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"Racconti" Romani PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione ICP   
lunedì 08 ottobre 2007

Raccontateci la vostra giornata Romana. I racconti di : Luis, Prentiss, Leonardo Ancilli, Antonio Martelli, Giuseppe Valentini.

Per chi volesse pubblicare il racconto della propria avventura romana al seguito dei Celtics in questo spazio, si prega di inviarlo a Leonardo ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) e Christian ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ).

 

La Tribù - (Luis)


E’ il pomeriggio di domenica. Sono appena tornato a casa nella mia città ed i bambini sono già sui loro compiti perché domani c’è la scuola e ci potrebbe essere qualche interrogazione dietro l’angolo. Io sono ancora stordito dalle luci, dai rumori e dalle emozioni che mi hanno invaso ieri sera a Roma e sento il bisogno di scrivere perché intorno a me non c’è nessuno che le comprende davvero e devo affidarle a questo testo per potermi liberare in qualche modo di loro.

L’emozione di aver visto le divise celtiche dal vivo, una possibilità che forse non avremo più qui in Italia, è ancora viva ma c’è un pensiero che mi gira per la testa più di ogni altra cosa e che mi avvolge fin dai momenti dell’attesa avanti ai cancelli, che può essere sintetizzata in queste parole:  una tribù che si riunisce !

Una tribù che si riunisce, malgrado sia trascurata dai media italiani che ne riconoscono l’esistenza solo alla stregua di una rarissima razza confinata in una riserva indiana, dando maggiore risalto alle imprese di un AlbinoLeffe qualsiasi (con tutto il rispetto parlando).
Una tribù che al momento giusto emerge dal nulla e rispolvera le maglie per cui palpita, siano biancoverdi o di altro colore, per farsi riconoscere tanto dai propri simili di cui a malapena conosce l’esistenza, tanto dal mondo esterno per la maggior parte del quale essi sono degli incomprensibili estranei.

Indosso la n.34 verde di Paul Pierce e sono tante le maglie biancoverdi che incrocio e per ognuna c’è un ammiccamento, uno sguardo d’intesa. Sento che essa mi qualifica dandomi un senso di appartenenza di gruppo, ancor di più di una maglia di Totti o di Del Piero.
Mi vengono in mente tante domande. La ragazza bionda che dimostra meno di vent’anni e che indossa la maglia n.33 avente nel retro un nome di quattro lettere, sa che cosa essa ha significato per una generazione, che sogni e che emozioni ha suscitato per chi nei primi anni ’80 calcava i poco gloriosi parquet di provincia e che dopo ogni (fortunoso) canestro si immedesimava in chi davvero era in grado di far esplodere il pandemonio al Boston Garden ?
E quel ragazzino che trotterella dietro al suo papà indossando una maglia biancoverde senza nome, lo sa che quell’anziano signore con la barba quasi bianca che ogni tanto appare in foto sulle pagine sportive di Internet non è Babbo Natale, ma uno che con quella stessa maglia, unico al mondo, ha vinto 11 campionati sui 13 disputati, incentrando la propria carriera sportiva sul concetto di “noi” piuttosto che di “me”,  tutto il contrario di quello che rappresentano quelle due magliette più in là nella stessa fila (la n.3 di Denver e la 24 di L.A.) ?

Una tribù che si riunisce, che si conta all’interno del Palalottomatica per vedere se è in minoranza rispetto ai tifosi della squadra che presenta l’eroe locale o se è in grado, compatta, di far sentire la propria voce, di incitare i propri beniamini e di non farli sentire soli.

Una tribù che si riunisce e che gioisce, non per una vittoria che non conta nulla agli effetti pratici, ma perché scorge che, aldilà dei problemi di “chemistry” che vanno ancora affinati e che vengono esposti nel primo quarto di gioco da un avversario il cui roster sta insieme da 12 mesi e che gioca a memoria, c’è del talento smisurato in questa squadra e anche la panchina ha un paio di elementi portanti e che quest’anno, sì, vale la pena di sognare.

Non voglio fare un report sui singoli, ho le mie idee certo, ma lo lascio ad altri che meglio di me sono in grado di esprimere e di illustrare il loro giudizio tecnico.
Dico solo che il momento in cui mi sono più emozionato è stato quanto Tony Allen in contropiede è andato ad affondare con cattiveria a canestro, quasi con lo stesso movimento con cui si era gravemente infortunato lo scorso gennaio. Zoppicava, sentiva evidentemente dolore ma al tempo stesso esprimeva con il suo corpo la gioia di chi sente di aver messo dietro di sé mesi da incubo; al time-out chiesto da Mitchell tutti gli sono andati incontro, l’hanno abbracciato, gli hanno dato pacche sulle spalle e buffetti sulla testa e lo hanno accompagnato in panchina.

E avete notato che per tutta l’intera partita, ad ogni azione finalizzata felicemente, tutta la panchina si alzava in piedi per festeggiare in maniera sincera il canestro e lo sforzo di squadra che lo aveva propiziato !
E’ questo lo spirito che rappresenta e che contraddistingue la nostra tribù, una tribù che sabato è emersa dai più disparati luoghi d’Italia, che al termine si è dispersa e che chissà quando avrà ancora un’occasione simile per radunarsi, ma di cui io sono fiero di esserne parte!

Il primo giorno di scuola - (Prentiss)

La sensazione è molto paragonabile al primo giorno di scuola, conoscere tante persone e tutte insieme. Ho fallito clamorosamente, sarà che ero vestito invernale e morivo di caldo, sarà che conoscere frettolosamente tanta gente già impegnata in appassionate conversazioni non è cosa semplice, infine lo stupido dubbio di presentarsi come Nunzio o Prentiss.

Il mio momento più folle è senz'altro aver chiesto a Colangelo se noi ( noi raptors ? mi ha chiesto ).... no, noi Celtics ( ho chiarito mostrando la maglietta di Ainge all'interno della mia vecchia t-shirt ) vremmo vinto la finale a est.... quindi tra lo stizzito e il divertito mi ha risposto no way!

Poi le foto con il buon Bagatta e il leggendario duo Buffa-Tranquillo legato da qualche sorta di avversione celtica mitigata benissimo da un vero e profondo rispetto verso la storia bianco-verde e tanta disponibilità con il calorosissimo tifo italiano.

Quindi Fabio Anderle, la persona a me più cara, di una dolcezza rara che contrasta decisamente con la sua fermezza di qualche sua email. Quindi Chrys, che ho capito essere lui, solo quando era troppo tardi... bella famiglia la sua, specialmente se così vestita con colori ufficiali; quando avrò un giorno una bambina anch'io, ne prenderò spunto e  la vestirò da cheerleaders già dalla culla.

Poì Leo.... ho capito perché scrive tanto, geneticamente è settato veloce, è un fiume in piena... bel tipino, bel toscanaccio. Movy sornione che se la gode con il suo teleobiettivo. Michele Pulcini, il classico romano che sa il fatto suo, già dalla sua intervista para-english con il commentatore Celtics avevo intuito di che pasta era fatto; para sta per paraculo, nel senso buon del termine, mi raccomando... ha difeso pure Rivers..that's incredible!!
Stefano Papa... il sosia di Ghezzi.

Proporrei di accompagnare gli articoli con delle piccole foto in alto a destra, credo sia la soluzione migliore anche per i nuovi tifosi Celtics che vorranno stringere amicizia mediatica con noi...si, perché nei prossimi anni i quarantenni notati da Buffa verrano sicuramente  mitigati da adolescenti che abbasseranno decisamente la nostra età media.

E' bello dare un volto alle proprie parole, il modo migliore per ridurre i chilometri che ci dividono, non vi pare?  Le cose più belle della partita l'abbraccio di Posey a metà campo, sicuramente si sono dette delle cose che verranno ripetute al pubblico in caso di anello, e Rivers che al timeout chiede ben 5 volte al dolorante Allen - You're right?? - Tony rispondeva si, ma senza alcuna convinzione... alla quinta dice si e finalmente in modo più risoluto.. a questo punto Rivers gli sorride teneramente come se Tony fosse suo figlio invece che un semplice giocatore a roster. Rivers come coach è rivedibile, come persona dovrebbe essere  semplicemente fantastico.

E' stata un piacere e scusate ancora per la maleducazione!

 

Emozioni Biancoverdi -  (Leonardo Ancilli) 

Riuscire a trasmettere a chi non c'era o a chi comunque non ho conosciuto a Roma sabato, le sensazioni di quella giornata comunque indimenticabile non è facile, per mille motivi, vuoi perchè in testa mi frullano una marea di ricordi e di immagini che già di per se sarebbe difficili da raccontare in un articolo, peggio ancora sarebbe dargli una sequenza cronologica della cosa. Parto quindi dalle sensazioni lasciate dalla gara in se stessa, lasciando il capitolo umano ossia l'incontro con gli altri tifosi biancoverdi a dopo, ma non di certo perchè è meno importante, ma proprio per il contrario.
 
La partita ? Beh semplicemente fantastico, e la definitiva conferma di una sensazione che davanti alla televisione ho sempre avuto ossia che il basket NBA rispetto a quello di area Fiba è semplicemente un altro sport. Sono più grossi, più veloci, più tecnici, più tutto punto ! Pierce ad un certo punto ha detto che faceva canestro e lo faceva punto senza storie, ha mandato al bar chiunque gli si mettesse davanti. Ci sarebbero montagne di cose da raccontare, dico solo che la gara c'era alle 20:30  e alle 18:15 quando siamo entrati erano già tutti a tirare con 2-3 assistenti a urlare come dei pazzi per dirigere la cosa, Ray Allen addirittura ha iniziato alle 17 "tastando" con le mani ogni singola mattonella di parquet sulle due linee dei tre punti per verificare il tutto. Assurdo per la nostra concezione.

Ma la differenza clamorosa è il metro arbitrale, non ti concedono nulla, hanno le loro linee guida, ma in Europa soprattutto sotto viene tollerato ogni tipo di porcheria, li nulla, fai Hand Checking fischiano, palleggi alto fischiano, ti muovi sui blocchi anche di un soffio fischiano, entri nel cilindro in area fischiano e Bavetta non ha guardato in faccia nessuno rifilando pure un tecnico a Garnett per il solo essersi attaccato al ferro dopo una schiacciata. L'unica cosa in cui tollerano il contatto fisico è sulla presa di posizione prima di ricevere palla, per il resto gli attaccanti sono clamorosamente tutelati. In sostanza il contatto fisico è tollerato ma per quello previsto dalle regole ( e questo basta e avanza per accendere duelli accesissimi), che poi in linea di massima sono simili a quelle europee, le furbate no. Unico neo dell'arbitraggio NBA sono i tre secondi difensivi che sono una vaccata totale, che di fatto poi impedisce le zone di stampo europeo, anche se a Roma di zona non se ne è vista proprio, perchè Boston ha sempre difeso a uomo, e Toronto ha pensato bene che giocare a zona contro Garnett Allen e Pierce fosse un tantino fuori luogo !
 
La gara di per se è stata pure gara vera per tre periodi, e diverse sono le immagini che mi porterò dietro tutta la vita, la prima è stato il momento in cui Kevin Garnett dopo la presentazione si è tolto la tuta ed ha sfoggiato la sua maglia numero 5 con scritto Celtics sopra. Doveva essere tutto scontato in fin dei conti Garnett è da oltre due mesi un Celtics, e comunque era da due ore davanti ai miei occhi a fare riscaldamento. Li ho avuto un brivido lungo la schiena, un senso di irrealtà, come se fosse un sogno, con la "terribile sensazione" che qualcuno mi desse un pizzico sulla guancia, svegliandomi per poi ritrovarmi davanti Mark Blount al posto di Kevin Garnett. Invece fortunatamente era la cruda realtà e non un sogno !
 
Pochi secondi dopo Garnett all'entrata in campo dei due quintetti si è rivolto verso il pubblico battendosi le mani sul petto, dando un'altra scossa al mondo biancoverde. Partenza rapida e al primo possesso si denota un certo nervosismo, ma anche una smisurata voglia di fare bene, tant'è che dopo i primi due liberi di Pierce, i Celtics hanno addirittura accennato ad un pressing a tutto campo sulla rimessa dei Raptors da fondo campo, e direi un pressing a tutto campo sul primo possesso di preseason non si vede di certo molto spesso.
 
La gara è scivolata via, ma forse la cosa più "significativa" per la stagione dei Celtics si è vista nel possesso difensivo dei Celtics sull'88 a 85 ossia "Ubuntu". Per i Celtics in  campo c'erano seconde e terze linee ormai da tempo, ma nonostante questo il Doc ha lasciato a loro l'onere di giocarsi la gara, e mentre l'azione si svolgeva si è visto un chiaro segnale dello spirito che ha il nuovo gruppo. Tutta la panchina era in piedi ad incitare i compagni in campo, con Garnett abbondantemente in campo con asciugamano in mano, mentre quella dei Raptors comodamente seduta con qualche sguardo addirittura rivolto verso le tribune. Magari queste sono solo congetture da tifoso, ma la sensazione che ho avuto da questa partita è che questa squadra abbia una voglia di "spaccare il mondo" infinita.
 
Passiamo al lato umano della giornata, non meno importante. Piacevolissimo il pranzo organizzato dall'ottimo Enrico e compagna, e li subito a parlare di Celtics di NBA (con immancabili critiche a Kobe) con il solito Fabio che mette a nostra disposizione il suo immenso "sapere cestistico", oltre che a tutti i dettagli degli allenamenti della settimana romana, con tanto di aneddoti imperdibili grazie anche all'altro infiltrato Enrico. L'arrivo al Palalottomatica e raduno è stato curioso, pensavo che in fin dei conti più che un "Celtics Day" fosse un "Bargnani Day", ma invece con enorme stupore, le maglie verdi fuori dal Palalottomatica erano veramente tante, tanti con la 34 di Pierce ma anche i "figli di Bird" ossia quelli sulla quarantina e oltre con casacche "vissute" addosso.
 
Comincia un breve raduno, arriva Alberto, poi Daniele, Teti, arriva qualcuno che vedendo la piccola "macchia verde" chiede timidamente "Italian Celtics Pride....... piacere io sono ... " : bellissimo. Arriva alla fine il "mitico" Stefano Papa e vengono aperti i cancelli, quindi subito dentro. Fabio che è in tribuna stampa ci porta i vari Buffa Tranquillo Bagatta per le foto di rito, e li in quel momento con un Palalottomatica ancora semivuoto con tinte biancoverdi in maggioranza, arriva un piccolo e insignificante episodio ossia all'ingesso di Bargnani per il riscaldamento arriva qualche ingeneroso fischio (poi in sede di presentazione sarà giustamente ovazione). I verdi si scaldano sotto la direzione di alcuni assistenti Norton, Doo, e Clifford Ray che con una voce clamorosa incita e cazzia il buon Perkins ad ogni respiro.
 
Il dopo gara ci vede finire la serata in un bar in zona Eur, un'altra chiaccherata piacevolissima con gli amici e qui mi devo concedere un piccolo Escursus, ossia abbiamo passato una bellissima serata ad un tavolo "tutti amici" senza nessun problema, e con questo spero che sia chiusa per sempre la prima "era" di ICP un periodo a volte difficile per lunghe discussioni andate chiaramente oltre i giusti toni e che hanno portato purtroppo a tante piccole e grandi frizioni tra noi, che alla luce della splendida giornata passata guardandosi indietro risultano del tutto inutili. Quindi ricordiamoci sempre quando siamo dietro alla nostra tastiera che stiamo discutendo sui nostri pareri che in definitiva sono solo pareri e non verità assolute, ma non stiamo discutendo le persone, perchè le persone sono quelle che in definitiva erano tutte piacevolmente sedute allo stesso tavolo la notte tra il 6 e il 7 ottobre con un unico ideale comune "la passione per i Celtics" o comunque quelle con cui ci siamo piacevolmente incontrati al Palalottomatica.

 

Una serata indimenticabile - (Antonio Martelli)

Sabato mattina sono sceso in treno da Torino, sette ore piene, per  essere nella capitale e vedere per la prima (e spero non sia l'ultima)  volta dal vivo i Boston Celtics. Che dire, giunto al Palalottomatica, mi  sono goduto uno spettacolo indimenticabile. veder giocare dal vivo Kevin Garnett, Ray Allen e Paul Pierce è stato magnifico. Con the big ticket possiamo veramente arrivare lontani....

Per quanto riguarda la gornata romana, un unico inconveniente, l'incredibile sfiga del mio povero fratellino, partito da benevento alle 16 in treno e giunto a roma solo alle 22 e 15: 4 ore e dico 4 ore di ritardo.... purtroppo per lui è riuscito ad entrare al palalottomatica in  tempo solo per gli ultimi 3 minuti di partita..... era tristissimo e a  distanza di 2 giorni non si è ancora ripreso..... una serata indimenticabile, quindi.... in tutti i sensi!

 

Boston Celtics nel campo di basket - (Giuseppe Valentini)

Arrivo a Roma dopo le 19. Già sul raccordo lo spettacolo di luce a perdita d’occhio sul lungo nastro d’asfalto annuncia ai miei occhi di provinciale la città ormai vicina. Il navigatore ci porta di fronte al Palalottomatica tutto illuminato; folla dappertutto, mentre il mio amico Stefano (fede Lakers) cerca un parcheggio. Mai avuta tanta voglia di entrare in mezzo alla confusione ed alla calca. Una volta dentro il Palazzo tante maglie bianche o verdi con il numero 34, con il 33, il 5 o il 6 che dominano quelle sparse delle altre squadre: oggi sono tutte ospiti in casa nostra, perché non c’è dubbio che questa è la notte dei Celtics.

Anch’io ho una camicia verde, ma un po’ “psichedelica”, diciamo una personale rivisitazione del noto “green”. Prendiamo posto. Son contento che Stefano abbia deciso di accompagnarmi, sai i pomeriggi a discutere di basket ai tempi di Bird e Magic; sai gli sfottò, le scuse cervellotiche per giustificare le sconfitte e i mutismi nervosi in attesa delle  partite importanti che abbiamo condiviso, quando eravamo ragazzi . Durante le finali, ad esempio, ci si chiudeva in casa per paura che l’altro rivelasse il risultato di qualche partita prima della trasmissione su Canale 5 o Italia 1 ma anche per una sorta di diplomatica prudenza, tipo sbilanciarsi troppo con previsioni sbagliate e quant’altro poteva costituire motivo di ulteriore dileggio in caso di sconfitta.

Da più di vent’anni comunque, ed anche se ora ci vediamo molto meno per i soliti motivi, il basket nba è un costante motivo di discussione ed un interesse in comune. Nell’occasione della serata Stefano mi concede che: “anche se siete una squadra perdente un certo fascino però l’avete…” Siccome non mi dimentico le vecchie regole non replico come vorrei, almeno per il momento, spero.

Poco sopra di me in tribuna vedo mia sorella, anche lei è venuta anche se di basket nba non sa molto, forse anche per simpatia verso di me e le mie “fisse”. Vado a salutarla, poi torno al posto mentre il cronometro scandisce i minuti dall’inizio della partita. Intanto cerco di individuare il nucleo di Icp che so essere nel settore a 12, ma non riesco a localizzare nessuna “macchia verde”, però so che siete sparsi tutt’intorno.

Finalmente inizia la partita, perché è quella che sto aspettando da ore…anzi perché è quella squadra che sto aspettando da ore o forse da vent’anni, non saprei.

Mi colpisce molto l’emozione che mi sembra di vedere nei nostri giocatori al momento di entrare in campo per la palla a due: mi fa sentire sulla loro stessa lunghezza d’onda. Vedo Garnett battersi il petto rivolto verso la tribuna, lo vedo abbracciare fortemente e lungamente un compagno in tuta prima di entrare in campo, ed è solo l’ultimo arrivato. In quell’istante mi sento sicuro che di questa squadra potremo tornare ad essere orgogliosi fino in fondo.

 Mi metto ad inseguire con lo sguardo quelle magliette Verdi e Nere, tra l’altro secondo me bellissime, perché per me in campo ci sono loro soltanto e tutto il resto è sfondo indistinto. Dopo qualche minuto sento il cellulare vibrare nella tasca dei pantaloni. Naturalmente è mia moglie, alla quale avevo promesso una telefonata, una volta arrivato a Roma. “come va?” mi scrive.

Rispondo: “Boston Celtics nel campo di basket”, perché è questa la novità e il motivo per cui sono a Roma stanotte.

 

Commenti (4)add comment

Christian Spazian ha scritto:

  Bellissimo commento sulla tua personale giornata, fatta più di sensazioni che di un mero racconto dei fatti (anche se mi piacerrebbe leggere anche di quelli da parte di qualcun altro smilies/cheesy.gif ).

Sul raduno la cosa è fattibile, ne abbiamo fatto uno in primavera e probabilmente ne faremo altri, forse già dall'anno prossimo.
commento inserito alle 08:23 del 09 ottobre 2007

paolo ha scritto:

  Sulle sensazioni di Leonardo. E' vero sono di un altro pianeta, ma vederli a pochi metri che correvano e sudavano su un parquet come molti di noi hanno fatto nelle palestre d'Italia me li ha resi più umani, non solo Pierce e Garnett e Co. idoli inarrivabili, ma ragazzi che si divertono, lottano, si arrabbiano e gioiscono giocando a basket... Questo ha, se possibile, aumentato l'amore che provo per loro, per questo sport e per i Celtics
Paolo
commento inserito alle 14:47 del 09 ottobre 2007

valerio ha scritto:

  Grande serata, ho avuto la fortuna di seguire la partita dal parterre ed è stata una vera emozione, si sentivano i giocatori che parlavano e devo dire che house è veramente una macchinetta...non si calma un attimo parla sempre. Mi dispiace solo per i fischi rivolti a Pruitt quando tirava liberi... un palaeur troooooppo pro-toronto.
una serata che terrò nel mio cuore per sempre!
saluti

Valerio
commento inserito alle 22:48 del 10 ottobre 2007

nordovest ha scritto:

  Secondo me chi fischiava voleva vedere i supplementari...
commento inserito alle 12:10 del 11 ottobre 2007

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