spyderweb10
ha scritto:
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| Sottoscrivo quanto detto da Sergio. Ottimo lavoro di preparazione per occumulare fiche e poi quando la sorte ci ha servito l'occasione (con la 1 o la 2 al draft le cose non sarebbero andate evidentemente in questo modo) Ainge si è seduto al tavolo e ha giocato le sue carte. Ho sempre aprezzato il lavoro di Ainge, mentre lo avevo severamente criticato per la trade Allen perchè li per li mi sembrava senza senso. Col senno di poi invece è divenuta il capolavoro di questa estate. L'accordo con Minnie già c'era, bisognava convincere il giocatore; bravissimo Ainge a non arrendersi e a portare a casa la chiave per KG. |
Leonardo Ancilli
ha scritto:
| Intanto complimenti a Sergio per l'articolo. Riguardo al lavoro di Ainge, io in linea di massima l'ho sempre apprezzatto, perchè comunque ero conscio che la base di partenza era disastrosa, anche se magari strada facendo trade come quella con i Blazers al draft 2006 (risultata poi fondamentale per portare Garnetta Boston) le avevo capite poco. Con questo non voglio dire che due anni fa Ainge sapeva che con i suoi giovani e i contratti in scadenza avrebbe portato a casa Allen e KG, però perlomeno si era messo nelle condizioni di poterlo fare. Quello che però ho apprezzato di Ainge è che a differenza di tanti GM sparsi per l'NBA non fa trade tanto per farle, per accontentare la massa o per accontentare qualche giocatore scontento, mi spiego io tante troppe volte ho visto GM lavorare per anni per crearsi spazio salariale in una determinata estate e poi però se in quell'estate i Target si cui si puntava svaniscono allora comunque i soldi vanno spesi con chi rimane, mi riferisco a Rashard Lewis ad Orlando quest'anno, al contrattote rifilato a Kenyon Martin nel 2004 dai Nuggets, e altre manovre che già nel breve tempo ti si rivoltano contro per anni. Ainge da questo punto di vista ha tenuto duro, credo che ad un certo punto in inverno se spedivamo a Memphis parte della contropartita spesa per Garnett (diciamo Ratliff Jefferson e spiccioli), Gasol ce lo avrebbero portato in braccio, magari con PP Wally Gasol e i giovani che rimanevano diventavamo pure una buonissima squadra ad est, ma non credo ci fosse margine sufficiente per potersi considerare da titolo. Ainge invece ha premuto il grilleto solo per andare al top, magari se la scelta era tra il proseguire con i giovani e il diventare solo buoni, sarebbe pure andato avanti con i giovani. Adesso però spero che di Ainge ne ne parli molto meno che degli anni passati, perchè lui il suo l'ha fatto, adesso tocca agli altri ai giocatori e al coach. |
Michele Pulcini
ha scritto:
| Sergio, come ben sai faccio parte della sparuta minoranza che ha sempre supportato Ainge, pur non lesinando critiche in alcuni momenti specifici (contratto a Scal), perchè ho sempre trovato miopi molti dei ragionamenti generali contro la sua gestione, dettati dalla scarsa conoscenza della complessa normativa in materia contrattuale e salariale di molti tra noi. Aggiungiamo poi che abbiamo scarsa conoscenza dei tentativi non portati a termine (Baron Davis? altri?)e di chissà quante altre situazioni. Però i fatti parlano chiaro: quattro anni di gestione hanno portato a questo risultato partendo da una situazione molto difficile, sarà fortuna, sarà fiuto, io preferisco pensare a grossa abilità di cogliere le occasioni: l'anno scorso non abbiamo gradito lo scambio con Portland? Ora possiamo affermare che la flessibilità generata da quello scambio è stata un valore clamorosamente utile per arrivare a KG. Non ci è piaciuto l'immobilismo di un paio di estati nello spendere la MLE? Anche in questo caso aveva ragione lui a non prendere giocatori di medio livello dando contratti che avrebbero impedito il colpo grosso. Ricordo bene che Ainge ha sempre dichiarato che il suo piano, la "visione", consisteva nell'accumulare talento giovane (e poco costoso) da sviluppare e scambiare per una star da affiancare a Pierce e questo è successo. Certo, non erano Garnett e Allen gli obiettivi già due anni fa o dodici mesi fa, sarebbe ridicolo affermarlo, ma il tentativo era di questo tipo. Per un Iverson (per fortuna non è arrivato!) si potevano sacrificare alcuni giovani, per KG abbiamo rinunciato con dolore a Jefferson, ma la logica è sempre stata questa e tutti gli scambi fatti hanno avuto questo obiettivo, via i vecchi con contratti pesanti e senza futuro tecnico e dentro scelte. Navigazione a vista? Da un certo punto di vista, forse, se intendiamo che il timone segue le opportunità che si presentano: l'altro ieri Davis, ieri Iverson, oggi Garnett e Allen. Ma il quadro generale non è mai cambiato e i risultati si sono visti. E' l'unico modo di costruire una franchigia vincente? Non lo so, vedo solo che anche altri (Atlanta, Portland, Chicago) provano a seguire la stessa strada, evidentemente il CBA non aiuta a scambiare i grossi nomi. In ogni caso, adesso basta critiche, godiamoci la prossima stagione e speriamo di divertirci. |
Pask
ha scritto:
| Partendo dal conecetto che il "mondo è cio che accade" e nessuno è in grado di prevedere il futuro, mi pare che Ainge abbia creato le condizioni per vincere l'agognato anello. Speriamo che vada tutto per il meglio. Saluti pm |
Piero
ha scritto:
| Complimenti, bell'articolo. Faccio anch'io parte degli "Aingisti" e mi piace vedere come questo manager sportivo di stampo moderno è riuscito nel suo obiettivo di far ridiventare contender i Celtics. E' assolutamente giusto dire che è solo una questione di soldi, del resto l'NBA è un business come l'NFL, la Champions League, l'Eurolega, ecc. Francamente non mi piace questo aspetto della lega più spettacolare nello sport più bello del mondo, però si tratta di un must, ovvero di una regola dettata dal mercato e dai tempi moderni. Non so se qualcuno di Voi è anche appassionato di scacchi ma se qualcuno lo fosse penso sarebbe d'accordo nel vedere questa "rivoluzione manageriale" nella gestione delle franchigie alla stregua di quando si passò dalla "partita di Re" alla "partita di Donna" od al "cavallo in F3", insomma la vittoria della strategia sulla tattica: credo che in questo possa essere condensato il concetto di modernità nella costruzione di una squadra da titolo. |
Gerry Donato
ha scritto:
| Articolo come al solito pregevole di Sergio e d'accordissimo con l'importanza che storicamente lui sottolinea del sottobosco manageriale-salariale per la gestione di una franchigia, talvolta più importante del lato tecnico. Ma non sono d'accordo sui meriti di programmazione a lungo termine che si assegnano ad Ainge (eh, sarò di coccio, che vi devo dire? ). Accanto al filone giovani che ha tutti i vantaggi che Sergio sottolinea grazie ai contrattini da rookie e che io per primo ho sempre detto essere un merito, Danny ha a lungo sbagliato la gestione patrimoniale del resto del gruppo, il filone scambi-free agent, con mosse non lungimiranti che andavano nella logica esattamente contraria alla flessibilità (LaFrentz, Blount, Scalabrine, Wally gli esempi più nitidi, ma non i soli). La navigazione a vista resta un dato di fatto come anche il buon Michele ricorda, per due semplici parole: tanking e Oden, chiaramente non conciliabili con Garnett e Ray Allen (ci sarebbe poi quel Pierce quasi ceduto 12 mesi fa). Ma questa non può essere più una critica ed io per primo mi sono cosparso il capo di cenere nell'ammettere che Ainge è riuscito (dopo tentativi non riusciti) nell'impensabile, ovvero cavare fuori due All-Star in un mese. In queste parole evangeliche di Sergio, infatti, risiede buona parte della questione: Così facendo Ainge si è tirato addosso negli anni critiche come quella della navigazione a vista. Questa critica più che essere sbagliata e una non-critica. Volendo gli ultimi due mesi di Ainge sono uno splendido esempio di navigazione a vista. Enciclopedico! Poi però Sergio mi aggiunge gli ultimi due mesi volendo sono il frutto di una pianificazione quinquennale ed al di là del suo tocco provocatorio e divertito che intravedo, è qui che nasce il contrasto. Non ci può essere navigazione a vista ed al tempo stesso una chiara pianificazione quinquennale, a mio parere. O si accetta la navigazione a vista e quindi un'analisi scelta per scelta delle mosse di Ainge (e quindi si riconoscono i suoi errori passati ed i suoi capolavori presenti), o la si rifiuta (ed allora resta solo la contraddizione delle sue mosse e la difficoltà di portare avanti un progetto organico). Oh, ormai si può chiudere tutte queste obiezioni con un bel "chi se ne frega, ci hai rotto, andiamoci a prendere la finale!" e sono pure d'accordo, ma spero mi perdonerete la testardaggine di certi ragionamenti. ![]() |
Leonardo Ancilli
ha scritto:
| Per una volta anche io credo che il nostro Buon GM abbia navigato a vista, non però nel senso classico più volte caldeggiato da Gerry e altri in questi anni, ma bensì perchè lui credo sia sia messo nella migliore condizione possibile per fare mercato in questa e nella prossima estate, poi credo che lui stesso prima di maggio fosse il primo a ritenere impossibile portare a Boston Allen e Garnett, perchè li poi si sono allineate diverse stelle (ossia Seattle che pesca Durant, magari se andavano alla 6 si tenevano Allen, Minnesota che decide di cedere KG, e altri fattori secondari). Quindi bravo due volte, prima a crearsi la flessibilità necessaria e poi ad avere l'oppurtunismo e la sfacciataggine di buttarsi dentro a trattative che nessuno riteneva possibili per i Celtics. Dunque un bel bravo al "Capitano di fregata" Danny ![]() |
Sergio
ha scritto:
| Caro Gerry, nel primo caso navigazione a vista vuol dire flessibilità capacità di cambiare il piano base (via i giovani). Il problema è che la flessibilità stessa va guadagnata, forse pianificare è una parola un pò forte, ma sicuramente il lavoro che ti fornisce tale flessibilità è un patrimonio se non in termini di pianificazione almeno in termini di linea di condotta e orientamento. A mio modo di vedere queste 2 cose possono coesistere o meglio diventano due faccie della stessa medaglia a volte: la ricerca della flessibilità si fa con scambi e manovre e non firme che appaionoche paiono non eccessivamente consequenziali l'una all'altra, ma queste possono (sempre in maniera non necessariamentew consequenziale) comporre un puzzle che ti permette in due mesi di prenderti Garnett e Allen. |
Leonardo Ancilli
ha scritto:
| Dal punto di vista strettamente finanziario direi che il lavoro di Ainge più che di navigazione a vista è stato di puntigliosa programmazione, e questo ha portato indubbiamente a trade svantaggiose a livello di talento. Il tutto è stato coniugato come da consuetudine al lavoro sui giovani, ovunque chi rifonda parte da due basi flessibilità salariale e talento giovane, il vero problema per Ainge è che era partito da una situazione disastrosa zero giovani buoni a roster (vi devo ricordare Kendrick Brown ), zero flessibilità salariale (qui vi ricordo che il giorno che Ray Allen è stato portato a Boston, pagavamo ancora tale Vin (santo) Baker), e poco appeal per i FA a basso costo. Sul discorso appeal come abbiamo visto "il maltempo" era una novella per bambini dal momento che con Allen e KG in biancoverde, è partita una veloce controglaciazione visto che un po tutti hanno fatto fare al loro agente la telefonatina a Ainge e gente come Posey è venuta nettamente sottocosto ai Celtics, insomma l'appeal lo fanno i campioni e la possibiltà di vincere e non il sole e le belle donne (quelle ci sono pure in Alaska oppure ti ce le porti). In sostanz come detto io non credo che fosse tutto scritto da qualche parte, ma bensì per arrivare a quello a cui siamo arrivati oggi, sono state create le basi con scelte coraggiose e difficili, e spesso incomprensibili a noi tifosi che sentiamo solo il verbo Vittorie o scelte alte al draft. Adesso speriamo che dopo aver appurato che il "navigatore Ainge è OK", anche il "mozzo" Rivers riesca a fugare tutti i nostri dubbi. Intanto 10 giocatori su 15 già al lavoro a Waltham, segno che voglia di fare ce ne è a tonnellate. |
Michele Pulcini
ha scritto:
| Concordo con Leo, la rotta e la destinazione finale Ainge le conosceva benissimo dal principio, servivano tempo e pazienza per arrivare a destinazione (e un poco di fortuna): se strada facendo si è dovuto fermare per far scendere Walker e salire La Frentz, poi nuova fermare per far scendere La Frentz e salire Ratliff (cito contratti pesanti caricati e scaricati) non significa che la rotta fosse cambiata all'improvviso, erano opportunità giudicate (col senno di poi correttamente) opportune per migliorare la flessibilità e considerando, meglio di quanto facevamo noi, un orizzonte temporale di medio periodo. Certo, non potevamo aspettarci che dichiarasse "servono altri due anni per essere da titolo", la stampa lo avrebbe ucciso, però, mi ripeto, tutto il suo lavoro ha permesso che a luglio, nel momento decisivo, la sua offerta fosse appetibile e quella, per esempio, dei Lakers molto meno, dopo essere stato in grado di prendere Ray Allen con i soli West e Green. |
Enrico
ha scritto:
| In un mestiere difficile come il GM, l'importante è porsi un obiettivo e perseguirlo. Ricostruzione era il primo credo e poi da lì sono scaturiti pensieri che possono far anche cambiare rotta, calcolando i rischi, accontentando qualcuno a cui tintinna la gioielleria e altri che si spellano le mani giù in fondo ( più o meno cit.). L'importante è lavorare alacremente per raggiungere un obiettivo, Ainge ci ha reso tutti soddisfatti quest'estate, tranne forse in una cosa fatta prematuramente ma non sta a lui dimostrare che non si è sbagliato. Bravo Sergio! |
Christian Spazian
ha scritto:
| Mi associo ai complimenti per l'articolo, vorrei far notare una cosa non citata nemmeno nei commenti: attivismo al draft. Mai visto da nessun GM un attivismo come quello di Ainge, con lui un draft non deve mai essere considerato concluso, può sempre scapparci lo scambietto per cercare di portare a Boston qualche scelta e/o giocatori appena scelti. Molti altri GM invece si limitano a scegliere e basta. Bravo Ainge!!! |
Sergio
ha scritto:
Vero Chri, in realtà anche l'attivismo al draft rientra nell'attivismo genrale, la capacità di fare le trade, di muoversi in generale a fronte dell'immobilismo totale di certi GM. Adesso non vorrei dire, ma se qualche tifoso dei Lakers avesse letto quest'articolo di questi tempi credo che avrebbe di che essere d'accordo con me... ![]() |
Gerry Donato
ha scritto:
| Ok Sergio, sul piano teorico posso anche starci nel considerare la ricerca della flessibilità compatibile con la non consequenzialità delle mosse. Ma alla luce della "composizione del puzzle", della "programmazione puntigliosa" e della "chiara destinazione in mente" proposte da te, Leo e Michele, continuo ad avere enormi problemi a comprendere Payton ed il Walker bis, il tanking e la caccia ad Oden e Durant, il sicuro tentativo di cedere Pierce, la linea tattico-tecnica seguita in questi anni (oltre ai quattro mostri citati in precedenza). Per chiarire questo mio dubbio, ti chiedo e vi chiedo, nel merito e nella sostanza: quali sono state le mosse alla ricerca della flessibilità di Ainge prima dell'estate 2006? O meglio ancora: quali sono state le mosse che gli hanno permesso di fare la migliore offerta possibile quest’estate, prima dell'estate 2006? P.S.: grande immagine di Leo, "Il navigatore ed il mozzo": scusami in anticipo se la userò in futuro! |
Leonardo Ancilli
ha scritto:
Per chiarire questo mio dubbio, ti chiedo e vi chiedo, nel merito e nella sostanza: quali sono state le mosse alla ricerca della flessibilità di Ainge prima dell'estate 2006? O meglio ancora: quali sono state le mosse che gli hanno permesso di fare la migliore offerta possibile quest’estate, prima dell'estate 2006? (Gerry) Osservazione giusta che merita i dovuti approfondimenti. Allora Ainge è in carica dal maggio 2003 e secondo me la svolta verso la flessibilità è scattata con il NON rinnovo di Walker due anni dopo. Fino ad allora ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte cercando di scegliere bene al draft per comunque provare a rinforzare il gruppo che c'era, in questa ottica ad esempio va vista la scelta di Banks molto gradito all'allora coach O'Brien, va visto il puntello Payton e il ritorno di Walker da Atlanta (ricordo che era andato male un tentativo per il Barone pochi giorni prima) e che comunque Walker era in scadenza e fu scambiato per contratti in scadenza, quindi a livello salariale cambiò poco o nulla. In mezzo c'è il "pastrocchio" Blount e il suo rinnovo secondo me è stato quello che poi ha dato il la alle trade in cerca di flessibilità. Come detto da dopo il non rinnovo del 2005 di Walker si è lanciato in trade "economiche", quella del gennaio 2006 con Minnesota a conti fatti ci è andata di lusso sia a livello di talento (vedi naufragio Banks, Reed disperso, Davis così così e comunque a livelli molto inferiori di quelli di Boston), sia a livello di scelte future (c'era la scelta poi rimandata a Minnesota per KG che secondo me è stata la vera chiave per rendere Boston l'unico vero interlocutore per KG in caso di cessione), si a livello economico perchè comunque Blount fino al 2010 se lo pagano loro (con tanti cari auguri nell'infilare Blount in una squadra in piena ricostruzione). La trade "economica" per eccellenza è poi quella del draft 2006, li è chiaro che a livello di talento ci ha rimesso di brutto, però in ogni caso quel contrattone di Theo era appetito da chiunque avesse un buon giocatore da oltre 10M$ da cedere (O'Neal Garnett, Gasol ecc). P.S.: grande immagine di Leo, "Il navigatore ed il mozzo": scusami in anticipo se la userò in futuro! (Gerry) A questo punto manca il "nostromo", quindi direi di promuovere Rivers a questo grado e per il mozzo dico che Scalabrine sembra nato apposta , ce lo vedo proprio il rosso su un vascello di fine 700, con bandana in testa, a pulire il ponte ! |
Prentiss
ha scritto:
| Tutto giusto, un articolo visto da una prospettiva reale.... rimango sempre dell'avviso che prendere Garnett è stato molto dispendioso.... il futuro ci svelerà esattamente il quanto. |
Leonardo Ancilli
ha scritto:
| Non oso pendare cosa sarebbe successo se si fosse scelto Greg Oden. Notizia dell'ultima ora, fuori per tutta la stagione !!!! http://sports.yahoo.com/nba/ne...&type=lgns |
Meisk
ha scritto:
| Incredibile Oden si è rotto..... IO l'ho sempre sostenuto che quella pallina da ping pong non dovevamo pescarla!!! ![]() |
Christian Spazian
ha scritto:
| Un vero peccato vedere un giocatore con tali prospettive perdere la prima stagione in NBA. |
DNGMRZ
ha scritto:
| l'infortunio a oden è chiaramente un segno divino. |
Michele Pulcini
ha scritto:
| L'intervento a Oden è davvero incredibile: aveva già prima problemi oppure sono nati durante l'estate? Fosse stato scelto da noi (strano non sia avvenuto vista la sfiga ventennale che ci perseguita) avremmo 1) pianto per tutta la stagione 2) incolpato Ainge e lo staff sanitario 3) iniziato il tanking già dal training camp 4) restituito tutti i biglietti per la partita del 6 ottobre. Un inizio così negativo è difficile da ricordare e forse a Seattle ridacchiano forte, chissà se i Blazers farebbero oggi di nuovo quella scelta? |
Bigliettone
ha scritto:
| Per Oden si parla addirittura di problemi quasi congeniti a livello motorio...in sostanza, dovrebbe cambiare modo di camminare, di fare le cose quotidiane, altrimenti rischia di avere grossi problemi alla schiena e a tutti gli arti inferiori. Su Angie:Vorrei aggiungere un merito al nostro GM sul discorso della sua "linea aziendale": riuscire a farlo, dopo 4 anni di stagioni quasi da piangere,in una città cestistica come Boston non è come farlo a Charlotte o a Memphis...prendere questo tipo di decisioni con tutti quei bei teli verdi che calano dal soffitto del Garden, gli striscioni "Angie Fire" e gli applausi a Kobe non deve essere stato facilissimo... |
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), zero flessibilità salariale (qui vi ricordo che il giorno che Ray Allen è stato portato a Boston, pagavamo ancora tale Vin (santo) Baker), e poco appeal per i FA a basso costo. 




