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#33 - Larry Bird PDF Stampa E-mail
Scritto da Giampaolo Scaglione   
martedì 04 settembre 2007

Larry Legend, la Leggenda, per antonomasia. A lui sono legate imprese irripetibili, partite memorabili e un’esistenza gloriosa ma difficile, come si conviene a tutti gli eroi che hanno popolato il nostro immaginario.  

 

L’uomo nasce a West Baden Springs, piccolo centro dell’Indiana, il 7 dicembre del 1956, da una famiglia povera: il padre lavora saltuariamente, reduce dalla guerra di Corea, che ha fatto di lui un disadattato e un alcolizzato.

 

Tocca alla madre educare e mantenere i figli, e Larry cresce tra le ineluttabili difficoltà proprie della sua condizione sociale.

Per fortuna ci sono il baseball e il basket ad allietare i pomeriggi della banda di ragazzi di cui il futuro numero 33 dei Celtics è il leader: Bird diventa ben presto il migliore giocatore di pallacanestro della sua high-school, la Springs Valley High School di French Lick, cittadina che sorge poco lontano da West Baden Springs.

 

 

 

 

 

Nel 1974, Larry guadagna una borsa di studio per Indiana University: l’ateneo di Bloomington costituisce una dimensione del tutto nuova e inadatta a un ragazzo talentuoso ma dalle tasche semivuote come lui.

In più, l’approccio con Bobby Knight, il coach degli Hoosiers, non è dei migliori: il risultato è che il giovanotto da French Lick torna a casa e si dedica a qualche lavoretto all’aria aperta, di quelli che piacciono a lui.

 

L’approdo al mondo del college basket è soltanto rimandato: Bird trova casa e palestra a Indiana State, università di Terre Haute.Qui nasce la Leggenda: in tre stagioni, il numero 33 mette a referto 30.3 punti a partita con il 53% dal campo. Si tratta di un’ala capace praticamente di tutto sul parquet, e anche di un leader naturale: guidati da lui, i Sycamores arrivano alla finale Ncaa del 1979, che oppone Indiana State a Michigan State, dove gioca un certo Earvin ‘Magic’ Johnson.

La sfida è di quelle che restano nei libri di storia ed è Johnson a vincerla.

 

Ma questo è solo l’epilogo della difficile adolescenza di Bird. Nel 1978, infatti, i Boston Celtics lo avevano scelto al Draft Nba (sesta chiamata assoluta): le azioni di Bird erano indubbiamente schizzate alle stelle nella stagione Ncaa successiva e a Red Auerbach, general manager (ma non solo) dei Green, non dovette sembrare poi un gran male tirar fuori 650.000 dollari per metterlo sotto contratto.

 

 

 

Soldi ben spesi: Bird arriva in una squadra piuttosto demoralizzata dal record di 29W-53L ottenuto nell’annata precedente e l’accompagna alle Finali della Eastern Conference, dove i Celtics soccombono ai più rodati 76ers.

 

Dall’altra parte dell’America imperversa il rivale ‘Magic’ Johnson, ma non è la stessa cosa: il titolo di Rookie of The Year è di Bird, il quale viene anche selezionato per l’All Star Game 1980.

 

 

 

 

Il primo Anello arriva nella stagione 1980-81: ne seguiranno altri due (1983-84 e 1985-86) e porteranno la firma sua e di altre due leggende (con la ‘l’ minuscola) dei Celtics, che rispondono ai nomi di Kevin McHale e Robert Parish.

Giocatori e storie diversi dalla sua – comune denominatore la voglia di vincere.

 

Dal 1986 in poi, l’incantesimo si spezza: il tempo ha fatto il suo dovere e Parish-Bird-McHale cominciano a sentire il peso degli anni. Ci sarà tempo per giocare e perdere un’ultima Finale contro i Lakers (1987) ma ormai Bird è entrato nel mito: i Celtics hanno smarrito la strada della vittoria ma Larry appone lo stesso il sigillo finale alla sua straordinaria carriera.

Barcellona 1992, Dream Team: ci sono tutti i migliori giocatori d’America per ridare allo zio Sam la medaglia d’oro della pallacanestro maschile.

 

 

 

Bird c’è, e sale anche lui sul gradino più alto del podio, anche per onorare la memoria del padre. Il reduce dalla guerra di Corea si è infatti suicidato diciassette anni prima, quando la Leggenda stava per nascere.

 

Bird si ritira dalle scene poco tempo dopo Barcellona: la sua schiena ne ha abbastanza di tanta gloria e a The Hick from French Lick (altro soprannome del numero 33: “il contadino da French Lick”) tocca inventarsi un altro ruolo e un’altra vita.

In attesa di tornare a vincere qualcos’altro. Forse a Boston. Chissà.        

 

 

          

              

Commenti (11)add comment

Cristiano ha scritto:

  non possiamo giudicare questo Biondino...saremmo imparziali. Per chi,come me, ama un certo tipo di basket...c'e' un solo commento da fare : il piu' grande di sempre. Ogni minimo difetto che aveva, lo ha eliminato con il lavoro,nel tempo (nn tirava di sinistro ? guardate il 3-pointer del primo clip...).
Mi ricordero' sempre le parole che disse l'allenatore di Portland (sfugge il nome...un grande comunque), ad uno sconsolato Jerome Kersey,dopo che Larry gli aveva segnato in faccia in tutti i modi : non prendertela, non e' umano, quello.
Ed il fatto e', che oltre a segnare faceva tutto il resto.
Grazie Larry, per avermi fatto sognare-basket
commento inserito alle 10:29 del 07 settembre 2007

Christian Spazian ha scritto:

  Larry Bird è la prova vivente che per essere dei campioni non è indispensabile avere un fisico da superuomini, bastano talento, impegno e dedizione.

Se oggi sono un Celtic lo devo gran parte a questo giocatore. smilies/cool.gif
commento inserito alle 11:15 del 07 settembre 2007

lelejuve ha scritto:

  Mi ricordo quando mi alzavo di nascosto la notte per vedere le finale NBA tra i Celtcis e i Lakers.
Ero un pischello, con una grande passione: il basket e soprattutto un amore smisurato per quella maglietta biancoverde.
Tifo per l'Olimpia Milano da quando sono nato, forse perchè abito a 30 Km da Milano o forse perchè da piccolo mio padre e mio zio mi portavano al palazzetto a vedere Meneghin, D'Antoni e McAdoo.
Mentre questo tifo ha una giustificazione, ogni tanto mi chiedo: ma perchè proprio Boston e non un altra?
Una ragione la trovo proprio in questo articolo: Larry per me è stato un mio idolo quando ero piccino.
Se poi ci aggiungiamo la storia, le vittorie, il mitico Boston Garden....dò una risposta alla mia domanda: tifo Boston perchè siamo unici.
commento inserito alle 12:41 del 07 settembre 2007

Tozzy ha scritto:

  Se tifo Boston lo devo al 90% al biondino da Indiana State, al 9% a mio fratello e all'1% alla maglietta con la caricatura di Bird che palleggiava (tra l'altro bellissima maglietta). Un giorno chiesi a mio fratello:"Ma chi è quello disegnato sulla tua maglietta?" e lui "Larry Bird!" "E chi è Larry Bird?" "Il più grande tiratore da tre della storia!". Che lo sia oppure no questo ancora non l'ho capito, ma quella frase detta ad un bambino di 4 anni che a malapena sapeva cos'era il basket ha colpito nel segno. Anni dopo alle medie in pieno uragano MJ/Bulls io non osannavo il chicagoano bensì Larry Legend andando in giro a dire che in realtà era lui il più grande di tutti i tempi! E per fortuna, anche se a correnti alterne, la stimmate dei celtici mi ha seguito fino ad oggi!
commento inserito alle 13:27 del 07 settembre 2007

legend79 ha scritto:

  bè che dire. lui è il mio mito,la mia leggenda vivente. e mi sono pure perso i suoi anni migliori!! perchè ho iniziato a tifare larry nel '95!! da allora ho cercato ogni cosa che mi potesse dare notizie su di lui e più sapevo più la sua leggenda si impadroniva di me. quando penso perchè ho scelto lui e non l'alieno(MJ) come idolo penso che sia dovuto alla sua non umana intelligena cestistica. al fatto che con un fisico da pensionato facesse cose impensabili. gli altri schiacciavano in faccia a pivot altissimi saltando come canguri,lui invece faceva una finta, gli faceva saltare a vuoto e poi appoggiava al tabellone!! una domanda mi ha sempre accompagnato in questi anni: che cosa avrebbe potuto fare se madre natura gli avesse fornito un fisico stile jordan!
commento inserito alle 14:00 del 07 settembre 2007

Leonardo Ancilli ha scritto:

  Credo che quando si parla di Bird spesso si finisce per finire nella retorica. Chiaramente il mio tifo per i Celtics "è colpa sua", mi ricordo che rimasi folgorato da una sua foto sulla Gazzetta dello Sport dopo il titolo dell'81, questo personaggio curioso, così distante dallo stereotipo di giocatore di basket che tutti immaginavamo al tempo ma che allo stesso tempo però li metteva tutti in riga, con i suoi tiri fuori da ogni regola (unica regola che andavano dentro), i suo passaggi a due mani dietro le spalle (con Parish che si vedeva arrivare quei palloni da mezzo metro verso la faccia senza sapere da che parte venivano), con i suoi rimbalzi impossibili e con le sue rubate consegnate alla leggenda.

Come detto sopra la cosa che ti affascinava è che era uno con un fisico da minatore che però se la giocava a pari con Magic con Jordan e che mandava letteralmente a vuoto tutti gli altri.

Ho a casa un paio di DVD di partite di anni 80 contro Atlanta e contro Dominique Wilkins, li c'è lo specchio di Bird, Dominique volava, dominava atleticamente la gara, però alla fine a conti fatti Bird aveva sempre cifre migliori e soprattutto aveva vinto lui.

Ogni canestro di Wilkins faceva sensazione, quelli di Bird passavano quasi inosservati per la naturalezza con cui faceva diventare le cose difficili come le più semplici del mondo, e come detto alla fine la sua semplicità aveva sempre la meglio.

Un capitolo a parte lo meriterebbe l'innata leadership con cui si prendeva sulle spalle la squadra, e non lo faceva andando in conferenza stampa a punzecchiare i compagni come sanno fare i presunti leader di adesso (anche se nell'84 lo fece), o con sfuriate negli spogliatoi, ma lo faceva dando lui per primo l'esempio con il modo con cui si sbatteva con la parsimonia e la meticolosità con cui si allenava, insomma un vincente !
commento inserito alle 14:36 del 07 settembre 2007

Prentiss ha scritto:

  Chi è il più forte di tutti i tempi?
Forse non c'è una risposta assoluta in nessun campo, tantomeno in quello sportivo.
Però una cosa la posso dire: il mio giocatore preferito di tutti i tempi è Larry.
Si dice di lui che ha solo una macchia: il comportamento assunto con la figlia ( la figlia avuta nel primo matrimonio ).
Noi tifosi non dobbiamo e non possiamo addentrarci in cose che veramente non ci riguardano, ma dico che se non aleggiassero misteri e incognite di questo tipo, potrei credere che Dio si è travestito da Larry per giocarsi un pò di partitine a pallacanestro.
commento inserito alle 18:03 del 07 settembre 2007

Alberto ha scritto:

  Non posso dire niente che non sia già stato detto.
E' stato ed è ancora il mio idolo.
E' suo il merito di avermi fatto diventare tifoso dei Celtics quando seguivo la NBA con Dan Peterson e su SuperBasket e se dopo tanti anni di delusioni sono ancora più attaccato a questa maglia lo devo a lui.
Il suo orgoglio e la sua forza di volontà rendevano invisibili i suoi difetti fisici.
Non posso dire chi è il più grande di sempre ma posso sicuramente affermare che Bird è in quella strettissima cerchia a giocarsela fino all'ultimo secondo.
Sapeva fare tutto e bene, dominava gli avversari prima di tutto mentalmente e spesso diceva loro quando e dove gli avrebbe segnato il canestro vincente.
Grandissimo Larry, forse ha vinto troppo poco (Se 3 anelli si possono considerare tali) per il suo valore ma non giocava in una lega di 30 squadre con livello abbassato come oggi e come ha potuto usufruirne Michael Jordan.
Tra i tanti ricordi delle sue imprese la mia numero uno è senza dubbio "The Steal" in gara 5 di finale di Conference contro i Pistons.
Larry Bird, semplicemente unico inavvicinabile grandissimo fuoriclasse.
commento inserito alle 21:29 del 07 settembre 2007

Max Giordan ha scritto:

  Nonostante io non sia affatto un giovincello, devo ammettere che di Bird, live - cioè nel corso della sua carriera - non ho visto moltissimo: già nei primi anni in cui seguivo la NBA Bird era a fine carriera, bravo ma non più forte come ai tempi d'oro. Probabilmente per questo non mi colpì mai particolarmente.
Rivedendo tempo dopo, però, alcune delle sue partite più famose, specie quelle di post season, allora si ho visto in azione un giocatore veramente dominante.
Ovviamente le sue caratteristiche erano il tiro, il passaggio, le qualità di lottatore e di cluth shooter... tuttavia vorrei sottolineare un aspetto che spesso di lui si trascura.
Negli anni migliori, Bird era tutt'altro che un cattivo atleta: certo, non saltava come 'Nique, ma aveva buona mobilità laterale e buona reattività verticale quando andava a rimbalzo (e ne prendeva parecchi di rimbalzi, e non tutti solo di posizione o di astuzia).
Insomma, bianco e tiratore si, ma non totalmente piantato per terra... certo, escludendo gli ultimi anni, s'intende...
commento inserito alle 23:58 del 07 settembre 2007

Cristiano ha scritto:

  Max...ricordo un intervista dei primi anni 80 a Doctor J (Julius Erving...per gli..under 30 :-))) : piu' o meno diceva ''si parla di Larry come di un giocatore lento, ma se incominciamo a correre, lui ed io, non credo di riuscire a scappargli tanto facilmente.
commento inserito alle 08:40 del 10 settembre 2007

giusegandi ha scritto:

  Ho più di 50 anni, ho visto Larry "live" e tifo Celtics grazie a lui. Poche chiacchiere: uno dei più grandi di sempre (non dico il più grande perchè riconosco di essere di parte).
Un unico grosso limite: fuori dal campo è, probabilmente, una pessima persona (vedi risse nei bar, si ruppe anche una mano; problemi famigliari, non solo con la figlia; rapporti difficili con quasi tutti, vedi la sua carriera da coach, ecc).
Comunque sul parquet una giocatore fuori da ogni regola umana!
commento inserito alle 13:36 del 01 novembre 2007

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