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It's a matter of money!!! -Parte II- PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Decristofaro   
mercoledì 12 settembre 2007
Come si costruisce una squadra da titolo? Semplice, basta palliare i malumori della propria stella ormai sulla trentina con un rinnovo dorato, poi fare tanking per un anno, perdere la lotteria (il tutto per dare quel tocco di drammatico), poi quando tutti ti danno per finito ti prendi Ray Allen e Garnett, poi ci metti su un Posey che firmi sottocosto ed il gioco è fatto. Più facile di così…

Se è mai esistito un partito degli aingisti (quanto odio questa espressione!) io non ne ho mai fatto parte, chi a seguito l’epopea di ICP su sfondo grafico più rustico credo si ricordi che casomai io corrispondevo più alla descrizione di un anti-aingista, cosa che non sono mai stato beninteso, è solo che a volte non si può sfuggire al manicheismo partigiano, e tutti si beccano un’etichetta volenti o nolenti. Questa inutile chiosa solo per sgombrare il campo da stupide ideologie (o proto-ideologie, sotto-ideologie visto che si parla solo di basket) che spesso inquinano le opinioni soprattutto quando si discute di Ainge, cosa che mi appresto a fare.

 

moneystack.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima domanda è molto semplice: come è possibile fare quello che Danny Ainge ha fatto negli ultimi mesi? E soprattutto, come ha fatto lo stesso Ainge a battere la concorrenza? considerando che la situazione di partenza era un ambiente depresso che più depresso non si può, una squadra che infortuni o non infortuni era risultata una delle peggiori della stagione, zero appeal per i free agent che notoriamente preferiscono i “climi caldi”, una scelta tre posizioni più alta di quello che serviva (anche quattro volendo) sembra un miracolo aver preso i 3 giocatori più forti che si sono mossi in questo mercato (ognuno nella sua categoria). In realtà, a mio modestissimo modo di vedere, la bacchetta magica non c’entra, e la risposta a queste domande è semplice, anche se il senso si capirà in seguito: i nuovi Celtics sono una squadra figlia dei tempi moderni.

Per spiegarmi meglio è necessario evidenziare le direttrici del managment negli ultimi anni:

Progetto giovani e scelte al draft. Ainge ha ereditato una squadra nelle condizioni peggiori possibili, ovvero una squadra discreta, in là con gli anni, col cap ingolfato e con assets di mercato praticamente inesistenti: pochi giovani, senza possibilità di andare in top 10 al draft, contratti con poco valore sul mercato ecc. Si badi bene, qui si parla di situazione manageriale, non di contesto tecnico, perché alla fine quella squadra era tecnimente superiore a tutte le successive edizioni dei Celtics fino ad oggi, ma dal punto di vista manageriale (non vorrei ripetermi ma… “it’s a matter of money”). E’ chiaro che la strada intrapresa, quella dei giovani, ha portato chiari benefici dal punto di vista manageriale: i giocatori giovani, a prescindere dal loro valore, hanno contratti bassi, danno flessibilità, hanno valore di mercato superiore (paradossalmente Gerald Green ha più appeal di Lamar Odom, anche se tra i 2 c’è un abisso in favore del secondo al momento). Chiaramente il tifoso vede innanzitutto il lato tecnico e allora riempirsi la squadra di giovani può essere dannoso per i mille motivi dei quali abbiamo parlato per due anni (immaturità, poca esperienza, scarsa attitudine difensiva ecc.); il discorso è che probabilmente al Chairman moderno che costruisce la squadra interessano di più le considerazioni manageriali che il record, almeno in un primo momento, quindi per tre anni abbiamo visto squadre magari incomplete (nessuno mi dica che la squadra dell’anno scorso era completa!), in cui non si inseriva un singolo contratto che potesse pesare in futuro (12 giocatori nel rookie contract sono uno dei pochi record dei Celtics 2006/2007).

Flessibilità e Trading ability: Un tempo si sarebbe parlato di coraggio, adesso nell’anglofono villaggio globale si usano espressioni tecniche. A mio modo di vedere è uno dei pregi maggiori di Ainge. E’ innegabile che il nostro riesca a muoversi con una certa disinvoltura sul mercato (anche prima di quest’estate). In un’ NBA sempre più imbrigliata da regolamenti cervellotici, milioni di eccezioni e tante (troppe) squadre, è diventato complicatissimo operare sul mercato. Risultato è che molti GM restano immobili. In un contesto come questo la semplice abilità di FARE uno scambio diventa una dote rara, a prescindere da questa o quella trade (è chiaro che Ainge è risultato un pirla quando ha preso Telfair e Ratliff e un genio quando ha preso Garnett, ma secondo me non era un pirla prima e non è un genio adesso) la flessibilità e la capacità di inserirsi al volo quando capita l’occasione è diventata più importante della pianificazione e della politica dei piccoli passi. Così facendo Ainge si è tirato addosso negli anni critiche come quella della navigazione a vista. Questa critica più che essere sbagliata e una non-critica. Volendo gli ultimi due mesi di Ainge sono uno splendido esempio di navigazione a vista, volendo sono il frutto di una pianificazione quinquennale. La realtà è che ormai le valutazioni vanno fatte giorno per giorno, e lo scenario può cambiare da un giorno all’altro, quindi cambiare i piani in corso e adattarsi può essere un pregio… flessibilità appunto. Per intenderci, è chiaro che Ainge quando sceglieva Green o Jefferson, quando scambiava il contratto di Ratliff, non aveva idea di prendere Garnett, ma è innegabile che ciò che ha fatto negli anni passati è ciò che gli ha permesso di fare la migliore offerta possibile quest’estate.  
                                                
In questo senso mi pare chiaro che vuol dire che i Celtics della Triple Threat (Big 3 per favore no, che poi ne prendiamo 20 dai Bobcats e tutti a casa alè!!) sono una squadra moderna, formata secondo i criteri che il regolamento NBA impone, nata sul momento ma non per caso, figlia delle congiunture del cap, della flessibilità, più che dalla maturazione di un gruppo (per citare il Buffa “non è più l’NBA dei vostri padri”), e dalla mente di GM controverso, spesso contestato perché pensava più ad alleggerire il cap che a formare una squadra competitiva, e adesso esaltato per via di un’estate che viene direttamente da quella politica in passato definita miope e senza senso. Ancora una volta, stiamo qui a parlare di tante cose, ma alla fine “it’s just a matter of money…
Commenti (23)add comment

Cristiano ha scritto:

  ma che bel articolo : complimenti !
Secondo me Danny ha avuto fortuna (nella trade di KG che resta comunque il...pezzo forte del mercato Celts di quest'estate), nel trovare una franchise (Minnie,ovviamente),interessata a ricostruire, dunque in cerca di giovani...che guarda caso e' l'unica cosa che avevamo da mettere sulla bilancia. Probabilmente (sicuramente...) fra 5 anni vedremo Jefferson spopolare mentre KG sara' un fresco pensionato...pero' per il momento, la trade e' a nostro favore e...cappello a Danny di averla cercata, voluta e...conclusa
commento inserito alle 08:25 del 13 settembre 2007

spyderweb10 ha scritto:

  Sottoscrivo quanto detto da Sergio. Ottimo lavoro di preparazione per occumulare fiche e poi quando la sorte ci ha servito l'occasione (con la 1 o la 2 al draft le cose non sarebbero andate evidentemente in questo modo) Ainge si è seduto al tavolo e ha giocato le sue carte. Ho sempre aprezzato il lavoro di Ainge, mentre lo avevo severamente criticato per la trade Allen perchè li per li mi sembrava senza senso. Col senno di poi invece è divenuta il capolavoro di questa estate. L'accordo con Minnie già c'era, bisognava convincere il giocatore; bravissimo Ainge a non arrendersi e a portare a casa la chiave per KG.
commento inserito alle 09:02 del 13 settembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Intanto complimenti a Sergio per l'articolo.

Riguardo al lavoro di Ainge, io in linea di massima l'ho sempre apprezzatto, perchè comunque ero conscio che la base di partenza era disastrosa, anche se magari strada facendo trade come quella con i Blazers al draft 2006 (risultata poi fondamentale per portare Garnetta Boston) le avevo capite poco. Con questo non voglio dire che due anni fa Ainge sapeva che con i suoi giovani e i contratti in scadenza avrebbe portato a casa Allen e KG, però perlomeno si era messo nelle condizioni di poterlo fare.

Quello che però ho apprezzato di Ainge è che a differenza di tanti GM sparsi per l'NBA non fa trade tanto per farle, per accontentare la massa o per accontentare qualche giocatore scontento, mi spiego io tante troppe volte ho visto GM lavorare per anni per crearsi spazio salariale in una determinata estate e poi però se in quell'estate i Target si cui si puntava svaniscono allora comunque i soldi vanno spesi con chi rimane, mi riferisco a Rashard Lewis ad Orlando quest'anno, al contrattote rifilato a Kenyon Martin nel 2004 dai Nuggets, e altre manovre che già nel breve tempo ti si rivoltano contro per anni.

Ainge da questo punto di vista ha tenuto duro, credo che ad un certo punto in inverno se spedivamo a Memphis parte della contropartita spesa per Garnett (diciamo Ratliff Jefferson e spiccioli), Gasol ce lo avrebbero portato in braccio, magari con PP Wally Gasol e i giovani che rimanevano diventavamo pure una buonissima squadra ad est, ma non credo ci fosse margine sufficiente per potersi considerare da titolo. Ainge invece ha premuto il grilleto solo per andare al top, magari se la scelta era tra il proseguire con i giovani e il diventare solo buoni, sarebbe pure andato avanti con i giovani.

Adesso però spero che di Ainge ne ne parli molto meno che degli anni passati, perchè lui il suo l'ha fatto, adesso tocca agli altri ai giocatori e al coach.
commento inserito alle 10:05 del 13 settembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Sergio, come ben sai faccio parte della sparuta minoranza che ha sempre supportato Ainge, pur non lesinando critiche in alcuni momenti specifici (contratto a Scal), perchè ho sempre trovato miopi molti dei ragionamenti generali contro la sua gestione, dettati dalla scarsa conoscenza della complessa normativa in materia contrattuale e salariale di molti tra noi.
Aggiungiamo poi che abbiamo scarsa conoscenza dei tentativi non portati a termine (Baron Davis? altri?)e di chissà quante altre situazioni.
Però i fatti parlano chiaro: quattro anni di gestione hanno portato a questo risultato partendo da una situazione molto difficile, sarà fortuna, sarà fiuto, io preferisco pensare a grossa abilità di cogliere le occasioni: l'anno scorso non abbiamo gradito lo scambio con Portland? Ora possiamo affermare che la flessibilità generata da quello scambio è stata un valore clamorosamente utile per arrivare a KG.
Non ci è piaciuto l'immobilismo di un paio di estati nello spendere la MLE? Anche in questo caso aveva ragione lui a non prendere giocatori di medio livello dando contratti che avrebbero impedito il colpo grosso.
Ricordo bene che Ainge ha sempre dichiarato che il suo piano, la "visione", consisteva nell'accumulare talento giovane (e poco costoso) da sviluppare e scambiare per una star da affiancare a Pierce e questo è successo.
Certo, non erano Garnett e Allen gli obiettivi già due anni fa o dodici mesi fa, sarebbe ridicolo affermarlo, ma il tentativo era di questo tipo.
Per un Iverson (per fortuna non è arrivato!) si potevano sacrificare alcuni giovani, per KG abbiamo rinunciato con dolore a Jefferson, ma la logica è sempre stata questa e tutti gli scambi fatti hanno avuto questo obiettivo, via i vecchi con contratti pesanti e senza futuro tecnico e dentro scelte.
Navigazione a vista? Da un certo punto di vista, forse, se intendiamo che il timone segue le opportunità che si presentano: l'altro ieri Davis, ieri Iverson, oggi Garnett e Allen.
Ma il quadro generale non è mai cambiato e i risultati si sono visti.
E' l'unico modo di costruire una franchigia vincente? Non lo so, vedo solo che anche altri (Atlanta, Portland, Chicago) provano a seguire la stessa strada, evidentemente il CBA non aiuta a scambiare i grossi nomi.

In ogni caso, adesso basta critiche, godiamoci la prossima stagione e speriamo di divertirci.
commento inserito alle 10:06 del 13 settembre 2007

Pask ha scritto:

  Partendo dal conecetto che il "mondo è cio che accade" e nessuno è in grado di prevedere il futuro, mi pare che Ainge abbia creato le condizioni per vincere l'agognato anello.
Speriamo che vada tutto per il meglio.

Saluti
pm
commento inserito alle 10:31 del 13 settembre 2007

Piero ha scritto:

  Complimenti, bell'articolo.
Faccio anch'io parte degli "Aingisti" e mi piace vedere come questo manager sportivo di stampo moderno è riuscito nel suo obiettivo di far ridiventare contender i Celtics. E' assolutamente giusto dire che è solo una questione di soldi, del resto l'NBA è un business come l'NFL, la Champions League, l'Eurolega, ecc. Francamente non mi piace questo aspetto della lega più spettacolare nello sport più bello del mondo, però si tratta di un must, ovvero di una regola dettata dal mercato e dai tempi moderni. Non so se qualcuno di Voi è anche appassionato di scacchi ma se qualcuno lo fosse penso sarebbe d'accordo nel vedere questa "rivoluzione manageriale" nella gestione delle franchigie alla stregua di quando si passò dalla "partita di Re" alla "partita di Donna" od al "cavallo in F3", insomma la vittoria della strategia sulla tattica: credo che in questo possa essere condensato il concetto di modernità nella costruzione di una squadra da titolo.
commento inserito alle 10:50 del 13 settembre 2007

Gerry Donato ha scritto:

  Articolo come al solito pregevole di Sergio e d'accordissimo con l'importanza che storicamente lui sottolinea del sottobosco manageriale-salariale per la gestione di una franchigia, talvolta più importante del lato tecnico.
Ma non sono d'accordo sui meriti di programmazione a lungo termine che si assegnano ad Ainge (eh, sarò di coccio, che vi devo dire? smilies/grin.gif ).

Accanto al filone giovani che ha tutti i vantaggi che Sergio sottolinea grazie ai contrattini da rookie e che io per primo ho sempre detto essere un merito, Danny ha a lungo sbagliato la gestione patrimoniale del resto del gruppo, il filone scambi-free agent, con mosse non lungimiranti che andavano nella logica esattamente contraria alla flessibilità (LaFrentz, Blount, Scalabrine, Wally gli esempi più nitidi, ma non i soli).

La navigazione a vista resta un dato di fatto come anche il buon Michele ricorda, per due semplici parole: tanking e Oden, chiaramente non conciliabili con Garnett e Ray Allen (ci sarebbe poi quel Pierce quasi ceduto 12 mesi fa).

Ma questa non può essere più una critica ed io per primo mi sono cosparso il capo di cenere nell'ammettere che Ainge è riuscito (dopo tentativi non riusciti) nell'impensabile, ovvero cavare fuori due All-Star in un mese. In queste parole evangeliche di Sergio, infatti, risiede buona parte della questione:
Così facendo Ainge si è tirato addosso negli anni critiche come quella della navigazione a vista. Questa critica più che essere sbagliata e una non-critica. Volendo gli ultimi due mesi di Ainge sono uno splendido esempio di navigazione a vista. Enciclopedico!
Poi però Sergio mi aggiunge gli ultimi due mesi volendo sono il frutto di una pianificazione quinquennale ed al di là del suo tocco provocatorio e divertito che intravedo, è qui che nasce il contrasto. Non ci può essere navigazione a vista ed al tempo stesso una chiara pianificazione quinquennale, a mio parere. O si accetta la navigazione a vista e quindi un'analisi scelta per scelta delle mosse di Ainge (e quindi si riconoscono i suoi errori passati ed i suoi capolavori presenti), o la si rifiuta (ed allora resta solo la contraddizione delle sue mosse e la difficoltà di portare avanti un progetto organico).

Oh, ormai si può chiudere tutte queste obiezioni con un bel "chi se ne frega, ci hai rotto, andiamoci a prendere la finale!" e sono pure d'accordo, ma spero mi perdonerete la testardaggine di certi ragionamenti. smilies/wink.gif
commento inserito alle 11:37 del 13 settembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Per una volta anche io credo che il nostro Buon GM abbia navigato a vista, non però nel senso classico più volte caldeggiato da Gerry e altri in questi anni, ma bensì perchè lui credo sia sia messo nella migliore condizione possibile per fare mercato in questa e nella prossima estate, poi credo che lui stesso prima di maggio fosse il primo a ritenere impossibile portare a Boston Allen e Garnett, perchè li poi si sono allineate diverse stelle (ossia Seattle che pesca Durant, magari se andavano alla 6 si tenevano Allen, Minnesota che decide di cedere KG, e altri fattori secondari).

Quindi bravo due volte, prima a crearsi la flessibilità necessaria e poi ad avere l'oppurtunismo e la sfacciataggine di buttarsi dentro a trattative che nessuno riteneva possibili per i Celtics.

Dunque un bel bravo al "Capitano di fregata" Danny smilies/wink.gif
commento inserito alle 12:12 del 13 settembre 2007

Sergio ha scritto:

  Caro Gerry, nel primo caso navigazione a vista vuol dire flessibilità capacità di cambiare il piano base (via i giovani). Il problema è che la flessibilità stessa va guadagnata, forse pianificare è una parola un pò forte, ma sicuramente il lavoro che ti fornisce tale flessibilità è un patrimonio se non in termini di pianificazione almeno in termini di linea di condotta e orientamento. A mio modo di vedere queste 2 cose possono coesistere o meglio diventano due faccie della stessa medaglia a volte: la ricerca della flessibilità si fa con scambi e manovre e non firme che appaionoche paiono non eccessivamente consequenziali l'una all'altra, ma queste possono (sempre in maniera non necessariamentew consequenziale) comporre un puzzle che ti permette in due mesi di prenderti Garnett e Allen.
commento inserito alle 13:36 del 13 settembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Dal punto di vista strettamente finanziario direi che il lavoro di Ainge più che di navigazione a vista è stato di puntigliosa programmazione, e questo ha portato indubbiamente a trade svantaggiose a livello di talento.

Il tutto è stato coniugato come da consuetudine al lavoro sui giovani, ovunque chi rifonda parte da due basi flessibilità salariale e talento giovane, il vero problema per Ainge è che era partito da una situazione disastrosa zero giovani buoni a roster (vi devo ricordare Kendrick Brown smilies/angry.gif ), zero flessibilità salariale (qui vi ricordo che il giorno che Ray Allen è stato portato a Boston, pagavamo ancora tale Vin (santo) Baker), e poco appeal per i FA a basso costo.

Sul discorso appeal come abbiamo visto "il maltempo" era una novella per bambini dal momento che con Allen e KG in biancoverde, è partita una veloce controglaciazione visto che un po tutti hanno fatto fare al loro agente la telefonatina a Ainge e gente come Posey è venuta nettamente sottocosto ai Celtics, insomma l'appeal lo fanno i campioni e la possibiltà di vincere e non il sole e le belle donne (quelle ci sono pure in Alaska oppure ti ce le porti).

In sostanz come detto io non credo che fosse tutto scritto da qualche parte, ma bensì per arrivare a quello a cui siamo arrivati oggi, sono state create le basi con scelte coraggiose e difficili, e spesso incomprensibili a noi tifosi che sentiamo solo il verbo Vittorie o scelte alte al draft.

Adesso speriamo che dopo aver appurato che il "navigatore Ainge è OK", anche il "mozzo" Rivers riesca a fugare tutti i nostri dubbi.

Intanto 10 giocatori su 15 già al lavoro a Waltham, segno che voglia di fare ce ne è a tonnellate.
commento inserito alle 13:50 del 13 settembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  Concordo con Leo, la rotta e la destinazione finale Ainge le conosceva benissimo dal principio, servivano tempo e pazienza per arrivare a destinazione (e un poco di fortuna): se strada facendo si è dovuto fermare per far scendere Walker e salire La Frentz, poi nuova fermare per far scendere La Frentz e salire Ratliff (cito contratti pesanti caricati e scaricati) non significa che la rotta fosse cambiata all'improvviso, erano opportunità giudicate (col senno di poi correttamente) opportune per migliorare la flessibilità e considerando, meglio di quanto facevamo noi, un orizzonte temporale di medio periodo.
Certo, non potevamo aspettarci che dichiarasse "servono altri due anni per essere da titolo", la stampa lo avrebbe ucciso, però, mi ripeto, tutto il suo lavoro ha permesso che a luglio, nel momento decisivo, la sua offerta fosse appetibile e quella, per esempio, dei Lakers molto meno, dopo essere stato in grado di prendere Ray Allen con i soli West e Green.
commento inserito alle 14:11 del 13 settembre 2007

Enrico ha scritto:

  In un mestiere difficile come il GM, l'importante è porsi un obiettivo e perseguirlo. Ricostruzione era il primo credo e poi da lì sono scaturiti pensieri che possono far anche cambiare rotta, calcolando i rischi, accontentando qualcuno a cui tintinna la gioielleria e altri che si spellano le mani giù in fondo ( più o meno cit.).
L'importante è lavorare alacremente per raggiungere un obiettivo, Ainge ci ha reso tutti soddisfatti quest'estate, tranne forse in una cosa fatta prematuramente ma non sta a lui dimostrare che non si è sbagliato.
Bravo Sergio!
commento inserito alle 15:03 del 13 settembre 2007

Christian Spazian ha scritto:

  Mi associo ai complimenti per l'articolo, vorrei far notare una cosa non citata nemmeno nei commenti: attivismo al draft.

Mai visto da nessun GM un attivismo come quello di Ainge, con lui un draft non deve mai essere considerato concluso, può sempre scapparci lo scambietto per cercare di portare a Boston qualche scelta e/o giocatori appena scelti. Molti altri GM invece si limitano a scegliere e basta.

Bravo Ainge!!!
commento inserito alle 17:48 del 13 settembre 2007

Sergio ha scritto:

  Vero Chri, in realtà anche l'attivismo al draft rientra nell'attivismo genrale, la capacità di fare le trade, di muoversi in generale a fronte dell'immobilismo totale di certi GM. Adesso non vorrei dire, ma se qualche tifoso dei Lakers avesse letto quest'articolo di questi tempi credo che avrebbe di che essere d'accordo con me... smilies/grin.gif smilies/grin.gif smilies/grin.gif
commento inserito alle 18:04 del 13 settembre 2007

Gerry Donato ha scritto:

  Ok Sergio, sul piano teorico posso anche starci nel considerare la ricerca della flessibilità compatibile con la non consequenzialità delle mosse.
Ma alla luce della "composizione del puzzle", della "programmazione puntigliosa" e della "chiara destinazione in mente" proposte da te, Leo e Michele, continuo ad avere enormi problemi a comprendere Payton ed il Walker bis, il tanking e la caccia ad Oden e Durant, il sicuro tentativo di cedere Pierce, la linea tattico-tecnica seguita in questi anni (oltre ai quattro mostri citati in precedenza).

Per chiarire questo mio dubbio, ti chiedo e vi chiedo, nel merito e nella sostanza: quali sono state le mosse alla ricerca della flessibilità di Ainge prima dell'estate 2006? O meglio ancora: quali sono state le mosse che gli hanno permesso di fare la migliore offerta possibile quest’estate, prima dell'estate 2006?

P.S.: grande immagine di Leo, "Il navigatore ed il mozzo": scusami in anticipo se la userò in futuro!
commento inserito alle 18:12 del 13 settembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

 
Per chiarire questo mio dubbio, ti chiedo e vi chiedo, nel merito e nella sostanza: quali sono state le mosse alla ricerca della flessibilità di Ainge prima dell'estate 2006? O meglio ancora: quali sono state le mosse che gli hanno permesso di fare la migliore offerta possibile quest’estate, prima dell'estate 2006? (Gerry)


Osservazione giusta che merita i dovuti approfondimenti. Allora Ainge è in carica dal maggio 2003 e secondo me la svolta verso la flessibilità è scattata con il NON rinnovo di Walker due anni dopo. Fino ad allora ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte cercando di scegliere bene al draft per comunque provare a rinforzare il gruppo che c'era, in questa ottica ad esempio va vista la scelta di Banks molto gradito all'allora coach O'Brien, va visto il puntello Payton e il ritorno di Walker da Atlanta (ricordo che era andato male un tentativo per il Barone pochi giorni prima) e che comunque Walker era in scadenza e fu scambiato per contratti in scadenza, quindi a livello salariale cambiò poco o nulla. In mezzo c'è il "pastrocchio" Blount e il suo rinnovo secondo me è stato quello che poi ha dato il la alle trade in cerca di flessibilità.

Come detto da dopo il non rinnovo del 2005 di Walker si è lanciato in trade "economiche", quella del gennaio 2006 con Minnesota a conti fatti ci è andata di lusso sia a livello di talento (vedi naufragio Banks, Reed disperso, Davis così così e comunque a livelli molto inferiori di quelli di Boston), sia a livello di scelte future (c'era la scelta poi rimandata a Minnesota per KG che secondo me è stata la vera chiave per rendere Boston l'unico vero interlocutore per KG in caso di cessione), si a livello economico perchè comunque Blount fino al 2010 se lo pagano loro (con tanti cari auguri nell'infilare Blount in una squadra in piena ricostruzione). La trade "economica" per eccellenza è poi quella del draft 2006, li è chiaro che a livello di talento ci ha rimesso di brutto, però in ogni caso quel contrattone di Theo era appetito da chiunque avesse un buon giocatore da oltre 10M$ da cedere (O'Neal Garnett, Gasol ecc).

P.S.: grande immagine di Leo, "Il navigatore ed il mozzo": scusami in anticipo se la userò in futuro! (Gerry)


A questo punto manca il "nostromo", quindi direi di promuovere Rivers a questo grado e per il mozzo dico che Scalabrine sembra nato apposta smilies/wink.gif , ce lo vedo proprio il rosso su un vascello di fine 700, con bandana in testa, a pulire il ponte !
commento inserito alle 18:51 del 13 settembre 2007

Prentiss ha scritto:

  Tutto giusto, un articolo visto da una prospettiva reale.... rimango sempre dell'avviso che prendere Garnett è stato molto dispendioso.... il futuro ci svelerà esattamente il quanto.
commento inserito alle 20:11 del 13 settembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Non oso pendare cosa sarebbe successo se si fosse scelto Greg Oden. Notizia dell'ultima ora, fuori per tutta la stagione !!!!

http://sports.yahoo.com/nba/ne...&type=lgns
commento inserito alle 21:32 del 13 settembre 2007

Meisk ha scritto:

  Incredibile Oden si è rotto.....
IO l'ho sempre sostenuto che quella pallina da ping pong non dovevamo pescarla!!! smilies/tongue.gif
commento inserito alle 00:13 del 14 settembre 2007

Christian Spazian ha scritto:

  Un vero peccato vedere un giocatore con tali prospettive perdere la prima stagione in NBA.
commento inserito alle 01:05 del 14 settembre 2007

DNGMRZ ha scritto:

  l'infortunio a oden è chiaramente un segno divino.
commento inserito alle 09:22 del 14 settembre 2007

Michele Pulcini ha scritto:

  L'intervento a Oden è davvero incredibile: aveva già prima problemi oppure sono nati durante l'estate? Fosse stato scelto da noi (strano non sia avvenuto vista la sfiga ventennale che ci perseguita) avremmo 1) pianto per tutta la stagione 2) incolpato Ainge e lo staff sanitario 3) iniziato il tanking già dal training camp 4) restituito tutti i biglietti per la partita del 6 ottobre.
Un inizio così negativo è difficile da ricordare e forse a Seattle ridacchiano forte, chissà se i Blazers farebbero oggi di nuovo quella scelta?
commento inserito alle 09:41 del 14 settembre 2007

Bigliettone ha scritto:

  Per Oden si parla addirittura di problemi quasi congeniti a livello motorio...in sostanza, dovrebbe cambiare modo di camminare, di fare le cose quotidiane, altrimenti rischia di avere grossi problemi alla schiena e a tutti gli arti inferiori.

Su Angie:Vorrei aggiungere un merito al nostro GM sul discorso della sua "linea aziendale": riuscire a farlo, dopo 4 anni di stagioni quasi da piangere,in una città cestistica come Boston non è come farlo a Charlotte o a Memphis...prendere questo tipo di decisioni con tutti quei bei teli verdi che calano dal soffitto del Garden, gli striscioni "Angie Fire" e gli applausi a Kobe non deve essere stato facilissimo...
commento inserito alle 13:33 del 14 settembre 2007

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