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A un anno dal titolo di MVP delle Finals il nostro capitano è ancora "il più forte di tutti"?
Si, proprio così, nel corso dell’estate 2008 Paul Pierce dichiarò che non si sentiva inferiore a nessuno tra i giocatori NBA, forte dell’anello appena conquistato e del titolo di migliore giocatore delle finali.
Passati dodici mesi, molto è cambiato, come sappiamo bene, purtroppo, ma la nostra percezione del suo valore può e deve essere diversa? Da un certo punto di vista non possiamo certo affermare che il suo contributo sia stato pari a quello della gestione 2007/08, in leggero calo alcune sue medie rispetto alla stagione passata, ma sempre superiori a quelle in carriera (punti a parte), con più di una partita sotto il par e senza quell’impressione di onnipotenza tecnica vista nel corso dei magici play offs del 2008.
Però, pensandoci bene, qual è, veramente, il par? Gara7 contro i Cavs? Direi proprio di no e, anzi, la convinzione che maturo progressivamente è che i Celtics veri, quelli al completo, siano una macchina molto perfezionata, sia in attacco che in difesa, con ruoli molto definiti e responsabilità ben chiare tra tutti i giocatori, stelle e panchinari.
La conseguenza di questa impostazione è che quando manca un faro come Garnett gli equilibri siano destinati a cambiare, se non addirittura a saltare e un giocatore, peraltro molto forte come Pierce, abbia difficoltà a cambiare il proprio modo di giocare per tornare a quello di tre anni fa, cioè il trascinatore della squadra con 20/25 tiri a sera.
Si potrebbe ritenere che sia un problema di età/forma fisica/appagamento, ma, anche in questo caso, non sono d’accordo: Pierce è senz’altro maturato e migliorato, più uomo di squadra e disponibile a fidarsi di compagni di livello superiore rispetto al passato meno recente, ma non penso proprio che sia meno forte individualmente di tre anni fa, piuttosto la logica tecnica della squadra è diversa.
In più, ovviamente, abbiamo risolto solo in parte il dubbio sulle sue reali condizioni fisiche nei PO e questo aspetto ha di certo condizionato il suo impatto sulle partite, permettendo alle difese di raddoppiarlo, è vero, ma abbiamo visto che la sua capacità di andare via al difensore di turno non era quella dell’inverno scorso, ma mi rifiuto davvero di pensare che non ci siano stati problemi fisici.
In conclusione, Pierce al meglio e in salute è un’arma ancora micidiale inserito nel nostro sistema e la superiore pericolosità offensiva di Perkins e Rondo gli permetterà quella maggiore libertà dai raddoppi che lo renderà di nuovo al livello di chiunque altro.
E la difesa? In realtà le sue prestazioni della primavera 2008 contro James e Bryant ci avevano forse abituato troppo bene, in realtà non è possibile giocare così oltre 100 partite l’anno e ancora meno senza la presenza di Garnett e, forse, con qualche problemino fisico, ma da più parti è stato rilevato che impegno non era forse lo stesso: non saprei, difficile valutare se qualche partita “svogliata” era figlia di un piccolo appagamento, di una scelta in ottica della post season o solo di problemi fisici e dall’assenza di un cambio davvero affidabile nel ruolo, possibile che la verità sia composta di tutti questi motivi.
La dichiarazioni di Rivers a fine stagione, riferite alla necessità di trovare un veterano nel ruolo di esterno, mi sono sembrate importanti, il fantasma di Posey è stato presente per tutta la stagione nei ragionamenti di molti, ma il passato ormai non conta e a me piacerebbe un Grant Hill o, più praticamente, un Jamario Moon per portare il suo minutaggio intorno ai 35 minuti e non di più (quest'anno invece ne ha docuti giocare 37,5), per avere il capitano decisivo come sempre nei finali.
Ma basterà già ritrovare il nostro Garnett al meglio per avere, di nuovo, il migliore quintetto della lega e puntare al banner 18, il capitano sarà al suo posto, decisivo e immarcabile come in passato.
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