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E’ difficile parlare di Reggie lewis senza scadere nel banale e senza cedere al melodramma. Unico giocatore della storia dei Celtics a ricevere l’onore del ritiro della maglia senza aver mai vinto un titolo, Reggie Lewis è sicuramente uno dei giocatori più speciali della storia dei Celtics.
La sua morte prematura ha sicuramente contribuito ad accrescerne il mito, e la sua tragedia si sposa con la storia della franchigia in una metafora beffarda, drammaticamente ironica, incredibilmente triste. Erede diretto della stirpe biancoverde, del lignaggio dei vari Bird, Cousy, Russell, Havlicek e Cowens (semplicemente questi erano stati i capitani dei Celtics prima di lui), la sua morte ha come spezzato l’incantesimo gettando i Celtics in un angolo buio, dal quale, paradossalmente, non sono ancora usciti.
Nato a Baltimora il 21 novembre 1965, Reggie cominciò la sua carriera alla Durban High School, in una squadra che comprendeva, tra gli altri, Tyrone “Mugsy” Bogues, Reggie Williams e David Wingate (tutti futuri pro). Nella stagione da senior di Lewis, la squadra finì la stagione con uno stratosferico record di 50 vittorie e 0 sconfitte. Tra gli aneddoti degli anni del liceo c’è il fatto che la squadra aveva così tanti talenti che Reggie non era titolare. Partiva dalla panchina. Non si lamentò mai, pur sapendo che il fatto di non essere titolare nella propria squadra rischiava di precludergli l’accesso alle università più prestigiose (e con più visibilità in vista della NBA).
Le paure di Lewis si materializzarono nell’estate del 1983, quando, diplomato alla Durban, non ricevette offerte e borse di studio dalle università più prestigiose, anzi ricevette una sola offerta di borsa di studio, una sola. Mentre i suoi compagni di scuola avevano solo l’imbarazzo della scelta (chi nel 1982 chi nel 1983), Reggie prese armi e bagagli, lasciò Baltimora per andare nell’unica università che aveva mostrato interesse: Northeastern University, in località Boston.
La carriera universitaria di Reggie fu a dir poco folgorante: 17.8 punti di media da freshman, 22.2 punti in 4 anni, miglior realizzatore della storia degli Huskies e nono (all’epoca) nella storia dell’NCAA. Quattro anni magnifici, che nel 1989 gli valsero la nomina di miglior giocatore della storia dell’ateneo, con tanto di maglia (rigorosamente numero 35) alzata sul soffitto della Matthews Arena.
Reggie si presentò al draft dell’87 con una discreta reputazione e qualche dubbio (probabilmente legato al fatto che veniva da un College non di primissimo piano, cosa che allora era ancora più importante di adesso). E lì entrò in gioco (come sempre quando si parla di Celtics) Red Auerbach. E’ difficile spiegare la mistica legata a quell’uomo, sarà stato un fiuto sopraffino, sarà stato c..o, sarà stato il fumo del sigaro che annebbiava vista e intelletto degli altri GM, fatto sta che Red aspettò tranquillo fino alla #22, per poi chiamare in tutta tranquillità Reggie Lewis. Senza parole, come sempre del resto…
Tanto per dare un’idea, Reggie Lewis fu scelto l’anno dopo la tragedia di Len Bias, subito dopo il titolo del ‘86 e la storica finale persa nell’87, un anno prima dell’infortunio di Bird (quella maledetta schiena che l’avrebbe costretto al ritiro 4 anni dopo, condizionandone di fatto il finale di carriera). Quando si dice il destino…
Dopo due anni di carriera (il primo di apprendistato come da copione nei Celtics di quegli anni) si capì che il grande vecchio ci aveva preso di nuovo, e che Reggie avrebbe potuto prendere il posto di Bird col passare degli anni. Nel 91-92 Lewis (ultimo anno di Larry) Reggie era leader in pectore dei Celtics. fu chiamato all’all-star game, giocò 82 partite con 20.8 punti di media, e fu protagonista di una splendida serie PO contro i Bulls di sua maestà Jordan. I tempi erano maturi: Larry “The Legend” Bird lasciò il basket giocato e Reggie Lewis divenne il sesto capitano dela storia della franchigia. Il destino a volte è infame, ma non si può dire che manchi di senso del drammatico.
L’anno successivo Reggie prese per mano la squadra, capitano, leader eletto dallo stesso Bird, miglior giocatore. Portò i Celtics ai PO. Nella prima partita di Po senza Bird, nella prima partita di PO da capitano, nella prima partita di PO della nuova era dei Celtics… dopo 13 minuti Reggie si accasciò a terra, vittima di un attacco cardiaco. Non morì subito. Morì due mesi più tardi, sempre su un campo da Basket, a Waltham, mentre giocava una partita di allenamento. I fiumi di polemiche che seguirono (“si poteva evitare…” ecc.) sono solo l’emblema dei vivi che cercano di spiegare, di razionalizzare l’iirrazionale, e le lasciamo lì...
Il fatto è che Reggie Lewis è morto, giocando a Basket, a causa di un cuore che faceva le bizze, il 27 luglio 1993, lasciando moglie e due filgi, lasciando un vuoto emotivo che i Celtics non hanno mai colmato, lasciando speranze incompiute e tanta tristezza. E permettemi di dire: Destino infame…
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