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Scritto da Redazione ICP
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domenica 28 ottobre 2007 |
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Esattamente un anno fa, il 28 ottobre 2006 scompariva Red Auerbach, senza mezzi termini e con tutto il rispetto per altre immense personalità del mondo biancoverde, l'uomo "Celtics per eccellenza", nove titoli in panchina, sette dietro al scrivania del GM diventando il vero "simbolo" di vittoria e dominio dell'intera storia NBA.
Paradiso, seconda nuvola a destra, profumo di sigaro "Hoyo de Monterrey", l'uomo che le ha viste tutte abbassa lo sguardo verso la sua Boston, incuriosito per vedere all'opera quella che realisticamente potrebbe essere la prima versione vincente dei Celtics senza il suo tocco. Uomo incredibile più che per le sue idee sui ventotto metri, per quelle "umane" con cui ha sconvolto a più riprese un mondo come quello dell'NBA che troppe volte ha avuto bisogno di scosse traumatiche per accettare cambiamenti che il semplice avanzare della storia chiedeva.
E' stato il primo nel 1950 a scegliere un giocatore di colore ad un draft, quando l'NBA era uno sport tassativamente per bianchi e quasi quindici anni dopo è stato il primo a schierare in campo un quintetto interamente composto di afro americani. Nella sua storia Red ha sempre fatto scelte a volte coraggiose sul momento incomprensibili che alla fine hanno creato la "Mistica dei Celtics", quell'alone di invincibilità che ha fatto diventare i Boston Celtics la franchigia più vincente di tutto lo sport a stelle e strisce. E per celebrare ogni successo arrivava l'immancabile "sigaro" fumato in faccia a giocatori e dirigenti avversari, spesso ancora a gara in corso. Un gesto di assoluta sfacciataggine di chi è troppo grande per essere comunque messo in discussione. Il vuoto lasciato dodici mesi fa è ovviamente incolmabile, ma la sua leggenda è ancora viva, al punto che nei "deliri" estivi seguiti agli arrivi di Ray Allen prima e Kevin Garnett poi, qualcuno tra gli avversari più scocciati è arrivato a affermare che questo era solo l'ultimo diabolico disegno di Auerbach che aveva disseminato alcuni dei suoi ex giocatori dietro alle scrivanie di General Manager di alcune franchigie per poi riscuotere in seguito favori in sede di mercato. Quale miglior tangibile segno per capire che la sua leggenda è ancora viva.
Se il primo anno senza "Red" non è stato il miglior modo per onorarlo, quello che sta per iniziare invece ha tutti gli astri allineati per far si che la prima vittoria senza "Red" sia sempre più vicina, e se dovesse arrivare questa vittoria sarà sicuramente dedicata alla sua memoria.
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