai..!"
Auguri Federico!Continua a pensarlo che ci porti fortuna. smilies/cool.gif
commento inserito alle 12:02 del 16 novembre 2007

Alberto ha scritto:

  Difatti Christian, al limite avrei capito se si fosse parlato di Iverson-TMac-Carter che i loro tiri li vogliono ad ogni partita (McGrady forse è anche altruista) ma Garnett-Allen-Pierce sono 3 dei giocatori più altruisti della Lega.
Penso anch'io che i Celtics stiano sul gozzo a tanti che erano abituati a "tifare" Lakers (quelli di Sky di sicuro) o i Bulls di Jordan.
Comunque il cammino è ancora lunghissimo e ci sarà tanto da soffrire.
commento inserito alle 12:12 del 16 novembre 2007

Celtic Soul ha scritto:

  Diciamo che queste prime gare sono servite ai Celtics per far la voce grossa ad Est,per far zittire un pò di scettici e fugare le perplessità dei tifosi.
Posto ciò,pur ammettendo che sia normale che i tifosi si esaltino dopo un avvio così brillante,è davvero troppo prematuro gonfiarsi il petto.
Obiettivamente il nostro caledario fino ad ora è stato piuttosto favorevole.
Se i Cetics vogliono essere una squadra da titolo non possono commisurare le proprie forze a quelle di Pacers,Wizard,Nets,Hawks,tutte squadre che gli Spurs spazzano via senza problemi.Insomma,che siamo forti l'abbiamo dimostrato,e qualcuno dubitava anche di questo,ora però,c'è da capire quanto.
Aspetto con ansia tests più probanti,contro i Magic,i Pistons e le grandi dell'Ovest,poi se ne può discutere.
Prevedo un merzo molto difficile con la trafertona ad Ovest.Lì capiremo a che punto stanno questi Celtics.
Chiaramente c'è da augurarsi che i nostri giocatori chiave non subiscano inforuni.
commento inserito alle 12:36 del 16 novembre 2007

Celtic Soul ha scritto:

  Continuo tuttavia a pensare che Buffa c'ha visto proprio male con i Bulls.
Hanno tempo per rifarsi,certo,ma che sia "l'anno dei Bulls" ne dubito fortemente.
commento inserito alle 12:37 del 16 novembre 2007

Gerry Donato ha scritto:

  Bellissimo lavoro Leo! La mia icona universale Buffa (occhio a deriderlo dopo 7 partite per le sue previsioni!), il mio adorato Gomes, il "mio" (a senso invertito) %&$§£ç# Rivers... beh, cosa volere più di così? smilies/grin.gif

Francamente quelle preoccupazioni di Federico, che avevo già appreso in preseason, mi sono sembrate subito eccessive nel merito, anche perchè non posso pensare per esempio che qualche blocco portato più o meno bene per Allen possa incidere così tanto nella valutazione di una squadra.

Mi piacerebbe sapere quali siano gli altri suoi "missing link" o "elementi fondamentali di chimica mancanti", ma al di là della possibilità che si stia viaggiando sulla salute mentale e fisica del terzetto magico e sull'entusiasmo del gruppo, il supporting cast continua a sembrarmi l'ultimo dei potenziali problemi e mi sarei aspettato qualche riferimento più sostanzioso.

Quanto al Doc, la parziale marcia indietro da parte mia su Ainge (ma soprattutto sulla navigazione a vista) è stato doverosa ed è persino arrivata mesi prima dell'arrivo di Allen e Garnett, ma su Rivers la stessa cosa non è a mio parere possibile per un semplice banalissimo principio NBA che faccio da sempre mio: ci sono squadre diverse ed allenatori diversi, bisogna scegliere quello giusto per quella giusta.

Rivers non era l'allenatore adatto per insegnare basket ad un gruppo di giovani e non è stato il coach giusto per i Celtics degli ultimi 3 anni, record orribili a parte. Questo non me lo toglie dalla mente anche una stagione 2008 da 98 vinte e 0 perse, playoff compresi. Così come un minuto dopo l'approdo di Garnett, fui il primo a dire che paradossalmente le caratteristiche del Doc si sposavano meglio per questo nuovo gruppo e per queste nuove esigenze.

Sembrerà un ragionamento assurdo, ma proprio l'essere partiti così bene con la sola preparazione alle spalle e poco tempo per un coach di intervenire e fare propria la squadra (Chuck Daly: "Ci vogliono 50 partite per capire che squadra hai in mano e che tipo di contributo puoi dare") è la dimostrazione di come questa scintilla sia scoccata naturale sul campo perchè per la prima volta forse nella storia si trovano a giocare insieme tre giocatori tra i top-15 della lega (e due dei top-5 come intelligenza fuori e dentro il campo), non certo perchè Rivers ha impostato in un mese una struttura di gioco imbattibile!

D'altronde nessuno, sia qui che nei blog USA, ha in queste settimane trovato o riscontrato un solo segno distintivo di Rivers in questa squadra, una sua intuizione, un gioco disegnato da lui, un principio difensivo o un adattamento in corsa.

Contro attacchi e difese più organizzate ed in altri periodi dell'anno, quando tutti avranno preso le misure a Boston, avremo il durissimo banco di prova per Rivers.

Infine, nella NBA attuale è impossibile disconoscere il ruolo degli assistant coach (e di Thibodeau nel dettaglio, figura che invocavo da anni), come insegnò lo stesso Larry Bird ad Indiana quando arrivò in finale quasi solo con il suo carisma e con qualche borbottio qua e là, lasciando ai suoi collaboratori l'ingrato compito dei disegnini e delle crocette sulla lavagna.

P.S.: Ryanone in quella gabbia di matti di Minnie fa sostanzialmente una sola cosa per il momento, quella che gli riesce meglio: fargli vincere quelle poche partite che riusciranno a vincere quest'anno, esattamente come l'altro ieri quando con due giocate delle sue ha indirizzato a loro favore la gara contro i Kings. Torna Ryan, torna!
commento inserito alle 12:43 del 16 novembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Ma è lo stesso Gerry Donato che un anno fa contestava a Rivers il playbook limitato? Cioè pretendeva che Rivers avesse 15/20 schemi da far applicare a un gruppo di ragazzini alle prime armi?

Di questa tua idea ne ho parlato a Roma a Steve Bulpett (quello che scrive da vent'anni sull'Herald) e la sua risposta, lo giuro sulle mie figlie, è stata: "Non servono gli schemi, Auerbach ne aveva solo cinque o sei".
Allora diciamo che magari non era il coach adatto per i giovani, ma un gioco impostato in modo semplice non era una cattiva idea.

Non condivido per nulla neanche l'assunto che Rivers finora non abbia fatto nulla per il gruppo, perchè è almeno dai primi di settembre che si allenano insieme e le idee su come muoversi in attacco e difesa chi le avrebbe decise, il collettivo dei giocatori in autogestione? Diciamo meglio che se la scintilla tra i giocatori è scoccata non sarà certo tutto per Rivers, ma un poco di merito dell'allenatore ci dovrebbe essere e da un coach come te credo che non sia difficile capirlo.

Quanto al fatto che sia un coach da squadre esperte, non mi pare che ti esprimevi così un anno fa, lo ritenevi incapace e basta ed erano altri (Christian, Fabio) a difenderlo: in ogni caso non mi pare che il suo lavoro con i giovani sia stato scarso, la squadra non ha fatto i PO, ma è stata martoriata dagli infortuni (come va Miami del santone Riley in assenza di Wade?), lui ha valorizzato senz'altro i nostri ragazzi, permettendo a Rivers di arrivare a Garnett e Allen scambiandoli e ha costruito i residui 2/5 del quintetto con Rondo e Perkins, potrei avere i nomi degli allenatori "adatti a insegnare basket a un gruppo di giovani" che ha ottenuto risultati migliori?

In ogni caso, posso concludere che nel sondaggio relativo alla conferma di Rivers ti sarai espresso a suo favore come coach per una squadra di veterani.

Trovo che sia un inizio di possibile caccia alle streghe da attuare alle prime sconfitte, che potrebbero non tardare, la cui colpa sarà di Rivers, già lo immagino!
commento inserito alle 14:59 del 16 novembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Io credo che la verità sia come sempre spesso una via di mezzo, ossia Rivers è sicuramente molto più adatto ad allenare questi Celtics che non i Celtics pischelli, e su questo credo non ci piove, però poi sorgono grandi dubbi quando i suoi ex pischelli lontano da lui fanno molto peggio, in condizioni in cui paradossalmente dovrebbero fare meglio, ossia un anno in più di NBA alle spalle, non c'è Pierce a prendersi 15 tiri a sera ma sono tutti per loro, se a Boston c'era un minimo di pressione a Seattle ma soprattutto a Minnesota non ce ne è nessuna, e invece si stanno disperdendo. Ho visto un paio di gare di Seattle in TV e vedo un Delonte che sembra la brutta (ma parecchio brutta) copia di quello visto nei tre anni di Boston, entra dalla panchina ci mette tanta enrgia, ma fa un Casino della madonna mandando fuori giri i compagni, forzando, palle perse e riuscendo a salvarsi con i suoi piazzati dal perimetro. troppo brutto per essere vero e bravi a Boston a farlo sembrare meglio di quello che è ? Bella domanda:

Per carità Rivers nel biennio precedente ha le sue colpe, assolutamente troppo prudenza con Jefferson troppa prudenza anche con Perkins nel 2005-06 quando ad un certo punto presi 21 rimbalzi contro i Sixers e poi fu rimesso in panca a guardare Blount a perdere maree di palloni, mi ricordo una gara contro i Jazz(novembre 07 se non erro) dove si prese un parziale di 15 - 0 senza che lui chiamasse Timeout, e si potrebbe proseguire a lungo, però ripeto bisognerebbe vedere altri al suo posto cosa farebbero (ad esempio un coach stimato come Carlesimo ad oggi sembra lo scemo del villaggio e sappiamo benissimo che non è vero). La realtà di oggi ci dice che he quei giovani per cui noi scalpitavamo davanti a scarsi utilizzi, lontano da Rivers si stanno perdendo, al punto che tolti Jefferson e Gomes, per il resto siamo forse all'assurdo che dopo le grandi manovre estive due dei giovani migliori (Rondo e Perk) Ainge se li è pure tenuti.

Sul capitolo assistenti, qui secondo me Ainge ha fatto le cose in grande, ha preso il meglio del Doc, ossia lato umano, le doti offensive (le sue squadre cifre alla mano hannos empre avuto attacchi produttivi), mettendogli accanto assistenti che sopperissero alle sue mancanze vedi Thibodeau per la difesa e Clifford Rau per i lunghi (per capirsi i due migliori nei loro settori), ma attenzione se escludiamo Riley che allena molto da solo, per ilr esto nulla di nuovo sotto il sole, Phil Jackson bravo, ma dietro c'era l'ottantenne Tex Winter con la lavagnetta che aveva inventato il triangolo, Larry Brown bravo ma si è sempre tirato dietro assistenti di primissimo piano, Larry Bird bravo, ma poi c'era Carlisle per l'attacco e Dick Harter per la difesa (scusa se è poco), popovich bravo, ma poi ha rimepito le panchine NBA di suoi ex assistenti, e via discorrendo, con questo non voglio dire che rivers vale Phil Jackson, ma che l'impostazione di base è la stessa.

Sul fatto che in questo Celtics non ci ha messo molto del suo credo che le recenti parole di KG e soci in occasione della morte del padre e le motivazioni extra arrivate da questa vicenda, parlino da sole. Per Pitino se ne sarebbero strafregati tutti, e magari come coach in senso stretto Pitini valeva 5 volte Rivers, ma poi c'era il resto che contava forse di più delle X e O come fu ampiamenti dimostrato dalla gestione buonista di O'Brien che di suo in quei Celtics del 2002-03 non ci mise assolutamente nulla.
commento inserito alle 15:28 del 16 novembre 2007

Gerry Donato ha scritto:

  Ma è lo stesso Michele Pulcini che difendeva ad oltranza il progetto giovani convinto che Jefferson e soci ci avrebbero portato sicuramente a lottare per il titolo nel breve periodo? Cioè pretendeva di vedere nitida la ricostruzione di Ainge tramite quei "ragazzini alle prime armi" e che quella fosse l'unica strada da percorrere?

Ti trovo in forma Michele, anche se da te non mi aspetto questo atteggiamento personale e provocatorio. Non fare difetto alle tue intelligenza ed esperienza, sai bene che è più dipendente un coach dai propri giocatori che viceversa, e sai bene cosa ho sempre sostenuto in passato su Rivers ed Ainge, con frasi come "Se lo si lascia lavorare 10 anni, prima o poi anche Paolino Paperino ci porta al titolo", oppure "Non credo che Rivers sia in assoluto un coach così inferiore a Bird, ma Larry aveva Carlisle ed Harter ad assisterlo!" oppure quando proponevo Rivers per una rappresentativa nazionale, ruolo in cui lo considero perfetto.

Qui c'è solo da prendere atto che Ainge, nel bel mezzo di una delicata e da me odiata navigazione a vista, si è ritrovato davanti una serie di coincidenze e possibilità strepitose, ed è stato strepitoso nel coglierle al volo, facendo finalmente quadrare questo benedetto cerchio e facendo fruttare le scelte al draft come gli chiedevo, ma in maniera fin troppo entusiasmante.

Ainge ha riscritto la storia di questa lega, ha fatto qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: dimmi quando e dove sono stati aggiunti due top-15 già affermatissimi ad un altro top-15 già affermatissimo.

Ora mi vorresti dire che con Sam Mitchell, Maurice Cheeks, Isiah Thomas alla guida di questi Celtics (lasciando invariati gli assistenti!) non saremmo 7-0 o almeno 6-1? Ma andiamo (anche se sull'ultimo dei citati potrei avere qualche dubbio smilies/cheesy.gif)!

Nomi degli allenatori "adatti a insegnare basket a un gruppo di giovani" che ha ottenuto risultati migliori? Scott Skiles e Rick Carlisle, ovvero l'esatto contrario di Doc Rivers: irritanti sul piano umano, maniaci sul piano tattico, ma quando si tratta di fare il salto di qualità manca ancora qualcosa.

Gli schemi, gli adattamenti ed i principi difensivi servono, oh se servono! Chiedi a Detroit, Dallas e San Antonio, non a Steve Bulpett.

Il discorso playbook è nuovamente strumentalizzato (e ancora non capisco che gusto ci sia nel farlo), perchè io non ho mai e sottolineo mai detto che playbook ampio vuol dire vittorie, ma ho sempre solo ripreso le dichiarazioni di Rivers in relazione a ciò che si vedeva in campo, per dimostrare una volta di più che il Doc non ci ha capito molto in questi anni (ma bastava la sua stessa ammissione nella primavera scorsa!).

Bisogna conoscere il mondo e le logiche NBA. Rivers resta un coach con dei precisi limiti ma con delle altrettanto precise qualità che si sposano meglio con gruppo di stelle da gestire (vedi serie positiva con il ritorno di Walker) o con operai specializzati (vedi Orlando all'epoca), ed in questo senso quoto in pieno le ultime quattro righe di Leo qui sopra.

Ma quando poi contano anche i disegnini e gli adattamenti e qualcosa in più dei 4-5 schemi (vedi serie contro Indiana e stagione del salto di qualità per Orlando), qualcosa non torna. San Patrizio si dia da fare in Maggio/Giugno!
commento inserito alle 18:09 del 16 novembre 2007

giu_se_ppe61 ha scritto:

  premetto di non avere le competenze tecniche per giudicare a fondo il lavoro di un allenatore, e naturalmente non le avevo neppure quando criticavo duramente Rivers e Ainge. Ero convinto che nessuno dei due avesse le idee tanto chiare sul cosa fare per costruire una squadra vincente e adesso, come ho già fatto altre volte, devo ammettere che sul conto di Ainge mi ero sbagliato: non è detto che la sue scelte si riveleranno vincenti fino in fondo, ma Danny ha ampiamente dimostrato di avere un progetto e di averlo saputo mettere in atto con tutti i particolari, e mi riferisco alla scelta degli assistenti e dei free agent firmati in estate (ad esempio, ho trovato eccezionale la partita di Posey contro NJ). Per quanto riguarda Rivers anch'io davo per scontato, avendolo letto in questo sito su molti interventi, che fosse un coach più abile a gestire squadre con veterani importanti, e infatti chiedevo: perchè allora non lo cambiano? ho avuto anche questa risposta.
Ora però credo che sia prematuro giudicarlo, nel bene e nel male. A suo favore la considerazione che i nostri ex non stanno certo facendo faville nelle loro nuove squadre e il fatto che l'amalgama della squadra sembra già ad un livello molto avanzato; a suo sfavore il fatto che ad Allen, Pierce, Garnett, Posey e House non doveva certo essere lui ad insegnare il basket e la difesa in due mesi e quando si ha gente di questo calibro, che risolve anche forzando, lo schemino serve meno. Difatti, e qui entriamo nella mia personale rubrica "il pelo sull'uovo", mi sembra che nessuno abbia segnalato tra i nostri punti di forza l'esecuzione dei giochi in attacco.
Ritengo che il lavoro di Rivers andrà giudicato in base a quello che diventeranno Perkins e Rondo nei prossimi mesi e anni; in relazione a come saprà integrare la panchina, sfruttandone le potenzialità e portando ai Playoffs una squadra ancora con energie da spendere, soprattutto da parte delle nostre star.
Sarei anche molto prudente nel valutare la squadra nel suo complesso: in un certo senso non vedo l'ora di subire due sconfitte in fila per vedere la reazione, perchè le prime 5 partite della stagione le abbiamo giocate sull'onda dell'entusiamo. Stanotte, ad esempio, abbiamo un buon test con una squadra che ha centri grandi e grossi. Speriamo che Wade sia già in forma. Ma questo è un altro discorso. Per chiudere sull'allenatore vorrei far presente che tutti quelli che hanno criticato Rivers l'hanno fatto soltanto per frustazione e per le delusioni subite. Se ci porta al Ring gli mando le mie personali ed umilissime scuse.
Go Celts
commento inserito alle 18:53 del 16 novembre 2007

Celtic Soul ha scritto:

  posso essere cinico.La morte del papà di Rivers è stata una benedizione per questa squadra.
commento inserito alle 21:36 del 16 novembre 2007

Alberto ha scritto:

  Quoto nettamente Gerry.
commento inserito alle 23:00 del 16 novembre 2007

Christian Spazian ha scritto:

 
posso essere cinico.La morte del papà di Rivers è stata una benedizione per questa squadra. (Celtics Soul)


Non ho capito cosa vorresti dire: potresti spiegarti meglio?
commento inserito alle 23:18 del 16 novembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Mi pare che il progetto giovani ci abbia esattamente portato a essere una contender nel modo che Ainge lo ha sempre inteso, cioè produrre giovani che potessero aiutare la squadra a vincere (Rondo e Perkins) o potessero essere scambiati (Jefferson, West e altri) e continuare a intendere quel progetto giovani come "vinceremo il titolo solo con quei ragazzi e Pierce" è convinzione mai supportata da dichiarazioni in tale senso di Ainge, ne tantomeno mie.

E che Ainge navigasse a vista continua a essere una credenza molto meno che popolare, smentita dalle trattative che Ainge non ha voluto concludere (Iverson, Boozer) in passato, convinto che non fossero quelle decisive e che fosse meglio aspettare; come poi io e altri ti abbiamo ripetuto fino alla noia (almeno nostra) trovami tu il GM che non cambia il suo piano in base alle molte opportunità che negli anni si presentano: se dalla lotteria esce la scelta 1 ti prendi Oden, altrimenti un GM eccezionale come il nostro trova il modo di rivoluzionare la storia della franchigia.
Poi è ovvio che noi tutti siamo fuori dalla stanza e dalla testa di Ainge, quindi siamo riusciti negli anni a capire poco delle sua manovre, ma non mi sembra la ragione per ridurre a "navigazione a vista" il progetto prima di vederlo completato.

Per concludere il discorso su Rivers, mi pare che il suo (non certo mio, tuo o di Paolino Paperino) disegnino finale della scorsa notte (gioco Slice) sia stato esemplare per coraggio (Pierce nonostante tutti i problemi della serata), esecuzione (chi l'avrà fatto provare in allenamento, Paolino Paperino?) ed efficacia, confermando che anche Rivers può migliorare in questi aspetti della gestione e che non è certo l'ultimo arrivato in quanto a conoscenza della sua squadra e degli avversari.

Capitolo playbook limitato: probabile che la mia età porti ormai vuoti di memoria pericolosi, ma ricordo benissimo interminabili tue diatribe con Fabio Anderle nel corso delle quali tu sostenevi la necessità di un playbook ben più ampio di quello che Rivers utilizzasse in passato e ritenendo questo un difetto madornale di impostazione del lavoro offensivo: chi sottovaluta schemi, adattamenti e principi difensivi, non certo io o Steve Bulpett (uno che credo abbia visto più basket NBA di noi due), solo che pretendere di insegnare 15 giochi d'attacco ai nostri ragazzi della passata stagione che a stento sapevano muoversi senza palla era pura utopia, e, in ogni caso, mi pare che quanto a schemi offensivi e principi difensivi in queste otto partite non ci siamo potuti lamentare, se è vero che oggi sul Globe anche Peter May (notoriamente nemico assoluto di Rivers e Ainge) evidenzia l'incredibile rendimento offensivo e difensivo della squadra

"It's impossible to understate how dominant the Celtics have been. Forget for a moment that they remain the NBA's only unbeaten team and that every other team has at least two losses. There's winning and there's WINNING, and the Celtics have been doing the latter. Entering last night's game, they led the NBA in offensive and defensive field goal percentage. You rarely see that combination and you almost never see a team shooting 50 percent and holding opponents to less than 40 percent. The Celtics are doing both.
They led the league in steals and forced turnovers. Perhaps most mind-boggling of all, their point differential after last night's victory is a staggering plus-15.2."

Tutto questo forse l'avrebbero ottenuto anche Sam Mitchell (penso a cosa avrebbero scritto di Rivers se avesse utilizzato Bargnani come fa adesso il coach di Toronto) o Cheecks, ma per nostra fortuna finora il lavoro in palestra l'ha organizzato Rivers e posso essere molto più fiducioso di quanto non fossi due mesi fa.


commento inserito alle 16:01 del 17 novembre 2007

Gerry Donato ha scritto:

  Tutto rispettabilissimo e qualcosa anche condivisibile, Michele. Quello che di sicuro ci associa è il tuo ultimissimo pensiero! smilies/wink.gif

Io come filosofia ero e sono per una struttura di gioco offensivo chiaro e dinamico, che potesse aiutare i giovani ad inserirsi ed a imparare meglio, ma non necessariamente per tanti schemi e playbook ampio. Per esempio adoro il sistema di D'Antoni, e c'è una filosofia nella NCAA (Memphis Attack) con playbok inutilizzato e semplicissimo principio di "penetra e scarica" che mi stuzzica tantissimo.

Ma nell'NBA si può vincere anche con gli isolamenti e poco movimento senza palla (Houston di Hakeem), quindi ovviamente non può valere un discorso del genere in assoluto. Sono "solo" idee e filosofie. E quella di Rivers ancora mi sfugge.
commento inserito alle 00:18 del 18 novembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Secondo per però ragazzi (mi riferisco a Gerry e Michele) qui si ritorna ai miei dubbi iniziali esposti nell'articolo ossia dove iniziano e finiscono i meriti di Rivers, sia oggi sia nella passata gestione ?

Cioè che in passato abbia fatto degli errori a volte palesi (perlomeno agli occhi di noi tifosi parevano tali), come rotazioni cervellotiche, eccesive prudenze verso alcuni giovani soprattutto Perkins e Jefferson a cui venivano preferite Bount e LaFrenz in una confusione tale che alla fine scontentava tutti, scelte che a volte sembravano assurde su giovani panchinati ad oltranza e poi esplosi quando costretti dagli eventi a giocare, insomma quello di cui parliamo da anni. Poi però cotanta gioventù va lontano da Rivers (ma non solo ad esempio Ricky Davis nel dopo Celtics qualitativamente è andato a sud), e fa persino molto peggio di quanto faceva con lui e con i dubbi di cui sopra, quindi non so se oltre ad errori evidenti magari lui li sopravvalutava e forse valevano meno (tolto Jefferson ovviamente), basta vedere un Green che da noi veniva messo come possibile futuro All Star e che pggi a Minnesota ci manca poco che non lo mettono a distribuire asciugamani in panchina.

Sui Celtics di oggi francamente credo sia inutile mettersi a discute, tre canestri su quattro vengono da assist, quindi il gioco di squadra c'è, c'è il gioco lontano dalla palla altrimenti gli assist non arrivano mai, io non so se è merito di Rivers o del QI elevatissimo della squadra nel complesso, ma se fosse come nel secondo caso, molto meglio un Rivers che fa giocare di un coach come Van Gundy o come Carlisle che gli vuole mettere nel capo 500 giochi e poi vanno in campo scazzati e li sbagliano tutti. Però sia nell'azione decisiva a Toronto ch in quella del canestro di Pierce finale contro Miami si sono visti ottimi giochi eseguiti alla lettera.
commento inserito alle 10:18 del 18 novembre 2007

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